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Discussione: da altra lista tIBET

  1. #1
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    Predefinito da altra lista tIBET

    Postato il 11 Luglio, 2008 da Anonimo in
    Autore:
    Brigante Rosso


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    Questo “media-test” non vuole scandalizzare. Tutte le posizioni sono rispettabili. Il nostro obiettivo è che ciascuno possa porsi, da solo, una questione essenziale:
    “Le mie convinzioni si basano su informazioni affidabili o si è trattato della manipolazione dell’opinione pubblica su alcune questioni critiche?”
    Come si fa ad essere un buon giudice? Si devono ascoltare con attenzione le varie posizioni, lasciare i pregiudizi da parte, verificare l’affidabilità di ogni prova, documento o testimone. Non dovremmo essere tutti, lettori o spettatori dei media, interessati ad applicare questo metodo?
    1. “Prima dell’invasione cinese, il popolo tibetano viveva in armonia con i monaci e i signori feudali in un ordine sociale ispirato dagli insegnamenti religiosi”.
    FALSO.
    La dottrina imponeva la superiorità del ricco signore e l’inferiorità del contadino miserabile, del monaco inferiore, dello schiavo e della donna. Si presentava quest’ordine come il risultato ineluttabile della successione karmica, prodotto della virtù dei ricchi e delle loro vite passate.
    In realtà, questa ideologia giustificava un ordine sociale di classe feudale: i servi dovevano lavorare le terre del signore o del monastero, gratuitamente e per tutta la vita. Qualunque azione era un pretesto per imporre tasse elevate: matrimonio, funerale, nascita, feste religiose, il possesso di un animale, piantare un albero, il ballo, e persino entrare o uscire di prigione.
    Questi debiti potevano essere passati da padre in figlio e proseguire nelle generazioni successive, e se i debiti non venivano pagati, i debitori erano ridotti in schiavitù.
    I fuggitivi e i ladri erano perseguiti da un piccolo esercito professionista. Le punizioni preferite erano il taglio della lingua o accecare un occhio, il taglio del tendine del ginocchio, ecc. Tutte queste torture sono state proibite nel 1951 mediante l’applicazione delle riforme portate da Pechino.
    2. “Nel 1951 la Cina ha invaso il Tibet”
    FALSO.
    Il termine “invasione” implica l’idea dell’esistenza di due paesi diversi. In realtà, a partire dal XII secolo, con l’impero mongolo, il Tibet è stato annesso alla Cina. A partire dal secolo XVII il Tibet è diventato una delle diciotto province dell’impero cinese e ogni Dalai-lama riceveva la sua garanzia di legittimazione dall’imperatore cinese.
    Alla fine del XIX secolo l’impero britannico ha invaso il Tibet. Il Dalai-lama ha approfittato dell’occasione per rivendicare l’indipendenza tibetana. Questa richiesta, però, non venne presa in considerazione da nessun partito cinese né da alcun paese del mondo. Nel 1949, anche il Dipartimento di Stato USA considerava il Tibet (e Taiwan) come parte integrante della Cina, ma cambia tutto quando la Cina diventa un paese socialista con Mao Zedong.
    Era lo stesso Dipartimento di Stato, allora, che scriveva:
    “Il Tibet diventa una zona strategica ideologicamente importante. L’indipendenza del Tibet può servire come lotta contro il comunismo, è nostro interesse riconoscerlo come paese indipendente anziché come parte integrante della Cina”. Ma aggiunge: “La situazione cambia se si crea un governo in esilio. In questo caso il nostro interesse sarà di sostenere l’indipendenza del Tibet senza riconoscerla. Il riconoscimento dell’indipendenza del Tibet non è la questione veramente importante. Si tratta della nostra strategia contro la Cina.”
    3. “A partire dal momento in cui i comunisti cinesi presero il potere nel 1951, il Dalai-lama e i signori tibetani hanno perso il loro potere politico in Tibet”
