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    Exclamation I sindaci veneti: a noi il 20% dell'Irpef

    di Marco Alfieri
    da "Il Sole 24 Ore" Sabato 24 Maggio 2008


    Venerdì scorso la «costituente» a Ponte della Priula, nel trevigiano. Ieri mattina il secondo atto a Padova, a palazzo della Ragione, davanti al governatore Giancarlo Galan che proprio non voleva perdersi l'esordio. In sala erano più di 50 ma, a sera, le adesioni erano già salite a 150.
    Il movimento dei sindaci veneti per l'Irpef cresce a dismisura. L'onda spontanea corre dal Piave al patavino al trevigiano. Il 29 arriverà a Rovigo, il 6 giugno a Venezia, il 13 a Belluno. Poi Vicenza, forse Verona. Si autoconvocano, presentano il progetto, e raccolgono le adesioni, rigorosamente bipartisan.

    Ci sono i sindaci big come Flavio Zanonato da Padova, per il quale «la proposta non è egoistica , alla fin fine domandiamodi trattenere sul territorio solo il 5-6% del gettito», Achille Variati da Vicenza o Fausto Merchiori da Rovigo. Ma ci sono soprattutto i piccoli del territorio. Il borgomastro di Asolo, Schio, Teolo, Caerano San Marco, Roncade, Spregiano e tantissimi altri. Di destra e di sinistra indistintamente, giovani e vecchi, falchi e moderati tutti indefessamente federalisti e contrari ad una sperequazione fiscale che non fa differenza tra comuni virtuosi e in dissesto. Una vera battaglia di territorio, si direbbe.

    Quel che chiedono al governo è di poter tenere in casa il 20% del gettito Irpef a partire dal 1° gennaio 2009, anche a recupero dei mancati introiti Ici. Un progetto in pochi articoli snelli, appena tre, che permetterebbe, secondo i calcoli della Cgia di Mestre, «di arrivare ad un saldo positivo di 1.307 milioni di euro per il solo Veneto (2 miliardi 229 milioni di Irpef contro un taglio di 992 milioni di Ici). E a 10 miliardi, estendendolo a tutti i comuni italiani.
    In pratica si tratta di una piccola rivoluzione: superare l'attuale sistema dei trasferimenti erariali, con i soldi che vanno a Roma e poi, dimagriti, tornano sul territorio. Una tecnica che finora ha foraggiato i municipi spendaccioni, spesso del Sud. «Siamo stufi di dire quanto siamo virtuosi - spiega il sindaco di Santa Lucia, Stefano Fantinel - o di continuare ad aumentare l'Irpef per realizzare qualcosa nei nostri comuni. Se non ci daranno ascolto - abbozza - dobbiamo pensare ad iniziative forti. Non scioperano mica solo i tassisti, sapete…».

    Già, e il governo? Il Tesoro teoricamente non chiude. Ieri a Padova c'era il sottosegretario all'Economia Alberto Giorgetti, leader veneto di An, che Giulio Tremonti ha delegato a trattare con i ribelli del Piave. «Potremmo dare qualche punto in più di Irpef», ha aperto. «La riunione sarebbe andata meglio se Giorgetti ci avesse garantito una copertura totale della spesa», precisa Antonio Guadagnini, giovane vicesindaco di Crespano del Grappa, vera anima del movimento.

    Certo fa specie, in questa battaglia dal basso per il federalismo fiscale, il boicottaggio della Lega. I due sindaci leghisti di Verona e Treviso (Tosi e Gobbo) sono gli unici dei comuni capoluogo a non aver aderito. Alcuni borgomastri del Carroccio sarebbero anche favorevoli. Per dire: a Ponte della Priula c'era Marino Finozzi, il leghista vicentino presidente del consiglio regionale. E lo stesso vale per Flavio Tosi, che inizialmente aveva aderito ma poi ha disdettato. Ordine di scuderia. «È un controsenso sostenere un progetto federalista dal basso negli stessi giorni in cui il governo sta avviando la sua riforma in materia. Lasciamolo lavorare», smorza il segretario regionale del Carroccio Gian Paolo Gobbo. «Attenti a non cadere nelle trappole di un centro-sinistra che trama nell'ombra», incalza il consigliere regionale Maurizio Conte. In realtà il Carroccio frena perché teme la concorrenza sulla specialità della casa. «Teme di perdere il copyright sul federalismo», snocciola Guadagnini, che pure è del Pdl. E si capisce: nella buriana mediatica di un federalismo fiscale che avanza un po' a la carte tra modelli "a due velocità", "lombardo corretto", o addirittura "visto da sud", l'iniziativa veneta rischia infatti di sparigliare politicamente il quadro.

