Qual'è la reale utilità di quest'opera pubblica? Chi vigila sulla correttezza degli appalti? Quanto denaro sarà elargito dallo stato per la sua costruzione? ai meridionali serve davvero questo ponte?


Qual'è la reale utilità di quest'opera pubblica? Chi vigila sulla correttezza degli appalti? Quanto denaro sarà elargito dallo stato per la sua costruzione? ai meridionali serve davvero questo ponte?


stavo per fregarti l'idea!!!


cmq l'unico ponte necessario è quello tra Roma e la costa smeralda!!!


Il dibattito politico e la discussione sull'opportunità
Accanto al dibattito scientifico vi è, in tutto il Paese, un'accesa discussione sull'opportunità di realizzare un'opera del genere, di dimensioni "colossali", nel contesto dello stretto.
Nei primi anni 2000 il Ponte sullo Stretto è entrato a far parte del programma di entrambi i candidati primo ministro per le elezioni politiche del 2001 (Silvio Berlusconi e Francesco Rutelli) e successivamente tra le Grandi Opere promesse dal governo Berlusconi II e divenne oggetto di rinnovate polemiche. Tra i più agguerriti contrari al progetto c'è il sindacalista Salvatore Santoro.
I fautori del progetto lo considerano un tentativo importante di fornire un'infrastruttura per il rilancio dell'economia delle regioni meridionali d'Italia; i suoi detrattori si rifanno a valutazioni di impatto ambientale (con previsioni anche molto gravi) o addirittura negano la fattibilità tecnica del ponte. Molti detrattori la considerano inutile dal punto di vista economico, in particolare segnalano che non si otterrebbero miglioramenti delle condizioni di trasporto merci e passeggeri da sud a nord in quanto le infrastrutture della zona sono estremamente carenti e recenti studi hanno indicato che il trasporto merci via mare verso i porti della Liguria risulta vantaggioso sotto molteplici aspetti.
I favorevoli, al di là degli aspetti economici difficilmente valutabili, fanno notare che si tratterebbe di un'opera sociale, utile soprattutto per sviluppare le ferrovie in Sicilia visto che è difficile pensare a treni veloci nell'isola senza una continuità col continente (continuità per ora non garantita da un sistema di traghetti che per il trasporto dei vagoni dalle stazioni di Messina a quella di Villa S.Giovanni impiega circa un'ora[1]). Per quanto concerne l'impatto ambientale, inoltre, i favorevoli all'opera ricordano l'enorme inquinamento dei traghetti che attraversano lo stretto che si eviterebbe con la costruzione del ponte.
Molte critiche sono inoltre legate all'enorme costo di quest'opera. Molti fanno notare infatti che si potrebbe utilizzare questo denaro per modernizzare e rendere più efficienti le infrastrutture del sud Italia e che sarebbe inutile la realizzazione del ponte dato che non sono presenti strutture all'altezza quali autostrade e ferrovie (a doppio binario) per poterlo raggiungere, i favorevoli controbattono il fatto che i fondi utilizzati per l'opera verrebbero per la maggior parte dall'ambito privato. La mancata realizzazione del Ponte dunque, libererebbe solamente le risorse stanziate dallo stato italiano, minoritarie rispetto ai finanziamenti comunitari, ed ai fondi creati ad hoc dalla SPV (special purpose vehicle) da costituirsi all'uopo, da parte del soggetto vincitore dell'aggiudicazione dei lavori secondo la metodologia del "general contractor". In realtà nel progetto del ponte sono già previste parecchie opere di riqualificazione delle infrastrutture nelle zone circostanti, ossia, dalla strada statale 106 Ionica, alla parte finale della Salerno-Reggio Calabria,con un occhio di riguardo alle autostrade siciliane. Stesso discorso dicasi per l'ambito ferroviario. L'attività investigativa delle forze dell'ordine ha più volte evidenziato il forte rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata nella gestione degli appalti, in particolare dei subappalti e dei progetti paralleli.
Attualmente il progetto è oggetto di due inchieste della magistratura: una riguarda l'impatto ambientale sul territorio, materia sulla quale l'Unione Europea si è già espressa avviando una procedura di infrazione il 25 ottobre 2005, per non avere fornito adeguate informazioni dato che lo studio presentato dal Governo «non è stato fatto correttamente».
L'altra inchiesta si occupa dell'intercettazione telefonica tra l'economista Carlo Pelanda e Paolo Savona, all'epoca presidente di Impregilo, in cui si annunciava la vittoria proprio dell'Impregilo, cosa che è avvenuta e che un bookmaker siciliano, esperto in scommesse sulle gare d'appalto, dava per favorita già da tempo.[citazione necessaria]
Altra tesi a supporto dell'immaturità di tale opera è lo stato dei lavori dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria, attualmente soggetta a continui lavori di ammodernamento e limitata per la maggior parte del proprio percorso ad una corsia per senso di marcia e a un limite di velocità di 60km/h; attualmente sotto sequestro giudiziario e con previsione di completamento entro il 2011 [1], il percorso terrestre verso la Sicilia è attualmente la maggiore fonte di ostacolo per il transito commerciale e turistico
http://it.wikipedia.org/wiki/Ponte_s...tto_di_Messina






