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Discussione: il nazicristianesimo

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    Predefinito il nazicristianesimo

    http://www.cristianesimo.it/nazismo.htm


    NAZISTI e VATICANO
    Una strana alleanza


    Hitler, fervente cattolico (a sinistra lo vediamo mentre si fa fotografare all'uscita di una chiesa e, sotto, mentre intrattiene premurosamente una suora in devoto atteggiamento) ha addirittura considerato "profetica" la sua "missione" coniando lo slogan "Gott mit uns!" (Dio è con noi!)
    Evidentemente tanto affetto per la Chiesa Cattolica è stato in qualche modo ricambiato, dato che il Vaticano, come è noto e come racconteremo in questa pagina, si è attivamente adoperato per FAR FUGGIRE IN SUDAMERICA il maggior numero possibile di CRIMINALI NAZISTI, salvandoli dai processi per crimini di guerra e concedendo loro, ivi compreso MENGELE, il medico torturatore di bambini, il PASSAPORTO DIPLOMATICO DELLA SANTA SEDE con tanto di falso nome.
    Il riverente ossequio dello Stato italiano nei confronti del Vaticano ha sempre ostacolato una completa ricostruzione storica di ciò che si celava dietro un simile costante ed appassionato interessamento.
    Recentemente però, allo scadere dei 50 anni di segretezza, gli USA hanno aperto gli archivi di guerra, (ovvero nel 1995), evidenziando ancora di più le complicità della "santa sede" nelle operazioni di "salvataggio" dei criminali nazisti.

    Sorge spontanea la domanda: PERCHE' tanta reciproca amicizia fra Nazisti e Vaticano?
    Perché la chiesa cattolica si è sentita in qualche modo "debitrice" e riconoscente nei confronti dei NAZISTI?

    Certamente i nazisti e il Vaticano condividevano gli stessi "nemici storici": gli EBREI e i COMUNISTI. ma questo non basta a spiegare i motivi di un affiatamento così coordinato.
    La fuga di molti criminali nazisti in sudamerica, la perfetta organizzazione che ha consentito loro di disporre di passaporti della santa sede con falso nome e con incredibile tempestività, il loro inserimento sociale nella nuova patria, prevalentemente l'Argentina, scrupolosamente curato e finanziato dalla chiesa cattolica.... tutto lascia supporre che il Vaticano avesse stabilito già da tempo degli accordi segreti con i nazisti che prevedevano una tale forma di assistenza in caso di disfatta.
    Chissà cosa prevedevano questi misteriosi accordi nel caso in cui la guerra fosse stata sciaguratamente vinta dai tedeschi! Nessuno lo saprà mai, sia per la difficoltà di simili ricerche storiche, sia perché i diretti interessati hanno ovviamente i loro motivi per mantenere la più totale ed impenetrabile omertà.
    Foto di vescovi che partecipano sorridenti a manifestazioni naziste
















