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    Predefinito Repubblica Democratica Popolare di Corea



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    Predefinito Rif: Focus DPRK

    L’ideologia Juche


    Giovedì 30 Luglio 2009 – 8:16 – Antonio Rossiello


    Nel 1921 a Shangai in Cina fu fondato il Partito comunista coreano, in opposizione alla dominazione nipponica sulla penisola coreana. Il suo fondatore era Yi Tong-hwi, un fervente studente leninista che aveva già cercato di organizzare un partito comunista nel 1918, senza riuscirvi.
    Contemporaneamente in Urss nacque una sezione per i rifugiati coreani nel partito bolscevico. Poi il Partito si sciolse per divergenze interne. Nel 1925, un gruppo di rifugiati coreani fondò a Mosca il Partito comunista di Corea, partito a cui si unì lo stesso Kim Il Sung nel 1931.
    Le operazioni militari di guerriglia del PcdC ebbero inizio negli anni Trenta, quando cominciò a combattere nelle montagne settentrionali della penisola coreana al fianco dei guerriglieri del Partito comunista cinese, con cui si intrecciarono subito forti relazioni. Durante la seconda guerra mondiale, i due maggiori dirigenti del Partito, Pak Hong-Yong e Kim Il Sung, diressero la lotta da due fronti diversi: Pak si impegnò in patria, organizzando il Partito a Seul, mentre Kim divenne un capitano dell’Armata Rossa e fece ritorno in patria al fianco delle truppe sovietiche.
    Cacciati i giapponesi nell’agosto 1945, l’Unione sovietica aveva occupato la parte settentrionale della penisola, mentre gli Usa quella meridionale. Mentre si venivano a creare i primi contrasti, i sovietici contribuirono alla formazione di un governo provvisorio nella zona occupata, in attesa della riunificazione nazionale. Il 13 ottobre fu formato l’Ufficio Politico del Partito Comunista di Corea, di cui Kim Il Sung divenne presidente in dicembre. Il problema del PcdC era che molti suoi quadri, compresa la sua sede operativa, si trovavano a Seul, nel sud occupato dagli americani. Nel 1946, nacquero così il Partito comunista della Corea del nord, guidato da Kim Il Sung, e il Partito comunista della Corea del sud, guidato da Pak Hong-Yong.
    In Cina venne fondato il Nuovo Partito del Popolo. I tre partiti ebbero il compito di coordinare i comunisti coreani nella loro zona, sotto una direzione centrale che era situata nella parte settentrionale della Corea. Nel medesimo anno, il Partito comunista della Corea del nord e il Nuovo Partito del Popolo si allearono ad altre forze politiche minori nel Fronte democratico per la riunificazione della Patria, tutt’ora esistente. Il 29 luglio, i Comitati centrali di entrambi i partiti decisero di unirsi in una singola entità, divenendo il Partito dei Lavoratori della Corea del Nord. Kim Tu-bong divenne il primo presidente del Partito, benché lo stesso Kim Il Sung, capo del governo ad interim della parte settentrionale della penisola, avesse una grande influenza sulla dirigenza. Contemporaneamente, nel sud fu creato il Partito dei Lavoratori della Corea del Sud, che dovette presto riparare a Pyonyang a seguito di una feroce repressione anti-comunista attuata dal governo in carica. Nel 1948, quando non vi fu più speranza di riunificare pacificamente la penisola, nacquero la Repubblica Democratica Popolare di Corea e la Repubblica di Corea. Un anno dopo, i partiti comunisti di entrambi gli Stati formarono il Partito dei Lavoratori di Corea. Kim Il Sung ne venne eletto Segretario generale.

