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  1. #1
    Dio e Po***o
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    http://www.andreacarancini.blogspot.com/ Svizzera: una petizione contro la legge-bavaglio


    Il 25 Settembre 1994 la Svizzera si è dotata di una legge-bavaglio detta “antirazzista” (articolo 261bis del Codice Penale) – per certi versi simile alla legge francese Fabius-Gayssot del 13.7 1990 – il cui scopo era quello di perseguire e soprattutto di mettere in prigione i revisionisti (ricordiamo la carcerazione dell’ottuagenario Gaston Armand Amaudruz nel 2003, le condanne del compianto Arthur Vogt, di Jürgen Graf – costretto all’esilio in Russia – di René-Louis Berclaz, del prof. Faurisson e di altri ancora).

    In Svizzera, l’”iniziativa popolare” è una procedura con la quale un gruppo di cittadini può ottenere, mediante una petizione, la modifica della Costituzione; tutto sta a raccogliere 100.000 firme sul territorio. Ora, nell’Agosto del 2007, il partito dei Démocrates Suisses ha depositato una richiesta federale di modifica della Costituzione, nel senso di un rafforzamento della libertà di espressione, modifica finalizzata a ottenere l’abrogazione pura e semplice dell’articolo 261bis. La raccolta di firme procede con buon ritmo: le 100.000 firme dovranno essere raccolte entro il 7 Febbraio del 2009.

    Il mensile svizzero Le Pamphlet, nell’editoriale del n°375 del Maggio scorso (Casella Postale 998, CH-1001 Losanna), favorevole all’iniziativa, invita i suoi abbonati a sostenerla. Ecco l’editoriale:

    “Il 25 Settembre 1994, il nostro bel paese si è unito al novero delle nazioni “tolleranti”: i cittadini svizzeri hanno accettato l’articolo 261bis del Codice penale che doveva finalmente permettere di lottare contro il razzismo, inteso nel senso di atti, scritti e discorsi che attentano alla dignità umana di persone di altre razze, etnie e/o religioni, e contro la messa in questione o la giustificazione di un genocidio o di altri crimini contro l’umanità. Si trattava, così ci disse il Consiglio Federale, di permettere alla Svizzera di aderire alla Convenzione internazionale del 1965 sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, adesione la cui urgenza, circa 30 anni dopo, salta agli occhi!.

    Il risultato del voto fu ottenuto grazie a un martellamento volto a far leva sulla cattiva coscienza degli scettici, e il fatto che l’arsenale penale del nostro paese fosse già perfettamente in grado di difendere le vittime di atti o di discorsi ingiuriosi o aggressivi, o di palesi ingiustizie, venne accuratamente occultato nel corso del “dibattito”. In effetti, essendo lo scopo ufficiale del nuovo articolo quello di introdurre tale difesa [come fosse una novità], è stato molto increscioso che il cittadino si sia accorto della possibilità di un doppio utilizzo della legge, e si sia chiesto quale fosse il senso della manovra.

    In realtà, si trattava di fornire alle lobby “antirazziste”, di cui la LICRA e SOS-Racisme sono i più bei “fiori”, uno strumento che permettesse loro di perseguitare i revisionisti nel nome dei superiori interessi di una certa comunità e di un certo Stato.

    Strumento di cui certo non si sono private, come ben sapete: innumerevoli sono infatti i giudici che, sia per zelo, sia per paura di guai, hanno sentenziato ammende e pene detentive contro degli imputati di reati d’opinione difesi molto male, a causa del fatto che testimoni e avvocati erano stati minacciati d’incriminazione se avessero avuto la cattiva idea di prendere di petto le questioni di fondo.

    Il 7 Agosto del 2007, i Democratici Svizzeri, valutando giustamente che la situazione era diventata intollerabile, hanno lanciato l’iniziativa popolare federale “PER LA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE” – no alle museruole!”, affinché “nel quadro della formazione delle opinioni e del dibattito democratico, la libertà di espressione [sia] garantita in tutti i casi e non possa essere limitata da alcuna disposizione legale”. In caso di riuscita dell’iniziativa, l’articolo 261bis del Codice Penale e il suo clone, l’articolo 171c del codice penale militare, saranno immediatamente abrogati.

    La sfida è grossa, poiché l’iniziativa si scontrerà con delle forze imponenti, essendo la posta in gioco molto importante. Si tratta, in effetti, della rimessa in questione del fondamento stesso di una dittatura che non dice il suo nome, e che si impone, come tutte le sue simili, solo con il terrore e la manipolazione delle intelligenze, e con la complicità iperattiva delle lobby dell’antirazzismo militante, che sono le portavoce delle “eminenze ebraiche”, e non degli ebrei in generale.

