da La Stampa


Un uomo di Marini
al vertice delle Poste
Massimo Sarmi, amministratore delegato di "Poste italiane"

Eni ed Enel: confermate le coppie Poli-Scaroni e Gnudi-Conti
ROBERTO GIOVANNINI
ROMA
Tanti giorni e tanta fatica per partorire una sostanziale generale riconferma di presidenti e amministratori delegati, con l’eccezione del ritorno con Giovanni Ialongo della Cisl (ma in realtà si tratta proprio di Franco Marini) al vertice di Poste Italiane. La vicenda delle nomine si è chiusa dopo tanti giorni di conciliaboli e fatica con la conferma dei tre amministratori delegati, Fulvio Conti all’Enel, Paolo Scaroni all’Eni, Massimo Sarmi alle Poste. Se per i primi due la decisione era scontatissima e blindata da settimane, nel caso di Sarmi la conferma è stata molto più sofferta, e minacciata soprattutto da dissidi all’interno di An, il partito cui «spetta» quella poltrona. Alla fine, Gianfranco Fini ha espresso con forza la sua fiducia al manager veronese, ormai al terzo mandato. Per le presidenze, anche qui non ci sono novità per Enel ed Eni. Da qualche giorno era nell’aria, e ieri sera il comunicato ufficiale del ministero dell’Economia lo ha sancito: Piero Gnudi e Roberto Poli restano dove stavano. L’unico cambiamento è a Poste Italiane, con l’indicazione di Giovanni Ialongo per la carica (largamente rappresentativa, ma pur sempre importante) di presidente. Una personalità, quella di Ialongo totalmente assimilabile all’ex presidente del Senato Franco Marini, che di Ialongo ha fatto tutte le fortune e di cui si fida ciecamente.

Dunque, il contrasto - molto vivace - tra i partiti della maggioranza di governo ha partorito un sostanziale stallo. Tutti sono rimasti dov’erano, in pratica, con l’eccezione di Vittorio Mincato: l’ex presidente dell’Eni abbandona le Poste, come era chiaro da tempo. Il duello tra i plenipotenziari del centrodestra - Gianfranco Fini, Gianni Letta, Giancarlo Giorgetti, Giulio Tremonti - alla fine ha prodotto un sostanziale stallo. A complicare la situazione ci si sono messe le divisioni all’interno di Alleanza Nazionale; la necessità di ridurre a soli 5 i componenti dei Consigli di amministrazione;le fortissime pretese della Lega Nord (richieste non sostenute dall’indicazione di manager di area «solidi» e spendibili, si dice); il dualismo tra Tremonti e il potentissimo sottosegretario Letta. Alla fine, nelle due decisioni più «controverse» e sorprendenti politicamente - novità di cui il vero valore e significato andrà ben valutato nei prossimi giorni - ha fortemente pesato il punto di vista di Letta. Parliamo della conferma di Piero Gnudi all’Enel, nonostante il commercialista bolognese vantasse amicizie con Romano Prodi e Pier Ferdinando Casini per nulla vantaggiose in questa fase politica, e soprattutto della nomina di Giovanni Ialongo alle Poste.

È cosa nota che «da sempre» la presidenza di Poste Italiane spetti «di diritto» (le virgolette sono non casuali) alla potentissima Cisl aziendale, che vanta quasi 60mila iscritti su 150mila dipendenti del gruppo, e da sempre fa il bello e il cattivo tempo in azienda. Non era stato il caso nell’ultimo mandato, con Mincato; e soprattutto gli appetiti di Forza Italia si erano concentrati su questa poltronissima (si era parlato di Franco Valsecchi e Salvatore Rebecchini). Appetiti frustrati, visto che Marini è riuscito a convincere Letta dell’opportunità di nominare Ialongo. Ialongo, entrato molti anni fa in Poste come semplice impiegato al ministero, ha scalato l’organizzazione cislina di categoria, ed ha conosciuto Marini di cui è diventato uomo di totale fiducia. Proprio Marini ha deciso (al termine dell’esperienza sindacale) di «trasformare» Ialongo in manager, affidandogli prima la presidenza di Ipost, l'ente previdenziale dei postelegrafonici, e poi la presidenza di Postel, il ramo di Poste che si occupa della posta elettronica ed ibrida. A questo punto, Forza Italia si consolerà (dicono) con la direzione generale di Poste, sottratta alle deleghe di Sarmi.

Infine, i consigli di amministrazione. Nella lista stesa da Tremonti per Enel ci sono Gianfranco Tosi (Lega), Alessandro Luciano (An), Fernando Napolitano (Fi) e Lorenzo Codogno (Tesoro/Tremonti). Per quanto riguarda il Cda dell’Eni, ci sono Paolo Colombo, Paolo Marchioni (Lega), Pierluigi Scibetta (Forza Italia/Letta) e Mario Resca (Forza Italia/Berlusconi).