    La divisione della Corea

    La Corea fu divisa in due parti, come la Germania o il Viet Nam, in questo caso separate dal 38° parallelo nel 1949; il nord comunista guidato da Kim Il Sung, con capitale Pyongyang, ed il sud capitalista e filoamericano, con capitale Seul.
    Nel 1949 truppe nordcoreane e brigate comuniste cinesi inviate da Mao Tse-Tung, dotate di armamenti sovietici russi, invasero la Corea del Sud, determinando lo scoppio di una lunga guerra civile conclusasi nel 1953 con oltre 3 milioni di morti; gli immancabili Stati Uniti diedero l’apporto concreto di uomini e armi al Sud Corea, un paese nato in provetta liberaldemocratico e filo-occidentale, appoggiato dall’Onu (non si giunse allo scontro frontale tra Usa ed Urss: Mosca, a differenza degli yankee, non si fece coinvolgere direttamente nel conflitto).
    Nel tardo 1953, con la Guerra di Corea al termine, all’interno del Partito si ebbe uno scontro fra la fazione legata a Kim Il Sung e quella legata a Park Hong-Yong. A quest’ultima erano legati molti dei militanti che erano rimasti in Corea durante l’occupazione giapponese e che, successivamente, avevano combattuto nella corea del Sud contro il governo filo-Usa. A seguito dell’armistizio, si mormorò che la fazione di Pak tramasse un colpo di Stato. Nel 1955, lui e il ministro del controllo di Stato, Yi Sung-yopo, furono arrestati per tradimento e sabotaggio e Pak venne condannato a morte. Questo portò, fra le altre cose, alla caduta ed epurazione della “fazione sudcoreana” e al consolidamento del potere della fazione marxista-leninista di Kim all’interno del Partito. Nel 1956, il Segretario generale del Pcus, Nikita Krusciov, pronunciò il noto rapporto al XX Congresso del Pcus nel quale denunciava i crimini di Stalin e apriva una campagna contro il culto della personalità. La fazione filo-sovietica all’interno del PlC guidata da Pak Chang-ik, progettò di attaccare e deporre Kim al plenum del Comitato Centrale, che si sarebbe dovuto tenere al ritorno del segretario generale da Mosca, dove si trattenne per ben sei settimane e dove aveva avuto colloqui con Krusciov. Il 30 agosto avvenne il plenum. Pak accusò Kim di non aver corretto la sua dirigenza secondo le direttive di Mosca, di praticare un culto della personalità, di distorcere il principio leninista della direzione collettiva e di “distorsione della legalità socialista”. La maggioranza del Comitato Centrale rimase fedele a Kim, benché anche la fazione filocinese avesse avallato alcune delle mozioni della fazione filosovietica. Pak e Choe Chang-ik, un dirigente della fazione filo-cinese, vennero espulsi dal Partito.
    Si avviarono subito le purghe che colpirono il ‘’gruppo anti-partito’’, composto dai sostenitori di Pak e Choe. Lo stesso Kim Tu-bong, Presidente della RdpC. e leader dei filocinesi, fu accusato di aver complottato contro Kim Il Sung e, destituito, “scomparve”. La repressione si fermò solo nel settembre 1956, quando una delegazione cino-sovietica esortò Kim a fermare le sue purghe. La repressione poliziesca si fermò, ma al plenum del Comitato Centrale di settembre Kim aveva cacciato ed epurato gran parte dei dirigenti filo-sovietici e filo-cinesi.
    In seguito, negli anni Sessanta, la Corea del Nord ricevette sostanziosi aiuti dall’Unione Sovietica che permisero l’avanzamento della sua economia. Con la crisi cino-sovietica, derivata dal rinnegamento di Stalin da parte di Krusciov, Kim Il Sung poté rendersi assolutamente indipendente da Mosca e da Pechino. All’inizio degli anni Sessanta il Pcl appoggiò il Partito comunista cinese (Pcc). Nel 1962 la delegazione nordcoreana al XXII Congresso del Pcus difese il Pcc dagli attacchi rivoltigli dalla dirigenza sovietica, e successivamente appoggiò la Cina contro l’invasione dell’India (non denunciata dall’Urss che aveva legami con quest’ultimo paese) e criticando il “capitolazionismo kruscioviano” nella crisi dei missili di Cuba. Kim firmò un trattato di amicizia e cooperazione con il primo ministro cinese Zhou Enlai. L’annullamento degli aiuti sovietici fu un grave colpo all’economia della RdpC. Poco dopo la crisi, Kim dovette rompere anche con la Cina, denunciando il “dogmatismo” di Mao e attaccando la Rivoluzione culturale, definendola una forma della teoria trozkista della rivoluzione permanente. Le Guardie Rosse criticarono la leadership di Kim Il Sung ed i rapporti fra il PlC e il Pcc si gelarono. Nel 1968 la moglie di Mao, Jiang Qing, vicepresidente del Pcc e leader del gruppo dei quattro, detto di Shangai, definì Kim un “grasso revisionista”.
    Il massimo organismo del PlC è il Comitato centrale, i cui membri sono eletti, rinnovati e deposti dal Congresso nazionale del Partito. Alla guida del Comitato centrale e del Partito vi è il Segretario generale. Il Cc si riunisce ogni sei mesi. È di sua competenza, oltre la direzione del partito, l’elezione dei membri dell’Ufficio politico, del Comitato permanente, della Commissione militare e della Commissione d’ispezione. Questi organismi secondari che hanno un dirigente responsabile, ma de jure il dirigente generale è il segretario. Il Congresso Nazionale del PlC prende le maggiori decisioni che riguardano il partito e dovrebbe riunirsi ogni cinque anni, ma non è stato più convocato dal 1980 senza motivazioni precise.
    L’eredità alla dirigenza del partito è diventata, nel volgere degli anni, dinastica. Dopo la sua salita al potere, Kim Jong Il aveva designato suo figlio Kim Nam Jong come suo successore, ma lo aveva rimosso da ogni incarico dopo aver scoperto che era alcolizzato. Il probabile successore era stato sostituito con l’altro figlio, Kim Jong-chul.

    Il PlC o Choson’gul o Hanja in coreano, è il partito dominante ed unico della Repubblica Democratica Popolare di Corea. Secondo la costituzione statale e del Partito stesso, il PlC è un partito che attinge al marxismo-leninismo e all’idea dello Juche. Ha avuto due segretari generali, Kim Il Sung e suo figlio Kim Jong Il, che in Corea sono chiamati rispettivamente “Grande leader” e “Caro leader”.
    Ebbe altri segretari in altri periodi della sua esistenza. I critici di destra della RdpC sostengono che il PlC sia un partito stalinista ortodosso, mentre al contrario i critici di sinistra, pur ammettendo che abbia avuto una storia gloriosa, lo considerano revisionista, perché valuta lo Juche assai più importante del marxismo-leninismo: dagli anni Ottanta Kim Il Sung disse che l’intera società andava modellata sullo Juche, per cui quasi tutti i riferimenti al marxismo-leninismo sono stati rimossi.