    Joseph Mengele
    Medico nazista appassionato di "esperimenti"
    su cavie umane, compresi i bambini
    Sfuggito alla giustizia grazie ad un passaporto del vaticano
    che gli ha consentito di fuggire in sudamerica
    Fu il dottor-morte, l’angelo nero di Auschwitz, la "primula rossa" del nazional-socialismo, colui che sterminò migliaia di ebrei, utilizzandoli come cavie umane, in esperimenti indicibili, volti a ricercare il gene per la creazione di una pura e sacra razza ariana.
    Nato a Gunzburg, il 16 marzo 1911, figlio di una facoltosa famiglia di imprenditori tedeschi, si iscrisse alla facoltà di medicina, conseguendo la laurea nel 1935, con una tesi, di cui fu relatore il professor Mollison, convinto sostenitore della disparità delle razze, che gli procurò un posto da ricercatore presso l’università di Francoforte, ove Mengele fece l’incontro fatale con il professor Ottmar von Verschuer, genetista del reich e teorico della manipolazione genetica, convinto che la chiave per la creazione di una pura razza ariana, fosse da ricercare nel sistema biologico dei gemelli.
    Arruolatosi nelle SS, ed autorizzato alle nozze con Irene Schoenbein, allo scoppio della guerra Mengele fu inviato all’ufficio di Poznan per la razza e gli insediamenti umani fino al 1942, quando venne assegnato al corpo sanitario della divisione Waffen SS Wiking, stanziata sul fronte russo; poco più tardi venne ferito, rimpatriato a Berlino e decorato al valore con la croce di ferro di prima classe; ritornato nella capitale, si ricongiunse con il professor Verschuer, divenuto, nel frattempo, direttore del dipartimento di antropologia e genetica del prestigioso "Kaiser Wilhelm Institut"; i due proseguirono i loro studi sulla teoria dei gemelli, rendendosi ben presto conto che la guerra stava offrendo la possibilità di sfruttare direttamente, per le loro ricerche, cavie umane, attingendo alle decine di migliaia di ebrei, deportati nei campi di concentramento.
    Il 30 maggio 1943 fu il giorno della svolta: Josef Mengele venne inviato in Polonia, presso il campo di sterminio destinato a diventare l’emblema dell’olocausto, Auschwitz, ove sarebbe, tristemente, divenuto noto come "l’angelo sterminatore", in quanto non solo si occupò delle selezioni dei nuovi arrivati, con assoluto potere di vita o di morte, ma, in via principale, si dedicò alla continuazione dei suoi studi, facendo ricorso allo sterminato serbatoio umano a sua disposizione.
    Nel suo laboratorio, presso il blocco numero 10 del campo, si lasciò andare ad esperimenti indicibili, agghiaccianti, aventi ad oggetto, soprattutto, le coppie di gemelli rastrellate nel campo: operazioni senza anestesia, mutilazioni, iniezioni di virus come la lebbra o il tifo. Mengele praticò trasfusioni incrociate tra gemelli, tentò di creare in laboratorio dei fratelli siamesi, cucendoli insieme, iniettò liquido nei loro occhi al fine di mutarne il colore, procedette a castrazioni, sterilizzazioni, congelamenti ed ad altri orrori indicibili.
    Il suo laboratorio era un raccapricciante coacervo di ossa feti, organi sottovuoto, cervelli, tutto materiale che veniva inviato a Berlino, al maestro professor Verschuer.
    Con l’avvicinarsi della sconfitta l’angelo nero pianificò, meticolosamente, la sua fuga, che lo condusse in Sudamerica, sotto falso nome ("Gregor Helmut") GRAZIE AL PASSAPORTO GENTILMENTE FORNITO DAL VATICANO.
    Nonostante la spietata caccia mossagli dal servizio segreto israeliano, riuscì a farla franca e ad evitare la resa dei conti per i suoi spaventosi crimini.
    Nessuno è tuttora a conoscenza del vero destino di Mengele; si dice che sia morto il 24 gennaio 1979, per annegamento, a Bertioga, in Brasile, ma in realtà, quelle che sono state le vicende dell’angelo sterminatore di Auschwitz, rimarranno, per sempre, avvolte nel mistero.


    RISULTATI DI UNA INDAGINE CONDOTTA
    DAL QUOTIDIANO SECOLO XIX

    Le lunghe indagini di Goni, volte a dimostrare che l'immigrazione in Argentina di criminali della Seconda Guerra Mondiale non fu subita passivamente bensì pianificata e organizzata dal governo di Juan Domingo Peron con la collaborazione di ex ufficiale delle SS e con la complicità della Chiesa, accendevano di riflesso i riflettori su Genova.
    La città veniva indicata quale luogo di passaggio, soggiorno e imbarco di alcuni fra i più noti e sanguinari ufficiali delle SS e di collaborazionisti francesi e ustascia. La rete di protezione e aiuto dei gerarchi in fuga aveva visto la luce a Genova nel 1947 con l'apertura in via Albaro 38 degli uffici della Daie - Delegaciòn Argentina de Inmigraciòn en Europa - ad opera di Carlos Fuldner, ex ufficiale delle SS di nazionalità tedesco-argentina, inviato speciale del presidente Peron.
    Ad occuparsi dell'accoglienza e delle formalità di imbarco verso il Sudamerica erano dei sacerdoti: in particolare il francescano ungherese della parrocchia di Sant'Antonio di Pegli, Edoardo Dömoter, e l'ex ustascia padre Carlo Petranovic e, in almeno un'occasione, del segretario della Confraternita di San Girolamo, a Roma, padre Krunuslav Draganovic.
    Sulla scorta di questi elementi, l'inchiesta del Secolo XIX è andata ricostruendo le tappe della presenza in città e dell'imbarco verso il Sudamerica di criminali nazisti come Adolf Eichmann, Klaus Barbie, Eric Preibke, Joseph Mengele, Gerhard Bohne, del capo ustascia Ante Pavelic e dei suoi stretti collaboratori. Il tutto attraverso l'esame e la pubblicazione di documenti - i passaporti della Croce Rossa rilasciati ai fuggitivi, i cartellini di sbarco in Argentina ritrovati negli archivi desecretati del Centro di Immigrazione di Buenos Aires, i rapporti del Foreign Office e dell'intellingence americana, l'esame della corrispondenza di alti prelati vaticani quali monsignor Alois Hudal e il cardinal Eugene Tisserant... - interviste a personaggi coinvolti nella vicenda, interventi di storici e reportage da Buenos Aires, Washington e dal Canada.
    Partirono da Genova, con coperture del clero, Mengele, Eichmann, Priebke: "Il Secolo XIX - scrive Le Monde - fornisce date, indirizzi dei nascondigli, nomi e stabilisce connessioni fra tutto ciò, ricordando il ruolo dell'organizzazione Odessa, e pubblicando documenti compromettenti".


