Risultati da 1 a 9 di 9
  1. #1
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    [CPR] Società violenta: cause e ragioni

    Società violenta: cause e ragioni

    In questi ultimi mesi stiamo assistendo ad una serie di violenze ed aggressioni che da Verona, a Roma , a Napoli, stanno causando un senso di inquietudine e di sgomento. Che cosa succede in Italia? Si tratta di rigurgiti neofascisti? Di una cultura di destra che si va affermando in strati sempre maggiori della popolazione? Dei sintomi di un crescente disagio sociale ed esistenziale? Saremmo tentati di dire che tutte queste cose insieme possono fornire una risposta sensata e non dettata da pregiudiziali politiche o culturali, ma, secondo noi, ciò non è sufficiente a spiegare cosa sta avvenendo.

    Né vogliamo utlizzare vecchie categorie come quella della sempiterna lotta tra fascismo e antifascismo per spiegare qualcosa che appare come più complesso e soprattutto più attuale.
    E' sicuramente vero che la percezione che si ha è che il "patto civico" che in qualche modo legava gli individui alla comunità sia saltato e che, sotto l'incalzare della globalizzazione non solo economica, ma del modo di pensare, di agire e di porsi all'interno della società, i nessi ed i rapporti tra cittadini e comunità siano oramai talmente sfilacciati da causare fenomeni di vera e propria criminalità e asocialità.

    CONTINUA QUI

  2. #2
    Sansepolcrista
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    Quando lo stato non pensa a risolvere il problema imigrazione e sicurezza, il problema se lo pone la gente.
    E comunque sia, tutte queste fantomatiche aggressioni sono terrorismo dei giornalisti.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Sansepolcrista Visualizza Messaggio
    Quando lo stato non pensa a risolvere il problema imigrazione e sicurezza, il problema se lo pone la gente.
    E comunque sia, tutte queste fantomatiche aggressioni sono terrorismo dei giornalisti.
    A. Dipende cosa intendi con la parola Stato.
    B. Il cosiddetto "problema immigrazione" ha diverse visuali da cui può essere guardato. Ho paura che la tua sia diametralmente opposta alla nostra.
    C. Per quanto riguarda la sicurezza, ti basti sapere che il presente governo ha tagliato i fondi dedicati al contrasto della violenza domenistica, in particolare sulle donne. Ecco, a questo punto si pone il problema di capire a quale sicurezza stiano mirando lorsignori.
    D. Le aggressioni ci sono state, mi pare innegabile. Che poi alcuni giornalisti tendano a gonfiare la notizia o a riportarla in maniera errata non ci piove.

  4. #4
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    Mastrantonio (Pdci) rade al suolo le baracche: «La sinistra non capisce
    nulla»

    Roma, gli sgomberi della sinistra
    Smeriglio: l'antirazzismo non basta

    Laura Eduati

    da Liberazione

    «Ma quale linguaggio trionfalistico!» esordisce, vagamente ostile. «Quelle
    persone vivevano in una situazione proibitiva, se tolleriamo gli
    insediamenti abusivi sarà poi la destra a cavalcare il malessere della
    gente».

    A dire il vero, a differenza di altre volte il quartiere non aveva richiesto
    lo sgombero delle casupole di lamiera, Mastrantonio ha voluto fare
    semplicemente opera di prevenzione. Ma non ci sta a passare per il
    rappresentante di sinistra che indossa l'armatura di destra per creare
    consenso. «Vuole sapere cosa penso? Penso che la sinistra non capisce
    niente, le fanno comodo le baraccopoli per poi dire che tutto il mondo è
    razzista, come è successo al Pigneto».

    Lo scorso gennaio il VII municipio finì sulle pagine dei quotidiani
    nazionali quando uno dei consiglieri di Rifondazione, Lucio Conte, propose
    uno scuolabus differenziato per i bambini rom, che così non avrebbero più
    litigato con gli altri alunni. A fianco di Conte, che poi si è dimesso, si
    schierò proprio il presidente Mastrantonio, furioso con la
    strumentalizzazione che, a suo dire, si stava facendo dell'episodio. Per
    dovere di cronaca, la mozione era stata votata anche da Sinistra
    democratica.