    La Repubblica Democratica Popolare di Corea è infatti considerata falsamente l’ultimo bastione del comunismo staliniano vecchio stile, sotto il controllo dell’autocrate Kim Jong Il, figlio del padre della patria, Kim Il Sung, morto nel 1994. In realtà la Corea del Nord ha da tempo adottato l’ideologia ufficiale ed il sistema politico dello Juche, che letteralmente significa “soggetto principale”, “spirito di auto-realizzazione”.
    Kim Il –Sung avviò l’idea di Juche il 28 dicembre 1955 nel discorso “Sull’eliminazione del dogmatismo e del formalismo e dell’instaurazione di Juche nel lavoro ideologico”.
    Quando la Corea del Nord iniziò a criticare la Cina dopo il 1965, Kim Il Sung colse l’occasione per dare alla Corea un proprio partito, un proprio Stato e una propria ideologia. Creò l’idea dello Juche, che venne enfatizzata dai media nordcoreani come la linea della rivoluzione coreana. In questo periodo crebbe il culto della personalità di Kim, che venne abitualmente chiamato “Grande leader”, “grande ideatore dello Juche” e altri appellativi. Con la rottura con la Cina, poi, Kim epurò gli ultimi filo-cinesi nel Partito, saldando il suo controllo.
    Nel 1972, gran parte della nuova Costituzione della Repubblica era incentrata su questo campo. Lo Juche rimpiazzò il marxismo-leninismo in quasi tutti i riferimenti politici; questa rottura ideologica divenne completa nel 1990, quando, nel suo discorso “Il socialismo del nostro paese è il socialismo nel nostro stile come parte dell’idea dello Juche”, Kim Jong Il, ormai già designato delfino del padre, disse: “Non possiamo accettare alla lettera la teoria marxista che è stata superata dalle caratteristiche socio-economiche dei paesi capitalisti europei sviluppati, o la teoria leninista presentata in Russia dove il capitalismo era sviluppato al secondo grado. Noi abbiamo trovato una soluzione a tutti i problemi della rivoluzione…dal punto di vista dello Juche”.
    L’idea di Juche è un amalgama di neo-confucianesimo e di nazionalcomunismo, volto a creare una società di stampo socialista, al contempo permeata dal culto dell’identità, dell’autorità e degli antenati. Ricorda molto il culto della personalità di Mao-Tze Tung e le sue commistioni con il tradizionalismo confuciano.
    Una sintesi tra giustizia sociale e libertà nazionale conosciuta anche in Europa, dove, tra il 1968 e il ‘74 si espresse nelle frazioni nazionali del movimento politico Lotta di popolo o Lutte du Peuple, volgarmente definito nazi-maoismo.
    In Corea del Nord, negli anni l’idea prese forma, divenendo allo stato attuale una vera e propria ideologia. Lo Juche ha ufficialmente rimpiazzato le religioni tradizionali e l’ideologia marxista, portando ad un culto dell’autorità e a un sistema di equità sociale che non hanno pari in alcuna altra parte del mondo.
    Oggetti di culto dello Juche sono stati prima il “presidente eterno” Kim Il-Sung e poi suo figlio, il “caro leader” Kim Jong-Il. Forte è l’accento sulla necessaria assoluta fedeltà al partito e ai suoi leader: Kim Il –Sung e suo figlio Kim Jong-Il, che sono visti entrambi come guide totali.
    La Corea del Nord ha anche assunto una variante del calendario gregoriano basata sullo Juche. Variante che prevede che l’anno primo parta dall’anno di nascita di Kim Il-Sung, il 1912. Tale calendario è stato adottato nel 1997. Il calendario Juche – come accadeva in Italia per “era fascista” - è utilizzato a fianco di quello gregoriano. L’anno viene perciò indicato in questo modo: Juche 98 (2009).
    Kim Il Sung è morto nel luglio 1994, pochi giorni prima di uno storico incontro programmato con il presidente della Corea del Sud.
    A causa di vicissitudini politiche l’incontro ufficiale tra le due Coree è avvenuto poi solo nel 2000 e nell’agosto 2007; nella tensione ultra decennale, per lo più dialettica, tra i due paesi che hanno militarizzato il confine ed intrapreso una corsa agli armamenti.
    Recentemente la Corea del Nord si è dotata di armamenti nucleari, per controbilanciare questa carenza di fronte all’equipaggiamento nucleare delle grandi potenze mondiali, che usurpano con tali pretese il titolo di portatori di ordine, pace e libertà. Dove c’è un conflitto, manco a farlo apposta, ci sono gli atlantici nuclearizzati. La Corea del Nord è povera, ma molto ordinata ed efficiente. Le sue condizioni economiche mediocremente floride (scarse ricchezze di materie prime), hanno provocato decine di migliaia di morti a causa di ricorrenti carestie, cui solo Cina ed Urss alleviarono le conseguenze catastrofiche.
    Al contrario, la Corea del Sud è una terra di delocalizzazioni – finanziarie e produttive – delle economie occidentali e gode il riflesso di una certa ricchezza ed industrializzazione. Seoul è comunque all’apice di continui conflitti sociali e studenteschi, dovuti prima alle dittature anticomuniste militari e non, poi ai presidenzialismi autoritari filoamericani che restringono il benessere delle classi lavoratrici meno abbienti.
    Nel 2000 i presidenti delle due Coree per la prima volta si sono incontrati in un summit per discutere una futura riunione, cui la guerra fredda di ieri e di oggi è ostile e non è favorevole.
    Le stesse accuse rivolte ad ogni piè sospinto alla Corea del Nord quale vettore di instabilità politica nel sud-est asiatico potrebbero applicarsi alla Cina, alla Russia o agli Usa… ma ognuno fa la sua parte nel teatrino della Storia.
    Le relazioni di Pyongyang con il Partito comunista cinese ripresero negli anni Settanta, ma tornarono strette solo con l’avvento al potere di Deng Xiaoping. Le prime divergenze serie si ebbero nel 2006, con il programma nucleare nordcoreano, al quale il governo cinese – come portavoce degli altri membri dell’oligopolio nucleare mondiale - si oppose. Dal 1980 si è cominciato a presentare il problema della successione alla guida del Partito.
    Siccome la democrazia interna era praticamente assente, era evidente che sarebbe stato Kim Il Sung a scegliere il proprio delfino. Il più probabile candidato, il primo ministro Kim Il, morì nel 1984, la sua morte permise dunque al ministro della Difesa Oh Jin-wu di emergere. Benché anche Oh fosse un possibile candidato, Kim scelse suo figlio Kim Jong Il, cui aveva assegnato molti poteri nell’esercito dal 1974. Nel 1980 egli ricevette posizioni di potere anche all’interno del Partito, entrando nel Comitato Centrale, e dopo la morte del padre nel 1997 venne eletto Segretario generale.