    Ferenc Vajta
    Ferenc Vajta era un criminale di guerra ungherese autore di spietati eccidi di massa.
    È stato protagonista attivo della politica clandestina degli emigrati politici sin dal 1932, quando cominciò a impegnarsi in questi campi per ordine del Ministero degli Affari Esteri ungherese.
    Fu uno dei principali propagandisti nazisti nei quotidiani patrocinati dalla Germania, aveva lavorato per i servizi segreti ungheresi prima della guerra. Il 10 aprile 1947, Vajta fu arrestato a Roma dalle autorità italiane, ma il 26 aprile venne rilasciato, malgrado si trovasse sulla lista ufficiale dei criminali di guerra e lItalia dovesse consegnarlo come tale alle autorità straniere.
    Il rilascio di Vajta era stato congegnato da Pecorari, segretario generale della Democrazia Cristiana [e vicepresidente dellAssemblea costituente] e da Insabato, capo del Partito Agrario Italiano.
    Aveva eccellenti contatti in Vaticano, in Inghilterra, in Francia e in Spagna. Inoltre conosceva personalmente il generale Franco, il ministro degli esteri spagnolo Artajo e il cardinale primate di Spagna. Nel 1947, Vajta intraprese un viaggio segreto con Casimir Papee, uno straordinario diplomatico polacco presso la Santa Sede dal 1939, un autorevole membro dellIntermarium [che aveva] collegamenti con i servizi segreti occidentali. Nel corso del loro viaggio i due sincontrano con funzionari dei servizi segreti inglesi e francesi.
    A seguito di pressioni da parte del governo ungherese, la polizia italiana emise un mandato d'arresto nei confronti di Vajta. Il 3 settembre, al ritorno dal suo viaggio con Papee, lungherese fu avvisato del suo imminente arresto. Vajta si recò immediatamente a Castelgandolfo, la residenza estiva del Pontefice. La mattina del giorno successivo poté tornare impunemente a Roma, grazie alle sue potenti amicizie: Alcide De Gasperi, che era anche primo ministro, aveva personalmente garantito per la [sua] salvezza. Inoltre egli aveva ottenuto dei documenti falsi, rilasciati dai francesi. A Roma ottenne una breve ospitalità presso un padre gesuita ungherese nell'Università Gregoriana Gesuita, e scappò poi per Livorno con la gente del CIC Gowen, per poi scappare in Spagna. Da quell'anno, si mise a lavorare per gli americani al progetto dell'Unione Continentale.
    Il 16 dicembre 1947 arriva a New York con un visto emesso dal consolato americano a Madrid e contrassegnato dalla dicitura "Diplomatico". Negli USA, Vajta incontrò il cardinale Spellmann, il leader gesuita padre La Farge e un gran numero di capi politici emigrati allo scopo di procurarsi appoggi per lUnione Continentale. La visita di Vajta non passò inosservata, e grazie all'intervento dei due noti giornalisti Drew Pearson e Walter Winchell il governo fu sommerso dalla pubblicità negativa.
    Vajta fu immediatamente arrestato, e il 3 febbraio 1948 gli ungheresi chiesero la sua estradizione. Gli americani non volevano restituirlo all'Ungheria e finalmente fu cacciato dagli Stati Uniti nel febbraio del 1950 e dopo il rifiuto da parte di Italia e Spagna di raccoglierlo, andò in Colombia. Il Vaticano intervenne e fece in modo che la Colombia lo accettasse e che un piccolo collegio cattolico situato laggiù lo impiegasse. Trascorse il resto della sua vita a Bogotà come professore di economia.
    Gustav Wagner
    Comandante del campo di concentramento di Sobibor durante la guerra. Arrestato, fuggì dalle prigioni alleate e percorse insieme a Franz Stangl la strada per Roma.
    Fuggì infine in Brasile grazie all'opera caritatevole del vescovo Hudal.
    Alois Brunner
    Uno degli ufficiali più spietati che portarono a compimento il programma di deportazione degli ebrei, riuscì a fuggire attraverso la rete ordita dal Vaticano per permettere la fuga dei nazisti. Fuggì a Damasco, in Siria, dove vive ancora sotto il nome di dottor George Fischer, impunito per le centinaia di migliaia di vittime che inviò a Stangl e Wagner affinché le processassero.
    Walter Rauff
    Criminale di guerra, capo della Gestapo nella Repubblica di Salò e terminale milanese della rete di fuga del vescovo Hudal nel dopoguerra. Partecipò direttamente allo sterminio degli Ebrei, mettendo a punto una innovativa tecnica di morte: A seguito dellangoscia provata da Himmler [ministro degli interni] nell'assistere a una fucilazione di massa di ebrei a Minsk nel 1941, Rauff aveva diretto lo svolgimento del programma per la messa a punto di furgoni a gas mobili nei quali morirono circa centomila persone, per la maggior parte donne e bambini dell'Europa orientale. In seguito alla caduta del regime di Mussolini, nel settembre del 1943 Rauff fu inviato in Italia settentrionale, dove prestò servizio presso le SS nella zona intorno a Genova, Torino e Milano. Ancora una volta il suo incarico era quello di sterminare la popolazione ebrea.
