Dopo mesi di Madonna, Sam Sparro e Coldplay, le frequenze di Radio 4 hanno portato buona musica alle orecchie dei cittadini inglesi: il governo ha deciso di rinviare la nuova tassa sui carburanti prevista proprio in questi giorni. Un tampone, niente più di un tampone, per fermare la corsa della benzina e convincere i camionisti a togliere il blocco stradale che paralizza Londra da martedì. Nella City il diesel ha superato l’equivalente di 6,15 euro il gallone, mentre la verde è salita a 5,54. “Abbiamo fatto questa scelta – ha detto il cancelliere dello Scacchiere, Alistair Darling – perché siamo consapevoli del fatto che gli inglesi sono sempre più preoccupati di quanto debbano spendere per fare il pieno”. Dall’altra parte della Manica il presidente francese, Nicolas Sarkozy, ha chiesto all’Ue una strategia comune per stabilizzare il prezzo del greggio, ma intanto ha promesso al paese il taglio dell’Iva sui carburanti. Anche a Berlino si comincia a parlare di un intervento fiscale: il cancelliere, Angela Merkel, ha respinto una proposta dell’opposizione che chiedeva di ridurre i balzelli sulla benzina e il governo valuta ora l’ipotesi di rinviare l’adeguamento della tassa annuale sulle auto. Il prezzo del barile è leggermente calato rispetto al picco raggiunto giovedì scorso ma la novità non è ancora arrivata alle pompe di benzina. Per gli analisti di Energy Bulletin, il Vecchio continente fa i conti con una bolla e i leader europei sono divisi in due categorie: da una parte quelli che hanno deciso di prendere tempo, dall’altra quelli che non se lo possono permettere. Negli ultimi sei mesi il costo del gasolio è raddoppiato in Francia, a La Rochelle, nel Golfo di Biscaglia, come a Nizza, sul Mediterraneo, i pescatori minacciano di chiudere le vie di mare per i porti. Le cooperative del Belgio, dell’Italia e del Portogallo discutono iniziative simili. A quel punto, anche Roma, Bruxelles e Lisbona potrebbero concludere che curare non è meglio di prevenire, ma può evitare guai peggiori. Le cose non vanno meglio negli Stati Uniti. Ieri, sull’edizione americana del Wall Street Journal, l’opinionista Mackubin Thomas Owens ha duramente criticato il Congresso. “Quel venerabile corpo – ha scritto – ha reso impossibile attingere alle riserve domestiche di gas e petrolio e ha impedito il riscatto di fonti energetiche economicamente convenienti in favore di energia eolica e solare. In più ha schiaffato tasse corpose sulla benzina: il 15 per cento del costo se ne va con le tasse, solamente il 4 genera il profitto delle compagnie petrolifere”.
Secondo Carlo Stagnaro, direttore del dipartimento Energia e ambiente dell’Istituto Bruno Leoni, la detassazione dei carburanti è una buona notizia ma nessuna misura temporanea può risolvere il problema. “Servono provvedimenti strutturali – spiega al Foglio – Le tasse sulla benzina vanno abbassate perché sono troppo elevate, non perché il petrolio costa caro. In più, dal punto di vista strettamente economico, il taglio che Inghilterra e Francia vogliono attuare è discutibile. Il consumatore spende sempre la stessa cifra e non riduce i propri consumi, il mercato non registra alcuna contrazione della domanda e non reagisce di conseguenza. Le accise, in realtà, vanno tagliate anche quando il barile conviene”. A Londra, il governo ha annunciato misure fiscali più flessibili per convincere i petrolieri a estrarre più greggio dal mare del nord. A Parigi, Sarkozy combatte contro i niet dell’Unione europea a misure unilaterali come il tetto sull’Iva promesso ai francesi per ridurre il peso del barile. Ma il problema ha poco a che fare con le regole dell’Unione e ancora meno con le leggi della geologia. In Italia, dice il Codacons, tasse vecchie di settant’anni costano agli automobilisti trenta centesimi di euro per ogni litro di verde. Alle pompe di benzina francesi l’Iva è del 20 per cento. Ogni gallone di benzina che entra nel Regno Unito è caricato di 2,43 euro e una tassa sui consumi fissa il prezzo finale a 6,15 euro. Ma gli inglesi temono che, passata l’emergenza, Radio 4 riprenderà a trasmettere Madonna.
Da Il Foglio, 30 maggio 2008
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