    Tuttavia, la situazione non è più quella del 1994. C’è stato, alla metà degli anni ’90 l’”affaire” dei fondi rimasti alle banche svizzere delle vittime nazismo (“fonds en desherence”), che ha rivelato la cupidigia e l’arroganza delle dette “eminenze ebraiche”, e che ha messo di cattivo umore molti svizzeri, ebrei compresi. C’è stato il degrado dell’immagine di Israele a causa della guerra israelo-palestinese. Ci sono state anche le ingerenze dell’inenarrabile Doudou Diène, infaticabile autore di lezioni onusiane in materia di razzismo, che imperversa regolarmente tra noi, e che suscita irritazione. Bisogna fare anche i conti con tutte quelle persone che, in seguito alle condanne dei revisionisti, hanno finito col chiedersi che motivo c’era di fare una legge per proteggere una verità storica eclatante. Infine il fatto che la norma antirazzista venga utilizzata moltissimo, come è già il caso in Francia, per impedire ogni critica nei confronti dell’Islam, dei suoi seguaci e delle sue opere, costituisce una ragione ulteriore per ottenerne l’abrogazione nel più breve tempo possibile. Anche se siamo preoccupati solo indirettamente da un’eventuale adesione della Turchia all’Unione Europea, abbiamo il diritto di poter proclamare in piena libertà che l’Europa è essenzialmente cristiana e che lo deve rimanere.

    A tutti coloro che, oggi, vogliono restituire alla Svizzera il suo onore perduto nel 1994, è stata data l’occasione di sostenere, firmare e far firmare la petizione per la libertà di espressione. E’ venuta l’ora di dimenticare le etichette faziose e di impiegare tutti i mezzi a disposizione. Pensate: se la legge-bavaglio sparirà potrete ricominciare a dire: “ho un amico ebreo” senza rischiare di essere tacciati di antisemitismo.

    La legislazione ordinaria permetterà, d’altronde, di infliggere una sonora sculacciata ai ritardati mentali che bombardano di banane un consigliere nazionale di origine africana perfettamente svizzero e regolarmente eletto.

    Le Pamphlet.

