L'isolotto dista 800 metri dalla costa palermitana
E' riserva Lipu e ospita una torre di avvistamento del XV secolo
Il degrado sull'Isola delle Femmine
La procura ordina il sequestro


Rintracciato e denunciato uno dei proprietari. Le leggende dell'Isola
la disperazione di Lucia e rifugio di donne bellissime




L'Isola delle femmine

PALERMO - Perdeva pezzi da tempo. Non veniva ristrutturata da decenni. Anzi, non risultano in tempi recenti i neppure i minimi interventi indispensabili per tenere in piedi quel tesoretto del Cinquecento che spunta in mezzo al mare a pochi metri dalla costa ovest di Palermo. Eppure molti giovani, soprattutto giovani ragazze, si fermano ancora lì davanti per ascoltare i lamenti struggenti di Lucia portati dalla leggenda. Così la Procura ha sequestrato tutto e ha denunciato il proprietario. Anzi, i proprietari perché l'isolotto di Isola delle femmine è una proprietà privata oltre che area protetta della Lipu.

L'isolotto in realtà si chiama "Isola di Fuori" e si può raggiungere anche a nuoto dalla scogliera di Punta Barcarello a Isola delle Femmine. E' poco più di uno scoglio brullo e l'unica variazione al profilo morbido e scontato dell'isolotto è l'antica Torre di avvistamento che nel XV secolo doveva difendere la costa siciliana dagli attacchi dai pirati.

Il sequestro è stato deciso dalla Procura di Palermo ed eseguito dal Nucleo patrimonio artistico della Polizia municipale. La struttura - è la motivazione - è ridotta così male che rischia di crollare da un momento all'altro. La Torre era già vietata al pubblico ma turisti e appassionati raggiungevano lo stesso l'isolotto.

I militari hanno accertato il degrado e l'abbandono e hanno denunciato il proprietario. Che però non è l'unico intestario di Isola di Fuori.

L'Isola, nel tratto di mare tra Punta Raisi e Capo Gallo, dista dalla costa poco più di ottocento metri, 14 kmq con una forma quasi rettangolare (è lunga 575 metri e larga 325). La Torre ha mura possenti spesse circa due metri ed è stata costruita sul progetto dell'architetto toscano Camillo Camilliani. Ha la base quadrata, costruita a scarpata in modo da offrire una maggiore resistenza agli attacchi, e al suo interno ospitava la cisterna per l'acqua potabile che garantiva una notevole scorta in caso di assedio.



Il primo piano era destinato ad accogliere le derrate alimentari, il camino e i giacigli per i militari della guarnigione, noti come i "torrari". Sulla terrazza oltre alle armi da fuoco era sempre presente il "mazzone", fascio di legna pronto ad essere acceso in caso di necessità. Il sistema dei "fani" era utilizzato dai torrari per le comunicazioni di pericolo: in caso di avvistamento di imbarcazioni sospette, l'allarme veniva dato alle torri costiere e, da queste, alle popolazioni dell'interno, con un linguaggio di segnali di fuoco o di fumo.

L'Isola di Fuori ha sempre esercitato molto fascino, fin dai tempi antichi, ed ha alimentato leggende. Quella più nota considera la torre come prigione isolata per sole donne. Si racconta di una piccola comunità di donne turche che sarebbero vissute in esilio nella torre che avevano costruito. Un'altra versione vuole che nell'isola si rifugiassero donne dei paesi vicini quando volevano sfuggire a mariti troppo autoritari o violenti.

Un'altra ancora, di cui però si trova traccia in uno scritto di Plinio il Giovane, racconta che l'Isola fosse la residenza di fanciulle bellissime che per la durata di una luna, circa un mese, si concevano al giovane guerriero che si era distinto in battaglia.

La più suggestiva è certamente la storia di Lucia, una bellissima ragazza del paese che, innamorata di un giovane del luogo, rifiutò le offerte di matrimonio di un signore assai ricco ma anziano che per rabbia la fece rapire e rinchiudere nella Torre. Piuttosto che arrendersi, Lucia preferì lasciarsi morire. Ancora oggi, raccontano, durante le giornate di tempesta è possibile udire l'eco del suo disperato e malinconico lamento.

Tutto questo si sta consumando in un indecoroso abbandono. Sono intervenuti Procura e carabinieri. Hanno rintracciato i proprietari. Più che qualche sasso, sono da salvare le leggende.

(31 maggio 2008
http://www.repubblica.it/2008/05/sez...e-femmine.html