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  1. #1
    Μάρκος Βαφειάδης
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    Predefinito La riunificazione dei comunisti

    La riunificazione
    dei comunisti:
    un processo auspicabile
    Leonardo Masella
    L'autocritica che Ferrero fa sul Congresso di Venezia nell'intervista a Liberazione del 16 maggio («l'errore fondamentale fu aver sbagliato l'analisi dei rapporti di forza») è apprezzabile ma insufficiente. Non si è trattato di un "errore", tutti sapevano che non vi erano i rapporti di forza. L'obiettivo vero dell'ingresso nel governo non era quello di cambiare la società ma la natura del partito, spegnendo l'antagonismo storico del Prc al capitalismo per portarlo all'avvicinamento e poi alla fusione con quelle componenti di sinistra, socialdemocratiche e ingraiane dei Ds (da Folena, a Tortorella, a Mussi, a Occhetto) con le quali il Prc aveva rotto dopo lo scioglimento del Pci. Il rifiuto di uscire dal governo anche di fronte a provvedimenti odiosi non si spiega se non con il rifiuto di rompere quel progetto, che infatti ora è perseguito ancora, costi ciò che costi, dall'area di Vendola.
    Il processo di superamento del Prc non è riducibile alla sola campagna elettorale, come sostiene Ferrero. La questione del nuovo soggetto politico al cui interno superare il Prc viene da lontano. Basti solo pensare a cos'è stata la sezione italiana della Sinistra Europea. Il problema, al fondo, è l'esistenza o meno di un partito comunista, che la mozione di Ferrero infatti non cita mai una volta, neanche per sbaglio, né "restaurato" né "rifondato". Nella sua intervista Ferrero si limita ad affermare: «Per me comunismo è il movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti». Questa affermazione di Marx è bella e condivisibile, ma un movimento che vuole abolire il capitalismo, se non vuole rimanere sulle nuvole della tendenza culturale, ha bisogno di organizzarsi in un partito, in una forte organizzazione comunista e di lotta anticapitalistica, persino sul piano mondiale, altrimenti il comunismo diventa sì "una idea religiosa" dell'aldilà.
    Invece il compagno Ferrero mette sullo stesso piano la costituente di Bertinotti e Mussi e la necessità di ricostruire una forza comunista attraverso un ineludibile processo di superamento della diaspora comunista. Secondo Ferrero le due costituenti spaccherebbero la sinistra. Ma è proprio il contrario. Oggi la sinistra è più frantumata che mai. I due processi di riaggregazione unitaria, quello socialista e quello comunista, almeno avrebbero il pregio di unirne le parti più omogenee, invertendo la tendenza alla disgregazione centrifuga, per poi costruire fra di loro l'unità d'azione possibile. L'alternativa è l'ulteriore frammentazione e distruzione di quel poco che è rimasto a sinistra.
    Infine una convergenza su una frase dell'intervista. Afferma Ferrero: «A questa destra populista o contrapponiamo una radicalità altrettanto forte, comunista, oppure vince la guerra tra poveri». Condivido pienamente questa tesi che è il leit motiv della mozione che sostengo: "Rifondare un partito comunista per rilanciare la sinistra". Tuttavia, per sconfiggere la guerra tra poveri che rischiano di essere preda delle ideologie radicali delle destre, è necessaria ma non sufficiente la "radicalità comunista". Assieme alla radicalità serve anche una forza consistente, una massa critica in grado di diventare punto di riferimento credibile per il malessere sociale crescente, altrimenti, se quella che Ferrero chiama la "radicalità comunista" è divisa in tre/quattro piccoli pezzi, il malessere sociale andrà ancora più a destra, contro gli immigrati, contro i lavoratori pubblici "fannulloni", contro i gay e le lesbiche, oppure, ancora peggio, a sostegno del nazionalismo e delle guerre imperialistiche di aggressione ad altri popoli del mondo. Per questo, proprio per dare coerenza a questa idea condivisibile, ci vuole un processo di ricostruzione di una forza comunista che sia contemporaneamente radicale nei contenuti e nella ideologia ma anche robusta, un polo credibile e attrattivo sia del malessere sociale che dei pezzi sparsi della sinistra anticapitalistica. I due partiti che realisticamente possono assieme costituire questa prima aggregazione unitaria consistente sono obiettivamente il Prc e il Pdci. Questa unità sarà più forte se si costruisce innanzitutto sul terreno sociale e nelle lotte di massa. Per questo mi piace l'idea di Ferrero che si debba "ripartire dal 20 ottobre", dal milione in piazza sulle questioni sociali sotto la marea di bandiere rosse con la falce e martello del Prc e del Pdci, per promuovere una nuova manifestazione d'autunno come quella. Ma non allargando in modo politicistico anche a Sd e Verdi (come propone Ferrero, ripetendo la Sinistra Arcobaleno già fallita), ma costruendo una piattaforma alternativa alla guerra e al neoliberismo, che coinvolga anche i movimenti e le forze della sinistra anticapitalista e di classe che il 20 ottobre non manifestarono con noi. L'unità della sinistra anticapitalistica ha bisogno della riunificazione delle forze comuniste, nella lotta e dal basso, in continuità con il successo del 20 ottobre, in discontinuità con il fallimento della Sinistra Arcobaleno.

