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    Predefinito Un'istruzione sulla "obbedienza" dei religiosi

    Istruzione vaticana sul tema dell'obbedienza religiosa

    Il Cardinal Rodé: l'obbedienza è riconoscersi figli di Dio


    CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 28 maggio 2008 (ZENIT.org).- E' stata resa pubblica questo mercoledì mattina un'Istruzione della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica dal titolo “Il Servizio dell'autorità e l'obbedienza”.

    Il documento, presentato ad un'Assemblea di Superiori e Superiore Generali presso il Salesianum di Roma, “affronta anzitutto la tematica dell'obbedienza religiosa (...) vista (...) in quella ricerca di Dio e della sua volontà che è propria del credente”, afferma un comunicato del dicastero riportato dal VIS.

    “L'obbedienza cristiana e religiosa non si configura dunque prima di tutto o semplicemente come una esecuzione di legge o disposizioni ecclesiastiche o religiose, ma come il momento di un percorso di ricerca di Dio, che passa attraverso l'ascolto della sua Parola, la presa di coscienza del suo disegno di amore, l'esperienza fondamentale di Cristo, l'obbediente, per amore, fino alla morte di croce”, aggiunge il testo.

    L'autorità nella vita religiosa va dunque colta in questo contesto, come aiuto a cercare e compiere la volontà di Dio.

    L'Istruzione inquadra la questione dell'autorità nell'ambito comune dell'obbedienza, alla quale è tenuta in primis l'autorità stessa.

    Tra i temi affrontati nel testo, figurano le “obbedienze difficili”, ovvero “quelle in cui ciò che viene richiesto al religioso o alla religiosa risulta particolarmente gravoso da eseguire, o quelle in cui chi deve obbedire ritiene di vedere 'cose migliori e più utili alla sua anima di quelle che gli ordina il superiore'”.

    “L'Istruzione – sottolinea il dicastero – intende ricordare, anzitutto, che l'obbedienza nella vita religiosa può dare luogo anche a momenti difficili, a situazioni di sofferenza, in cui è necessario fare riferimento all'Obbediente per eccellenza, Cristo”.

    Commentando il documento, il Cardinale Franc Rodé, prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, ha affermato che “in un contesto culturale e sociale che esalta l'autonomia e l'indipendenza, di fronte all'oppressione e alla tirannide, che proclama l'assolutezza della libertà fino al libertinismo e oltre, la Chiesa propone il volto austero, gioioso e liberante della obbedienza cristiana, il valore evangelico dell'autorità”.

    L'autorità e l'obbedienza di cui si parla sono quelle che “nascono dalla Parola di Dio”, ha spiegato su “L'Osservatore Romano”.

    “Tutta l'Istruzione è un inno all'obbedienza, l'obbedienza che nasce dall'amore, si nutre della speranza, vive di fede”.

    In questo contesto, “il parametro unico e insostituibile è Gesù Cristo”, la cui obbedienza nasce dalla consapevolezza che “obbedire è amare il Padre, compiere la missione affidatagli, salvare l'uomo, tutto l'uomo, tutti gli uomini”.

    “Fuori di questa logica, non si comprende il Vangelo, si tradisce Gesù”, ha dichiarato.

    “Il consacrato, posto alla sequela Christi, da Lui prende le mosse, da Cristo riparte, vivendo e proclamando la sequela Christi”.

    Per il cristiano e a maggior ragione per il consacrato, riconosce il Cardinale, “obbedire al Padre significa riconoscersi figlio, come Gesù. L'obbedienza è segno distintivo della figliolanza, è espressione manifesta del 'sentirsi figli amati dal Padre'”.

    “Se è vero che senza amore non c'è obbedienza, è altrettanto certo che senza obbedienza non c'è amore. Fuori da questa prospettiva teologica, non c'è obbedienza né amore”.

    Per questo motivo, aggiunge il porporato, l'Istruzione vuole essere “uno strumento di riflessione e di aiuto, di animazione e di incoraggiamento a tutti i consacrati, perché rendano sempre più sicura la loro vocazione, avanzando fra le sfide e le difficoltà del momento presente, con il cuore e la mente fissi in Cristo, Figlio obbediente al Padre”.

    Dal canto suo don Pascual Chávez, Rettor maggiore dei Salesiani, ha definito sul quotidiano vaticano l'Istruzione “un documento concreto e profondo, originale e straordinariamente aperto alla situazione attuale”, ma allo stesso tempo “ancorato nella tradizione della Chiesa”, “e soprattutto, suggestivo ed entusiasmante”.

    Anche se i “destinatari immediati” sono i consacrati, per gli argomenti che tratta “il documento tocca il midollo della vita di ogni cristiano”, osserva.