La n'drangheta e la mafia si staranno pregustando il malloppo


Le mani della malavita sul Ponte di Messina
Intervista a Enzo Ciconte, dell’Università Roma Tre, sulla costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina
Lunghi tentacoli sembrano distendersi sul Ponte non ancora costruito. ‘Ndrangheta e Cosa Nostra hanno già riscaldato i motori pronti a scattare non appena saranno aggiudicati i lavori. E come per la tormentata autostrada Salerno-Reggio non è difficile immaginare cantieri gestiti dalla malavita organizzata. Di tutto questo parliamo con Enzo Ciconte, docente presso l’Università Roma tre, già parlamentare nella X legislatura (1987-1992), consulente dell’associazione “Libera” e autore di numerosi saggi.
La zona dello Stretto si caratterizza per essere un’area, certamente non la sola, ad alta densità mafiosa. Quali scenari apre la costruzione del Ponte?
Lo scenario più prevedibile è il fatto che ci sarà l’inserimento delle organizzazioni mafiose: ‘ndrangheta in Calabria e Cosa nostra in Sicilia , nei lavori di costruzione. Non penso agli appalti perché nessuna delle due ha ditte così grandi, a livello nazionale ed internazionale, per potervi partecipare. Ma penso ai subappalti per la fornitura dei materiali, ai terreni: sarà in questi settori che si sentirà la presenza delle mafie.
Sia il Ponte sullo Stretto, sia l’Autostrada Salerno-Reggio sono terreno fertile per le associazioni malavitose. C’è in questo senso una sorta di sinergia, un tacito accordo tra ‘Ndrangheta e Cosa Nostra?
No. Ognuno fa i suoi affari. Quando i lavori vengono eseguiti nel territorio della camorra i soldi li incassano i camorristi e quando si scende in Calabria, i calabresi. Non ci sono sinergie ma semplicemente un passaggio di consegne da un territorio ad un altro. Ma anche all’interno dello stesso territorio cambiano i referenti. Nel senso che ci sono più organizzazioni della camorra e della ‘ndrangheta; man mano che si passa dalla provincia di Cosenza a quella di Catanzaro, da quella di Vibo a Reggio: in ognuna di queste province ci sono organizzazioni mafiose; e ognuna partecipa in proporzione ai lavori.
Un divisione in zone di influenza?
Sono divisioni territoriali classiche di ogni organizzazione mafiosa. Ma senza sinergie tra l’una e l’altra; non hanno bisogno perché ognuno controlla il proprio territorio. E quando passi devi pagare pegno; tutto qua.
Come giungono all’appuntamento i poteri forti della Calabria e della Sicilia?
Arrivano abbastanza preparati e forti. Preparati perché non è la prima volta che partecipano a questo tipo di lavori. Quando hanno iniziato i lavori della Salerno-Reggio e, successivamente, in occasione dei lavori di ammodernamento, la ‘ndrangheta ha partecipato a piene mani: subappalti, appalti , l’insediamento dei cantieri e il controllo del territorio. Arrivano più forti di prima perché oramai, in questi territori, molte delle attività economiche sono direttamente nelle mani della ‘ndrangheta. Mi riferisco ai settori legati all’edilizia e agli appalti: le cave; le torbiere; il trasporto del materiale inerte; il trasporto di tutto il materiale edile; le ditte che forniscono ferro e legname. Parte delle attività economiche, di queste imprese sono nelle mani delle mafie. Sarà giocoforza, qualunque sia la ditta nazionale o internazionale che vincerà la gara, fare i conti con questa realtà economica che è mutata rispetto al passato. Negli anni 60 quando è cominciata la costruzione dell’Autostrada del Sole i mafiosi, gli ‘ndranghetisti in quel caso, parteciparono ai lavori di subappalto; oggi possono fare tante altre cose che prima non facevano; proprio perché sono più forti.