    Con le baracche, invece, è stato più semplice. Il clima è cambiato, il nuovo
    governo auspica sgomberi e sbaraccamenti, e dunque via Longoni ha potuto
    finalmente liberarsi degli insediamenti abusivi.
    «E non è la prima volta» specifica Mastrantonio. Anzi, «sono contento che
    queste situazioni, nascoste dalla vegetazione, vengano alla luce così magari
    qualcuno penserà a risolverle». Perché il presidente di un municipio, dice,
    non ha il potere di trovare degli alloggi per chi abita nelle baracche ma
    non può nemmeno permettere che delle persone vivano nel fango.

    «Bisogna viverci, nel territorio, per capire le stuazioni. Vorrei tanto
    aprire un forum sul tema della sicurezza sociale, magari proprio col vostro
    giornale, col manifesto e Rinascita , con tutta la sinistra che dal '91 ad
    oggi ha soltanto pensato alla rendita di posizione dimenticando che la
    cultura della legalità era propria del Pci».
    «Un comunicato stampa così compiaciuto può avere due ragioni» prova a
    commentare Massimigliano Smeriglio, assessore provinciale e segretario della
    federazione romana di Rifondazione: «La prima è l'avere soddisfatto
    l'esigenza del quartiere di vedere risanato un pezzo di boscaglia, e la
    seconda che tutte le persone nelle baracche abbiano trovato una migliore
    sistemazione». Cosa che evidentemente non è successa, tuttavia Smeriglio non
    vuole polemizzare con Mastrantonio ma sente, anche lui, l'esigenza di aprire
    una «discussione vera» su come si intersecano i valori universali con il
    punto di vista dei cittadini che «per motivi di sicurezza percepita stanno
    dando il peggio di sé».

    Difficile eludere la sfida posta dalle recenti vicende come quella del
    Pigneto, dove i residenti protestano per l'elevato tasso di illegalità
    diffusa e giurano che non si tratta di razzismo. «Abbiamo spesso
    semplificato dando risposte sul piano dell'anti-razzismo senza tenere conto
    delle esigenze di tutti» conclude Smeriglio con un velo di autocritica.

    Il VII municipio, tradizionalmente "rosso", ospita, proprio a via Longoni,
    il mercatino cittadino dei rom e negli anni ha dato il via a molteplici
    progetti di solidarietà. Eppure la tentazione dello sgombero ha preso anche
    Mastrantonio. E Sergio Giovagnoli, responsabile dell'area Solidarietà
    dell'Arci, è molto duro: «Alcuni politici del centrosinistra hanno dato
    spazio alla vandea reazionaria della destra». E questo di certo non aiuta a
    rasserenare il clima. Non si tratta, dice Giovagnoli, soltanto di leggi che
    vìolano i principi internazionali ma anche di uno sdoganamento dei
    comportamenti meno nobili nella vita quotidiana, l'insofferenza verso i rom,
    il disprezzo nei confronti di chi abita nelle baracche per necessità.
    E così capita che bisogna ricordare una cosa ovvia e cioè che quando si
    parla di insediamenti abusivi «bisogna partire da chi ci abita e costruire
    una vera politica sociale». Altrimenti chi viene sgomberato non farà altro
    che ricostruire una piccola baracca nel prossimo quartiere.

    31/05/2008

  5. #5
    Sansepolcrista
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    A. Dipende cosa intendi con la parola Stato.
    B. Il cosiddetto "problema immigrazione" ha diverse visuali da cui può essere guardato. Ho paura che la tua sia diametralmente opposta alla nostra.
    C. Per quanto riguarda la sicurezza, ti basti sapere che il presente governo ha tagliato i fondi dedicati al contrasto della violenza domenistica, in particolare sulle donne. Ecco, a questo punto si pone il problema di capire a quale sicurezza stiano mirando lorsignori.
    D. Le aggressioni ci sono state, mi pare innegabile. Che poi alcuni giornalisti tendano a gonfiare la notizia o a riportarla in maniera errata non ci piove.
    A. Con Stato non intendo il prodotto e la manifestazione dell'antagonismo inconciliabile delle classi
    B. Per me l'immigrazione è un problema, per i compagni e i padroni è una risorsa.
    C. Non sostengo affatto il presente governo e sò benissimo che ha cavalcato il problema della sicurezza( che è un problema reale ) e che non lo risolverà.
    D. Quali aggressioni ?

