tratto da www.impegnosociale.eu
<<FEMICIDIO>>: LE ITALIANE SONO MENO A RISCHIO
Sul “Corriere della Sera” del 15 giugno 2008 è apparso un articolo che parla di violenza sulle donne dal quale emergono dati sconcertanti.
Dalle ultime analisi emerge che soprusi, violenza, stupri, maltrattamenti ed omicidi sono, nella stragrande maggioranza dei casi, opera di famigliari o di amici. Nel 95% dei casi non se ne sa nulla: su 100 donne maltrattate solo 5 denunciano i loro “aguzzini” (dato non solo italiano, ma anche europeo). I dati di Eures –Ansa si focalizzano sul rischio più grave: l’omicidio. Su 20 paesi presi in esame, l’Italia è collocata al 17° posto, seguita da Svezia e Cipro, mentre i paesi più a rischio sono Ungheria, USA, Romania.
Ma quanta è più elevata la possibilità, per un’italiana, di sperimentare la violenza nel senso più generale del termine? Secondo uno studio condotto dall’Istat nel 2006 che prende in esame un gruppo rappresentativo di donne tra i 16 e i 70 anni, risulta che 6 milioni e 743 mila italiane sono state vittime di violenza fisica-sessuale o psicologica o di tentata violenza; ciò significa un’italiana su 3. In Italia gli abusi – in generale – sono compiuti nel 93% dei casi dal pater. I dati parlano chiaro: per quanto concerne le violenze sessuale colpevole è:
- nel 69.7% il compagno;
- nel 17.4% un conoscente;
- e solo nel 6.2% uno sconosciuto.
La percentuale di omicidi come culmine della violenza è maggiore al Nord (68% dei casi). Secondo gli esperti ciò si spiega in quanto le donne possono più facilmente sottrarsi a una convivenza opprimente grazie alle maggiori opportunità di trovare indipendenza economica. Tutto ciò scatena violenza. Secondo gli studiosi gli abusi – fisici e psicologici - si possono prevedere e prevenire proprio perché non sono espressione di una momentanea follia, bensì la risultante di un terreno preparato giorno dopo giorno in un clima di terrore, in cui l’isolamento della donna creato a doc dal patner le toglie ogni possibilità di condivisione con altre persone dello stesso sesso. Viene quindi meno una “rete sociale” in cui far riferimento e dove trovare aiuto.
Ma una soluzione a tali problematiche c’è!
Da un po’ di tempo mi occupo di politica e quando mi pongo la domanda su perché lo faccio mi do svariate risposte, anche se quella sui cui, a mio avviso, bisognerebbe riflettere attentamente e porre un accento (anche in considerazione dei recenti fatti di cronaca – c.f.r. Santa Maria Capua Vetere -) è la tutela della gente, la condanna agli abusi e una battaglia forte per smantellare il degrado culturale e sociale. Io pretendo dalle Istituzioni (perdonatemi il termine forte) campagne di sensibilizzazione, di informazione, centri di sostegno che aiutino le donne a non sentirsi isolate, fatti concreti come ad esempio consulenze legali, con psicologi, corsi di autodifesa, che consentano di rompere questo muro di silenzio e impediscano l’escalation della violenza. Gradirei che si ponesse attenzione anche sullo STALKING (termine inglese che letteralmente significa “fare la posta”). A tal proposito i dati dell’Osservatorio Nazionale dello Stalking parlano chiaro: un italiano su 5 ne è oggetto e nell’80% dei casi le vittime sono donne (più del 55% degli autori di queste molestie è un ex patner).
Credo che nel PROGETTO SICUREZZA lo Stato debba considerare attentamente questi dati aberranti; ricordiamoci che nella maggior parte dei casi è un famigliare o un conoscente colui che commette violenza. Noi donne abbiamo voluto essere parte della politica, diventandone spesso protagoniste. quindi a queste donne, per le donne, chiedo di non soffermarsi sugli aspetti economici, fiscali ecc del Paese – quelli lasciamoli agli uomini, sono più bravi di noi -. Esse devono però vincere questa battaglia. Almeno per una volta, non banalizziamo sulla violenza, osserviamo e analizziamo la problematica a 360° e NON FACCIAMO GLI STRUZZI!
S.R.
www.impegnosociale.eu




Rispondi Citando