    fonte: http://www.rinascita.info/ (Rinascita quotidiano di Sinistra Nazionale)

  3. #3
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    Il segreto della longevità politica
    L’indecifrabile mistero della Corea del Nord lo “Stato-eremita”
    di Maria R. Calderoni, su Liberazione del 21 aprile 2010, pag. 12


    La «terribile» Corea del Nord. Praticamente sola - in compagnia dell’altro «terribile», l’Iran - nel recinto a prova di bomba (atomica) degli unici due “stati canaglia” sopravvissuti nel mondo. Corea del Nord, nemmeno Obama in versione pacifista la salva, il first strike d’ora in avanti non sarà più usato - promette - in nessun caso, tranne che per l’Iran e per il minuscolo Stato appeso appunto a nord del 38° parallelo: ci verrebbe da dire povera Corea. Ma è davvero una tigre asiatica, un paese “terrorista” che sostiene, incoraggia, pratica il terrorismo internazionale?

    Lontana, silenziosa, misteriosa. A tratti in sonno, dimenticata. A tratti, e all’improvviso, assurta a Stato-pistola fumante, capace di mettere a repentaglio il pianeta e comunque di tenere in costante allarme nientemeno che la più formidabile potenza militare del pianeta. La sindrome della Corea del Nord, ultima versione del “pericolo giallo”. Allarme Corea: lo si è visto anche assai recentemente, quando mezzo mondo è entrato in fibrillazione per la vedetta della Sud Corea - quella “buona”, quella che piace tanto al Pentagono - aggredita e fatta colare a picco da un proditorio siluro nordcoreano. Subito venti di guerra, titoli sparati, allerta internazionale; peccato che ventiquattrore dopo, Lee Miyung Bak, l’attuale presidente sudcoreano - conservatore e niente affatto ben disposto verso Pyongyang - abbia ufficialmente e categoricamente «escluso ogni responsabilità della Corea del Nord nell’affondamento della nave». Pistola fumante rientrata, per il momento.

    Il caso è servito, comunque, a riaccendere i riflettori, sia pure fugacemente, su quel “mistero inquietante” che è la Corea del Nord. Panorama le ha fatto l’onore di un reportage dal titolo psyco “Vietato amarsi”, dove si descrive «un Paese sfiancato», che non solo è un’appendice della Siberia, ma dove perfino «corteggiarsi o andare in bici (se sei donna) significa sfidare il controllo sociale». Un Paese tanto più inaccettabile in quanto «spacciato come un misterioso altrove glamour spartano», mentre «la Corea del Nord comincia dove finisce tutto il resto». Materiale base del servizio di Panorama, il libro di una giornalista americana che è andata nella patria di Kim Il Sung - va bene, lo chiamano il Leader Eterno - per scoprire «una realtà governata da leggi proprie», inaudito. Dove si pretende di affermare «Viviamo a modo nostro»; dove il corteggiamento ha «i tempi e i modi vittoriani»; dove «il pudore è assoluto e le violazioni della morale stalinianconfuciana semplicemente inconcepibili». Un Paese, tuttavia, dove «una normalità esiste, e noi non la conosciamo».

    Buono a sapersi, non la conosciamo. Tranne forse quello, cioè che nel 1966 fu una inopinata squadra nordcoreana a far fuori l’Italia dai campionati mondiali in Inghilterra. Turismo micro, rete commerciale internazionale quasi zero, rapporti diplomatici all’osso, la descrivono come un “Paese eremita”, chiuso in se stesso, anzi sigillato. Case piccole, con arredi demodè e ridotti all’indispensabile, decoro anni Cinquanta: interni tanto modesti quanto spettacolare e monumentale è la grandeur esteriore.