Non molti mesi fa i napoletani di Secondigliano e di Scampia hanno inveito contro le forze dell’ordine giunte per arrestare un camorrista. Nel napoletano la guerra tra i clan continua. In Sicilia c’è un silenzio.
In Sicilia con chi dovrebbero prendersela, con il mafioso o con il presidente della Giunta regionale accusato di aver favorito i mafiosi. Questo significa che il problema è complicato. Quanto accaduto a Scampia, a Secondigliano, non è un fatto isolato. Negli anni scorsi in alcuni comuni dell’Aspromonte quando la polizia arrestò dei latitanti ci fu la ribellione dei paesani per farli liberare. Quando si sono celebrati alcuni processi nella Locride, c’erano le donne di questi uomini che protestavano contro i giudici, i magistrati e i carabinieri. Come vede, non è un fatto nuovo. Le affermazioni del Ministro Pisanu hanno creato sorpresa. Per il resto rientra tutto nella ‘normalità’. Non c’è nulla di cui scandalizzarsi perché non è un fatto nuovo, che riguarda gli amministratori locali di oggi. Il problema è più generale.
Vale a dire?
Bisogna capire perché, tutto ciò, succede. In quella regioni c’è un maggior consenso all’organizzazione mafiosa; non si giudica lo Stato (dall’amministratore comunale al Presidente del Consiglio) come una realtà in grado di risolvere i problemi. La gente si sente abbandonata; presa in giro da tante cose. Non intendo dire che hanno ragione ma semplicemente che è la realtà ; bisogna fare una nuova politica completamente diversa rispetto a quella fatta finora.
Per esempio?
Liberare le istituzioni dalla presenza equivoche. Io inizierei col fare pulizia dalle liste regionali che vengono presentate da qualche settimana. Chiederei a tutti i partiti di essere limpidi e di non candidare persone che hanno avuto ‘impicci’ con la giustizia per quanto riguarda la mafia. Capisco che in questo caso possa essere colpito qualche persona che successivamente potrebbe risultare innocente; ma se vogliamo, quanto meno, sgombrare il campo da questi fatti bisognerà cominciare da qualche parte. Io lo farei dalla lista dei partiti.
Sul Ponte si è aperta una lunga battaglia che ancora continua. Oggi chi sono gli uomini del Ponte? E quale peso hanno nell’establishement locale e nazionale?
Intanto ci sono i Presidenti delle due Regioni, il Presidente del Consiglio, il Ministro Lunardi. Credo, quindi, che gli uomini del Ponte siano abbastanza rappresentati. I massimi rappresentanti istituzionali, tranne il sindaco di Villa San Giovanni, si sono pronunciati chiaramente. Nonostante forti reazioni presenti sia in Sicilia che in Calabria.
Lei lo costruirebbe?
No. Ci sono aspetti ambientali ed ecologici, prima che criminali.
http://www.girodivite.it/Le-mani-del...sul-Ponte.html


io ne sarei felice... risparmio quell'ora di "smonta e rimonta" vagoni![]()

