Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
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    Predefinito Chiaiano, Fibe pagò le cave otto volte di più

    Il 30 settembre 2002 fu un giorno fortunato per Giosuè Riccardi, oggi settantenne, residente ad Acerra. Davanti al notaio Carlo Iaccarino concluse infatti una trattativa favorevole come non sarebbe riuscito al più scafato tra gli uomini di affari. Acquistò a Chiaiano 5 ettari e 58 di terreno e la cava Barbato — a poche centinaia di metri da quella prescelta ora dal Commissariato come discarica — per 568.102 euro. Li ha rivenduti per un milione e 910.980 euro a Fibe, la società del gruppo Impregilo che si era da poco aggiudicata la gestione del ciclo dei rifiuti in Campania.
    Fibe all'epoca cercava terreni e cave da utilizzare come sversatoio per immondizia tal quale, ecoballe o per il materiale combusto dal termovalorizzatore di Acerra, che avrebbe dovuto produre ceneri tossiche per un terzo dell'immondizia bruciata. Nello stesso giorno, davanti allo stesso notaio, Riccardi acquistò un'altra cava — un ettaro e 39 di terreno — per 233.000 euro e l'ha rivenduta per 1.570.000 euro. Compra da Della Corte e altri e rivende subito dopo a Fibe.
    Quegli invasi di tufo alimentano ora gli incubi degli abitanti di Chiaiano, i quali temono che prima o poi saranno utilizzati come discariche. Ma sollecitano anche la curiosità di chi vorrebbe capire perché la società del gruppo Impregilo, nel 2002, abbia concluso una trattativa apparentemente così autolesionistica. Riccardi ora si limita a dire: «Io ho messo solo il nome, Fibe aveva promesso di assumere mio figlio, poi non si è fatto più nulla».
    Il vero regista dell'operazione sarebbe Michelangelo Sposito, il cognato. Quella degli Sposito è una famiglia di Acerra che da anni «coltiva» le cave, prima nel Beneventano, poi a Chiaiano. Sono tra l'altro proprietari dell'invaso che, secondo il progetto di riqualificazione del parco delle colline metropolitane, dovrebbe ospitare un lago artificiale e una centrale fotovoltaica. Inutile, però, chiedere delucidazioni circa la compravendita d'oro. «Sono fatti lontani — replica cortese, al telefono, la moglie del signor Michelangelo — Se mio marito riterrà di dover fornire chiarimenti, si farà vivo lui».
    Quanto a Fibe, ecco cosa dice Giovanni Frante, responsabile della comunicazione esterna: «Non saprei, è cambiato tutto il gruppo dirigente. Non abbiamo ancora deciso neppure cosa fare delle cave di Chiaiano». Nell'incertezza, lievitano i dubbi di Tommaso Sodano, l'ex presidente della commissione Ambiente al Senato: «La società del gruppo Impregilo — fa notare — ha pagato le cave all'intermediario otto volte di più di quanto quest'ultimo avesse speso, ma non si capisce perché».
    Già a marzo 2005 l'ex senatore di An, Michele Florino, durante una seduta della commissione parlamentare Territorio ed ambiente aveva detto: «Il contratto della Fibe per le cave di Chiaiano è un boomerang. Pensate che colui il quale ha acquistato i suoli qualche mese prima, per 400 milioni, li ha poi rivenduti alla Fibe per la somma di 2 miliardi e 250 milioni delle vecchie lire».
    Sulla compravendita ora indaga la Procura di Napoli. Il pubblico ministero Antonio D'Alessio, del pool coordinato da Aldo De Chiara, intende infatti verificare se ci siano state pressioni di Fibe sul Commissariato, affinché fosse individuata una discarica a Chiaiano. I magistrati intendono anche far luce sul piano di lottizzazione — 460 appartamenti — che cooperative legate ai Simeoli, potenti costruttori di Marano già al centro di un maxi sequestro per abusi edilizi lo scorso anno, hanno in progetto in un'area verde che dista meno di un chilometro dalla cava individuata dal Commissariato. La lottizzazione, prevista dal piano regolatore di Marano del 1987, da più parti considerato un cadeau al partito del cemento. Nell'ambito della protesta contro la discarica, fondamentalmente spontanea si muovono forse (questo il sospetto dei magistrati) anche frange reclutate per difendere gli interessi dei palazzinari. Tra rifiuti e cemento, il parco delle colline rischia intanto di morire prima ancora di decollare.
    http://www.napolionline.org/index.ph...1546&Itemid=43



  2. #2
    Antonio Luongo
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    Ottimo il tuo articolo. E' lecito porsi un interrogativo, ma se impregilo ha pagato 8 volte il prezzo delle cave nel 2002, vuol dire che prevedeva una grossa speculazione finanziaria? e come mai l'impregilo è proprietaria delle cave, ma ha anche l'appalto dello smaltimento e guarda caso le stesse vengono scelte dai commissari di governo? Ai magistrati l'ardua sentenza.

