VOTO DI SCAMBIO CON LE COSCHE

di Giovanni Mari
Marco Menduni
Ferruccio Sansa

Voto di scambio. Tessere della Margherita prestate dall’assessore Paolo Striano al “nemico” Luigi Grillo di Forza Italia. Contatti di esponenti politici del centrosinistra con il mondo delle cosche calabresi. Appalti truccati a società molto discusse.


Manifestazione di lavoratori della Eco.Ge a sostegno di Mamone
L’inchiesta del pm Francesco Pinto va molto oltre le mazzette per le mense e disegna una Liguria terra di conquista per la criminalità organizzata. Scrivono investigatori e pm nelle 1.200 pagine di allegati alla richiesta di arresto presentata mercoledì: «Il tenore delle conversazioni intercettate ha evidenziato collegamenti di Gino Mamone sia con il mondo politico che con il mondo delle cosche calabresi. Egli potrebbe rappresentare il punto di contatto tra i due mondi, al fine di trovare tra essi un’intesa e condividere interessi comuni, che possono essere identificati in: elezioni di esponenti politici in occasione di elezioni amministrative a Genova con l’appoggio delle cosche calabresi; ottenimento di appalti pubblici e di concessioni varie per le famiglie calabresi in cambio del loro voto politico».
VOTI PER APPALTI, L’INCHIESTA DILAGA
Si scopre così che assessori comunali di Genova (Striano), ex consiglieri comunali (Fedrazzoni e Cosma), dirigenti regionali, il sindaco di Arenzano Luigi Gambino e perfino un sottosegretario agli Interni del governo Prodi, Ettore Rosato (Margherita), coltivavano rapporti discutibili con famiglie in odore di ‘Ndrangheta. Che alcuni offrivano lavoro in cambio di voti. Tutto nasce da un’indagine per riciclaggio.
Improvvisamente, scrive la Finanza in un rapporto, «emergono collegamenti con ambienti della criminalità organizzata ligure e in particolare con i Mamone», una famiglia proprietaria di società leader in Liguria per le bonifiche ambientali e la gestione dei rifiuti, destinataria di non pochi appalti pubblici e vicina a diversi esponenti del centrosinistra.
Gli episodi interessati dall’indagine si svolgono tutti dal 2007 in poi. Partendo dai Mamone, si arriva al loro amico e consulente legale Massimo Casagrande (ex consigliere comunale dei Ds), per poi fare breccia nel mondo politico ligure. Scrivono gli investigatori: «Gino Mamone è stato segnalato dalla Dia per i suoi legami con la cosca della ‘ndrangheta calabrese dei Mammoliti... E dai contatti telefonici emergono inequivocabilmente i contatti con Vincenzo Stefanelli, detto Cecé, esponente della criminalità organizzata di stampo mafioso, titolare della ditta Nicat edile di Genova».
Mamone vanta profonde conoscenze e frequentazioni con gli allora consiglieri comunali Massimo Casagrande, Paolo Striano e Salvatore Cosma. Cosma ha vagato per tutto l’arco politico: è stato iscritto fino al 1997 al Pds, poi per un anno alla Lista per Sansa, di cui fu assessore, quindi è ritornato nel 1998 ai Ds, per passare subito dopo all’Italia dei Valori e militare in ultimo nell’Udeur dal 2005 fino all’epoca in cui si sono verificati i contatti contestati (2007).
Salvatore Cosma, come rappresentante dell’Udeur, riesce anche a combinare incontri tra gli “amici calabresi” e l’allora ministro della Giustizia, Clemente Mastella. Ma finisce male, Mastella li tratta freddamente: «Una sporcaccionata così non me l’aspettavo mai, ci tratta come dei pomodori in faccia», sbotta Stefanelli dopo l’incontro con il Guardasigilli. Gli amici, però, tornano alla carica in occasione della visita di Mastella a Genova e, finalmente, riescono a incrociarlo. Ma l’incontro, annotano i finanzieri, «durò pochi istanti». Dalle carte emergono altri tre episodi clamorosi.
Il primo legato ad appalti pubblici (bonifica dell’Area Stoppani, vendita dell’ex oleificio Gaslini e bonifica dei depositi Praoil di Pegli). Il secondo è riferito invece al voto di scambio alle ultime elezioni amministrative. Infine c’è “l’incidente” dell’aeroporto di Genova in cui Massimo Casagrande e Claudio Fedrazzoni (entrambi ex consiglieri dei Ds) vengono pizzicati con una valigia piena di banconote (24.500 euro). Molti i nomi, anche nuovi, coinvolti nello scandalo degli appalti. Mamone vuole vendere l’ex oleificio Gaslini ad almeno 13,5 milioni di euro; Massimo Casagrande chiede «un milione di euro» per favorire l’ottenimento dell’edificabilità.
