Regione-locomotiva per il cambiamento,
isola modello nel federalismo interno
Dadea: «Recuperati trent'anni di ritardi»
Da «ultimo del convoglio» a «locomotore del cambiamento»: il binario è quello del federalismo interno, nella rete più ampia del processo riformatore che si delinea a livello nazionale. Il «vagone della Sardegna», come lo chiamano l'assessore agli affari generali e alle riforme Massimo Dadea e quello degli enti locali Gian Valerio Sanna, marcia a pieni giri: tanto che la Regione è «pronta e competitiva per la sfida federalista», dopo che «in quattro anni di governo dell'isola si è recuperato un trentennio di ritardo» in quella direzione. L'entusiasmo nasce dal bilancio a due anni dall'approvazione della legge 9/2006, che trasferisce funzioni, competenze e risorse da viale Trento a comuni e province: al giro di boa l'isola si presenta, dicono, in anticipo rispetto alla situazione nazionale.
L'obiettivo è quello di rendere la Regione più snella e più asciutta, in linea «con i processi di rinnovamento iniziati negli ultimi anni». È un «nuovo modello di amministrazione», sottolinea Dadea, «che si libera delle funzioni gestionali e dà spazio a quelle di indirizzo, programmazione e controllo, ma senza fare i cani da guardia»: tutto indicato in un protocollo d'intesa firmato con gli enti locali sottoscritto in aprile. Indica i principi su cui si basa la legge 9, che da completa attuazione alla legge Bassanini: sono «il risanamento secondo il principio dell'autosufficienza e il rispetto del dettato costituzionale sul riconoscimento della parità dignità istituzionale tra Regione, Province e Comuni».
Effetti immediati: gli enti locali avranno piena autonomia e completa libertà nell'utilizzo dei 500 milioni stanziati nella finanziaria 2007 e dei 545 dell'ultimo documento contabile per il Fondo unico. È il passaggio fondamentale, si trasferiscono competenze e funzioni ma soprattutto risorse: «A differenza del passato il governo regionale ha posto come condizione che qualunque competenza venga trasferita debba essere accompagnata dalle risorse necessarie per poterla attuare»: pratica diversa rispetto «all'atteggiamento sbagliato da parte dello Stato che trasferiva competenze senza però mettere nelle condizioni di poterle realmente attuare».
Quindi «non ci sarà più “Mamma Regione”» continua Dadea, «che dirà ai comuni come gestire quelle risorse. Per la prima volta, e questa è un'anticipazione di quello che è il federalismo fiscale a livello nazionale, noi trasferiamo le risorse attraverso dei parametri e dei requisiti ben definiti e Comuni e Province potranno utilizzarli in maniera assolutamente autonoma, sulla base delle esigenze delle comunità che amministrano». Il Fondo unico è importante per la cifra «ma soprattutto per il significato e per l'autonomia che permette: è un principio rivoluzionario».
Questo è il messaggio interno. All'esterno è un altro, strettamente collegato: indirizzato a chi «a Roma vorrebbe annacquare o cancellare il concetto di specialità delle regioni e delle province autonome: la nostra specialità l'abbiamo utilizzata in maniera adeguata, abbiamo tutte le carte in regola». Ma è un lavoro ancora in itinere: l'obiettivo è quello di «alzare l'asticella della sfida», rilancia Sanna, «e diventare un esempio anche per le regioni a statuto ordinario. Per farlo «serve ora lavorare sulla valorizzazione dell'efficienza: comuni e province devono dare risposte in termini di velocità». Il decentramento, in questo senso, è accompagnato da 22 milioni di euro che consentiranno a province e comuni di assumere i dipendenti necessari per svolgere i nuovi compiti. In più c'è uno stanziamento di 300mila euro utile per formare il personale dell'amministrazione pubblica impegnato nel processo. Buoni risultati ha ottenuto anche l'attuazione della legge 12 del 2005 che ha rivoluzionato il sistema degli enti locali. Sanna ha spiegato che 39 comuni hanno trovato l'accordo per le nuove comunità montane e 232 su 377 hanno deciso di associarsi in Unioni: «Rappresentano l'80 per cento delle amministrazioni comunali: anche in questo è percepibile il processo di riforma».
http://www.altravoce.net/2008/05/24/federalismo.html




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