Intellettuali inglesi contro il Papa: «Va processato» - Il Sole 24 ORE
Pressata da più parti per lo scandalo pedofilia che l'ha coinvolta, in difficoltà, anche mediatica, per alcuni tentativi di autodifesa andati più o meno a vuoto (il segretario di stato vaticano Bertone è stato attaccato pesantemente per aver avvicinato la pedofilia all'omosessualità) la Chiesa è investita da una provocazione che arriva dalla Gran Bretagna, che fa e farà discutere, anche in occasione delle prossima visita di Benedetto XVI, prevista tra il 16 e il 19 settembre.
Due intellettuali molto noti, atei militanti, come Richard Dawkins e Cristopher Hitchens, hanno infatti chiesto a un team di avvocati esperto in difesa dei diritti umani di preparare un'accusa formale e di richiedere l'incriminazione del pontefice per aver coperto le responsabilità della Chiesa nello scandalo degli abusi sessuali ai danni di minori. I due animatori del movimento ateo inglese si rifanno in particolare - ma non solo - alla lettera del 1985 di cui ha dato conto l'Associated Press, firmata dall'allora cardinale Joseph Ratzinger, nella quale il futuro pontefice avrebbe manifestato opposizione alla rimozione di un sacerdote californiano, Stephen Kiesle, che aveva molestato dei bambini. Nella missiva, scritta in latino, l'allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, esprimeva preoccupazione per l'effetto che una la riduzione allo stato laicale del sacerdote avrebbe avuto sul «bene della Chiesa universale».
Hitchens e Dawkins (già ideatore della campagna pro-ateismo sui bus inglesi) contestano al Papa «l'insabbiamento istituzionalizzato di abusi ai danni di minori», un crimine contemplato in ogni ordinamento, «che non prevede cerimonie private di penitenza o risarcimenti pagati dalla Chiesa ma giustizia e sentenze». In un articolo sul Guardian, Dawkins sostiene che la Chiesa deve rispondere alla legge civile quando è in gioco la dignità ferita dei minori e non può ripararsi dietro il proprio specifico ordinamento giuridico-religioso. L'intellettuale britannico argomenta inoltre che qualsiasi altro capo di stato o di governo, sorpreso ad aver insabbiato crimini di questa entità, si sarebbe già dimesso da tempo.
Dawkins e Hitchens sono convinti che il pontefice debba essere chiamato a rispondere in tribunale della propria condotta e, per far questo, credono di poter sfruttare il medesimo principio usato per arrestare il dittatore cileno Augusto Pinochet durante la sua visita in Inghilterra del 1998. Benedetto XVI, sostengono, non potrebbe avvalersi dell'immunità diplomatica poichè, nonostante la sua visita sia catalogata come visita di stato, guida un paese non riconosciuto a pieno titolo dalle Nazioni Unite.
Geoffrey Robertson e Mark Stephens, i legali incaricati di preparare il caso, sono convinti, dal canto loro, di poter chiedere alla procura del Regno Unito, di procedere penalmente contro il Papa, lanciare un'azione civile o deferire il suo caso al tribunale internazionale. «Il modo in cui si è comportata la Chiesa Cattolica si configura come un crimine contro l'umanità», ha spiegato Stephens. «Sia io che Geoffrey - ha proseguito - siamo giunti alla conclusione che il Vaticano non può essere considerato uno Stato dal punto di vista del diritto internazionale. Non è infatti riconosciuto dall'Onu, non ha frontiere controllate da autorità di polizia e le sue relazioni esterne non sono di natura interamente diplomatica». Di tutt'altro avviso, ovviamente, la posizione della Santa Sede. Interpellato sull'argomento, il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha parlato di «idea bizzarra» finalizzata a colpire unicamente l'opinione pubblica. «La visita del Papa in Gran Bretagna è una visita di stato, e sarebbe molto strano se durante una visita di stato la persona invitata fosse arrestata», ha commentato padre Lombardi.
Ma gli atei inglesi sono intenzionati ad anadare avanti, mentre l'opinione pubblica britannica si divide sull'inedita proposta.




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