    Naturalmente non sono più i tempi eroici del primo movimento dei sindaci, del «partito delle centopadelle», come lo definì un Giuliano Amato un po' naif. E nemmeno sono più in prima fila i Cacciari, i Fistarol, i Giorgio Lago o il fondatore Bepi Covre. «Tuttavia siamo davanti ad una nuova generazione di sindaci del territorio, bipartisan, che si muove con grande pragmatismo», spiega il direttore della Nuova Venezia, Paolo Possamai. Insomma vanno seguiti con grande attenzione.
    Lo ha capito lo stesso Galan, che sta giocando una dura battaglia politica contro una Lega uscita fortissima dal voto di aprile, dopo aver cannibalizzato un Pdl sempre più centro-sudista. «Questa é una proposta, non una protesta - ha chiosato nona caso il governatore- e va in direzione del federalismo fiscale». Un avvertimento, nemmeno velato, alle ambizioni del Carroccio.




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  2. #2
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    Grandissimi!
    ^^

  3. #3
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    Conte non perde momento per dimostrarsi abbastanza rimbambito. La lega rischia una figura di palta.
    Bravo Finozzi, uno dei piu progressisti in Lega ^^

  4. #4
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    Ad ogni modo Galan è un pagliaccio.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Furlan Visualizza Messaggio
    di Marco Alfieri
    da "Il Sole 24 Ore" Sabato 24 Maggio 2008


    Venerdì scorso la «costituente» a Ponte della Priula, nel trevigiano. Ieri mattina il secondo atto a Padova, a palazzo della Ragione, davanti al governatore Giancarlo Galan che proprio non voleva perdersi l'esordio. In sala erano più di 50 ma, a sera, le adesioni erano già salite a 150.
    Il movimento dei sindaci veneti per l'Irpef cresce a dismisura. L'onda spontanea corre dal Piave al patavino al trevigiano. Il 29 arriverà a Rovigo, il 6 giugno a Venezia, il 13 a Belluno. Poi Vicenza, forse Verona. Si autoconvocano, presentano il progetto, e raccolgono le adesioni, rigorosamente bipartisan.

    Ci sono i sindaci big come Flavio Zanonato da Padova, per il quale «la proposta non è egoistica , alla fin fine domandiamodi trattenere sul territorio solo il 5-6% del gettito», Achille Variati da Vicenza o Fausto Merchiori da Rovigo. Ma ci sono soprattutto i piccoli del territorio. Il borgomastro di Asolo, Schio, Teolo, Caerano San Marco, Roncade, Spregiano e tantissimi altri. Di destra e di sinistra indistintamente, giovani e vecchi, falchi e moderati tutti indefessamente federalisti e contrari ad una sperequazione fiscale che non fa differenza tra comuni virtuosi e in dissesto. Una vera battaglia di territorio, si direbbe.

    Quel che chiedono al governo è di poter tenere in casa il 20% del gettito Irpef a partire dal 1° gennaio 2009, anche a recupero dei mancati introiti Ici. Un progetto in pochi articoli snelli, appena tre, che permetterebbe, secondo i calcoli della Cgia di Mestre, «di arrivare ad un saldo positivo di 1.307 milioni di euro per il solo Veneto (2 miliardi 229 milioni di Irpef contro un taglio di 992 milioni di Ici). E a 10 miliardi, estendendolo a tutti i comuni italiani.
    In pratica si tratta di una piccola rivoluzione: superare l'attuale sistema dei trasferimenti erariali, con i soldi che vanno a Roma e poi, dimagriti, tornano sul territorio. Una tecnica che finora ha foraggiato i municipi spendaccioni, spesso del Sud. «Siamo stufi di dire quanto siamo virtuosi - spiega il sindaco di Santa Lucia, Stefano Fantinel - o di continuare ad aumentare l'Irpef per realizzare qualcosa nei nostri comuni. Se non ci daranno ascolto - abbozza - dobbiamo pensare ad iniziative forti. Non scioperano mica solo i tassisti, sapete…».

    Già, e il governo? Il Tesoro teoricamente non chiude. Ieri a Padova c'era il sottosegretario all'Economia Alberto Giorgetti, leader veneto di An, che Giulio Tremonti ha delegato a trattare con i ribelli del Piave. «Potremmo dare qualche punto in più di Irpef», ha aperto. «La riunione sarebbe andata meglio se Giorgetti ci avesse garantito una copertura totale della spesa», precisa Antonio Guadagnini, giovane vicesindaco di Crespano del Grappa, vera anima del movimento.