    FALSO.
    Nel 1951 venne firmato l’Accordo per la Liberazione Pacifica del Tibet tra Pechino e il governo locale tibetano. Il Dalai-lama accettò la proposta di Mao Zedong e gli mandò un messaggio telegrafico: “Il governo locale, i lama e le popolazioni laiche del Tibet appoggiano all’unanimità l’Accordo di 17 articoli.”
    Questo fu il contesto in cui l’Esercito di Liberazione Popolare entrò in Tibet. L’accordo prevedeva il mantenimento della servitù in Tibet sotto l’autorità del Dalai-lama.
    I monasteri, il Dalai-lama e gli ufficiali mantennero i loro possedimenti (70%delle terre). Pechino gestiva solo le questioni militari e i rapporti internazionali. Il governo locale tibetano, composto da lama e signori feudali, negoziò e accettò l’accordo. In contropartita, il Dalai-lama ricevette il posto di Vice-presidente del parlamento cinese, posto che occupò senza il minimo tentennamento.
    4. “La battaglia di Lhasa si concluse con la morte di 83.000 tibetani!”
    FALSO.
    Per capire meglio l’evoluzione del conflitto: mentre in Tibet la servitù feudale era stata mantenuta, dagli anni cinquanta la riforma agraria veniva applicata nelle province limitrofe (abitate da minoranze tibetane che coesistevano con gli Han, Hui, Yi, Naxi, Qiang, Mongoli, ecc.).
    Si confiscavano le terre dei grandi proprietari per ridistribuirle ai contadini poveri. Questo processo si sviluppò senza troppe frizioni, dato che il governo cinese pagava una rendita ai vecchi proprietari. Sono i lama e i grandi signori tibetani di queste regioni limitrofe, che per paura di perdere i loro privilegi, cominciarono a organizzare la resistenza.
    Nel 1956 scoppiò una rivolta armata, iniziata dal monastero di Litang nella provincia dello Sichuan. Dopo alcune scaramucce con l’esercito rosso, una parte dell’elite tibetana dello Sichuan si è rifugiata in Tibet spargendo voci del “terrore rosso”.
    La CIA finanziò e appoggiò la rivolta fin dall’inizio. Avevano addestrato milizie armate nel Colorado, le avevano poi lanciate in Tibet e le avevano rifornite per via aerea. I fatti di sangue di quest’epoca erano in realtà la repressione di una lotta di classi privilegiate organizzate dalla CIA. Nel 1959, le voci secondo le quali “i cinesi volevano sequestrare il Dalai-lama” provocò una grande manifestazione a Lhasa (anche se la CIA, in realtà, aveva già organizzato la fuga del Dalai-lama in India). I manifestanti linciarono alcuni ufficiali tibetani e l’esercito rosso schiacciò la ribellione.
    Quanti morti ci furono a Lhasa? Secondo i testimoni raccolti dal politologo pro indipendentista Henry Bradsher, 3.000. Nel 1959 il Dalai-lama pretendeva che fossero 65.000, e aumentò la cifra fino ad arrivare a 87.000. Il problema è che allora, Lhasa aveva una popolazione massima di 40.000 abitanti.
    Di certo dopo la ribellione 10.000 tibetani furono condannati a lavori forzati per 8 mesi, e impiegati nella costruzione della prima centrale elettrica di Ngchen. Le cifre fantasiose circa il “genocidio” hanno continuato a circolare. Nel 1984 il governo tibetano ha dichiarato: “Tra il 1949 e il 1979 sono stati assassinati dall’esercito rosso 432.000 tibetani!”
    5. In principio, l’India negava l’asilo politico al Dalai-lama
    VERO.
    Dal 1949 gli USA hanno cercato di convincere il Dalai-lama ad andare in esilio. Per farlo, contarono sull’appoggio dei suoi due fratelli (contattati dalla CIA fin dal 1951) e del consigliere tedesco Heinrich Harrer (ex SS).
    L’allora dirigente indiano, Nehru, non aveva intenzione di dargli asilo politico. Perciò, il presidente Eisenhower propose un trattato; se l’India avesse dato asilo politico al Dalai-lama, gli USA avrebbero formato 400 ingegneri indiani in materia di tecnologia nucleare.
    Il trattato venne accettato. Nel 1974 la prima bomba atomica indiana venne chiamata cinicamente: “il Budda sorridente”.
