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  1. #1
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    Predefinito la cassapanca islamica del castello di Montebello

    Accediamo poi alla quarta stanza , completamente vuota, eccezion fatta per un unico mobile, una cassapanca, su cui poggia una tavola islamica, risalente all'anno 1000 e proveniente da Gerusalemme, portata in Italia come bottino, di ritorno dalle crociate.
    Si dice che questo manufatto servisse ad una tribù nomade, per regolamentare le nascite. Al centro è dipinta una donna,
    in avanzato stato di gravidanza, distesa supina, ma con le gambe legate, piegate verso il basso. Questa posizione coatta, serviva ad impedire il parto, e causava la morte del feto, e quella più lenta della madre, fra atroci dolori.
    Raccapricciante è dir poco; se si pensa poi che la fede islamica vieta la rappresentazione antropomorfa, questa tavola assume un significato ancora più oscuro e inquietante.
    La guida, dopo essersi accertata che stiamo tutti bene, ci racconta che alcuni visitatori si rifiutano di entrare nella stanza, pur non sapendo cosa essa contenga, e che altri, mentre fissano il dipinto, si sentono male, e sono costretti ad allontanarsi in fretta.
    Dal palazzo, passando all'esterno per il cammino di ronda dei soldati, si arriva alla fortezza.
    In questa parte del castello é situato il mobile più suggestivo di tutto il castello. Si tratta di una cassapanca il cui schienale é costituito da una tavola di legno dipinto che ancora oggi mantiene i colori inalterati, malgrado abbia circa 1000 anni.
    E' un oggetto che viene dall'Asia che un antenato della casata Guidi portò come bottino dalla prima crociata.
    Raffigura una donna incinta sdraiata sotto una tenda da nomadi, su uno sfondo rosso che pare sangue. Presso la tribù di appartenenza costituiva una sorta di altare sacrificale per il controllo delle nascite: quando era
    stato raggiunto il numero massimo di bambini che potevano nascere in un anno nella tribù, le partorienti "in esubero", con l'arrivo delle prime doglie, venivano sdraiate sulla tavola con le gambe incrociate e legate e venivano lasciate lì per tutto il tempo del parto, che ovviamente non poteva avvenire, finché madre e figlio morivano tra agonie atroci. La tavola già a prima vista appare magnetica, trasuda energia, quasi abbia incamerato la vita delle molteplici vittime che ha ospitato. Le guide del castello raccontano che molti visitatori, appena entrano nella stanza e ancor prima di sapere della presenza della tavola, si sentano male, anche fino allo svenimento. E' sicuramente un oggetto che cattura l'attenzione, per quello che ha significato in passato e per il suo stato di conservazione perfetto che pare sfidare il tempo.
    Arrivati alla quarta stanza però
    l‘atmosfera cambia: l‘unico mobile
    presente è una cassapanca sovrastata dalla
    famosa tavola islamica; e dall‘atmosfera
    quattrocentesca da cui eri stato avvolto
    fino ad ora, vieni sbalzato in una
    situazione tipo mille ed una notte, dove
    però la scena a cui stai assistendo non
    racconta di sceicchi e principesse, ma di
    sacrifici e atroci omicidi. Si dice che molte
    persone si siano sentite male di fronte a
    questa tavola; fortunatamente non è
    successo a nessuno di noi, ma mentre la
    guida raccontava la storia della tribù a cui
    era appartenuto l‘oggetto, vi assicuro che
    l‘animo del gruppo non era dei migliori.
    Mi sono soffermata a osservare le
    espressioni dei presenti, su cui devo dire
    che orrore e sofferenza erano i sentimenti
    predominanti.
    Insomma, posso sicuramente ammettere
    che l‘energia, sicuramente non positiva,
    della tavola, ci aveva catturato, raccontan-
    do quei momenti di cui lei stessa era stata
    testimone

  2. #2
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    ho fatto uno zibaldone delle informazioni trovate in rete.
    Se qualcuno ha altre informazioni o meglio delle fotografie è vivamente pregato di postarle.

  3. #3
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    L'ha vista Fenris, ma non mi sembra sia rimasto molto impressionato...

    Citazione Originariamente Scritto da Fenris Visualizza Messaggio
    Stanza dopo stanza, si passa in un passaggio nel quale c'è una cassa con un ripiano che riproduce una scena di tortura alle donne incinte, sul quale queste venivano poggiate. Secondo la guida, l'oggetto è talmente carico di energie negative che molte persone entrando nella stanza subiscono svenimenti o crisi di panico. Nel nostro gruppo (una ventina di persone) tutti tranquilli, ovviamente.