    Nella primavera del 1943, il vescovo Hudal entrò in contatto con questo famigerato autore di stragi, incontrandolo a Roma, dove Rauff era stato mandato dal suo superiore Martin Borrmann per sei mesi. In quei mesi furono stabiliti i primi contatti col Vaticano, che avrebbero portato, infine, all'istituzione da parte di Hudal di una rete per l'espatrio clandestino dei criminali nazisti. Con l'aiuto di Rauff, i più alti funzionari della Wehrmacht nell'Italia settentrionale [ed in particolare l'Obergruppenführer Karl Wolff] intrapresero una serie di negoziati segreti per la resa. Allen Dulles, il capo del servizio segreto americano in Svizzera, concluse la resa con le forze tedesche con l'aiuto di intermediari del Vaticano. A questi negoziati venne dato il nome in codice di "operazione Sunrise" e, anche se non abbreviarono la guerra, gli ufficiali nazisti che vi parteciparono sfuggirono ad una dura pena. Sull'operazione Sunrise, Il Secolo Corto ci fornisce ulteriori particolari.
    L'operazione era condotta ufficialmente per risparmiare inutili morti, ma il suo scopo reale era invece di evitare che fossero i partigiani democratici italiani a conseguire la vittoria sull'esercito tedesco, poiché ciò avrebbe rafforzato il loro potere. I contatti fra Dulles e Rauff erano cominciati già all'inizio del gennaio 1945. Nel marzo dello stesso anno, le trattative fra OSS e SS erano giunte a un punto talmente avanzato da giustificare una prova concreta di buona fede da parte tedesca. Il 3 marzo Walter Rauff ebbe un incontro a Lugano con Dulles. Lincontro servì per organizzare il rilascio dei prigionieri americani e inglesi che si trovavano nelle mani della Gestapo in Italia. Le trattative proseguirono poi a ritmo serrato. A metà aprile Wolff si recò in Svizzera contando sulla sua reputazione personale presso gli anglo-americani per ottenere garanzie da parte di Dulles che "gli elementi idealisti e rispettabili dellesercito, del partito, e delle SS avrebbero potuto svolgere una parte attiva nella ricostruzione della Germania". Non si trattava quindi soltanto della resa delle truppe tedesche nell'Italia settentrionale, ma di qualcosa che implicava una connivenza futura con i quadri qualificati del nazismo.
    Dulles concesse in pratica un'amnistia ufficiosa alle SS. Quasi una pace separata, comprendente non solo la salvaguardia della vita, ma anche la libertà personale e la protezione dell'espatrio verso luoghi lontani e sicuri. Quando, il 29 aprile del 1945, l'esercito tedesco si arrese, Rauff ottenne un falso passaporto a nome di Carlo Comte e affittò un appartamento a Milano. Poi prese la sua copia dei documenti della polizia segreta di Mussolini, che comprendevano le liste degli iscritti al partito fascista, e la seppellì di nascosto fuori città. Sapeva che quei documenti si sarebbero rivelati molto utili nei mesi a venire e la sua previsione si dimostrò corretta. Il giorno seguente, tuttavia, Rauff venne arrestato dagli americani e rinchiuso nella prigione di San Vittore a Milano. Nel giro di alcune ore, arrivò un sacerdote e fece in modo che l'ufficiale tedesco venisse trasferito in un ospedale dell'esercito americano. Rauff venne rilasciato per essere affidato alla custodia della "S Force Verona", un'unità dell'OSS che operava con la squadra di controspionaggio speciale anglo-americana in Italia, comandata da James Jesus Angleton. Tra le altre cose, la S Force era l'equivalente occidentale della sezione anticomunista di Rauff durante la guerra.
    NOTA: Angleton e Dulles divennero in seguito, rispettivamente, capo del controspionaggio e direttore della CIA, e mantennero per tutta la durata della loro carriera il controllo esclusivo sui collegamenti tra i servizi segreti americani ed il Vaticano. Rauff fu rilasciato dopo un lungo interrogatorio sulle attività anticomuniste della Gestapo. Monsignor Giuseppe Bicchierai, segretario del cardinale di Milano Schuster, organizzò le cose in modo tale che questi potesse starsene nascosto nei conventi della Santa Sede.
    Rauff prese contatto con l'arcivescovo di Genova Siri e andò immediatamente a Milano a lavorare per il Vaticano alla creazione di un sistema per far fuggire clandestinamente i nazisti.
    Secondo Il Secolo Corto, dal 1945 al 1949 Rauff, agendo per conto dei servizi segreti americani sotto la copertura di un'organizzazione di aiuto ai rifugiati gestita dal Vaticano, avrebbe fatto partire clandestinamente verso asili sicuri più di 5.000 fra agenti della Gestapo e SS.
    Nel 1949 Rauff lascia l'Italia per il Sud America, senza neanche prendere la precauzione di usare documenti falsi: il nome sul passaporto era infatti proprio il suo. Visse tranquillamente in Cile, paese che ne negò l'estradizione anche dopo che fu eletto il socialista Salvador Allende.
    Adolf Eichmann
    Principale artefice dell'olocausto nella veste di capo del Dipartimento per gli affari ebrei. Nel 1950, Hudal gli fornì una nuova identità, quella del profugo croato Richard Klement e lo mandò a Genova. Lì Eichmann fu nascosto in un monastero, sotto il controllo caritatevole dell'arcivescovo Siri, prima di essere fatto fuggire clandestinamente in Sudamerica.
    La Caritas ha addirittura pagato tutte le spese di viaggio per permettere a Eichmann di raggiungere il Sudamerica.
    Alla fine, Eichmann fu rintracciato in Argentina dal servizio segreto israeliano, rapito, processato e giustiziato a Gerusalemme nel 1962.