  3. #3
    email non funzionante
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  4. #4
    la ricerca della bellezza nascosta
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    porca miseria - vengo a conoscenza solo ora della speculazione di impregilo.

    Rettifico e correggo allora la mia posizione su Chiaiano:
    RESISTENZA !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  5. #5
    NO PASARAN
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  6. #6
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    Le recenti indagini coi gravissimi capi d'accusa a Pansa, alla vice di Bertolaso e che si aggiunge alle incriminazioni a Impregilo, Bassolino e Co. in attesa di processo, non fa altro che confermare la nostra diffidenza sulle scelte dei "commissari" di ieri e di oggi.

    Come si fa ad avere fiducia in questo "Stato"?

  7. #7
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    Conosciamoli meglio:

    Multinazionali della truffa

    La multinazionale Impregilo, primario gruppo italiano nel settore delle costruzioni e dell’ingegneria, il cui pacchetto di maggioranza è attualmente nelle mani delle famiglie Benetton, Gavio e Ligresti, continua a tenere fede al suo ruolo di leader nella costruzione delle grandi opere e nella creazione di altrettanto grandi devastazioni ambientali e sociali.
    Sono infatti una sequela infinita le tragedie ambientali, i dissesti del territorio, le violazioni dei diritti umani, i conflitti politico sociali, le deportazioni e gli esodi forzati di popolazione e gli sprechi di risorse finanziarie ed umane direttamente o indirettamente imputabili all’operato della multinazionale italiana.

    Già fra il 1976 e il 1982 Impregilo (allora Impresit-Cogefar) partecipò alla costruzione della diga Chixoy in Guatemala, un progetto il cui costo finale di 800 milioni di dollari si rivelò del 300% superiore alle previsioni e determinò un’espansione del debito pubblico del paese centroamericano nell’ordine del 45% del suo intero ammontare. I finanziamenti provennero dalle casse della Banca Mondiale e della Banca Interamericana di Sviluppo. Gli abitanti dei territori interessati dal progetto furono costretti al trasferimento coatto e di fronte alla loro riluttanza ad abbandonare le proprie terre e le proprie case si scatenò una campagna di terrore durante la quale vennero trucidate oltre 400 persone. La produzione elettrica della diga non è mai andata oltre il 70% delle sue potenzialità ed a causa dell’accumulo di sedimenti nell’invaso gli esperti calcolano che entro una ventina d’anni l’impianto non sarà più in grado di funzionare.

    Fra il 1983 ed il 1994 Impregilo insieme alla francese Dumaz partecipò alla costruzione della diga di Yacyretà che sorge sul fiume Paranà al confine fra Argentina e Paraguay sulla base di un contratto da 1,4 miliardi di dollari. I costi del progetto aumentarono di 4 volte per la parte ingegneristica e di 7 volte per quella amministrativa, determinando un costo finale dell’energia prodotta di tre volte superiore a quello medio nazionale. La produttività energetica dell’impianto è solamente il 60% di quella prevista e la costituzione dell’invaso che ha sommerso 100.000 ettari di terreni incontaminati ha determinato l’allontanamento dalle proprie case di 70.000 persone relegate a “sopravvivere” su 9000 ettari di terreno altamente degradato.

    Nel 1997 Impregilo partecipò in Nepal al Consorzio deputato alla costruzione della diga di Kaligandaki grazie ad un finanziamento dell’Asian Development Bank. L’opera si distinse soprattutto per le gravi irregolarità del progetto, gli effetti ambientali devastanti e la grande quantità d’incidenti mortali occorsi agli operai impegnati nella costruzione.