    6. L’occupazione cinese ha causato la morte violenta di 1,2 milioni di tibetani
    FALSO.
    Due dati contraddicono questa cifra, accettata senza prove da più di 30 anni dall’insieme dei paesi occidentali.
    *
    La piramide di età della popolazione tibetana. Si stima che nel 1953 la popolazione tibetana (tanto in Tibet che nelle province limitrofe) raggiungeva al massimo 2,5 milioni di abitanti. Se avessero assassinato 1,2 milioni di tibetani tra il 1951 e l’inizio degli anni 70’, una gran parte del Tibet sarebbe rimasta spopolata. Inoltre, ci sarebbe stato un grande squilibrio tra uomini e donne. I demografi, invece, non rilevano nessuna anomalia nella popolazione tibetana, che non ha mai smesso di aumentare. Attualmente in Cina si contano quasi 6 milioni di tibetani.
    *
    L’unica persona che ha avuto accesso agli archivi del governo tibetano in esilio è Patrick French, quando dirigeva la campagna “Free Tíbet” a Londra. Con i documenti in mano, French arrivò ala conclusione che le prove del “genocidio tibetano” erano state falsificate. Le battaglie del 1959 erano state contabilizzate varie volte e le cifre dei morti erano state aggiunte, a margine, in seguito. French denunciò questa falsificazione, ma la cifra di 1,2 milioni di morti ha continuato a fare il giro del mondo.
    7. “Durante la Rivoluzione Culturale venne proibita ogni pratica religiosa”
    VERO.
    Tra il 1966 e il 1976, tutte le pratiche religiose vennero proibite, non solo in Tibet, ma in tutto il territorio cinese. Si chiusero i monasteri e i monaci furono obbligati a vivere con le loro famiglie d’origine, dedicandosi al lavoro produttivo, essenzialmente agricolo. Non tutti i monasteri venero distrutti, ma molti oggetti di culto furono spazzati via dalle guardie rosse (giovani intellettuali tibetani aderenti al movimento rivoluzionario cinese).
    Quando la situazione degenerò gravemente (eccessi, castighi arbitrari), l’esercito rosso s’interpose e restaurò l’ordine sociale ed economico. Il governo cinese ammise gli errori che aveva commesso in questo periodo e cominciò a finanziare la restaurazione di tutto il patrimonio religioso del Tibet.
    I monasteri tornarono a riempirsi di monaci. Attualmente, in Cina vi sono più di 2.000 monasteri tibetani restaurati e in funzione.
    8. “Il Dalai-lama è una specie di Papa del Buddismo mondiale”
    FALSO.
    Il Dalai-lama non rappresenta il buddismo zen (Giappone), né il buddismo del Sud-Est asiatico, né quello cinese. Il buddismo tibetano rappresenta meno del 2% dei buddisti del mondo. In Tibet, inoltre, esistono quattro scuole buddiste separate. Il Dalai-lama appartiene a una di quelle, la geluppa (i “virtuosi” capelli gialli).
    Durante la visita che il Dalai-lama fece a Londra nel 1992, fu accusato dalla maggior organizzazione buddista britannica di essere un “dittatore spietato” ed un “oppressore della libertà religiosa”. Si tratta di un “Papa” con pochi discepoli religiosi, ma molti adepti politici.
    9. Il Dalai-lama rivendica un territorio equivalente alla quarta parte della Cina
    VERO.
    Sebbene nelle sue ultime dichiarazioni affermava di accontentarsi dell’autonomia, nei suoi libri rivendica il “grande Tibet”, un territorio due volte più grande di quello su cui i Dalai-lama esercitavano il loro potere politico in passato! Questo territorio include tutta la provincia di Qinghai e parti delle province di Gansu, Yunnan e Sichuan, abitate da varie minoranze, tibetane e non.
    Che cosa farebbero? Caccerebbero i non tibetani? Farebbero la pulizia etnica? Certo! Nel 1987 il Dalai-lama ha dichiarato testualmente: “Dovranno partire 7,5 milioni di coloni”. Non si tratta di coloni, però, visto che la popolazione di queste regioni è mista da molti secoli. In ogni caso, questo progetto espansionista provocherebbe ciò che tutte le grandi potenze hanno voluto per più di 150 anni: smembrare la Cina.