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Sansepolcrista Visualizza Messaggio
    A. Con Stato non intendo il prodotto e la manifestazione dell'antagonismo inconciliabile delle classi
    Non hai risposto.

    B. Per me l'immigrazione è un problema, per i compagni e i padroni è una risorsa.
    Spiegami il tuo punto di vista, mi interessa. Per quanto riguarda i "compagni" e i "padroni", potremmo discutere a lungo, perché se non sei venuto qui a provocare ma a discutere, dovremmo capire cosa intendi con queste due parole.

    C. Non sostengo affatto il presente governo e sò benissimo che ha cavalcato il problema della sicurezza( che è un problema reale ) e che non lo risolverà.
    La sicurezza di chi? Da cosa? Quali sono i problemi urgenti? Come li risolveresti?

    D. Quali aggressioni ?
    Se è una battuta, è fuori luogo. Se è una provocazione, lo è ancora di più. Se è una domanda seria, il discorso finisce qui.

  7. #7
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    Contro il popolo non si governa
    (e a fare gli stronzi, come nel caso del Pigneto, ci si può solo rimettere)

    Le dichiarazioni di “Ernesto” – l’ex rapinatore ammiratore di Guevara del Pigneto che ha “rivendicato” di essere il protagonista della scorribanda contro alcuni negozianti extracomunitari dell’omonimo quartiere – rendono pubblico quel che ogni frequentatore della zona sapeva già: il problema fondamentale del Pigneto, il tumore che lo sta velocemente degradando, si chama spaccio.
    Partiamo dall’aspetto strettamente commerciale, che mette in moto dinamiche sociali ben note storicamente ai militanti politici di sinistra. Del resto parliamo di un quartiere pasoliniano, dove la contiguità tra un proletariato fatto di lavoratori dipendenti, piccoli artigiani e altrettanto piccoli commercianti, una malavita inserita nel contesto sociale (dotata perciò di regole antiche e capace di rispettare il proprio ambiente di vita), un po' di sottoproletariato "tenuto per la cavezza" (ovvero sotto controllo popolare, accettato finché "rispetta le regole e la gente che vive qui") ha dato nel corso delle generazioni vita a un "popolo" nel senso alto del termine. Un insieme sociale capace cioé di funzionare consapevolmente come "agenzia formativa", al pari della scuola.
    Negli ultimi anni il Pigneto ha subito la progressiva trasformazione da quartiere popolare (in senso stretto: il nucleo fondamentale era costituito da palazzi di edilizia residenziale pubblica, poi ceduti ai residenti e attraverso la rivendita immessi sul mercato immobiliare) a “zona trendy”. Una nuova San Lorenzo, con nuovi residenti spesso politicamente schierati a sinistra, professionalmente di fascia medio-alta. La moltiplicazione dei locali ha favorito inoltre la concentrazione serale e notturna di una popolazione di visitatori “occasionali ma tendenzialmente stabili” fatta soprattutto di studenti, con qualche sostanziosa propaggine di sbandati, “tossici”, alcolizzati cronici.
    Lo spaccio caratteristico del Pigneto è specializzato infatti intorno a due merci base: le sostanze stupefacenti propriamente dette e l’alcool di pessima qualità, a basso prezzo, venduto anche in orario notturno. Le due merci base si sovrappongono, in alcuni casi, per quanto riguarda i fornitori. Questo mix chiama in causa responsabilità precise di chi istituzionalmente deve gestire un territorio.
    Se, infatti, la presenza di un mercato illegale (le sostanze stupefacenti) chiama in causa gli organi dello stato preposti alla repressione di questo genere di traffici (stranamente, ma non troppo, è il reato più “tollerato” dalle forze dell’ordine dopo la speculazione edilizia), quello dell’alcool va ascritto all’amministrazione (comunale o municipale) che ha largheggiato nella concessioni di licenze per la rivendita di alcolici, senza peraltro disporre il controllo sul rispetto degli orari. Neppure dopo una miriade di esposti prsentati dai residenti.
    In generale, dunque, una politica del “lasciar fare” che a prima vista può sembrare estremamente “democratica”, ma che sul piano pratico (come ben sanno persino gli economisti keynesiani) è un’autentica idiozia. Nel vuoto del “lasciar fare”, infatti, si impongono “per abitudine” due fenomeni complementari: l’assenza di regole e il prepotere del più forte.
    Al Pigneto questo “prepotere del più forte” può esser declinato in prevalere della speculazione edilizia (che sta progressivamente svuotando il quartiere dei residenti originari, quasi sempre a basso reddito), come anche in esplosione della forza degli spacciatori. Italiani e stranieri, ovviamente; perché non esiste alcuna “professione” che non possa esser esercitata a seconda della nazionalità.
    Non è difficile vedere in trasparenza, dietro questo "lassismo" repressivo, un certo disegno economico: a lungo andare "l'invivibilità" del quartiere convincerà molti residenti ad andarsene. A quel punto sarà campo libero per la speculazione edilizia, che potrà acquistare a prezzi minori di quelli di mercato. Solo allora la repressione istituzionale "scoprirà" che lì si spaccia e si scippa. Un rapido repulisti riconsegnerà alla speculazione una zona dal valore doppio. Senza tante storie.
    I due tipi di spaccio – a qualsiasi ora del giorno e della notte – fanno da catalizzatore per uno sciame di frequentatori attirati proprio dalla reperibilità delle merci e dalla possibilità di fruirne immediatamente, in loco. Questo “sciame” ha assunto con il tempo sufficiente consistenza da presentarsi in forma di gruppi di composizione casuale, ma caratterizzati dall’incapacità di avere un rapporto “rispettoso” con il luogo e i suoi abitanti. E abbastanza numerosi da poter respingere qualsiasi individuale richiamo alle regole del “buon vicinato”. Le scene raccontate in questi giorni da molti residenti decisamente "popolani" sono assolutamente incontestabili: ubriachi che cantano o suonano tamburi in piena notte, che vomitano o pisciano in mezzo alla strada o dentro i portoni, risse con lanci di bottiglie.