Troppo, secondo Mamone e i suoi uomini, che il 27 gennaio 2007 ne parlano durante un incontro intorno al tavolo del ristorante Edilio. Presenti Mamone e l’acquirente, Michelino Capparelli: «Non ce li si deve dare perché ha chiesto soldi anche a me Casagrande... e io gli ho detto, se vuoi centomila euro te li regalo perché siamo amici. Capparelli, lei non deve dare un milione a lui». Poi Mamone aggiunge ostentando sicurezza e amicizie ai vertici politici liguri: «Questo progetto non lo ferma nessuno, perché sono amico di Burlando, sono amico di tutti, della Marta... ».
Ma il pm, come anticipato dal Secolo XIX, ha puntato la sua attenzione anche sull’appalto per la bonifica della ex-Stoppani. Il 30 gennaio 2007 Mamone parla con Luigi Gambino, passato e futuro sindaco di Arenzano. Si discute di un incontro con il comune di Cogoleto. E Gambino: «Io ne vengo adesso, guarda, ehm... per aprirti tutte le strade possibili».
Ma non basta. C’è un inciso allarmante: «Avvalendosi dei suoi numerosi appoggi politici, Mamone può ottenere l’approvazione degli enti locali. Grazie alle intercettazioni sono stati acquisiti preziosi elementi circa il coinvolgimento delle sottoindicate persone che opererebbero a favore del Mamone: lo stesso Striano, Giampiero Lazzarini (il responsabile dell’Ambiente di Arenzano), Gabriella Minervini (direttore generale Ambiente della Regione), Cecilia Brescianini (vice-commissario per la bonifica della Stoppani) e l’allora sottosegretario all’Interno, Ettore Rosato (Margherita)».
Sì, proprio quel Rosato che si doveva occupare anche delle iniziative anti-racket e anti-usura e della tutela delle vittime di reati di tipo mafioso. Ma non ci sono soltanto i Mamone. I rapporti della Finanza raccontano anche dei legami con la famiglia Vaccaro, anch’essa di origine calabrese. E qui c’è un gustoso episodio accaduto il 28 marzo 2007 all’aeroporto Cristoforo Colombo. La Finanza, messa in guardia da un’intercettazione telefonica, blocca al check-in Massimo Casagrande e Claudio Fedrazzoni, chiede loro di mostrare il contenuto di una valigetta.
All’interno 24.500 euro in banconote. Casagrande si giustifica così: «Ventimila euro mi sono stati consegnati da un cliente per pagare una parcella all’avvocato De Santis di Roma. Il resto sono miei». Una ricostruzione cui gli investigatori non sembrano credere. Secondo gli investigatori, potrebbero essere serviti per aggiustare un processo tra una società genovese e l’Agenzia del Demanio che chiedeva un risarcimento da 1,5 milioni di euro.
Tale causa sarebbe stata vinta grazie all’interessamento di Fedrazzoni e Casagrande attraverso un avvocato romano. I proventi sarebbero stati divisi così: 500mila euro al titolare del locale che aveva vinto la causa con il demanio, un milione di euro, invece, a Casagrande, Fedrazzoni e all’avvocato romano Enrico De Santis. Ma ce n’è anche per Paolo Striano, all’epoca dei fatti consigliere comunale e capogruppo della Margherita, segretario metropolitano della Margherita e membro della commissione urbanistica.
Quello Striano che fino a pochi giorni fa era assessore allo Sport della giunta Vincenzi. È il 23 febbraio e Striano è già indagato per corruzione per aver agito come mediatore nella compravendita tra Mamone e Capparelli dell’area dell’ex oleificio Gaslini. Scrive la Finanza nel rapporto: «Essendo in scadenza il suo mandato politico, volendo garantirsi la rielezione, Striano sta tessendo una rete di rapporti di collaborazione con esponenti del mondo politico ed imprenditoriale.
Queste relazioni gli consentono di adescare i consensi dei privati cittadini, interessati soprattutto ai posti di lavoro che lo stesso promette in cambio del voto». Voto di scambio? Chissà. Ma c’è anche un episodio di falso tesseramento: Striano, per fare un favore al parlamentare del centrodestra Luigi Grillo, arriva a scambiare come figurine le tessere degli iscritti del suo partito prestandole agli avversari Forza Italia.
Lo dimostra una telefonata del 26 febbraio 2007. Striano chiama un certo Antonio con un cellulare intestato alla Margherita: «Senti un po’, mi ha telefonato adesso Rosario (Monteleone, all’epoca segretario regionale della Margherita e grande sponsor di Striano, ndr) e mi ha chiesto se facciamo un favore a Gigi Grillo, dandogli una cinquantina di iscritti».
Il fine dello scambio di tesserati? «Verranno chiamati il giorno del congresso di Forza Italia per andare a votare». Insomma, tesserati della Margherita vengono prestati agli avversari per votare secondo i desideri di Grillo al congresso degli azzurri.


da www.ilsecoloxix.it

Merda a sguazzo per tutti.
E qui le manette son vere.