    Sempre negli anni 90 Impregilo partecipò in qualità di capofila all’associazione d’imprese che costruì la diga Katse in Lesotho. Lo scopo dell’opera fu quello di deviare l’acqua del fiume Malibamats’o ( risorsa naturale indispensabile per il Lesotho) convogliandola in territorio sudafricano per mezzo di due gallerie. Le conseguenze della diga Katse furono oltremodo devastanti sia sul piano sociale che su quello ambientale. Il bacino cancellò 2000 ettari di terra coltivata e 4500 ettari adibiti a pascolo e di conseguenza migliaia di famiglie della locale etnia Basotho che vivevano di agricoltura e pastorizia furono private delle risorse necessarie alla loro sussistenza. L’enorme pressione generata dall’acqua contenuta nell’invaso determinò l’apertura di una faglia di 1,5 km nel villaggio di Mapeleng e dopo la conclusione del riempimento nel mese di ottobre 1995 si verificarono oltre 90 terremoti nell’arco di soli 16 mesi.
    Nel mese di aprile 2005 in Lesotho iniziò un processo nei confronti di Impregilo, per corruzione in merito all’aggiudicazione di appalti, con una richiesta di risarcimento di circa 1,5 milioni di euro.

    Impregilo sta attualmente partecipando in Islanda al ciclopico progetto Karahnjukar che prevede la costruzione di 9 dighe in terra, fra cui la più imponente d’Europa, una centrale idroelettrica da 690 megawatt ed una mega fonderia in grado di produrre 320.000 tonnellate di alluminio l’anno, contro la volontà del 65% dei cittadini islandesi che hanno espresso la propria contrarietà all’operazione. La multinazionale italiana che ha già iniziato la propria opera di devastazione facendo saltare in aria con l’ausilio di cariche esplosive il più spettacolare canyon dell’Islanda è accusata da parte dell’Associazione ecologista Savingiceland di comportamenti intimidatori nei confronti degli ecologisti e vessatori verso i propri dipendenti.

    In Italia Impregilo è una presenza di spicco fra le imprese che stanno procedendo alla costruzione delle tratte TAV, nonché imputata in quanto parte del consorzio Cavet, nel processo che si sta tenendo a Firenze a causa dei gravissimi danni ambientali provocati dai cantieri dell’alta velocità nel Mugello. Impregilo ha anche partecipato alla costruzione delle metropolitane di Milano, Roma, Napoli e Genova, alle infrastrutture aeroportuali di Fiumicino e Capodichino, è artefice di larga parte della rete autostradale nazionale, ha ottenuto l’appalto per la realizzazione di un villaggio residenziale per gli addetti della base aeronavale di Sigonella in Sicilia, risulta General Contractor nel progetto del ponte sullo Stretto di Messina ed ha provveduto a costruire perfino l’Istituto Europeo di Oncologia creato nel 1994 dall’ex ministro della Salute Umberto Veronesi che recentemente si è distinto per la propria “crociata” in favore degli inceneritori. Ma soprattutto Impregilo risulta fra i principali responsabili della drammatica emergenza rifiuti nel napoletano avendo gestito per oltre 5 anni attraverso le controllate Fibe s.p.a e Fibe Campania s.p.a. l’intero ciclo di raccolta e smaltimento dei rifiuti in Campania nonché la controversa realizzazione dell’inceneritore di Acerra. I risultati della gestione furono talmente disastrosi da indurre Impregilo a defilarsi dal “brutto affare” della spazzatura, aiutata in questa operazione dal decreto legge n. 245 del 30 novembre 2005, varato dal Consiglio dei Ministri del governo Berlusconi per fronteggiare l’emergenza dei rifiuti in Campania, il quale prevedeva la risoluzione “ope legis” dei contratti con le società appaltatrici. Proprio in relazione allo scandalo dei rifiuti napoletani Impregilo, insieme al Presidente della Regione Campania Antonio Bassolino è stata rinviata a giudizio e sarà parte in causa nel processo che inizierà il 14 maggio davanti al tribunale di Napoli.

    Nonostante l’affare dei rifiuti napoletani, nel merito del quale la magistratura aveva provveduto a congelare i conti correnti italiani del gruppo per un valore di 750 milioni di euro e la temporanea sospensione della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina per decisione del governo Prodi avessero indotto una grave crisi di liquidità finanziaria, Impregilo grazie all’aiuto dei grandi gruppi bancari sembra essere tornata in salute, pronta per sempre nuove sfide in giro per il mondo.