  2. #2
    e poi c'era la marmotta
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    diciamo ke sono solo supposizioni?
    prove di tutte queste cose?
    ma dai...
    che c'erano dei preti/vescovi/cardinali che erano nazisti va bene...ke questi SINGOLI "uomini di fede" li abbiano aiutati è possibile...
    ma che ci fosse un complotto col vaticano è una cazzata immensa...e dai...

  3. #3
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    supposizioni un corno.il nazismo è stata una degenerazione di un certo cristianesimo,ma rimane figlio del cristianesimo.e nelle gerarchie vaticane si è brigato per salvarbe molti capi

  4. #4
    e poi c'era la marmotta
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    è inutile che mi fai vedere quel pezzettino di giornale...
    possono scrivere quel ke voui...
    oltretutto CHE GIORNALE é?
    e poi il nazismo è la degenerazione del cristianesimo?
    ma skerzi? tralasciando il particolare che hitler aveva una certa avversione x la chiesa cattolica, tutti i riti e le "robe" esoteriche dove le metti?

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da code47 Visualizza Messaggio
    è inutile che mi fai vedere quel pezzettino di giornale...
    possono scrivere quel ke voui...
    oltretutto CHE GIORNALE é?
    e poi il nazismo è la degenerazione del cristianesimo?
    ma skerzi? tralasciando il particolare che hitler aveva una certa avversione x la chiesa cattolica, tutti i riti e le "robe" esoteriche dove le metti?
    se tu leggessi bene i post,vedresti che è il SECOLO XIX,un giornale non certo schierato.
    come ben spiegato nell'articolo,il cridtianesimo era pesantemente coinvolto nel nazismo ,
    i riti e le robe esoteriche eano un contorno,ma la culla è quella del cristianesimo

  6. #6
    e poi c'era la marmotta
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    si vabbe...e poi c'era la marmotta.

  7. #7
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    Per amore di Sion, non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi darò pace, finchè non sorga come il sole la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come una fiaccola ardente. Isaia 62.1
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    Tutto falso , i cristiani aiutarono e protessero gli ebrei .