    Certo fa specie, in questa battaglia dal basso per il federalismo fiscale, il boicottaggio della Lega. I due sindaci leghisti di Verona e Treviso (Tosi e Gobbo) sono gli unici dei comuni capoluogo a non aver aderito. Alcuni borgomastri del Carroccio sarebbero anche favorevoli. Per dire: a Ponte della Priula c'era Marino Finozzi, il leghista vicentino presidente del consiglio regionale. E lo stesso vale per Flavio Tosi, che inizialmente aveva aderito ma poi ha disdettato. Ordine di scuderia. «È un controsenso sostenere un progetto federalista dal basso negli stessi giorni in cui il governo sta avviando la sua riforma in materia. Lasciamolo lavorare», smorza il segretario regionale del Carroccio Gian Paolo Gobbo. «Attenti a non cadere nelle trappole di un centro-sinistra che trama nell'ombra», incalza il consigliere regionale Maurizio Conte. In realtà il Carroccio frena perché teme la concorrenza sulla specialità della casa. «Teme di perdere il copyright sul federalismo», snocciola Guadagnini, che pure è del Pdl. E si capisce: nella buriana mediatica di un federalismo fiscale che avanza un po' a la carte tra modelli "a due velocità", "lombardo corretto", o addirittura "visto da sud", l'iniziativa veneta rischia infatti di sparigliare politicamente il quadro.

    Naturalmente non sono più i tempi eroici del primo movimento dei sindaci, del «partito delle centopadelle», come lo definì un Giuliano Amato un po' naif. E nemmeno sono più in prima fila i Cacciari, i Fistarol, i Giorgio Lago o il fondatore Bepi Covre. «Tuttavia siamo davanti ad una nuova generazione di sindaci del territorio, bipartisan, che si muove con grande pragmatismo», spiega il direttore della Nuova Venezia, Paolo Possamai. Insomma vanno seguiti con grande attenzione.
    Lo ha capito lo stesso Galan, che sta giocando una dura battaglia politica contro una Lega uscita fortissima dal voto di aprile, dopo aver cannibalizzato un Pdl sempre più centro-sudista. «Questa é una proposta, non una protesta - ha chiosato nona caso il governatore- e va in direzione del federalismo fiscale». Un avvertimento, nemmeno velato, alle ambizioni del Carroccio.



    Comunque mi sembra una cosa messa lì un po' sconsclusionata.
    Un contentino.
    Serve invece un vero federalismo organico,strutturato e non iniziative estemporanee.
    Tra l'altro guardacaso,queste iniziative saltano sempre fuori dopo un successo della Lega.
    Galan mira solo a mantenere il potere.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Furlan Visualizza Messaggio
    di Marco Alfieri
    da "Il Sole 24 Ore" Sabato 24 Maggio 2008


    Venerdì scorso la «costituente» a Ponte della Priula, nel trevigiano. Ieri mattina il secondo atto a Padova, a palazzo della Ragione, davanti al governatore Giancarlo Galan che proprio non voleva perdersi l'esordio. In sala erano più di 50 ma, a sera, le adesioni erano già salite a 150.
    Il movimento dei sindaci veneti per l'Irpef cresce a dismisura. L'onda spontanea corre dal Piave al patavino al trevigiano. Il 29 arriverà a Rovigo, il 6 giugno a Venezia, il 13 a Belluno. Poi Vicenza, forse Verona. Si autoconvocano, presentano il progetto, e raccolgono le adesioni, rigorosamente bipartisan.

    Ci sono i sindaci big come Flavio Zanonato da Padova, per il quale «la proposta non è egoistica , alla fin fine domandiamodi trattenere sul territorio solo il 5-6% del gettito», Achille Variati da Vicenza o Fausto Merchiori da Rovigo. Ma ci sono soprattutto i piccoli del territorio. Il borgomastro di Asolo, Schio, Teolo, Caerano San Marco, Roncade, Spregiano e tantissimi altri. Di destra e di sinistra indistintamente, giovani e vecchi, falchi e moderati tutti indefessamente federalisti e contrari ad una sperequazione fiscale che non fa differenza tra comuni virtuosi e in dissesto. Una vera battaglia di territorio, si direbbe.