    Inevitabile, in queste condizioni, che gli interessi e i comportamenti quotidiani di residenti, spacciatori e frequentatori del quartiere entrino in conflitto. Ed è inevitabile anche, in qualche misura, che gli interessi di spacciatori e frequentatori “trash” siano coincidenti (un po' come accade tra industriali e "consumatori", insomma). Non ci sono infatti, a Roma, molte altre “isole senza regole e orario” come il Pigneto.
    A questo punto va fatta una valutazione di merito: gli interessi dei residenti sono legittimi, quelli degli spacciatori naturalmente no, quelli dei frequentatori trash neppure.
    Negli anni ’70, quando cominciò ad affermarsi l’uso di massa delle droghe, la rete degli spacciatori – sicuramente “italianissimi”, spesso vicini all’estrema destra, sempre coperti dalla polizia e dai carabinieri, che ne sfruttavano “l’inserimento” nelle fasce deboli per implementare le schedature sui militanti della sinistra extraparlamentare – venne con successo contrastata finché il movimento (i gruppi organizzati) fu in grado di alimentare la “repressione militante”. E a nessuno venne mai in mente – neppure ai media più interni all'establishment – di definire "di destra" due mazzate a uno spacciatore. Qualcosa di molto simile, nelle intenzioni, alla reazione spontanea di “Ernesto”, che quel mondo ha probabilmente conosciuto, condividendone i valori; ma sottovalutando la concrezione di interessi sporchi e ideologia (in senso marxiano: "falsa coscienza") che gravava su un'azione mirata contro spacciatori però di colore.
    Trent'anni fa, come raccontano le cronache, si erano manifestate pratiche assai più radicali, viste le capacità organizzative e “militari” della sinistra rivoluzionaria di allora.
    Poi – a movimento sconfitto – il fenomeno dilagò, desertificando i luoghi di aggregazione e “togliendo l’acqua” al radicamento sociale della sinistra politica.
    Nelle prese di posizione della sinistra (a questo punto forzatamente extraparlamentare) a proposito dei fatti del Pigneto è facile vedere in filigrana la compresenza di diversi fattori negativi:
    • la non conoscenza delle dinamiche specifiche e delle contraddizioni presenti in un territorio che pure "abita", ma che evidentemente "non vive";
    • il prevalere di un atteggiamento astratto-ideologico (basato su stereotipi “comunicativi”, invece che politico-esperienziali); ovvero l’incapacità di distinguere tra colore della pelle e pratiche sociali reali; ovvero, di capire che gli spacciatori non hanno colore;
    • una sacralizzazione della "non violenza", degradata da consapevole scelta di linea politica ad unico criterio di giudizio etico-politico;
    • il ruolo egemone della “cattiva coscienza”; i comportamenti sociali considerati ammissibili in una certa sinistra sono in buona parte coincidenti con quelli dei “frequentatori trash”; in altri termini, la “cultura dello sballo” fa velo alla possibilità di interloquire con il “popolo reale” (che non è certo esente dalla “pratica dello sballo”, ma che condivide le regole entro cui va esercitato; in parole povere, “fatti di quello che ti pare con chi ti pare, ma senza rompere i coglioni a tutti”);