    Il Papa bandì l'antisemitismo e la croce uncinata .

    Fu il Gran Mufti islamico ad allearsi con i nazisti contro gli ebrei e a lodare i campi di sterminio .


  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da code47 Visualizza Messaggio
    si vabbe...e poi c'era la marmotta.
    l fatti parlano chiaro,inutile che ti arrampichi sugli specchi.
    il nazismo è figlio del cristianesimo

  9. #9
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    QUANDO GLI EBREI RINGRAZIAVANO PIO XII
    Negli ultimi anni le lobby anticattoliche hanno scatenato una campagna mediatica contro Papa Pio XII accusato di non essere intervenuto adeguatamente a difesa degli Ebrei durante la II guerra mondiale. Pubblichiamo deli importanti documenti che testimoniano la riconoscenza delle comunità ebraiche per l'opera di carità esercitata dal Papa Pio XII nei loro confronti.

    Documento n. 1 - Un Ebreo salvato dalla Shoà donò per riconoscenza a Pio XII Villa Giorgina
    Roma - Alla fine delle guerra ci sono state innumerevoli dimostrazioni di ringraziamento e gratitudine da parte degli Ebrei che si erano salvati grazie all’opera di assistenza delle istituzioni ecclesiastiche.
    Una delle storie più rilevanti è quella di Abramo Giacobbe Isaia Levi, uomo illustre e Senatore del Regno fino alla promulgazione delle leggi razziali, che durante l’occupazione nazista venne nascosto dalle suore di Maria Bambina nella casa da loro gestita a fianco dell’Istituto Patristico Augustinianum, adiacente al colonnato di destra di piazza San Pietro.
    Per riconoscenza donò al pontefice Pio XII la Villa Giorgina, attuale sede della Nunziatura Apostolica in Italia, che venne istituita nell’11 febbraio del 1929, successivamente alla firma dei Patti Lateranensi.
    Il proprietario era il Senatore del Regno (Abramo Giacobbe) Isaia Levi che fece costruire la Villa negli anni Venti con il nome di Villa Levi. Denominata in seguito Villa Giorgina in memoria della giovane figlia scomparsa prematuramente.
    Il Senatore Levi morì il 6 maggio del 1949. Il suo testamento letto il 9 maggio del 1949 recitava: “Lascio al Pontefice regnante Pio XII Villa Levi attualmente villa Giorgina in ricordo della mia amata bambina. Ventimila metri quadrati di superficie e un giardino con piante di valore. Nella villa ci sono frammenti antichi, e quanto di meglio esiste ai nostri tempi. L’architettura è di stile neoclassico con sontuosi soffitti in legno riportati da ville romane del 5/600”.
    Nell’atto di donazione il Senatore Levi suggerì anche la finalità d’uso e propose di adibirla a sede della Pontificia Accademia per le Scienze o come Nunziatura Apostolica. Volontà che venne esaudita da papa Giovanni XXIII il quale nel 1959 decise che la Villa, situata in via Po n. 27, divenisse sede della Nunziatura a Roma.
    Secondo le sue stesse parole il Senatore Levi donò questa villa per: “Essere stato preservato dai pericoli della iniqua persecuzione razziale sovvertitrice di ogni rapporto della vita umana e grato alla protezione concessagli in quel turbinoso periodo dalle Suore di Maria Bambina”, presso le quali trovò considerevole ospitalità nel peggior pericolo delle persecuzioni razziali.
    Alla fine della guerra, grazie al sostegno amoroso della moglie, Nella Coen, il Senatore Levi si convertì alla religione cristiana ma non dimenticò mai i suoi correligionari. Donò, infatti, una ingente somma di denaro agli Ebrei vecchi, disabili e che vivevano in stato di povertà.
    (Agenzia Zenit del 26 gennaio 2005)