    Chi l’ha vista, descrive Pyongyang, la “Sung City”, come una visione ipnotica, incredibile. Intanto, è antichissima (la sua fondazione è datata 2334 avanti Cristo) e non è affatto una piccola città, contando oggi oltre 3 milioni di abitanti. Tutta riprogettata e ricostruita dopo quella che passa alla Storia come la disastrosa “guerra di Corea” (1950-1953), è dotata di «enormi viali, monumenti imponenti e grandiosi edifici monoblocco», ivi compresi «l’arco di trionfo, una replica più in grande dell’Arc de Trionphe di Parigi; l’edificio che diede i natali a Kim II Sung sulla collina di NMangyondae; la Torre del Juche; la Pyongyang Tv Tower; e due tra i più grandi stadi del mondo, lo Stadio Kim II Sung e il Rungnado May Day Stadium». Né si può dimenticare quello che è l’edificio più alto della città, lo stratosferico e “folle” Ryugyong Hotel, alto 330 metri, 105 piani, 360mila metriquadri totali e sette ristoranti girevoli previsti sul tetto. Anche il Ryungyong hotel - che una volta finito è destinato ad essere classificato come l’albergo più alto e il sesto più grande del mondo - ha una storia corean- comunista doc: interrotto per mancanza di fondi nei primi anni Novanta - quelli delle grandi calamità naturali e della tremenda carestia - i lavori sono testardamente ricominciati nel 2008; l’intento è di presentarlo bello e finito per il 2012, in tempo per il 100°anniversario della nascita di Kim II Sung, il super-venerato Kim II Sung.

    Grandiosità simil-sovietica che è oggetto di scherno e caricature, persino di virtuoso sdegno; ma lei, la RDPC (che fa Repubblica Popolare Democratica di Corea) non fa una piega. Va per la sua strada. Più che impenetrabile, fiera di sé, orgogliosamente gelosa della propria diversità e senza “complessi” nei confronti dell’Occidente. Taciturna, poco esposta, per propria scelta, sulla ribalta internazionale, poco esibizionista: piccolo Paese di nemmeno 24 milioni di abitanti, malfamato come “dittatura comunista” (spietata, ovviamente, per definizione), spesso dimenticato. Dimenticato da tutti, ma non dagli Usa, che la tengono nel loro mirino da sessant’anni, senza mollare mai. Ma, come Cuba, la piccola, povera, dimessa Corea del Nord dà parecchio filo da torcere alla prima Potenza mondiale.

    Certo che no, il Pentagono non la dimentica, la Corea del Nord; anzi la tiene sotto tiro. E i nordcoreani a loro volta non “dimenticano”: né di mantenere un esercito allenato; né di denunciare le provocazioni e le ravvicinate minacce costantemente messe in atto dai vari governi statunitensi, da sessant’anni a questa parte. Non più tardi di un mese fa, nel marzo di quest’anno, il governo nordcoreano, con un comunicato ufficiale, ha denunciato «come aggressione» le esercitazioni militari congiunte - americani e sudcoreani insieme - messe in atto al confine della Corea del Nord, quelle denominate “Key Resolve” e “Foal Eagle”: considerate né più né meno che manovre in vista di un attacco vero. E’ di almeno 40 mila soldati il contingente Usa tuttora distaccato in quella specie di colonia yankee che è l’attuale Corea del Sud (e cioé praticamente sui confini nordcoreani); senza contare che gli Stati Uniti «hanno dislocato numerosi gruppi di navi da guerra, inclusi cacciatorpedinieri armati con missili teleguidati, sottomarini nucleari e mezzi da sbarco sia ad est che a ovest e a sud del mare di Corea». Senza contare «i loro caccia bombardieri e gli aerei per il trasporto di truppe sempre in volo verso la Corea del Sud dalle basi del Giappone; e i mezzi del 7° gruppo dell’Aviazione statunitense impegnati in esercizi che simulano, pericolosamente, massicci operativi di attacco contro obiettivi situati in territorio nordcoreano». Un totale di 13.700 esercitazioni avvenute, se vi sembran poche.

    Sessant’anni e tutti difficili, e anche drammatici. Impossibile dimenticare ciò che è costato la guerra, quei tre anni fratricidi fomentati da mano Usa iniziati quel 25 giugno 1950. I nordcoreani se lo ricordano bene. «Contro di noi gli Stati Uniti hanno impegnato un terzo delle loro forze, un quinto della forza aerea e la magggior parte della flotta nel Pacifico. Insieme alle truppe di 15 paesi, dell’esercito sudcoreano e dei resti dell’esercito giapponese, sono stati messi in campo più di 2 milioni di soldati; utilizzati 73 milioni di tonnellate di materiale bellico e speso 165 miliardi di dollari», una cifra enorme al tempo. Ma gli Usa non riuscirono a vincere e dovettero accettare l’armistizio; anche se il prezzo pagato furono milioni di morti, il paese devastato dai bombardamenti, l’economia rasa al suolo.

    Difficile dimenticare anche il periodo pauroso, di pressoché totale abbandono, seguito al crollo dell’Urss e dell’intero sistema socialista: la stessa identica sorte toccata a Cuba. E poi sono venuti gli anni della fame, delle inondazioni, delle carestie. Già, il “Paese che non c’è” invece c’è.