    http://www.liberazione.it/giornale_a...rticolo=370870


  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da markos Visualizza Messaggio
    La riunificazione
    dei comunisti:
    un processo auspicabile
    Leonardo Masella
    L'autocritica che Ferrero fa sul Congresso di Venezia nell'intervista a Liberazione del 16 maggio («l'errore fondamentale fu aver sbagliato l'analisi dei rapporti di forza») è apprezzabile ma insufficiente. Non si è trattato di un "errore", tutti sapevano che non vi erano i rapporti di forza. L'obiettivo vero dell'ingresso nel governo non era quello di cambiare la società ma la natura del partito, spegnendo l'antagonismo storico del Prc al capitalismo per portarlo all'avvicinamento e poi alla fusione con quelle componenti di sinistra, socialdemocratiche e ingraiane dei Ds (da Folena, a Tortorella, a Mussi, a Occhetto) con le quali il Prc aveva rotto dopo lo scioglimento del Pci. Il rifiuto di uscire dal governo anche di fronte a provvedimenti odiosi non si spiega se non con il rifiuto di rompere quel progetto, che infatti ora è perseguito ancora, costi ciò che costi, dall'area di Vendola.
    Il processo di superamento del Prc non è riducibile alla sola campagna elettorale, come sostiene Ferrero. La questione del nuovo soggetto politico al cui interno superare il Prc viene da lontano. Basti solo pensare a cos'è stata la sezione italiana della Sinistra Europea. Il problema, al fondo, è l'esistenza o meno di un partito comunista, che la mozione di Ferrero infatti non cita mai una volta, neanche per sbaglio, né "restaurato" né "rifondato". Nella sua intervista Ferrero si limita ad affermare: «Per me comunismo è il movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti». Questa affermazione di Marx è bella e condivisibile, ma un movimento che vuole abolire il capitalismo, se non vuole rimanere sulle nuvole della tendenza culturale, ha bisogno di organizzarsi in un partito, in una forte organizzazione comunista e di lotta anticapitalistica, persino sul piano mondiale, altrimenti il comunismo diventa sì "una idea religiosa" dell'aldilà.
    Invece il compagno Ferrero mette sullo stesso piano la costituente di Bertinotti e Mussi e la necessità di ricostruire una forza comunista attraverso un ineludibile processo di superamento della diaspora comunista. Secondo Ferrero le due costituenti spaccherebbero la sinistra. Ma è proprio il contrario. Oggi la sinistra è più frantumata che mai. I due processi di riaggregazione unitaria, quello socialista e quello comunista, almeno avrebbero il pregio di unirne le parti più omogenee, invertendo la tendenza alla disgregazione centrifuga, per poi costruire fra di loro l'unità d'azione possibile. L'alternativa è l'ulteriore frammentazione e distruzione di quel poco che è rimasto a sinistra.
    Infine una convergenza su una frase dell'intervista. Afferma Ferrero: «A questa destra populista o contrapponiamo una radicalità altrettanto forte, comunista, oppure vince la guerra tra poveri». Condivido pienamente questa tesi che è il leit motiv della mozione che sostengo: "Rifondare un partito comunista per rilanciare la sinistra". Tuttavia, per sconfiggere la guerra tra poveri che rischiano di essere preda delle ideologie radicali delle destre, è necessaria ma non sufficiente la "radicalità comunista". Assieme alla radicalità serve anche una forza consistente, una massa critica in grado di diventare punto di riferimento credibile per il malessere sociale crescente, altrimenti, se quella che Ferrero chiama la "radicalità comunista" è divisa in tre/quattro piccoli pezzi, il malessere sociale andrà ancora più a destra, contro gli immigrati, contro i lavoratori pubblici "fannulloni", contro i gay e le lesbiche, oppure, ancora peggio, a sostegno del nazionalismo e delle guerre imperialistiche di aggressione ad altri popoli del mondo. Per questo, proprio per dare coerenza a questa idea condivisibile, ci vuole un processo di ricostruzione di una forza comunista che sia contemporaneamente radicale nei contenuti e nella ideologia ma anche robusta, un polo credibile e attrattivo sia del malessere sociale che dei pezzi sparsi della sinistra anticapitalistica. I due partiti che realisticamente possono assieme costituire questa prima aggregazione unitaria consistente sono obiettivamente il Prc e il Pdci. Questa unità sarà più forte se si costruisce innanzitutto sul terreno sociale e nelle lotte di massa. Per questo mi piace l'idea di Ferrero che si debba "ripartire dal 20 ottobre", dal milione in piazza sulle questioni sociali sotto la marea di bandiere rosse con la falce e martello del Prc e del Pdci, per promuovere una nuova manifestazione d'autunno come quella. Ma non allargando in modo politicistico anche a Sd e Verdi (come propone Ferrero, ripetendo la Sinistra Arcobaleno già fallita), ma costruendo una piattaforma alternativa alla guerra e al neoliberismo, che coinvolga anche i movimenti e le forze della sinistra anticapitalista e di classe che il 20 ottobre non manifestarono con noi. L'unità della sinistra anticapitalistica ha bisogno della riunificazione delle forze comuniste, nella lotta e dal basso, in continuità con il successo del 20 ottobre, in discontinuità con il fallimento della Sinistra Arcobaleno.
    http://www.liberazione.it/giornale_a...rticolo=370870
    Ciao Markos, e salve a tutti. Sono un iscritto del Prc romano.