    “La centralità dell'obbedienza nella vita di ogni cristiano contrasta con l'irrilevanza con la quale viene vista e vissuta nella cultura attuale, anche ecclesiale”.

    “In alcuni ambienti cattolici – denuncia – è vista persino con qualche gesto di rifiuto, forse perché la si considera come qualcosa che va contro i valori umani fondamentali della libertà”.

    Per questo motivo, nel documento si propone “un cammino che porta alla vera fonte dell'obbedienza: la Rivelazione, la Parola di Dio”.

    “Nella Sacra Scrittura – dichiara –, gli autentici credenti sono radicalmente obbedienti”.

    Fonte: Zenit, 28.5.2008

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    L'obbedienza, “frutto di un'appassionata ricerca di Dio”

    L'Arcivescovo Gardin commenta l'Istruzione vaticana sul tema


    CITTA' DEL VATICANO, mercoledì, 28 maggio 2008 (ZENIT.org).- L'obbedienza è il “frutto di un'appassionata ricerca di Dio”, ha affermato l'Arcivescovo Gianfranco Agostino Gardin commentando l'Istruzione emanata dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

    Il documento, dal titolo “Il servizio dell'autorità e l'obbedienza”, riguarda l'esercizio di queste due realtà negli istituti religiosi.

    Il termine “servizio”, spiega il presule in un'intervista a “L'Osservatore Romano”, indica una “caratterizzazione evangelica di questo compito”.

    “Potremmo dire che il documento presenta l'obbedienza con uno sguardo di ampio respiro, quale frutto di un'appassionata ricerca di Dio e della sua volontà”, ha affermato citando le prime parole del documento, Faciem tuam, Domine, requiram - “Il tuo volto, Signore, io cerco” (Salmo 26, 8).

    A questa obbedienza, osserva, “sono chiamati tutti, autorità compresa, anzi, l'autorità per prima”.

    Secondo l'Arcivescovo Gardin, il documento si configura come “un aiuto a vivere con più intensa fedeltà evangelica questa scelta di vita”.

    “Si è voluto valorizzare il meglio dei mutamenti recenti e della sensibilità attuale, custodendo, al tempo stesso, i punti fermi della vita religiosa, quelli che la rendono in tutti i tempi autentica sequela del Signore”.

    Con l'Istruzione, il dicastero vuole “semplicemente, e umilmente, aiutare i consacrati a vivere con consapevolezza, ma anche con gioia, la loro ricerca di Dio e la loro fedeltà a Lui”.

    Come ha scritto Giovanni Paolo II, ricorda l'Arcivescovo, la vera sconfitta della vita consacrata non è nel declino numerico, ma nel venir meno dell'adesione spirituale al Signore.

    “La crisi della vita consacrata – osserva – è spesso il riflesso della crisi della comunità cristiana, all'interno della quale soltanto essa trova la sua collocazione vitale”, e il documento vuole essere anche un tentativo di ovviare a questa difficoltà.

    Se è vero che le ragioni di un minor numero di adesioni alla vita consacrata sono “varie e spesso complesse”, anche “una errata concezione dell'obbedienza, per esempio di sapore militaresco oppure risucchiata in un vago 'fraternalismo', come anche un esercizio non evangelico dell'autorità, potrebbero dissuadere dall'entrare nella vita religiosa”.

    L'obbedienza nella vita religiosa, sottolinea, “non domanda e non produce esecutori passivi, privi di responsabilità, ma persone a cui è chiesta una profonda maturità morale, la quale, come è noto, comporta la capacità di agire con una coscienza profondamente protesa alla ricerca e all'attuazione del bene vero”.

    Sia l'obbedienza che l'esercizio dell'autorità “possono comportare momenti difficili e sofferti”, constata il presule.

    I superiori, così come le norme che guidano la vita dei consacrati, sono infatti “'mediazioni umane' della volontà di Dio”, “mediazioni precarie, fallibili, che possono dare luogo a fatiche, a incertezze, a domande angoscianti sia in chi deve dare disposizioni sia in chi deve obbedire”.

    Quanto ai tre voti che vengono richiesti alle donne e agli uomini consacrati – povertà, castità e obbedienza –, l'Arcivescovo afferma che sono “tre rinunce, ma, nella logica della sequela di Gesù, acquistano piuttosto il carattere di scelte per conformarsi a Colui dalla cui bellezza si è stati conquistati”.

    “Difficile dire se l'obbedienza sia la più dura – conclude –. Ognuno ha la sua storia, la sua sensibilità, i suoi punti deboli e i suoi punti di forza”.

    Fonte: Zenit, 28.5.2008

 

 

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