    Documento n. 2 - I ringraziamenti degli ebrei a Pio XII per l’opera di assistenza della Chiesa
    Roma - A circa 60 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, per buona parte dell’opinione pubblica non è ancora chiaro quanto il Papa Pio XII e la Chiesa cattolica fecero in favore degli Ebrei durante la persecuzione nazista. Eppure parte di questa immane opera di assistenza è ampiamente riportata nella stampa ebraica.
    Dal gennaio del 1942 i nazisti cominciarono ad applicare la “soluzione finale”, sterminando gli Ebrei. A ciò la Santa Sede oppose pubblicamente le armi della diplomazia, agendo poi segretamente per assistere gli Ebrei e nasconderne il maggior numero possibile. Nel radiomessaggio del Natale 1942 il Papa denunciò la persecuzione contro: “Quei centinaia di migliaia di individui che, senza qualsiasi colpa loro, qualche volta solamente per ragioni della loro nazionalità o stirpe, sono stati designati per la morte o per l’estinzione progressiva”. Mentre oggi alcuni sostengono che il Papa non si è mai pronunciato in favore degli Ebrei, i nazisti compresero bene ciò che disse. In un rapporto del Servizio Centrale di Sicurezza del Reich, datato 22 gennaio 1943, è scritto: “In una maniera mai conosciuta prima il Papa ha ripudiato il Nuovo Ordine Mondiale Nazional Socialista. In questo discorso - continua il rapporto - Egli ha virtualmente accusato il popolo germanico di ingiustizia nei confronti degli ebrei, e si è fatto portavoce dei criminali di guerra ebrei”.
    Il 20 gennaio 1943 Chaim Barlas, rappresentante della Jewish Agency for Palestine, scrisse una lettera al delegato apostolico in Egitto, monsignor Arthur Hughes, in cui si legge: “La grande opera umanitaria di Sua Santità e l’espressione della sua indignazione contro la persecuzione razziale, sono per noi fonte di conforto per i nostri fratelli”.
    A partire dal 1943 la Santa Sede si adoperò in un numero imprecisato di interventi per salvare gli ebrei in tutta Europa. Il 16 aprile del 1943 l’Australian Jewish News pubblicò un breve articolo sulle attività del cardinale Pierre Gerlier, Arcivescovo di Lione, che si era duramente opposto alla deportazione degli ebrei francesi, e che aveva salvato numerosi bambini ebrei. L’articolo riporta che Gerlier aveva obbedito all’ordine di Pio XII il quale aveva dato precise istruzioni per contrastare le misure antisemitiche in Francia.
    Il 24 settembre 1943 Alex Easterman, rappresentante britannico del World Jewish Congress, contattò il delegato apostolico a Londra, monsignor William Godfrey. Easterman lo informò che 4.000 ebrei croati erano stati portati in salvo su un isola del mare adriatico: “Sono certo che gli sforzi di sua Grazia e del Santo Padre hanno permesso di raggiungere questo stupendo risultato”. Alla fine del 1943 le comunità ebraiche di Cile, Uruguay e Bolivia inviarono lettere a Pio XII ringraziandolo per la sua opera di assistenza agli ebrei.
    Il 18 febbraio 1944 il delegato apostolico a Washington, Amleto Cicognani, ricevette una lettera da parte del Rabbino Maurice Perlzweig, il Direttore politico del World Jewish Congress, in cui è scritto: “I ripetuti interventi del Santo Padre in favore delle comunità ebraiche in Europa evocano un profondo sentimento di apprezzamento e gratitudine da parte degli ebrei di tutto il mondo”.
    L’American Jewish Yearbook 1943-1944 riporta che Pio XII “giocò un ruolo decisivo perché rimase fermo in piedi contro l'oppressione degli ebrei in Europa”. Nel giugno del 1944 quando gli alleati liberarono Roma, migliaia di ebrei vennero fuori dai nascondigli e raccontarono al mondo di essere stati salvati dalla Santa Sede.
    I soldati ebrei che componevano l’Ottava Armata degli Stati Uniti, pubblicarono nel loro bollettino, chiamato Jewish Brigade Group, un articolo di prima pagina nel giugno del 1944 in cui è scritto: “Per la perpetua e perenne gloria del popolo di Roma e della Chiesa Cattolica Romana, noi possiamo testimoniare che il triste destino degli ebrei fu alleviato da un autentica offerta cristiana di assistenza, protezione e rifugio”. Il cappellano ebreo della Quinta Armata degli Stati Uniti spiegò che: “Senza l’aiuto e l’assistenza del Vaticano e delle autorità ecclesiastiche romane, centinaia di rifugiati e migliaia di ebrei sarebbero stati uccisi prima della liberazione di Roma”.