    Lo scorso 25 marzo 2008 la multinazionale italiana si è infatti aggiudicata la gara promossa dal Southern Nevada Water Authority (SNWA) per la realizzazione di un articolato sistema di prelievo e trasporto delle acque del Lake Mead, uno dei più grandi laghi artificiali degli Stati Uniti situato a circa 30 chilometri a sud-est della città di Las Vegas nel Nevada, al fine di aumentare la fornitura di acqua per usi potabili e domestici dell'area urbana di Las Vegas, per un valore della commessa pari a 447 milioni di dollari. Si tratta di un progetto estremamente complesso che prevede la realizzazione a circa 100 metri di profondità sul fondo del lago di una presa d'acqua, la costruzione di un tunnel della lunghezza di circa cinque chilometri e lo scavo di un pozzo di accesso profondo circa 200 metri. L’avvio dei lavori avverrà a breve mentre la conclusione dell’opera è prevista per la seconda metà del 2012, sempre che non venga adoperato lo stesso metodo utilizzato per l’inceneritore di Acerra, la cui costruzione iniziò nel 2004 con promessa di consegna entro 300 giorni, mentre nel 2008 l’impianto risulta ancora alla ricerca di qualcuno che accetti l’appalto per portarlo a termine.

    Marco Cedolin
    http://www.laltrasicilia.org/modules...ticle&sid=1253

  8. #8
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    Ottimo post caro compatriota...veramente ottimo!

    Vi segnalo anche un'altra nefasta coincidenza per chiudere il cerchio, la Impregilo, come si legge da Wikipedia, nasce dall'espansione della Cogefar-Impresit del gruppo FIAT, piu' volte sotto accusa in Tangentopoli:
    -----------
    Impregilo è quotata alla borsa valori di Milano. Possiede un capitale sociale di 716 milioni di euro, un portafoglio ordini superiore ai 13 miliardi di euro e oltre 10.000 dipendenti. L'attuale S.P.A. è il risultato del raggruppamento e fusione delle principali aziende italiane operanti nei settori dell'edilizia e dell'ingegneria.
    • Negli anni tra il 1989 e 1990 Fiat Impresit e Cogefar si fusero in Cogefar-Impresit. Successivamente furono incorporate anche le società Girola e Lodigiani: il gruppo cambia nome diventando Impregilo Spa (Impre-Gi-Lo). Successivamente ancora fu incorporata la società d'ingegneria Castelli e al termine di quel periodo fu nominato quale presidente del gruppo Franco Carraro.
    • Dalla fine del 2005 circa il 30% del capitale sociale è detenuto da Igli SpA dopo l'esercizio dell'opzione call sulle azioni detenute da Gemina, precedente azionista di riferimento fino a metà dello stesso anno.
    • Nell'anno 2006 Fisia Italimpianti e la sua controllata Fisia Babcock GMBH tornano ad essere proprietà di Impregilo Spa al 100%. Sui principali giornali, non solo finanziari e di settore, appaiono ricorrenti voci di una possibile fusione tra Impregilo e il gruppo Astaldi.
    • Da febbraio 2007 l'assetto azionario di Igli è composto in modo pariterico, al 33%, dalle società Argofin (gruppo Gavio), Autostrade (Famiglia Benetton) e Immobiliare Lombarda (gruppo Ligresti).
    ----------
    Inoltre la Cogefar, prima di fondersi con la Impresit del gruppo FIAT, proviene dal Gruppo Romagnoli-Acqua Marcia Spa che a sua volta la rilevò dal Gruppo Bastogi.

    Chi è Bastogi? La società fu fondata proprio da lui...Pietro Bastogi, una delle merde, amico di Mazzini in Giovine Italia e quindi considerato "padre della patria"...uno dei primi nordisti, amico degli amici e massone, che depredò il Sud con le Strade Ferrate Meridionali assegnate vergognosamente ad un ministro del vergognoso parlamento del vergognoso Regno d'Italia, leggete qui:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Bastogi

    E il cerchio si chiude...

  9. #9
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    Ma non vi sembra strano che i Casalesi due giorni fa sono stati fatti fuori? 53 arresti decimata tutta la cupola. E' una coincidenza? Se ne sono serviti e adesso non servono più e li arrestano tutti

  10. #10
    Antonio Luongo
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    Citazione Originariamente Scritto da Traetto Visualizza Messaggio
    Ma non vi sembra strano che i Casalesi due giorni fa sono stati fatti fuori? 53 arresti decimata tutta la cupola. E' una coincidenza? Se ne sono serviti e adesso non servono più e li arrestano tutti
    Quando gli arrestano vuol dire che non contano più.

 

 

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