    10. “Il finanziamento del movimento tibetano proviene da donazioni di ONG umanitarie o caritatevoli”
    FALSO.
    Il movimento tibetano riceve effettivamente questo tipo di donazioni, ma la sua fonte di finanziamento principale è il governo degli USA. Tra il 1959 e il 1972, la CIA ha dato 1,7 milioni di dollari al “Governo Tibetano in esilio” e 180.000 dollari annuali direttamente al Dalai-lama. Per molto tempo, egli lo ha negato, ma finalmente negli anni ottanta, ha finito col riconoscerlo pubblicamente. Da allora ad oggi i finanziamenti sono stati più discreti, attraverso organizzazioni di copertura come il National Endowment for Democracy (NED), il Tibet Fund, il State Department’s Bureau of Democracy... Un altro dei suoi principali patrocinatori è George Soros, attraverso lo Albert Einstein Institution, che continua ad essere diretto dall’ex colonnello Robert Helvey dei servizi segreti USA.
    11. “Il sostegno degli USA al Dalai-lama è motivato da obiettivi strategici”
    VERO.
    L’elite dirigente degli USA considera la Cina come il suo principale nemico. Anche se si tratta di un socio economico indispensabile, a lungo termine, la Cina è valutata come il principale fattore di resistenza al dominio mondiale statunitense. Gli Stati Uniti prevedono che la Cina supererà la loro economia nel 2030. Di conseguenza, è fondamentale per gli USA evitare che il resto dei paesi asiatici riescano a creare un mercato comune legato alla Cina che potrebbe sfuggire al loro controllo. Quindi, sognano di spaccare la Cina come hanno fatto con l’URSS.
    Il loro obiettivo è controllare le ricchezze economiche, la mano d’opera e il mercato più grande del mondo. Per indebolire la Cina gli USA hanno una doppia strategia. Da una parte circondarla con le basi militari, dall’altra, appoggiare il separatismo e ogni tipo di opposizione, cominciando da campagne mediatiche di indebolimento. Questa è la ragione per cui investono grandi somme di denaro nella questione del Tibet.
    12. “Il Dalai-lama ha difeso pubblicamente il dittatore fascista del Cile, Augusto Pinochet”
    VERO.
    Pinochet fu arrestato in Inghilterra dalla polizia britannica, sulla base di un ordine d’arresto internazionale emesso dal giudice spagnolo Baltasar Garzón. In quell’occasione il Dalai-lama raccomandò vivamente al governo britannico la liberazione di Pinochet, per evitare che fosse giudicato in Spagna per crimini contro l’umanità.
    Anche Pinochet era un vecchio impiegato della CIA. Il Dalai-lama, in effetti, è una pedina degli Stati Uniti. Nel 2007, George Bush gli ha conferito la maggior decorazione degli USA, la Medaglia d’Oro del Congresso. Sua Santità allora ha incensato Bush per i suoi sforzi a favore della democrazia, della libertà e dei diritti umani in tutto il mondo.
    E ha persino definito gli USA “campioni di democrazia e della libertà!”
    13. “Reporter sin Frontieres (Rsf) appoggiano il Dalai-lama in modo disinteressato”
    FALSO.
    RSF si presenta come un’organizzazione che lotta a favore della libertà dei giornalisti, e un gran numero di donatori credono di appoggiare un’organizzazione indipendente ed obiettiva. Ma il finanziamento per assistere giornalisti oppressi occupa solo il 7% del finanziamento globale. Il resto è diretto a finanziare campagne politiche, nelle quali si trova il denaro sporco.
    Il patron di RSF, Robert Ménard, è un difensore dei diritti dell’uomo a geometria variabile. Perché critica Venezuela e Cuba deformando i fatti? Ha avuto finanziamenti dalla mafia cubana di Miami. Perché critica la Cina per la sua politica nel Tibet? Ha ricevuto 100.000 dollari dagli anticomunisti di Taiwan. Certo Ménard è molto più timido quando si tratta di criticare gli USA, il paese che ha ucciso più giornalisti negli ultimi anni (soprattutto in Iraq). E’ finanziato dalla CIA attraverso la NED, citata in precedenza.