    • la perdita di senso (non esiste né una cultura, né un progetto politico, né una visione dei processi che aspiri ad essere condivisa dai soggetti sociali di riferimento; anzi, non si hanno più soggetti sociali chiaramente o consapevolmente definiti con cui interloquire).
    Da ciò, quasi per conseguenza lineare, è discesa una reazione fondata su una interpretazione falsaria dei fatti e delle dinamiche sociali in atto.
    “La verità è rivoluzionaria”, ricorda l’ex rapinatore “Ernesto”, attribuendola all’amato “Che” anziché a Lenin. Sbaglia la citazione, ma ne ha capito perfettamente il senso politico. E in tutta questa storia è l’unico ad avere una qualche ragione. Il resto è merda, menzogna, inabilità a governare il territorio e finanche a comprendere le dinamiche sociali, collusione con la “spazzatura” e l'intrallazzo, mascherata magari come "capacità di mediazione".
    I sostenitori di questa falsificazione furbetta – come l'ex estremista Daniele Pifano (che pure di mazzate, spacciatori e cultura popolare dovrebbe aver conservato memoria) o altri più tranquilli "nuovisti" arcobaleno – si trincerano dietro la condanna dei "metodi" poco ortodossi dei ragazzi di "Ernesto"; arrivando, per somma vergogna, a qualificare come "comunque fascista" la reazione contro il degrado. In questo modo pietrificano due errori con una sola mossa: consegnano alla destra un sentimento popolare di rifiuto dell'imbarbarimento della quotidianità sociale (che verrà ovviamente declinato in termini di maggiore "sicurezza" delegata all'esecutivo e alle forze repressive istituzionali) e si fanno individuare dal proprio classico soggetto sociale di riferimento ("Siamo tutta gente che lavora. Che lavora con le mani. Il sabato sera con la donna o con la famiglia e, molti, la domenica allo stadio. Roma, Lazio. Ma niente ultras", rivendicano quei ragazzi) come i complici del degrado, dello spaccio, del sottoproletariato sempre un po' fetente. E in definitiva della speculazione in attesa come un avvoltoio.
    Un vero capolavoro, per dei perbenisti che vorrebero presentarsi come "liberal", abituati a pensare che "la comunicazione" sia tutto e i problemi concreti nulla. E poi si meravigliano del risultato elettorale.
    Anche qui, c’è solo da attendere, gli errori di una pseudo-sinistra imbecille verranno utilizzati al meglio da una destra che ha già iniziato a sguinzagliare i suoi dogs of war. A Verona, alla Sapienza, forse persino contro il ballerino Kledi. Ma non al Pigneto. Che invece, dotato di una sua cultura popolare antica, seppure disperatamente e in forme un po' retro, resiste e aspira a un mondo migliore. A cominciare da quello sotto casa.


    casimiro, 29 maggio

    http://www.odradek.it/

  8. #8
    Sansepolcrista
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Non hai risposto.



