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    Uno sguardo ai nostri capitani d'industria

    da Rinascita e dal sito dell'IPI (via blog Fatti d'Europa):

    Uno sguardo ai nostri capitani d'industria



    da Rinascita:

    Gli industriali italiani? Da dieci anni un po' fannulloni

    Domenica 1 Giugno 2008 – 11:23 – Sabrina Lauricella

    La situazione economica non sarà delle migliori ma l’industria, negli ultimi anni, sembra non aver fatto il suo dovere, indebolendo così l’intero sistema a spese dei cittadini-consumatori. A tirare le orecchie a Confindustria, sempre pronta a chiedere aiuti, incentivi e, soprattutto, tagli del costo del lavoro, è stato ieri l’Istituto Promozione Industriale (Ipi), l’agenzia tecnica del ministero dello Sviluppo economico [si veda più in basso il Rapporto Intesa-Sanpaolo Prometeia sui settori industriali, a cura del Centro Studi IPI, ndr]. “Negli ultimi dieci anni - ha detto il presidente Riccardo Gallo - le imprese italiane hanno fortemente alleggerito il loro contenuto industriale, hanno rallentato il rinnovamento degli impianti [e chissà come avranno "sopperito" a questo deliberato rallentamento dell'innovazione..., ndr], hanno creato meno ricchezza, ma hanno anche ridotto i debiti finanziari cosicché alla fine gli utili per gli azionisti sono addirittura aumentati”. Basandosi su dati elaborati da Mediobanca, Gallo ha dimostrato, dati alla mano, che le imprese industriali sono passate in media da un valore aggiunto del 25% nel 1997 a uno del 18% nel 2006, con picchi record per settori che ha definito “quasi anoressici” come chimica, gomma e cavi, fibre chimiche. Per questi il valore aggiunto è sceso tra il 7 e il 14%. Rivelando un rallentamento della dinamica tecnologica, si è allungata nello stesso tempo la vita utile del patrimonio tecnico, cioè il numero di anni in cui le imprese ammortizzano gli impianti, passati in media dai 18 anni del 1998 ai 22 anni del 2006, con picchi di 33 anni per le fibre chimiche. Per Galli questi dati non devono sorprendere: in 10 anni, infatti, “le imprese hanno investito meno di quanto avrebbero potuto con il solo autofinanziamento”. Le risorse generate dalla gestione interna e non investite, pari a 56 miliardi di euro, sono inoltre servite per più di due terzi a “diminuire l’indebitamento finanziario”, abbassando la redditività delle vendite (dal 6,1% del 1997 al 5,2% del 2006, con un picco minimo del 4,3% nel 2002). Diversa è stata invece la storia per i servizi pubblici, la cui redditività è stata “scandalosamente in continua crescita e pari a 5 volte la media dei settori industriali”. In questi 10 anni gli azionisti non hanno minimamente sofferto: l’indebitamento finanziario è sceso insieme al costo del finanziamento (dal 7,9% del 1998 al 6,9% del 2006 con un minimo del 5,4% nel 2004), consentendo loro persino “di migliorare la redditività del capitale di rischio, pur essendosi deteriorata la ricchezza creata”. Gli azionisti, inoltre, hanno sempre deliberato di dividersi più della metà degli utili di gestione! Se è vero che, come ha sottolineato Gallo, il processo di indebolimento della struttura industriale si spiega anche “con le incertezze insite nell’ingresso della lira nell’euro”, con l’impossibilità di svalutare e la concorrenza di nuovi Paesi, è altrettanto vero che di fronte a questi dati e ai problemi innescati dalla globalizzazione non si può non attendersi da Confindustria un impegno maggiore, specie in termini di risorse da destinare a nuovi e più ambiziosi investimenti tecnici e finanziari. Il guaio, purtroppo, è che ciò non accadrà: il meccanismo di quotazione in Borsa e il liberismo spinto innescano infatti questi assurdi meccanismi distorsivi del sistema e consenteno di socializzare i costi e incamerare gli utili. Perché mai Confindustria, che nutre non pochi rappresentanti ai vertici del potere politico, dovrebbe rinunciarci?

    http://www.rinascita.info/cc/RQ_Econ...XnXBWKGe.shtml



    dal sito dell' IPI:

    Rapporto Intesa-Sanpaolo Prometeia sui settori industriali


    Sintesi del convegno:
    Vent’anni del rapporto analisi dei settori industriali. L’industria italiana al 2012 (30 maggio 2008), che si è svolto a Milano sul rapporto "Analisi dei Settori Industriali" realizzato da Intesa Sanpaolo e Prometeia.