    Quoto e straquoto le argomentazioni del compagno Masella.

    Alcuni compagni non si rendono conto che continuare con Ferrero è seguire un percorso già battuto e fallimentare, che ci ha portato alla totale disfatta nel progetto dell'Arcobaleno.

    L'autocritica di Ferrero è del tutto insufficiente, e continuare con questi dirigenti e nel percorso culturale del bertinottismo è ancor più deleterio, soprattutto in questa fase "da colpo di grazia".

    Se non ricostituiamo subito(dopo il congresso) un percorso di recupero della militanza disorientata e sfiduciata attorno ad un chiaro progetto di riaggregazione comunista che sfoci nella rifondazione di un forte Partito Comunista rischiamo di perdere il momento e l'occasione, il che ci metterà in futuro in una condizione di separatezza e incomunicabilità ancora maggiore rispetto ai nostri referenti sociali, con quali il Partito dovrebbe fungere da collante.

    E credo che siamo già in forte ritardo.

    Senza un partito comunista e la riaggregazione delle forze comuniste non avremo la forza di proporci come alternativa credibile al sistema bipolare, senza un partito che "tenga la botta" sia quando è all'opposizione, sia quando c'è da far cadere un governo.

    E il collante te lo dà solo una linea credibile ed un progetto di chiaro antagonismo sociale anticapitalista.

    Ed è proprio questo che non vedo nel documento e nelle intenzioni politiche di Ferrero, a cominciare da una chiara alternativià al PD.

    In tutto il documento dell'attuale maggioranza del Cpn con Ferrero al vertice non emerge, io direi affatto, una chiara volontà di alternatività al sistema bipolare e al Partito Democratico.Tant'è che, se non vado errato, nel documento non se ne accenna nemmeno una volta, così come non si parla di partito comunista come ricordato dal compagno Masella.

    Ma questo sarebbe del tutto evidente anche se qualcuno si degnasse di sottolinearlo, dico, vista l'ormai manifesta tendenza del bertinottismo(la proposta di riaggregazione coi Socialisti mi pare chiarisca pacificamente la questione una volta per tutte)a costituire, in vista di furure e pubblicamente augurate alleanza col Pd, una proposta di aggregazione di soggetti della sinistra governista in funzione di appoggio/spalleggiamento al Partito Democratico.

    E questo è un punto focale, costituente della linea Ferrero, che vuole salvare non Rifondazione in quanto partito comunista, ma la sua presunta e presuntuosa pretesa di rappresentare innovazione culturale "per costituzione".
    Eh no compagni, Rifondazione è nata per opposizione al progetto di cancellazione del comunismo dal nostro paese, in un momento forse addirittura meno grave di questo.

    Ed a quell'originario progetto dobbiamo fare in modo che si attenga.

    Perché mi pare ormai evidente che se non si cambia completamente approccio e linea politica(e forse nemmeno se questo accadesse, vista l'enorme perdita di credibilità politica della nostra organizzazione)il futuro sia segnato, per noi.
    Al contrario, scorrendo il documento Ferrero, blocco dopo blocco, vedo riemergere tutti quei temi che in questi anni ho combattuto, a cominciare dall'esaltazione antipartito dell'attivismo di base o movimentismo che teorizzava lo scioglimento fattuale di Rifondazione nei movimenti.

    Non dobbiamo avere un atteggiamento di chiusura, ma nemmeno di subalternità alle lotte di base, che anzi devono vederci protagonisti attivi ed attivati, nei luoghi di lavoro e di studio, e questo come presupposto naturale dell'agire quotidiano di un militante di Partito.