    Perché Ménard ha lasciato che RSF smettesse di criticare i media francesi? Perché è legato finanziariamente ai grandi media francesi e ad alcune grandi multinazionali. I distributori di stampa (proprietà parziale di Lagardère) distribuiscono gratuitamente i suoi album fotografici. “Non si sputa nel piatto in cui si mangia!” Lo ha riconosciuto lo stesso Ménard nel 2001. Come fare, per esempio, ad organizzare un dibattito sulla concentrazione della stampa e poi chiedere a Hanvas o a Hachette di finanziare l’evento?
    Nonostante tutti questi sfondi sospettosi, la maggioranza dei grandi media continuano a difendere gli argomenti di Ménard. Ma l’UNESCO ha smesso di finanziarlo con questa spiegazione: “In varie occasioni, RSF aveva dato prova di mancanza di etica nel trattare alcuni paesi in maniera molto poco obiettiva.”
    14. “La Cina sta facendo un genocidio culturale in Tibet”
    FALSO.
    Il Tibet è da tempo una regione autonoma. Dagli anni 80’, la cultura e la religione tibetana si pratica liberamente, i bambini sono bilingue e sono stati aperti istituti di tibetologia. I monasteri si sono riempiti di lama, compresi i bambini. La lingua tibetana è parlata e scritta da molte più persone che prima della rivoluzione. Nel Tibet esiste un centinaio di riviste letterarie. Anche la rivista Foreign Office, vicina al Dipartimento di Stato degli USA, ha riconosciuto che la pratica del bilinguismo era usata dal 60/70% dei funzionari di etnia tibetana.
    Inoltre, la cultura tibetana ha avuto nuove prospettive dallo sviluppo nel resto della Cina, specialmente nell’ambito della lingua, la letteratura, gli studi sulla vita quotidiana e l’architettura tradizionale. In Cina sono stati pubblicati importanti collezioni di libri, giornali e riviste in lingua tibetana. Ci sono molti editoriali dedicati a promozioni di lingua tibetana, non solo in Tibet ma anche a Pechino. La realtà dimostra che l’idea del “genocidio culturale” non è altro che un mito della propaganda politica.
    15. “Le violenze che sono avvenute a Lhasa, lo scorso 14 marzo 2008, sono la conseguenza della durezza con cui la polizia e l’esercito cinese hanno represso una manifestazione pacifica.”
    FALSO.
    Tutti i testimoni occidentali presenti in quel momento, tra cui il giornalista James Miles (The Economist), confermano la stessa versione: le violenze furono scatenate da giovani tibetani che erano stati diretti da alcuni lama per commettere atti vandalici.
    Si trattava di azioni criminali programmate a carattere razzista. Vari gruppi, tutti armati nello stesso modo (bottiglie Molotov, pietre, sbarre di ferro e coltelli da macellaio), agendo alla stessa maniera, si sono sparpagliati a Lhasa seminando il panico e attaccando gli Han (cinesi) e gli Hui (musulmani). Hanno attaccato scuole, ospedali, hotel. Hanno bruciato vivi e lapidato vari civili. Sono stati contati 19 morti e più di 300 feriti. Alcuni tibetani più anziani hanno soccorso alcune vittime salvando loro la vita.
    Quando si sono verificate queste violenze razziste, i sostenitori del Dalai-lama hanno preteso che si è trattato di una montatura compiuta da soldati cinesi travestiti da monaci, facendo circolare la fotografia, una cosiddetta “foto-satellite”, che pretendeva di provare i fatti. Abbiamo dimostrato che quella foto è stata un’enorme farsa.
    In un primo tempo, la polizia e l’esercito cinese sono rimasti passivi, per poi intervenire e far cessare l’ondata di violenze. Quante vittime ci sono state? I media occidentali diffondono una cifra che raggiunge le “centinaia”, ma ancora una volta, questa cifra proviene dall’entourage del Dalai-lama. Alcuni dei “morti” contati dal governo tibetano in esilio ora vivono in Tibet. Altri si chiamano “Dupont, Charleroi “, senza altra precisazione.
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    Il 12 Luglio, 2008 Anticoloniale (non verificato) ha detto:





    Allora appoggiamo tutte le invasioni coloniali fatte in nome di princìpi umanitari e dell'esportazione della democrazia occidentale contro i cosiddetti

  2. #2
    Cancellato
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    adesso ti mangiano vivo, ma red shadow correrà a difenderti postando pagine su pagine in francese, tedesco e inglese.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    adesso ti mangiano vivo, ma red shadow correrà a difenderti postando pagine su pagine in francese, tedesco e inglese.
    Ma no, non mi azzarderei mai a negare a chiunque il diritto di credere a babbonatale. A proposito, gettiamo uno sguardo sulla città di Lhasa, come appare in questo mese di luglio all'inviato di "Repubblica" Federico Rampini:

    http://www.repubblica.it/2008/06/sez...o-rampini.html

  4. #4
    estremista di centro
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    un sistema x essere efficiente deve 1) massimiz la produzione 2) rendere equa la distrib di ricchezza; nn puo trascurare 1 solo di questi aspetti
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    a rigor di logica io nn sono per il cambiamento dei confini nazionali, ma almeno la cina potrebbe dare una vera autonomia al tibet, compreso il dirtitto del dalai lama di abitare nel suo palazzo
    il problema della democrazia in cina e' nazionale, quindi soffrono del regime indifferentemente i cinesi han e tutte le minoranze (che se nn sbaglio sono circa 50)
    sul considerare il tibet culturalmente parte integrante della cina, be questo e' falso, e' vero che la cina nella storia ha annesso piu' volte territori tra cui il tibet, ma i tibetani sono un antica civilta differente dalla cinese
    e' come se l'italia si annettesse la grecia con una azione di forza e rivendicherebbe l'appartenenza di essa sulla base di una comune eredita' culturale

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da albatro Visualizza Messaggio
    Ma no, non mi azzarderei mai a negare a chiunque il diritto di credere a babbonatale. A proposito, gettiamo uno sguardo sulla città di Lhasa, come appare in questo mese di luglio all'inviato di "Repubblica" Federico Rampini:

    http://www.repubblica.it/2008/06/sez...o-rampini.html
    scusa, ma leggo solo avverbi e aggettivi in quell'articolo. nessun fatto

    a quanto pare Lhasa è "cupa"

    accidenti, che violazione dei diritti umani!

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da dDuck Visualizza Messaggio
    a rigor di logica io nn sono per il cambiamento dei confini nazionali, ma almeno la cina potrebbe dare una vera autonomia al tibet, compreso il dirtitto del dalai lama di abitare nel suo palazzo
    il problema della democrazia in cina e' nazionale, quindi soffrono del regime indifferentemente i cinesi han e tutte le minoranze (che se nn sbaglio sono circa 50)
    sul considerare il tibet culturalmente parte integrante della cina, be questo e' falso, e' vero che la cina nella storia ha annesso piu' volte territori tra cui il tibet, ma i tibetani sono un antica civilta differente dalla cinese
    e' come se l'italia si annettesse la grecia con una azione di forza e rivendicherebbe l'appartenenza di essa sulla base di una comune eredita' culturale
    peccato che il tibet sia sempre stato cinese, tranne una minuscola parentesi, tipo fra il 30 e il 49

  7. #7
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    Il test qui postato lo conosco bene, è di Michel Collon. Me lo ha mandato Domenico Losurdo per tradurlo dal francese. Cosa che poi ho fatto e inviato a Collon.
    Comunque il Tibet la vita sta peggioramendo a causa del degrado ambientale. Infatti il governo cinese ha lasciato troppa autonomia al Tibet e soprattutto non ha applicato il controllo della nascite sicchè ora si trova a mantenere completamente la popolazione che altrimenti morirebbe di fame data la scarsità di risorse alimentari http://www.polonews.info/articolo.php?id=159. Meno male che i pochi han che si cono se ne stanno andando, giacchè la vita a 4.000 metri di altezza è molto dura. Il tibet cresce troppo 13% l'anno. Questo è un male dato che in Tibet ci sono più liberali che in Cina e come si sa i liberali sono fancazzisti e pretendono che a lavorare siano i comunisti!!! Poi si lamentano perchè sono poveri. I soliti liberali black blok sempre pronti a creare disordini e a bruciare i negozi dei laboriosi comunisti.
    A Rampini capitano sempre tibetani anticinesi. Naturalmente c'è un feroce regime totalitario che gli affida, lo dice lui, una guida ufficiale che è anticinese e lui mette tutto in piazza senza che i totalitari cinesi torcano un solo capello alla sua guida.
    Rampini aveva esordito appena arrivato in Cina con un articolo in cui sosteneva di avere scoperto le città segrete del lavoro forzato. Quello che si sa è che in quelle città ci si può andare liberamente e lui poi non ne ha più parlato. Come mai?
    A lui non capiterà mai un tibetano come come come il proprietario di una osteria che ha detto al corrispondente del Los Angeles Times:
    Zhaxi Duoji è un tibetano che possiede il Tibet Cafe and Inn nella provincia cinese del sudovest dello Yunnan. Egli organizza regolarmente dei tour in Tibet che ha sospeso con all'inizio degli incidenti.
    "Io posso dire che il 90% dei tibetani si oppongono a questo tipo di violenza" dice in fluente mandarino, aggiungendo che lui è buddista e non comunista.
    La politica del governo cinese sul Tibet sta migliorando" dice "Ogni paese ha una minoranza di gente che vuole ritornare al passato. Ciò si basa sull'ignoranza. Molti tibetani sono svantaggiati perchè non parlano mandarino, non si possono esprime al meglio e altri se ne avvantaggiano (Witnesses
    .
    http://articles.latimes.com/2008/mar...rld/fg-tibet18
    Ogni paese ha una minoranza di gente che vuole ritornare al passato insomma si stava meglio quando si stava peggio. In compenso i tibetani non possono dire che quando c0era Lui i treni arrivassero in orario!!!
    Il primo treno lo hanno portato i cinesi.