    (http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=188545)



    Ti posto quello che ho trovato in rete (ma di foto, nemmeno l'ombra...):


    La Tavola islamica

    Proseguendo la visita vi troverete in una stanza famosa per la tavola islamica li esposta. Le guide raccontano che non capita di rado che ancor prima di entrare, nella soglia della stanza, molte persone avvertono una strana sensazione: alcuni svengono, altri hanno l’impressione di sapere già cosa ci sia, altri ancora si rifiutano di sostare nella stanza e passano veloci per discendere le scale che portano poi ad uno dagli ultimi ambienti visitabili. E tutto questo è dato dalla presenza di questa tavola che sprigiona, secondo alcuni, una fortissima energia negativa. Cominciamo a parlare del cassone che fa come da “piedistallo” alla tavola. Il cassone è un veneziano del seicento, al quale è stato fissato un dorsale. A dire il vero il dorsale ed il cassone sono due elementi distinti. Ma volendo essere ancor più precisi, dovremmo dire che più che di un dorsale, si dovrebbe parlare di una tavola islamica del XII Sec, portato da uno della famiglia dei Guidi di ritorno dalla prima Crociata. Era stato portato al Castello come bottino di guerra, ma chi lo portava non aveva idea della ricca simbologia esoterica che vi era impressa. Secondo gli psicometristi (coloro che venendo a contatto con un oggetto riescono a ricostruire la sua storia), tale oggetto non dovrebbe neanche essere esposte al pubblico, data la sua enorme carica di energia anche a distanza di mille anni. Tre colori predominano la tavola: il verde di pomi sacri, il rosso di un cielo pieno di stelle d’oro, e l’oro di un baldacchino che racchiude il giardino dell’eden islamico. Il verde dei pomi sacri… il frutto proibito (secondo la cultura cristiana è la mela, mentre per quella islamica è il melograno), in due vasi bicromi quasi simmetrici (ricordiamo che la simmetria è una caratteristica della cultura islamica: ciò che è da una parte è anche dall’altra). Quattro pavoni dalle ali chiuse, anch’essi speculari, quindi otto. Il rosso del cielo…un cielo durante il tramonto, il momento in cui venivano compiuti i riti sacrificali. Ma soprattutto l’oro… l’oro di un baldacchino che racchiude il giardino dell’eden islamico, con al centro una figura femminile. Assolutamente eretico e blasfemo per il corano e l’islam (poiché era vietata la rappresentazione antropomorfa); nei dipinti islamici infatti non possono essere rappresentati animali, uomini o donne. Nella tavola è rappresentata una donna, e per di più in evidente stato di gravidanza. Osservando bene la figura femminile si nota che qualcosa non va nella sua posizione. Le sue gambe sono infatti rovesciate e per di più i suoi piedi sono incrociati; questa posizione impediva il parto. Pare che la tavola servisse per la regolamentazione delle nascite ed era appartenuta a tribù eretiche, che per motivi di sopravvivenza (per le scarse scorte d’acqua e cibo) limitavano le nascite. Per legge non poteva nascere più di un certo numero di bambini in un anno, e se questo non veniva rispettato i bambini semplicemente non nascevano…poiché alle prime doglie la donna veniva fatta stendere sulla tavola, con le gambe rovesciate e le caviglie legate. Alle prime contrazioni il bambino urtava il proprio cranio contro le gambe della madre e moriva. Ma il sacrificio umano che si compieva era duplice, poiché anche la madre moriva; dopo ore e ore di travaglio moriva dissanguata. La giusta punizione, secondo questa tribù, per chi trasgrediva le leggi. Ed è per questo motivo che, per gli psicometristi, la tavola non dovrebbe essere esposta al pubblico…perché la violenza di quei sacrifici umani sembra esser rimasta impressa in quella tavola. La vita e la morte, sopra la tavola, si rincorrono continuamente: la bicromia dei vasi, bianco e nero… giorno e notte, vita e morte; i pavoni che generalmente esprimono regalità, ma che qui si trovano ad ali chiuse; ma soprattutto una donna gravida che è la vita che continua, ed il suo sacrificio sulla tavola che è la morte. Il viso della donna appare calmo, come se fosse ben poco quello che gli sta accadendo. Nella tavola è anche riportato il numero del diavolo: il sei; lo si vede al collo della donna, che indossa una collana di sei perle rosse con un pendente. Osservando bene il piccolo ciondolo si nota che questo non è altro che un cuore trafitto. La piccola figura angelica, così come il manto rosso che copre la nudità della donna, sono elementi aggiunti successivamente. La tavola era considerata blasfema anche per il credo cristiano, ed i Guidi, in possesso di tale oggetto, erano alleati con il Papa. Dalla chiesa avevano ricevuto numerose terre e possedimenti, grazie al contributo che avevano offerto per la vittoria sui Malatesta. Se fossero stati scoperti con questo oggetto sarebbero stati messi tutti al rogo, e tutto il castello messo a ferro e fuoco. I colori della tavola sono molto accesi, questo perché per secoli è stata chiusa, e, attorno al 1600, fissata al dorsale di quel cassone (con l’aggiunta di qualche elemento). In questo modo, se capitava un personaggio scomodo nel castello, il cassone veniva richiuso ed appariva come un semplice arredo del castello. Ma una delle figure più emblematiche della tavola è il cerchio posto al di sopra del baldacchino. Un cerchio che sembra racchiudere tutto un mondo e tutta la cultura islamica.

    http://www.daltramontoallalba.it/luoghi/montebello.htm

 

 

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