    Teorizzare la fusione tra la dimensione di movimento e quella del Partito è tutt'altra cosa, e contirbuisce ad aggravare, anziché lenire, la condizione di crisi della politica.

    Non dobbiamo confondere l'attivismo dei movimenti con la proposta delle linee di politica generale nazionale (ed internazionale) proprie di un Partito politico e che per natura e vocazione un movimento non riuscirà mai ad esprimere.

    Ma nell'ambiguità è questo che invece è avvenuto in questi anni, e Ferrero non ha tema di rivendicarne con convinzione l'eredità politica.

    Di fatto si è rinunciato alla dimensione della politica generale nazionale, perdendo i propri referenti sociali di cui i movimenti rappresentano solo una piccola parte.

    Questo a mio avviso, al di là delle architetture di alleanza politica congressuale, rappresenta il documento Ferrero nella sostanza.

    Per non parlare del modo schematico e virgolettato di portare avanti argomentazioni discutibili, analisi frettolose sulla composizione di classe, in un tentativo di accontentare tutti, dai compagni che rivendicano il Venezuela e Cuba al femminismo radicale, al movimentismo acritico ed estremo(privo di un progetto politico), all'ecologismo politico erratamente interpretato come critica allo sviluppismo o allo sviluppo, che dir si voglia.

    Non ci siamo, compagni, confemare Ferrero e alleati significa confermare il fallimento.

  3. #3
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    Quando i compagni parlano di riunificazione dei comunisti la buttano su un piano sentimentale, ragionano più col cuore che con la testa.

    Di quali comunisti stiamo parlando? Ne facciamo solo una questione nominalistica?

    Solo per aggiungere un elemento di riflessione: a Catania il Pdci ha rotto con Rifondazione e con la sinistra e sia per le provinciali che per le comunali è alleato di ferro del Pd.

    E vi assicuro che non si tratta certo del miglior Pd...

    L'unificazione va fatta sulle politiche concrete e non sui "sentimenti"...

  4. #4
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    In effetti sostenere candidature fuffe come quelle del PD catanese non è il massimo.
    Insomma Burtone è debolerrimo e non ha speranze. Se si andrà al ballottaggio non sarà per merito suo, ma per la forza di Musumeci e anche in quel caso tra un po' diventa più probabile che ci vada Musumeci che Burtone..

    Non conosco invece Leotta (so solo che l'è un sindacalista) però la candidatura anti-mafia di Castorina non mi sembrava così insostenibile insomma..

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Mat Kava Visualizza Messaggio
    so solo che l'è..
    com'è che leggendo questo pezzo t'ho immaginato in camicia verde aperta da cui si intravede una canotta, disteso in poltrona con i piedi sul tavolinetto del settecento a bestemmiare e fare rutti in attesa che la moglie ti porti la polenta?



    (sischerzaeh)

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Lavrentij Visualizza Messaggio
    com'è che leggendo questo pezzo t'ho immaginato in camicia verde aperta da cui si intravede una canotta, disteso in poltrona con i piedi sul tavolinetto del settecento a bestemmiare e fare rutti in attesa che la moglie ti porti la polenta?



    (sischerzaeh)
    ma che si scherza, this is the communist paradise

  7. #7
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    Vi amo!

    ...pero' la lei che porta la polenta (io pero' preferisco un piatto di crostacei e champagne) la esigo con vestitino maid cortissimo e autoreggenti...ad aspettare il ritorno del guerriero...


    ...cazzo ma perche' non ci votano?














  8. #8
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  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Lavrentij Visualizza Messaggio
    com'è che leggendo questo pezzo t'ho immaginato in camicia verde aperta da cui si intravede una canotta, disteso in poltrona con i piedi sul tavolinetto del settecento a bestemmiare e fare rutti in attesa che la moglie ti porti la polenta?



    (sischerzaeh)
    Camica verde: dovrei averne una.
    Canotte: in quantità.

    Sostituisci moglie con madre e siamo apposto.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da dav76 Visualizza Messaggio
    Quando i compagni parlano di riunificazione dei comunisti la buttano su un piano sentimentale, ragionano più col cuore che con la testa.

    Di quali comunisti stiamo parlando? Ne facciamo solo una questione nominalistica?

    Solo per aggiungere un elemento di riflessione: a Catania il Pdci ha rotto con Rifondazione e con la sinistra e sia per le provinciali che per le comunali è alleato di ferro del Pd.

    E vi assicuro che non si tratta certo del miglior Pd...

    L'unificazione va fatta sulle politiche concrete e non sui


    "sentimenti"...


    bisogna vedere il lavoro svolto da pdci e pd per giudicarlo.

 

 
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