  8. #8
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    Scrive il sinologo Stefano Cammelli:
    Fu allora (nel 1200) che il Tibet uscì dal proprio isolamento e, accettando di entrare a far parte delle vicende cinesi, accettando di dare sostegno ideologico, amministrativo e letterario a due dinastie straniere in Cina (i mongoli dal 1212 al 1368 e i Qing dal 1644 al 1911), confuse irreparabilmente la propria storia con quella della Cina fino al punto che a livello amministrativo, linguistico, artistico, architettonico e politico sia impossibile fare la storia del Tibet e della Cina in modo separato.
    Scrive ilk famoso sociliogo Zizek su le Monde Diplomatique:
    Per disgrazia, questa storia dei “ragazzi buoni contro ragazzi cattivi” è più complicata. In realtà, non è certo che il Tibet fosse un paese indipendente fino al 1949, quando si suppone che si sia prodotta l’occupazione cinese. La storia delle relazioni tra Tibet e Cina è lunga e complessa, e in questa la Cina ha sempre giocato il ruolo del protettore: il Kuomintang (anticomunista) ha sempre insistito sulla sovranità cinese sul Tibet. Prima del 1949. il Tibet la Shangri-La era una società feudale estremamente dura, povera -la speranza di vita si aggirava sui trenta anni-, corrotta e frantumata da guerre civili (la più recente tra due fazioni monastiche, ebbe luogo nel 1948, quando l’Esercito Rosso era alle porte). Per paura delle tensioni sociali e della disintegrazione, la classe dirigente proibì lo sviluppo industriale, in modo che i metalli, per esempio, cominciarono ad essere importati dall’India,Questo non le ha impedito di mandare i propri figli alle scuole britanniche in India e di trasferire capitali nelle banche britanniche, sempre in India.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Feliks Visualizza Messaggio
    scusa, ma leggo solo avverbi e aggettivi in quell'articolo. nessun fatto

    a quanto pare Lhasa è "cupa"

    accidenti, che violazione dei diritti umani!
    Hai ragione, ci sono infiniti articoli a riguardo che espongono la situazione di Lhasa assai meglio di come potrei farlo io, uno ad esempio mi è sembrato di una lucidità assoluta:

    http://www.evulon.net/content.php?article.1285

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da albatro Visualizza Messaggio
    Hai ragione, ci sono infiniti articoli a riguardo che espongono la situazione di Lhasa assai meglio di come potrei farlo io, uno ad esempio mi è sembrato di una lucidità assoluta:

    http://www.evulon.net/content.php?article.1285
    Sono davvero dei criminali questi comunisti cinesi. Stanno deturpando il Tibet con il turismo. Mica come : Dharamsala , dove vive il Dalai Lama, dove tutti sono vestiti in jeans e magliette, dove ci sono le agenzie turistiche che addirittura commercializzano gli incontri con il Dalai lama insomma coma a S. Giovanni Rotondo con Padre Pio. Recentemente il Dali lama è stato accusato da un'altra setta di fare commercio di indulgenze. Insomma : Dharamsala è già una Disneyland. Il Tibet vedremo.
    Comunque l'articolo segnalato si incanala nella direzione che dice Zizek. Gli "spiritualisti" occidentali vogliono un Tibet povero e spirituale affinchè loro possano consumare il più possibile e sbattersene della spiritualità.
    Oggi i comunisti tibetani che sono meno spiritualisti e più spiritosi uno così lo prenderebbero, giustamente, per il culo!!!
    Comumnque noto che per l'articolista il Treno è come per il papa nell'Ottocento opera del demonio.

 

 
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