    Quel che chiedono al governo è di poter tenere in casa il 20% del gettito Irpef a partire dal 1° gennaio 2009, anche a recupero dei mancati introiti Ici. Un progetto in pochi articoli snelli, appena tre, che permetterebbe, secondo i calcoli della Cgia di Mestre, «di arrivare ad un saldo positivo di 1.307 milioni di euro per il solo Veneto (2 miliardi 229 milioni di Irpef contro un taglio di 992 milioni di Ici). E a 10 miliardi, estendendolo a tutti i comuni italiani.
    In pratica si tratta di una piccola rivoluzione: superare l'attuale sistema dei trasferimenti erariali, con i soldi che vanno a Roma e poi, dimagriti, tornano sul territorio. Una tecnica che finora ha foraggiato i municipi spendaccioni, spesso del Sud. «Siamo stufi di dire quanto siamo virtuosi - spiega il sindaco di Santa Lucia, Stefano Fantinel - o di continuare ad aumentare l'Irpef per realizzare qualcosa nei nostri comuni. Se non ci daranno ascolto - abbozza - dobbiamo pensare ad iniziative forti. Non scioperano mica solo i tassisti, sapete…».

    Già, e il governo? Il Tesoro teoricamente non chiude. Ieri a Padova c'era il sottosegretario all'Economia Alberto Giorgetti, leader veneto di An, che Giulio Tremonti ha delegato a trattare con i ribelli del Piave. «Potremmo dare qualche punto in più di Irpef», ha aperto. «La riunione sarebbe andata meglio se Giorgetti ci avesse garantito una copertura totale della spesa», precisa Antonio Guadagnini, giovane vicesindaco di Crespano del Grappa, vera anima del movimento.

    Certo fa specie, in questa battaglia dal basso per il federalismo fiscale, il boicottaggio della Lega. I due sindaci leghisti di Verona e Treviso (Tosi e Gobbo) sono gli unici dei comuni capoluogo a non aver aderito. Alcuni borgomastri del Carroccio sarebbero anche favorevoli. Per dire: a Ponte della Priula c'era Marino Finozzi, il leghista vicentino presidente del consiglio regionale. E lo stesso vale per Flavio Tosi, che inizialmente aveva aderito ma poi ha disdettato. Ordine di scuderia. «È un controsenso sostenere un progetto federalista dal basso negli stessi giorni in cui il governo sta avviando la sua riforma in materia. Lasciamolo lavorare», smorza il segretario regionale del Carroccio Gian Paolo Gobbo. «Attenti a non cadere nelle trappole di un centro-sinistra che trama nell'ombra», incalza il consigliere regionale Maurizio Conte. In realtà il Carroccio frena perché teme la concorrenza sulla specialità della casa. «Teme di perdere il copyright sul federalismo», snocciola Guadagnini, che pure è del Pdl. E si capisce: nella buriana mediatica di un federalismo fiscale che avanza un po' a la carte tra modelli "a due velocità", "lombardo corretto", o addirittura "visto da sud", l'iniziativa veneta rischia infatti di sparigliare politicamente il quadro.

    Naturalmente non sono più i tempi eroici del primo movimento dei sindaci, del «partito delle centopadelle», come lo definì un Giuliano Amato un po' naif. E nemmeno sono più in prima fila i Cacciari, i Fistarol, i Giorgio Lago o il fondatore Bepi Covre. «Tuttavia siamo davanti ad una nuova generazione di sindaci del territorio, bipartisan, che si muove con grande pragmatismo», spiega il direttore della Nuova Venezia, Paolo Possamai. Insomma vanno seguiti con grande attenzione.
    Lo ha capito lo stesso Galan, che sta giocando una dura battaglia politica contro una Lega uscita fortissima dal voto di aprile, dopo aver cannibalizzato un Pdl sempre più centro-sudista. «Questa é una proposta, non una protesta - ha chiosato nona caso il governatore- e va in direzione del federalismo fiscale». Un avvertimento, nemmeno velato, alle ambizioni del Carroccio.



    Secondo la proposta in esame al Parlamento, il 15% dell'IRPEF deve restare alle Regioni, oltre all'80% dell'IVA.
    La proposta in questione prevede anche " la possibilità che la legge regionale possa istituire tributi regionali e locali e determinare le materie nelle quali Comuni, Province e Città metropolitane possono istituire
    tributi locali e introdurre variazioni ad aliquote o agevolazioni.
    Stabilisce tributi propri degli enti locali, ossia l’imposta locale sui redditi fondiari, oltre alla facoltà per le Regioni di istituire, a favore degli enti locali, compartecipazioni al gettito dei tributi e delle compartecipazioni regionali.
    Prevede la partecipazione di Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni alla gestione delle agenzie regionali delle entrate, la definizione di strumenti di accreditamento diretto del riscosso agli enti titolari del tributo, nonché il
    versamento dei tributi regionali direttamente in capo alle Regioni competenti, con superamento del sistema della tesoreria unica. "

    Mi sembra una proposta molto equilibrata, e soprattutto più vantaggiosa per i contribuenti del nord

  7. #7
    bah.. bastian contrario
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    Ben vengano queste iniziative a smuovere la situazione.