    Azione per azione, è uno dei motti preferiti della Corea del Nord. «E’ a causa delle infinite minacce di un’altra guerra in Corea, che la RPDC ha deciso di sviluppare la propria difesa nucleare», sostengono. Non senza far annotare che «dei 2.054 esperimenti nucleari avvenuti dal 1945, soltanto 2 sono stati effettuati dalla Corea del Nord». E questi sono i fatti sui quali «deve basarsi anche il Consiglio di sicurezza dell’Onu». Lo Start 2 può andar bene anche alla Corea del Nord, sviluppi positivi potrebbero non essere impossibili. «La denuclearizzazione della penisola è l’obbiettivo della politica coerentemente perseguita dal governo della Repubblica per contribuire alla pace e alla sicurezza nell’Asia nord-orientale e alla denuclearizzazione del mondo. Ma se tra la RPDC e gli Stati Uniti deve essere costruita la fiducia, è indispensabile definire un trattato di pace per la riunificazione della Nazione», ha dichiarato il ministero degli Esteri nordcoreano in data 18 gennaio 2010. Un documento cauto, ragionevole, distensivo.
    Dopotutto la Cina è vicina.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Focus DPRK

    Finalmente un bel articolo di Liberazione sulla Corea del Nord :giagia:
    Ultima modifica di Murru; 14-05-10 alle 20:21

  5. #5
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    Predefinito Rif: Repubblica Democratica Popolare di Corea

    KIM JONG IL, PASSAGGIO DI CONSEGNE AL FIGLIO KIM JONG UN


    La più grande parata militare nella storia della Corea del Nord è stata organizzata per celebrare il sessanticinquesimo anniversario del parito unico dei lavoratori. Per la prima volta si è parlato della successione del ‘caro leader’ Kim Jong-il.

    Suo figlio Kim Jong-un, appena nominato vicepresidente della commissione centrale del partito e ‘generale a quattro stelle’, riceverà i poteri dal padre nel caso le sue condizioni di salute dovessero peggiorare.

    kim Jong-il, 68 anni, è stato colpito da un ictus nel 2008.

    Un funzionario nordcoreano ha ammesso ufficialmente che Kim Jong-un rappresenterà la terza generazione al potere nella Corea del Nord.
    Il congresso del partito ha rieletto, intanto, il ‘caro leader’ segretario generale.

    Kim Jong-un è stato impegnato nella sua prima attività diplomatica, accompagnando un dirigente del partito comunista cinese.

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    Ultima modifica di Stalinator; 12-10-10 alle 18:19

  6. #6
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    Predefinito Rif: Repubblica Democratica Popolare di Corea

    GRANDI FESTE PER IL 65° ANNIVERSARIO DALLA NASCITA DEL PARTITO COREANO DEI LAVORATORI FONDATO DAL PRESIDENTE ETERNO E PADRE DELLA NAZIONE, GENERALE KIM IL SUNG








  7. #7
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    Predefinito Rif: Repubblica Democratica Popolare di Corea

    BOMBARDATA L'ISOLA DI YEON PYEONG





    Seul, 23 nov. (Adnkronos/Ign) - Due soldati sudcoreani sono morti e altri tredici sono rimasti feriti da una raffica di colpi di artiglieria pesante sparati nel Mar Giallo da unità nordcoreane. Secondo quanto ha reso noto l'agenzia di stampa Yonhap, citando il colonnello Lee Bung Woo, portavoce dei capi di stato maggiori riuniti, lo scontro è avvenuto all'altezza dell'isola di Yeonpyeong.

    Numerosi proiettili sono stati esplosi sull'isola, i 1.600 residenti sono stati fatti evacuare, alcuni sono fuggiti a bordo di pescherecci. Almeno quattro abitanti sono rimasti feriti sotto il fuoco delle 50 granate sparate dai nordcoreani, ha riferito un portavoce della città di Incheon. Secondo testimoni le fiamme hanno colpito 60-70 case.

    Un caccia sudcoreano è stato in seguito dispiegato in volo nella zona. La Corea del Sud ha risposto all'attacco nordcoreano, hanno spiegato gli stati maggiori riuniti di Seul all'agenzia di stampa cinese Xinhua. Il presidente sudcoreano, Lee Myung Bak, ha convocato una riunione straordinaria del suo consiglio di sicurezza.

    Pyongyang ha accusato però Seul di aver sparato per prima. Lo si legge in un comunicato pubblicato dall'agenzia di stampa di stampa ufficiale di Pyongyang, "Il nemico sudcoreano - è scritto nella nota - malgrado i nostri avvertimenti ripetuti, ha commesso provocazioni militari procedendo a tiri di artiglieria contro il nostro territorio marittimo nei pressi dell'isola di Yeonpyeong, a partire dalle 13 (le 5 in Italia, ndr)". Per questo l'esercito nordcoreano "continuerà senza esitazioni i suoi attacchi militari se il nemico sudcoreano osa invadere il nostro territorio". Nuovi attacchi seguiranno se Seul violerà il confine marittimo "anche di 0,001 millimetri" è l'avvertimento lanciato dall'agenzia di stampa ufficiale della Corea del Nord, che ha citato il comando militare supremo di Pyongyang.