    A cura di Fabrizio Carapellotti e Paola Ribaldi
    Centro Studi IPI

    [...]

    Angelo Tantazzi, presidente di Prometeia, e Gregorio De Felice, Chief economist di Intesa-Sanpaolo, ribadiscono che, secondo lo studio, la crescita, seppur migliore rispetto al precedente quinquennio, continuerà ad essere limitata da più fattori. Il trend positivo sarà sfruttato solo da quelle imprese che riusciranno a riqualificare l’offerta, abbandonando le fasce di prodotto a minor contenuto qualitativo e a spingere sull’internazionalizzazione [ovvero? Più delocalizzazioni?, ndr]. Questi processi di innovazione e internazionalizzazione favoriranno la competitività dell’industria italiana, rafforzando anche le esportazioni. La crescita dell’export sarà anche sostenuta dalla capacità delle imprese di diversificare i propri sbocchi commerciali, consentendo a molti comparti produttivi di raggiungere nuove classi di consumatori.

    [...]

    Sergio De Nardis, direttore macroeconomia e politica economica Isae, ha sottolineato come tra il 2000-2006 si sia verificato un incremento dei flussi commerciali, rilevando soprattutto un aumento delle esportazioni in quantità, e come molte imprese abbiano trasferito le attività all’estero (grazie anche ad un ridotto costo del lavoro) e avviato un processo di diversificazione degli sbocchi commerciali [insomma, delocalizzazioni spacciate come ricchezza. Ma come mai il popolo italiano non ne sta affatto beneficiando?, ndr]. Questo processo di internazionalizzazione si è caratterizzato per un rimescolamento delle imprese esportatrici soprattutto nei settori più esposti allo spiazzamento competitivo. I dati Istat relativi ai flussi commerciali tendono a sottostimare tale fenomeno e a sottovalutare la robusta ripresa delle esportazioni negli ultimi anni.

    Fedele De Novellis, responsabile previsioni e analisi macroeconomiche Ref., ha evidenziato come la situazione critica italiana sia dovuta ad un processo di ristrutturazione, che ha portato ad un rallentamento soprattutto della produttività dei fattori. Sottolinea come, solamente in Italia, ad un aumento del tasso di occupazione [dovuto in gran parte all'assunzione di immigrati e ai contratti a tempo determinato, ndr] non abbia corrisposto un aumento della produttività [ohibò... ma che strano!, ndr]; in particolare risultano ancora molto bassi i tassi di occupazione femminile e di occupazione degli immigrati, fondamentali per accelerare lo sviluppo produttivo [se il tasso di occupazione degli immigrati è basso, perché tutta questa richiesta di sempre nuova manodopera straniera?, ndr].

    Riccardo Gallo, presidente IPI, mette in risalto che negli ultimi dieci anni (secondo elaborazioni su dati Mediobanca) le imprese italiane hanno fortemente alleggerito il loro contenuto industriale (patrimonio tecnico), hanno rallentato il rinnovamento degli impianti e creato meno ricchezza, ma hanno anche ridotto i debiti finanziari, per cui gli utili per gli azionisti sono addirittura aumentati [crisi per tutti tranne che per le élites, come volevasi dimostrare, ndr]. In particolare afferma che le imprese industriali sono passate in media da un valore aggiunto del 25% nel 1997 al 18% nel 2006. I settori con un impoverimento meno accentuato, tra 0 e 2%, sono quelli del sistema moda e sistema casa, mentre quelli divenuti quasi “anoressici”, con una perdita tra 7 e 14%, sono quelli della chimica, gomma e cavi, e fibre chimiche. Inoltre si è registrato un allungamento della vita utile degli impianti, dai 18 del 1998 ai 22 del 2006. Ciò dimostra che le imprese hanno investito meno di quanto avrebbero potuto con il solo autofinanziamento, infatti più di due terzi del flusso di cassa netto è servito per ridurre l’indebitamento finanziario. Quindi la diminuzione dell’indebitamento finanziario, unita al calo del costo del danaro, ha consentito alle imprese di migliorare la redditività del capitale di rischio.


    [...]

    http://www.ipi.it/inside.asp?id=981&...467&id_serv=64

  2. #2
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  3. #3
    Mai l'altra guancia
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    Citazione Originariamente Scritto da L'Europeo Visualizza Messaggio
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    Sono d'accordo quasi su tutto.
    La prima parte è quella che mi intriga di più, però.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Zdenek Visualizza Messaggio
    Sono d'accordo quasi su tutto.
    La prima parte è quella che mi intriga di più, però.
    Diciamo che l'articolo di Rinascita è l'opinione, il testo dell'IPI ne è la prova o fonte.

 

 

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