    Penso che l'idea dell'indipendenza Veneta debba essere coltivata anche in questo modo, evidenziando queste iniziative.
    Che l'idea "sensa Roma xe mejo" sia ben chiara.
    Poi è ovvio che in questi contesti ci sono sempre persone che cercano di mettersi in rilievo al di là dei meriti effettivi.

    La spinta autonomista/indipendentista in Veneto è forte e sebbene una parte della vittoria della lega sia dovuta all'emergenza immigrazione, penso che se non si fosse schierata apertamente con il Berlusca, avrebbe ottenuto molto di più.

    Galan cerca di essere visibile il più possibile per stare a galla, deve adeguarsi al cambiamento degli eventi: l'importante è che, costretto o no, porti a casa dei risultati per i Veneti e non faccia lo zerbino del suo capetto.
    La vittoria della Lega non deve avere il risultato di porla sugli allori e di fregarsene di lavorare, che si metta subito al lavoro.
    Se Tosi ha avuto il contrordine per pura ragion di stato, peggio per loro.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da grigioverde Visualizza Messaggio
    Ben vengano queste iniziative a smuovere la situazione.

    Penso che l'idea dell'indipendenza Veneta debba essere coltivata anche in questo modo, evidenziando queste iniziative.
    Che l'idea "sensa Roma xe mejo" sia ben chiara.
    Poi è ovvio che in questi contesti ci sono sempre persone che cercano di mettersi in rilievo al di là dei meriti effettivi.

    La spinta autonomista/indipendentista in Veneto è forte e sebbene una parte della vittoria della lega sia dovuta all'emergenza immigrazione, penso che se non si fosse schierata apertamente con il Berlusca, avrebbe ottenuto molto di più.

    Galan cerca di essere visibile il più possibile per stare a galla, deve adeguarsi al cambiamento degli eventi: l'importante è che, costretto o no, porti a casa dei risultati per i Veneti e non faccia lo zerbino del suo capetto.
    La vittoria della Lega non deve avere il risultato di porla sugli allori e di fregarsene di lavorare, che si metta subito al lavoro.
    Se Tosi ha avuto il contrordine per pura ragion di stato, peggio per loro.
    C'è una proposta ufficiale di federalismo in esame del Parlamento che smuove la situazione ben più delle rivendicazioni dei comuni veneti, è di questo che si sta discutendo .
    Secondo questa proposta ufficiale, alle regioni dovrebbe restare una larga fetta di tributi che attualmente vanno a Roma, anche in considerazione del fatto che le regioni chiedono di esercitare nuove funzioni e competenze che attualmente non hanno.
    L'articolo in questione mostra invece le rivendicazioni dei comuni veneti, che non sono in linea con quelle contenute nella proposta di federalismo che dovrebbe essere approvata dal Parlamento, ed è per questo che l'autore dell'articolo e Galan esultano.

  9. #9
    bah.. bastian contrario
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    Citazione Originariamente Scritto da novis Visualizza Messaggio
    C'è una proposta ufficiale di federalismo in esame del Parlamento che smuove la situazione ben più delle rivendicazioni dei comuni veneti, è di questo che si sta discutendo .
    Secondo questa proposta ufficiale, alle regioni dovrebbe restare una larga fetta di tributi che attualmente vanno a Roma, anche in considerazione del fatto che le regioni chiedono di esercitare nuove funzioni e competenze che attualmente non hanno.
    L'articolo in questione mostra invece le rivendicazioni dei comuni veneti, che non sono in linea con quelle contenute nella proposta di federalismo che dovrebbe essere approvata dal Parlamento, ed è per questo che l'autore dell'articolo e Galan esultano.
    Ovvio, c'è una proposta ufficiale di federalismo.
    Probabilmente anche la sinistra ce l'ha, o l'ha proposta in tempi passati.

    Ma il problema è che è a Roma.

    Lo scopo del mio intervento è non far passare inosservate giuste iniziative di autonomia, poi sarà da valutare attentamente se queste si "scontrino" con altre ma intanto l'idea deve rimanere in evidenza.
    Se i sindaci non avessero fatto niente, il problema si sminuirebbe.

    Quelli di Roma si addormentano facilmente, di qualunque colore essi siano.

    La verità è che potremmo farne anche a meno...

  10. #10
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    Occorrerebbe la sollevazione di tutti i sindaci Veneti. Altro che Lega...

 

 
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