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    GLI USA GETTANO LA MASCHERA E ACCERCHIANO LA COREA DEL NORD

    Gli Stati Uniti inviano portaerei nei mari orientali dopo le bombe della Corea del Nord

    di Paolo Migliavacca 24 novembre 2010

    Gli Stati Uniti bersaglio indiretto

    La Corea del Sud e gli Stati Uniti daranno il via a manovre militari navali congiunte a partire da domenica prossima. Lo hanno deciso il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e quello sudcoreano Lee Myung-Bak, all'indomani del bombardamento da parte della Corea del Nord di un'isola sudcoreana. Le manovre, che si svolgeranno nel Mar Giallo, dove si è verificato l'attacco di ieri, vedranno la partecipazione della portaerei americana George Washington, secondo quanto comunicato dall'agenzia sudcoreana Yonhap.

    Obama e Lee Myung-Bak hanno concordato di "innalzare il livello di preparazione" e di svolgere manovre militari congiunte "nei prossimi giorni", ha annunciato la Casa Bianca, «per proseguire sulla strada della stretta cooperazione in materia di sicurezza tra i nostri due paesi e per sottolineare la forza della nostra alleanza e il nostro impegno per la pace e la sicurezza nella regione», si legge nel comunicato della presidenza americana.

    L'attacco improvviso all'isola sud-coreana di Yeonpyeongdo (1.700 abitanti e mille militari di guarnigione), sotto forma di un violento bombardamento (pare uno dei più violenti dalla fine della guerra aperta combattuta tra il 1950 e il 1953) effettuato dalla terraferma del Nord contro vari edifici proprio mentre era in corso un'esercitazione navale della marina di Seul, ripropone gli annosi e irrisolti quesiti da un lato sulle reali intenzioni di Pyongyang nei confronti dei "fratelli" del Sud e, più in generale, dei vicini della regione (Cina e Giappone su tutti) e dall'altro lato quale reale forza militare essa sia in grado di mettere in campo.

    Al primo interrogativo si può rispondere con certezza che è praticamente…senza risposta: a vederci chiaro e a dare risposte razionali prova invano, da vari anni, il cosiddetto "gruppo dei cinque" (Usa, Cina, Russia e Giappone, oltre alla stessa Corea del Nord), continuamente spiazzato da scarti in apparenza illogici effettuati dalla dirigenza di Pyongyang, che ama alternare continue docce calde e fredde, azioni ostili e aperture al dialogo, di cui appare di fatto impossibile intravedere le finalità ultime.

    Meno complicato risulta illustrare le capacità militari nord-coreane . Sulla carta i numeri sono di tutto rispetto, ma con una qualità sempre più scadente: poco meno di un milione di soldati nell'esercito (oltre a 600mila riservisti ben addestrati), forte di 3.500 carri armati (in gran parte reperti da museo) e addirittura quasi 18mila pezzi di artiglieria (anch'essi quasi tutti obsoleti); 110mila uomini nell'aviazione, che schiera 590 velivoli (di nuovo in buona parte residuati superatissimi come i MiG-21 o i Sukhoi-7 Fitter, che hanno oltre mezzo secolo di vita); e, infine, 46mila marinai schierati soprattutto su naviglio sottile (appena 13 tra fregate e corvette, ma ben 335 siluranti e pattugliatori vetusti), con un corredo di 22 battelli subacquei d'origine sovietica (classe "Romeo", con oltre 50 anni di età) e alcune decine di mini-sottomarini, di origine ex jugoslava, frequentemente impiegati per missioni d'intelligence e sbarco d'incursori sulle coste del Sud.

    La marcata obsolescenza delle forze convenzionali, se può rispondere ancora bene alla filosofia "classica" dell'esercito nord-coreano (difesa, mediante la marxiana "guerra di popolo", contro un eventuale - benché improbabilissimo - attacco dal Sud o dagli Usa), è ormai in stridente contrasto con la volontà ufficiale di raggiungere l'unificazione del paese mediante l'uso della forza militare. Le forze sud-coreane, molto più esigue dal punto di vista numerico, sono inesorabilmente più moderne e un ipotetico attacco al Sud, (al di là di momentanei danni anche gravi che potrebbe patire la megalopoli Seul, forte di oltre 10 milioni di abitanti e cuore politico-economico vitale dl paese, che si trova a soli 40 km dal confine), si risolverebbe quasi certamente in una disfatta.

    Molto diverso risulta il discorso se si considerano le armi di distruzione di massa, al cui sviluppo sono stati sacrificati sia le forze armate tradizionali, sia soprattutto il tenore di vita di tutti gli oltre 20 milioni di abitanti del Nord. Il risultato di trent'anni di sforzi incredibili sono un numero imprecisato (almeno alcune decine) di missili a medio raggio (circa 2.500-2.800 km di portata), esportati anche verso vari paesi a rischio, come l'Iran o il Pakistan, ma soprattutto alcune armi atomiche (tra 5 e 10, secondo le stime), di cui almeno un paio collaudate nel 2006 e nel 2009 e una terza (si dice) d'imminente sperimentazione. Ed è proprio a questo tipo di armi che guarda con grande apprensione il mondo, Tokio e Seul in testa.