    L' American Jewish Welfare Board, facente parte del Comitato per le attività religiose dell’Esercito e della Marina degli Stati Uniti scrisse al Papa: “I nostri cappellani militari presenti in Italia ci hanno raccontato dell’aiuto e della protezione che il Vaticano e istituzioni della Chiesa hanno fornito a moltissimi ebrei durante l’occupazione nazista. Siamo profondamente commossi di fronte a queste incredibili testimonianze di amore cristiano - continuavano -. Più conosciamo queste storie più ci rendiamo conto del pericolo corso da coloro che hanno rischiato la vita pur di fare da scudo agli ebrei ricercati dalla Gestapo. Dal profondo del cuore, noi vogliamo porgere a Lei Santo Padre l’assicurazione della nostra eterna gratitudine per la sua nobile espressione di religiosa fratellanza ed amore”.
    Il 7 luglio del 1944 il Jewish News di Detroit scrisse che: “Risulta sempre più chiaro che gli ebrei sono stati salvati dentro alle mura del Vaticano durante l’occupazione tedesca di Roma”. Il Congress Weekly, il giornale ufficiale dell’ American Jewish Congress pubblicò il 14 luglio dello stesso anno un editoriale in cui sosteneva che “la Santa Sede aveva fornito ai rifugiati ebrei anche cibo kasher”. Sempre il 14 luglio l’American Hebrew di New York pubblicò una intervista con il Rabbino Capo di Roma, Israel Zolli, il quale disse che: “Il Vaticano ha sempre aiutato gli ebrei e gli ebrei sono grati alla carità del Vaticano, fatta e distribuita senza distinzione di razza”.
    Il 31 luglio 1944 l’American Jewish Committee e altri organizzazioni ebraiche organizzarono una manifestazione al Madison Square Park di Manhattan, a New York, per mobilitare l’opinione pubblica contro la deportazione degli ebrei ungheresi. Nel suo discorso il Giudice Joseph Proskauer, presidente dell’ American Jewish Committee, disse: “Noi abbiamo sentito quanto grande è stata l’opera del Santo Padre nel salvare gli ebrei in Italia. Sappiamo anche da diverse fonti, quanto questo grande Papa ha cercato di fare per aiutare e salvare gli ebrei in Ungheria”.
    Nei mesi successivi Joseph Hertz (Rabbino Capo dell¹Impero Britannico), il compositore Irving Berlin, il congressista Emmanuel Cellar di Brooklyn, il Comitato di Emergenza per Salvare gli Ebrei d’Europa, l’Unione dei Rabbini Ortodossi di USA e Canada e la World Agudas Organitation ringraziarono pubblicamente Pio XII per aver salvato gli ebrei dallo sterminio.
    Il 22 aprile 1945 Moshe Sharrett, futuro Ministro degli Esteri e Primo Ministro di Israele, dopo aver incontrato il Papa inviò un dettagliato rapporto all’Esecutivo della Jewish Agency in cui ha scritto: “Mio primo dovere è stato quello di ringraziare il Papa e la Chiesa cattolica da parte del popolo ebraico, per tutto quello che hanno fatto nei diversi Paesi per proteggere e nascondere gli ebrei, salvare i bambini e gli israeliti in generale”.
    Il 26 maggio del 1955 l’Orchestra Filarmonica di Israele, composta da 95 ebrei provenienti da 14 nazioni, sopravvissuti alla persecuzione, tenne un concerto in Vaticano. Il Jerusalem Post del 29 maggio scrisse a tal proposito che: “Il Maestro Paul Kletzski ha richiesto che l’Orchestra, nella sua prima visita in Italia, suonasse per il Papa come gesto di gratitudine per l’aiuto che la Chiesa ha fornito a tutti i perseguitati dal nazifascismo”.
    Quando l’8 ottobre del 1958 Pio XII morì, il Zionist Record, il Jewish Chronicle, il Canadian Jewish Chronicle, il Jewish Post, l’American Hebrew, insieme ai Rabbini di Londra, Roma, Gerusalemme, Francia, Egitto, Argentina ed alla quasi totalità delle associazione ebraiche piansero la scomparsa di quel Papa che Golda Meir, politica israeliana, e Primo Ministro dal 1969 al 1974, definì “un grande servitore della pace”.
    (Agenzia Zenit del 28 gennaio 2005)

  10. #10
    e poi c'era la marmotta
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    Citazione Originariamente Scritto da liano Visualizza Messaggio
    l fatti parlano chiaro,inutile che ti arrampichi sugli specchi.
    il nazismo è figlio del cristianesimo
    scusa n'attimo...
    una cosa è che la chiesa abbia aiutato dei nazisti. (cosa che è potuta succedere se si pensa che ogni singolo uomo di chiesa potesse avere delle amicizie da usare ai propri fini) una cosa è ke la chiesa stessa,la chiesa nel suo complesso abbia fatto di tutto x aiutare i nazisti.
    è come dire che siccome alcuni preti sono pedofili,allora tutti i preti sono pedofili.

    seconda cosa...cosa centra il fatto ke nazisti fuggirono in sudamerica con le radici del nazismo?
    mi spieghi il collegamento?

 

 
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