Se si chiama Babilonia, Babilonia è il primo riferimento: ovvero un tipo di società decadente, sfasciata e come dice l'evangelista decisamente puttanesca...
Il commercio con i re della terra che il mostro intrattiene è indice della corruzione del potere.
I sette colli, beh... qualche cosina di più vicino a noi lo ricorda.
Ricordiamo con forza il concetto che i Vangeli e tutte gli altri scritti del N.T.
sono decisamente filo-romani (per reazione anti-etno-giudaica).
Si va dal "Date a Cesare, quel che è di Cesare" di Gesù, che stronca il ribellismo nazionalista giudaico
alla formidabile frase di Paolo:
"Ma se fai il male, temi! Perchè non invano Cesare porta la spada".
A conclusione di un lungo discorso in cui si esortava alla obbedienza senza se e senza ma all'Autorità,
che in quell'epoca,
non esistendo ancora il Bildberg....,
era l'Autorità Romana.
Ciò detto, l'Apocalisse - che non penso sia opera dello stesso Giovanni Evangelista - risente dell'influsso dell'apocalittismo giudaico.
Tuttavia è chiaro che il dispotismo di Caligola e Nerone abbiano prodotto un atteggiamento differente.
Da sottolineare con forza che nel definire il dispotismo degenerato in termini puttaneschi, la Chiesa va a coincidere con le valutazioni degli ambienti senatori repubblicani.
Per Tacito gli imperatori giulio-claudi sono tutti una macchietta, ora ridicola, ora sanguinosa. Vive la nostalgia per la repubblica e il mos maiorum.
Il cristianesimo cominciò a convertire senatori, matrone, cavalieri ancora integri
perchè questi vedevano nella vita cristiana una reviviscenza del Mos Maiorum, della sobrietà dei costumi repubblicani.
Si verificava una convergenza ideale tra Stoicismo dei Gentili (gli stessi che scuotevano la testa quando Nerone-Zapatero castrà un ragazzo e fece un immondo matrimonio uomo/transgender) e il Cristianesimo emergente.
In tutto questo discorso si inserisce la riprovazione per "Babilonia".
Che poi nelle epoche successive ritorna ogni qualvolta le autorità più elevate cadono nella corruzione più infima.
« Di voi pastor s'accorse il Vangelista,
quando colei che siede sopra l'acque
puttaneggiar coi regi a lui fu vista »
(Divina Commedia, Inferno, XIX, 107-117)