    Nei giorni scorsi allo scienziato statunitense Siegfried Hecker, in visita nel paese, è stato mostrato il nuovo impianto per l'arricchimento dell'uranio di Yongbyon, posto a un centinaio di chilometri a nord di Pyongyang. Secondo quanto Hecker ha raccontato al suo rientro, a Yongbyon sarebbero attive oltre 1.000 centrifughe, nate per uso civile, ma facilmente convertibili per fabbricare bombe nucleari. Ad aver soprattutto colpito Hecker è stato il livello di sofisticazione della centrale e delle centrifughe, che lascia presagire la possibilità di rapidi progressi verso la creazione di uno stock di materiale fissile sufficiente a portare, entro un paio di anni, a qualche decina le armi di Pyongyang. Per farne che? Il "gruppo dei cinque" teme che l'esito probabile sia un continuo rilancio di richieste sul tavolo negoziale in realtà mai soddisfacibile. Fino a un punto di rottura costituito dalla tentazione di usare l'arma atomica: cosa che costringerebbe gli Usa (garanti dell'indipendenza e della sicurezza del Sud) o la Cina (se la minaccia fosse diretta contro di lei) a rispondere adeguatamente con mezzi analoghi. E, soprattutto, il Giappone a dotarsi anch'esso di un armamento atomico, superando gli ultimi tabù etico-militari che affondano le loro radici nel trauma assoluto di Hiroshima e Nagasaki. Una prospettiva che, in un'area che già da alcuni anni è quella che più spende al mondo in armamenti (grazie anche a una ricchezza economica fino a pochi anni fa sconosciuta) e che è ricca di innumerevoli contenzioni territoriali, è in grado di far tremare i polsi a tutte le cancellerie mondiali.


    http://www.ilsole24ore.com/art/notiz...?uuid=AYhLm9lC
    Ultima modifica di Stalinator; 24-11-10 alle 22:54

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    Corea del nord: Seoul porta penisola "sull'orlo della guerra"


    La Corea del Nord ha detto oggi che la Corea del Sud sta aggravando le relazioni nella penisola con "sconsiderate provocazioni militari" e rimandando l'aiuto umanitario. Continua a leggere questa notizia

    L'agenzia di stampa ufficiale della Corea del Nord, Kcna, ha scritto che la Corea del Sud sta "facendo deragliare il processo per migliorare le relazioni fra coreani, affondando i colloqui sulla Croce Rossa intercoreana e portando la situazione sull'orlo della guerra, perseguendo la sua politica di sfida alla Corea del Nord".

    Frattanto una portaerei statunitense si sta dirigendo verso la penisola coreana, dopo che ieri il Nord ha sparato decine di colpi d'artiglieria contro un'isola del Sud, in una mossa destinata ad irritare Pyongyang e innervosire il suo alleato cinese.


    USA: E' STATA UN'AZIONE ISOLATA

    Secondo il Dipartimento di Stato Usa, l'episodio di ieri rappresenta un atto isolato e Pyongyang non starebbe preparando una campagna militare.

    "Si è trattato, secondo noi, di un atto isolato, premeditato", ha detto ai giornalisti il portavoce del Dipartimento di Stato americano, P.J. Crowley. "... non riteniamo che la Corea del Nord si stia... preparando a un confronto militare su ampia scala".

    La portaerei a propulsione nucleare USS George Washington, con 75 jet a bordo e un equipaggio di oltre 6.000 persone, ha lasciato una base navale a sud di Tokyo e da domenica parteciperà alle esercitazioni congiunte con la Corea del Sud fino a mercoledì prossimo.

    "Queste esercitazioni sono di natura difensiva", hanno detto le forze Usa in Corea in un comunicato. "Programmate molto prima dell'ingiustificato attacco d'artiglieria di ieri, dimostrano la forza dell'alleanza Corea del Sud-Usa e il nostro impegno per la stabilità regionale attraverso la deterrenza".

    Il premier giapponese Naoto Kan ha detto oggi che la Cina dovrebbe dare una risposta adeguata sul comportamento della Corea del Nord: "Il ruolo della Cina nella comunità internazionale è vasto e ne deriva una grande responsabilità. Credo che la Cina debba dare risposte appropriate dato che è un Paese con delle responsabilità".


    CINA CHIEDE "CALMA E MODERAZIONE"

    La Cina dal canto suo ha esortato oggi Nord e Sud Corea a dimostrare "calma e moderazione" e ad impegnarsi in colloqui il più rapidamente possibile per evitare un'escalation di tensioni dopo l'incidente mortale con i colpi di artiglieria che hanno ucciso quattro sudcoreani.

    La dichiarazione del portavoce del ministero degli Esteri cinese Hong Lei è stata la prima risposta ufficiale dettagliata all'incidente di ieri. A differenza di altri governi della regione, la Cina non ha isolato la Corea del Nord nella condanna.

    "La Cina ha preso molto seriamente questo incidente, ed esprime dolore e rincrescimento per la perdita di vite e proprietà, ci sentiamo in ansia per gli sviluppi", ha detto Hong in un commento sul sito web del ministero (欢迎访问中华人民共和国外交部网站).

    "La Cina esorta fortemente sia Nord che Sud Corea a praticare la calma e la moderazione, e ad impegnarsi al più presto in dialogo e contatti", ha detto Hong. La Cina "si oppone ad ogni azione dannosa per la pace e la stabilità" della penisola coreana, ha aggiunto.

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