
Originariamente Scritto da
Merello
Relazione sul funzionamento della legge 40
dall’articolo di Nicoletta Tiliacos , Il Foglio 19 maggio 2008
Aumentano i nati, diminuiscono le complicazioni e gli aborti
Venerdì 16 maggio è stata presentata a Roma la Relazione sullo stato di attuazione della legge 40 che regola la procreazione medicalmente assistita. Sono i dati del 2006, elaborati a partire dalle rilevazioni raccolte nell’apposito registro che ha sede presso l’Istituto superiore di Sanità. Ne ha parlato Il Foglio in questo articolo.
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Nel 2006 più bambini rispetto al 2005
Con le regole stabilite dalla legge 40, nel 2006 sono nati 7.507 bambini su 10.608 gravidanze ottenute, mentre nel 2005 (la legge è stata approvata nel febbraio del 2004) i nati erano stati 4.940. Bisogna però considerare che al registro dell’Iss non sono pervenute, per il 2006, notizie sull’esito di 2.500 gravidanze. Il fenomeno di mancato follow up, che per il 2005 era stato addiritura macroscopico (interessava il 41,3 per cento delle gravidanze), l’anno dopo è diminuito, riducendosi al 21,5 sul totale, ma è ancora molto rilevante.
Maggior ricorso alle strutture italiane
Aumentano, a smentita delle recriminazioni sul “turismo procreativo”, le coppie che si rivolgono ai centri italiani. Erano 43.024 nel 2005, sono diventate 52.506 nel 2006. Chi va all’estero, insomma, lo fa per ottenere quello che la legge 40 proibisce (eterologa, soprattutto). Ma il fenomeno, come si può constatare leggendo Libération di domenica accomuna l’Italia a molti altri paesi europei, anche a quelli assai più permissivi del nostro, perché ci sarà sempre un luogo (Spagna zapatera, o paesi dell’est totalmente deregolati) dove chiunque può fare qualcosa che altrove è proibito o limitato.
Rispetto al 2005, dunque, aumentano i nati, aumentano le coppie e aumentano anche i centri che applicano tecniche di procreazione medicalmente assistita, diventati 342 (erano 330 quelli censiti per il 2005).
Invariata la percentuale di successi
La relazione appena depositata segnala tuttavia come dato negativo il fatto che la percentuale di successi, nel 2006, ricalchi semplicemente quella dell’anno precedente, sia cioè del 17,4 per cento sul totale dei pazienti trattati. Un numero, dice la Turco, inferiore ad altri “paesi europei”. Scrive l’ex ministro: “Il fatto che tali percentuali non aumentino non rappresenta un successo dell’efficacia delle tecniche, ma semmai un risultato del loro insuccesso”. Tradotto: in altri paesi si possono scegliere gli embrioni “migliori” e scartare gli altri, per avere più gravidanze. Ma alla base della nostra normativa c’è proprio la scelta di escludere qualsiasi pratica eugenetica, compresa la selezione degli embrioni, e le percentuali di nati sono sostanzialmente in linea con i dati europei.
Meno complicazioni post-intervento per la donne
Una delle risposte più nette a chi parla a vanvera di “legge crudele, contro le donne”, viene poi dal crollo delle complicazioni da iperstimolazione ovarica: erano 670 i casi nel 2005, sono 161 nel 2006. Il limite massimo di tre embrioni da impiantare significa, infatti, trattamenti ormonali meno pesanti per produrre ovociti. Diminuiscono anche gli aborti spontanei e tardivi, le morti intrauterine, le gravidanze ectopiche. Le gravidanze gemellari, invece, aumentano di uno 0,5 per cento, davvero poco per bocciare la legge.
Aumenta l’età delle donne che ricorrono alla fecondazione artificiale
A rendere ancora più chiaro il suo buon funzionamento, c’è infine un ultimo rilievo: è aumentata, dal 2005 al 2006, l’età media delle donne che accedono alle tecniche di fecondazione. Nel 2006, il 24 per cento dei cicli ha riguardato donne attorno ai 40 anni, nel 2005 era il 20,7 per cento. La legge funziona bene anche perché all’aumento dell’età non corrisponde una diminuzione dei successi. Eppure, siamo certi che gli attacchi alla legge 40 non finiranno qui.
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