    Pubblicato da Andrea Carancini

  2. #2
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    Caro Daltanius
    nel tuo intervento ci sono alcune inprecisioni che come cittadino svizzero mi sento in dovere di correggere.
    I cittadini svizzeri, oltre alle elezioni, hanno a disposizione sostanzialente tre strumenti politici che non devono essere confusi perchè molto diversi e con fini diversi. Questi strumnti politici ci sono a livello comunale, cantonale e federale.
    1) la petizione, è una semplice richiesta non impegnativa alle autorità. Può essere sottoscritta da chiunque e non ci sono condizioni.
    2) l'iniziativa: è una richiesta/proposta impegnativa alle autorità (per es. di varare/modificare/abrogare una legge, di realizzare un progetto, ecc.). C'è un limite di tempo massimo per la raccolta delle firme e un numero minimo di firme di cittadini aventi diritto di voto. Le autorità possono decidere se, quando e come mettere la proposta in votazione popolare e se proporre un controprogetto.
    Il lancio di un'iniziativa presuppone che i promotori dispongano di mezzi notevoli, inoltre, visti i limiti giuridici, le probabilità di successo sono scarse. Se si tratta di una modifica fondamentale che concerne la costituzione elvetica si parlerà di un'iniziativa costituzionale.
    3) il referendum: è una richiesta impegnativa alle autorità di sottoporre a votazione popolare una decisione, una legge, ecc. che le autorità stesse hanno preso o varato (per esempio una legge o un credito). Anche in questo caso c'è un limite di tempo per la raccolta delle firme e un numero minimo di firme di cittadini aventi diritto di voto. Anche il lancio di un referendum presuppone che i promotori abbiano a disposizione mezzi importanti. In questo caso le autorità possono decidere quando si andrà al voto e i limiti posti rendono e le possibilità di successo scarse.
    Va poi detto che le autorità possono influenzare i votanti e l'esito della consultazione mediante la documentazione allegata al materiale di voto, via i partiti governativi, durante dibattiti pubblici e in molti altri modi. In più di un secolo e oltre 130 iniziative federali solo una decina sono riuscite. Va poi detto che dopo la riuscita di un'iniziativa tocca nuovamente alle autorità metterla in pratica e queste trovano sempre il modo di procrastinarne l'applicazione e/o annacquarla. Conseguentemente la partecipazione a queste consultazioni è ormai scarsa perchè la gente, visto l'andazzo, è convinta che non serve a niente "tanto le autorità fanno ugualmente quel che vogliono".
    È un vero peccato perchè questi strumenti politici sono l'espressione di una vera democrazia partecipativa e il popolo dovrebbe farne il massimo uso possibile, ma il fatto è che la democrazia è come la salute: ci si accorge quanto vale solo quando non c'è più.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Volpone Visualizza Messaggio
    Caro daltanius
    nel tuo intervento ci sono alcune inprecisioni che come cittadino svizzero mi sento in dovere di correggere.
    I cittadini svizreri, oltre alle elezioni, hanno a disposizione sostanzialente tre strumenti politici che non devono essere confusi perchè molto diversi e con fini diversi. Questi strumnti politici ci sono a livello comunale, cantonale e federale.
    1) la petizione, è una semplice richiesta non impegnativa alle autorità. Può essere sottoscritta da chiunque e non ci sono condizioni.
    2) l'iniziativa: è una richiesta impegnativa alle autorità. C'è un limite di tempo massima per la raccolta delle firme e un numero minimo di firme di cittadini aventi diritto di voto. Le autorità possono decidere se, quando e come mettere la proposta in votazione popoare e se proporre un controprogetto.
    Il lancio di un'iniziativa presuppone che i promotori dispongano di mezzi notevoli, inoltre, visti i limiti giuridici, le probabilità di successo sono scarse. Se si tratta di una modifica fondamentale che concerne la costituzione elvetica si parlerà di un'iniziativa costituzionale.
    3) il referendum: è una richiesta impegnativa alle autorità di sottoporre a votazione popolare una decisione, una legge, ecc. Anche in questo caso c'è un limite di tempo per la raccolta delle firme e un numero minimo di firme di cittadini aventi diritto di voto. Anche il lancio di un referendum presuppone che i promotori abbiano a disposizione mezzi importanti. In questo caso le autorità possono decidere quando si andrà al voto e i limiti posti rendono e possibilità di successo scarse.
    Va poi detto che le autorità possono influenzare i votanti e l'esito della consultazione mediante la documentazione allegata al materiale di voto, via i partiti governativi e in molti altri modi. In più di un secolo e oltre 130 iniziative solo una decina sono riuscite. Va poi detto che dopo la riuscita di un'iniziativa tocca nuovamente alle autorità metterla in pratica e queste trovano sempre il modo di procrastinarle e/o annacquarle. Conseguentemente la partecipazione a queste consultazioni ê ormai scarsa perchè la gente, visto l'andazzo, è convinta che non serve a niente "tanto le autorità fanno ugualmente quel che vogliono".
    il pessimismo non appartiene agli Uomini di Fede!
    e tra le altre cose contrasta, in maniera evidente, con il simbolo di Speranza che manifesti nell'Avatar.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Daltanius Visualizza Messaggio
    il pessimismo non appartiene agli Uomini di Fede!
    e tra le altre cose contrasta, in maniera evidente, con il simbolo di Speranza che manifesti nell'Avatar.
    Quello che dici non centra niente con il mio avatar e con il pessimismo.
    È un dato di fatto che alle votazioni di regola partecipa solo il 40 % degli aventi diritto di voto, con punte tra il 20% e il 70%. Comunque l'astensione è sempre enorme. Alle votazioni invece la partecipazione è di regola di circa il 60-70%. E poi qui io ci vivo da sempre e partecipo anch'io alla politica per cui mi sembra di essere sufficientemente informato.

    Ovvio che in fondo al mio cuore la speranza di un mondo migliore c'è sempre. Ma è dura...con certe teste...
    Il mio Avatar è un simbolo di resistenza all'oppressione con particolare riferimento alla Palestina.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Volpone Visualizza Messaggio
    Quello che dici non centra niente con il mio avatar e con il pessimismo.
    È un dato di fatto che alle votazioni di regola partecipa solo il 40 % degli aventi diritto di voto, con punte tra il 20% e il 70%. Comunque l'astensione è sempre enorme. Alle votazioni invece la partecipazione è di regola di circa il 60-70%. E poi qui io ci vivo da sempre e partecipo anch'io alla politica per cui mi sembra di essere sufficientemente informato.

    Ovvio che in fondo al mio cuore la speranza di un mondo migliore c'è sempre. Ma è dura...con certe teste...
    Il mio Avatar è un simbolo di resistenza all'oppressione con particolare riferimento alla Palestina.
    stai certo che il mio cervello e' molto piu' elastico di qaunto possa immaginare...
    quello che e' importante e' sensibilizzare l'opinione pubblica e portare ad essa la conoscenza di persone e dei loro pensieri..
    a questo primariamente servono certe battaglie ..anche se uffiacialmente non sfondano !

 

 

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