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trenta81
L'ESERCITO DELLE BADANTI CLANDESTINE: "UNA SU 4 NELLE MANI DEL RACKET"
16.10.2006 - Milano
Un affare da 300 milioni all'anno: senza di loro il sistema andrebbe al collasso. E per gli infermieri dell'est ricatti e condizioni da schiavi
Le portano in Italia clandestinamente. Quattromila euro per il passaggio in auto, l'attraversamento della frontiera e il contatto con una famiglia che cerca una badante. I documenti ovviamente vengono sequestrati in anticipo e saranno restituiti solo dietro il pagamento di una cifra pari al debito contratto. È il racket del welfare. "Le donne vengono reclutate in gruppo e il mediatore trattiene a ciascuna i primi quattro o cinque mesi di stipendio, per ripagare le spese di viaggio e il contatto lavorativo. Senza di loro il sistema sanitario nazionale andrebbe al collasso", racconta Sergio Pasquinelli dell'Istituto per la ricerca sociale di Milano.
Non tutte le quasi 700.000 badanti presenti nel nostro paese sono state vittime del racket, ma almeno una quota pari al 30-40 per cento ha fatto questa trafila. La crisi del welfare pubblico è un dato di fatto tanto quanto l'invecchiamento galoppante della popolazione. Gli immigrati nel campo dell'assistenza sono cresciuti in quattro anni del 300 per cento. E nelle principali città italiane, specialmente al Nord, a giorni fissi le donne - nel 40 per cento dei casi irregolari - vengono "messe all'incanto" in piazza, da loro connazionali in grado di sistemarle al miglior offerente.
Stesso discorso, o quasi, vale per gli infermieri, ma in questo caso la tratta è gestita da agenzie fantasma e cooperative, dotate a volte anche di siti Internet plurilingue. Negli ospedali pubblici e privati oggi si stima siano presenti circa 20 mila infermieri stranieri. E altri ne arriveranno, perché il fabbisogno è pari come minimo al doppio, se non al triplo di quelli già in organico. Come le badanti, anche loro arrivano dall'est Europa (56 per cento) o dall'America latina (35 per cento). E anche in questo caso si tratta di donne (75 per cento), fra i 30 e i 40 anni (97 per cento dei casi).
Il mediatore che organizza il viaggio e dispone dei contatti con le case di cura, fornisce tutto ai candidati infermieri, dal posto letto all'ingaggio in qualche casa di cura non troppo fiscale sui titoli di studio e la conoscenza della lingua. "Più di una volta sono state denunciate condizioni di lavoro para-schiavistiche - spiega Agostino Megale, presidente nazionale dell'Ires Cgil - con ritiro del passaporto e debiti da saldare con mesi di stipendio trattenuto". Il collegio degli infermieri di Torino parla di "scafisti della sanità" e ha denunciato alcuni imprenditori per riduzione in schiavitù di infermieri extracomunitari.
Lo Stato, cosciente dei suoi problemi di personale nel campo della sanità, finora ha acconsentito, avendo creato anche un canale di ingresso preferenziale per chi vanta qualche formazione in campo para sanitario. È un business da 300 milioni di euro l'anno. "Il mercato è in continua crescita - denuncia Annalisa Silvestro, presidente nazionale dell'Ipasvi, il collegio professionale degli infermieri - gli stranieri sono ricattabili perché senza la cittadinanza non possono essere assunti nelle strutture pubbliche e quindi entrano nella sanità solo attraverso complicati sistemi di appalti ad enti privati. In questo sottobosco fuori da ogni controllo, proliferano gli sfruttatori che approfittano di chi non può rivendicare i propri diritti".
Il problema è ancora più grave per le badanti - rileva una recente ricerca dell'Istituto di ricerca sociale in collaborazione con Caritas Ambrosiana e Cgil lombardia - che, per una paga mensile attorno agli 800 euro, nel 70 per cento dei casi vivono 24 ore al giorno accanto alle persone che assistono, anziani non autosufficienti nel 75 per cento dei casi, mischiando mansioni domestiche e para infermieristiche, spesso senza avere alcuna preparazione professionale in materia. "Il fenomeno delle badanti è la risposta spontanea a un'insufficienza del settore pubblico nell'assistenza agli anziani. Un sistema di convenienze nascoste salda le esigenze delle famiglie con quelle delle straniere in cerca di soldi per mantenere se stesse e i parenti rimasti in patria", spiega Pierangelo Spano, docente della Bocconi, secondo il quale il 58 per cento delle badanti viene contattata attraverso un network di conoscenti o parenti.
Un dato, quest'ultimo, che fa riflettere Cristina Mazzacurati, docente al master di studi Interculturali dell'università di Padova: "Meglio parlare di caporalato, più che di vera e propria tratta. Le badanti non vengono private completamente della libertà, come nel caso delle prostitute. Però devono pagare una tangente a connazionali residenti da tempo in Italia che introducono le nuove arrivate sul mercato". Il meccanismo funziona, e bene. Dall'Ucraina sono arrivate 120mila persone, donne all'85 per cento, la quarta comunità in Italia, con un balzo del 750 per cento in quattro anni. Per le moldave l'aumento è del 450 per cento e il 70 per cento del pil del loro paese è costituito dalle rimesse. Un sistema che conviene anche oltre confine.
Autore: Zita Dazzi
Fonte: La Repubblica
http://www.bulgaria-italia.com/bg/news/news/01780.asp