La sinistra, che esiste e che resiste nonostante tutto, è chiamata – anzi costretta – a risollevarsi e alla svelta dopo la scoppola elettorale. Prima ancora di scegliere se rivestirsi di rosso, di verde (ma per favore non la tonalità scelta dal Pd!) o ancora di iridato (però meglio la bandiera della pace che l’inFausto arcobaleno!), e se i suoi simboli dovranno contenere chissà quale nuova stilizzazione degli antichi strumenti di lavoro (alla falce e martello la Sed tedesca aggiunse un compasso, un partito polacco ci mise il trattore, il vecchio Psi un libro e adesso sarebbe maturo un bel pc, la cui sigla è tra l’altro adattissima, specie per i ri-costituenti comunisti...), la sinistra italiana deve rialzarsi a partire dai contenuti, perché anche prima di rifarsi il look non può smettere di respirare, bere e mangiare. E respirare, bere e mangiare significa opporsi a muso duro alle prime gravissime mosse (e conseguenze) del governo Berlusconi.

Un governo reazionario e oltranzista con cui la borghesia italiana più retriva passa alla cassa e alla rapina, armi in pugno e volto ormai scoperto, dopo anni di scippi più o meno mascherati ai danni delle classi lavoratrici grazie ai due poli del fasullo bipolarismo italiano: un centrodestra populista e piccolo-borghese finora non sempre perfettamente allineato ai poteri forti e coerente con le strategie del pensiero unico (ma bifido) libero-mercantilista, ed un centrosinistra o impotente, per tutto ciò che andasse oltre il mero risanamento dei conti pubblici, oppure diviso (e vivaddio) a causa dei continui strappi dei (contro)riformisti ed alle riluttanze – sia pur flebili – della sinistra “radicale”, parte della quale sta conducendo una tardiva ma sofferta autocritica e si avvia a comprendere i guasti prodotti dalla subordinazione (culturale prima ancora che politica) alle scelte dei DS prima e del PD adesso.

L’inizio choc del governo di destra rappresenta il miglior ri-costituente per la convalescente sinistra italiana: la criminalizzazione degli immigrati; il via libera “morale” dato alla ferocia xenofoba e all’intolleranza nei confronti dei diversi, nonché alla crescente violenza neofascista; l’impiego pesantemente repressivo della forza pubblica contro le proteste popolari; la militarizzazione perfino delle discariche; la moltiplicazione degli inceneritori devastanti per la salute; il ritorno al nucleare; l’annuncio di colossali sperperi di denaro pubblico come il ponte sullo Stretto; lo sconcertante cadeau fatto ai proprietari di case di lusso con l’abolizione della quota restante dell’Ici; l’incentivazione immorale e spesso criminale del lavoro straordinario. Tutto ciò richiede fin da subito, anche con le stampelle, una sinistra in piedi e combattiva. Poi le forme della riorganizzazione politica verranno di conseguenza, senza forzature laceranti tipo pioggia sul bagnato.

Dal PD, più impegnato a duplicare platonicamente il governo reale (con un’ombra di governo fintamente alternativo ma del tutto consenziente sulle scelte di fondo), non è lecito attendersi alcun contributo all’opposizione di sinistra. Il risultato elettorale ha dato per contro una notevole e sproporzionata visibilità all’Italia dei Valori, che non a caso – smentendo i propositi dichiarati in precedenza da Di Pietro e “vantati” da Veltroni per tutta la campagna elettorale – ha opportunamente deciso di costituire un gruppo parlamentare autonomo, esibendo da tale privilegiata tribuna un’opposizione giustamente intransigente sulla questione della legalità e del malcostume della “casta” politica, ma del tutto insufficiente per tutto il resto dei problemi sul tappeto.

A fianco della “questione morale”, compreso lo scandalo vergognosamente irrisolto, e ormai lasciato del tutto cadere dal Pd, del conflitto di interessi di Berlusconi (che è sempre lui e “lo conosciamo bene”, come ha detto Di Pietro alla Camera, dietro la cappa di nebbia del “principale esponente dello schieramento a noi avverso”...), c’è la centralità della questione sociale: quel “non arrivare a fine mese” che il governo della destra – per la sua natura di classe – non ha nessuna possibilità né intenzione di risolvere; c’è la drammatica urgenza della questione ecologica, che non si affronterà certo meglio senza i Verdi e il loro (pur discutibile) ministro dell’Ambiente, né criminalizzando le popolazioni o tornando ad un nucleare ultracostoso, pericolosissimo e pronto se va “bene” tra 20 anni, mentre negli stessi Usa la sua quota sul totale del fabbisogno energetico si va riducendo drasticamente ed è stata superata perfino dall’eolico; e c’è, per limitarci ai quattro pilastri essenziali di una credibile opposizione di sinistra, la questione dei diritti civili, oggi “affrontata” col silenzio più assordante, con le più goffe reverenze di fronte ai sermoni oscurantisti del pontefice e dei vescovi, con i minacciosi articoli sulla “necessaria” revisione della 194 o con gli sberleffi al Gay Pride da parte di graziose ex soubrettes oggi improbabili ministre (coi valori della famiglia bene in vista nella propria agenda e il valore delle proprie grazie bene in vista sul... calendario), proprio mentre chi rivendica con orgoglio la libertà delle preferenze sessuali torna ad essere discriminato e talvolta anche aggredito e intimorito, perché rientri nell’oscurità del silenzio e della vergogna.

Dunque, per tagliar corto: riflettiamo pure con calma (e facendo la più rispettosa e scrupolosa attenzione alle opinioni di tutti i compagni, militanti e “movimentisti” che siano) a come ri-attrezzarci a dovere, ma intanto diamoci da fare fin da subito e senza ulteriori depressioni post-votum. Perché fuori dal Palazzo, nel Paese reale, la... lotta continua e la sinistra diffusa e popolare esiste e resiste, a partire dalle risposte quotidiane ai problemi più urgenti e concreti. Ed allora diciamolo tutti, ad alta voce, qualcosa di sinistra!

Giancarlo Iacchini (www.radicalsocialismo.it)