    Spiegami il tuo punto di vista, mi interessa. Per quanto riguarda i "compagni" e i "padroni", potremmo discutere a lungo, perché se non sei venuto qui a provocare ma a discutere, dovremmo capire cosa intendi con queste due parole.



    La sicurezza di chi? Da cosa? Quali sono i problemi urgenti? Come li risolveresti?



    Se è una battuta, è fuori luogo. Se è una provocazione, lo è ancora di più. Se è una domanda seria, il discorso finisce qui.

    Sullo Stato non ho risposto perchè mi sembrava scontata la risposta e non voglio mettermi a fare filosofia.

    Sulle aggressioni non è affatto una provocazione, ci sono aggressioni di cui parlano tanto i Tg, ma come hanno dimostrato i fatti del Pigneto, i giornalisti non fanno affatto informazione, ma terrorismo, rimbecillendo la gente con falsi problemi come quelo delle aggressioni fasciste, xenofobe e razziste.
    Il cittadino è stufo di essere derubato in casa, di aver paura a girare la sera per la propria città.

    Compagni e padroni ? Il discorso si fa complesso, i leghisti che parlano di problema immigrazione non sono molto diversi dalla sinistra radicale, perchè la volta che agli industriali che votano Lega mancheranno gli immigrati da essere sfruttati nell'azienda sarà la volta che imbracceranno i fucili.

    Quando capirà la sinistra radicale che l'immigrazione è un problema e la finirà con i falsi buonismi ? Non è una questione di razzismo, ma una questione sociale. Non ci sono lavori che gli italiani non vogliono più fare, ci sono salari che non possono più accettare !

    E ora scusami, ma il discorso si fa lungo, risponderò quando avrò tempo di stare al computer.

  9. #9
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    “La verità è rivoluzionaria”, ricorda l’ex rapinatore “Ernesto”, attribuendola all’amato “Che” anziché a Lenin. Sbaglia la citazione, ma ne ha capito perfettamente il senso politico. E in tutta questa storia è l’unico ad avere una qualche ragione. Il resto è merda, menzogna, inabilità a governare il territorio e finanche a comprendere le dinamiche sociali, collusione con la “spazzatura” e l'intrallazzo, mascherata magari come "capacità di mediazione".
    I sostenitori di questa falsificazione furbetta – come l'ex estremista Daniele Pifano (che pure di mazzate, spacciatori e cultura popolare dovrebbe aver conservato memoria) o altri più tranquilli "nuovisti" arcobaleno – si trincerano dietro la condanna dei "metodi" poco ortodossi dei ragazzi di "Ernesto"; arrivando, per somma vergogna, a qualificare come "comunque fascista" la reazione contro il degrado. In questo modo pietrificano due errori con una sola mossa: consegnano alla destra un sentimento popolare di rifiuto dell'imbarbarimento della quotidianità sociale (che verrà ovviamente declinato in termini di maggiore "sicurezza" delegata all'esecutivo e alle forze repressive istituzionali) e si fanno individuare dal proprio classico soggetto sociale di riferimento ("Siamo tutta gente che lavora. Che lavora con le mani. Il sabato sera con la donna o con la famiglia e, molti, la domenica allo stadio. Roma, Lazio. Ma niente ultras", rivendicano quei ragazzi) come i complici del degrado, dello spaccio, del sottoproletariato sempre un po' fetente. E in definitiva della speculazione in attesa come un avvoltoio.
    Condivido.
    Poi io la penso come Mastrantonio (pdci! fossero tutti come lui!): la sinistra non capisce niente.

 

 

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