La liberalizzazione del trasporto aereo in Europa è stato un processo che è iniziato nel 1987 e si è concluso dieci anni dopo, con l’apertura del mercato comunitario. L’Unione Europea, seguendo in parte l’esempio di deregulation americano, ha adottato una strategia di apertura del mercato al fine di permettere lo sviluppo del settore e favorirne la concorrenza.

A distanza di un decennio dalla liberalizzazione, è possibile giudicare positivamente questo processo, in quanto gli obiettivi prefissati a livello comunitario sono stati raggiunti e il consumatore ha beneficiato degli effetti positivi di questa maggiore concorrenza nel mercato.

L’apertura del mercato domestico e di quello europeo ha permesso la nascita di nuovi operatori di trasporto aereo: le compagnie low cost. Queste, nell’ultimo decennio, sono le protagoniste incontrastate dello sviluppo del settore. La liberalizzazione non ha invece riguardato i voli intercontinentali, che rimangono ancora oggi in gran parte un mercato oligopolistico, dove possono “competere” un numero limitato di player per ogni tratta; tuttavia il recente accordo di Open Skies tra Stati Uniti ed Unione Europea, entrato in vigore a fine dello scorso mese di marzo, ha permesso l’apertura del mercato “atlantico”, con una concorrenza maggiore tra i vettori americani ed europei.

Il mercato europeo si è sviluppato grazie alla liberalizzazione dei cieli ed oggi circa 800 milioni di passeggeri volano nei cieli europei ogni anno. Tutti i paesi hanno sviluppato il proprio mercato, ma particolarmente quelli che non hanno posto barriere all’ingresso per i nuovi operatori.

Il mercato britannico è il maggiore a livello europeo, con oltre 200 milioni di passeggeri l’anno, seguito da Germania e Spagna. L’Italia è al quinto posto, con circa 107 milioni di passeggeri nel 2007. L’Italia ha pressoché raddoppiato il numero dei viaggiatori nell’arco del decennio successivo alla liberalizzazione.

La crisi continua della compagnia di bandiera Alitalia, non ha limitato lo sviluppo del mercato, che è stato trainato dall’entrata di nuovi operatori alternativi.

In Italia, come nel resto d’Europa, si è sviluppato il traffico dei passeggeri operato dalle compagnie low cost. Nel 2007 circa il 30 per cento dei passeggeri ha utilizzato vettori a basso costo. Questi nuovi operatori, offrono circa il 25 per cento dei voli settimanali in partenza dall’Italia per le destinazioni europee.

I vettori che più hanno conquistato il mercato italiano, sono l’irlandese Ryanair, leader europeo con 50 milioni di passeggeri l’anno, che ha circa il 33 per cento della quota di mercato dei voli low cost, seguita dalla britannica Easyjet, secondo vettore europeo con circa 40 milioni di passeggeri, che possiede il 17 per cento del mercato low cost italiano (dati CRIET – Centro di Ricerca Interuniversitario in Economia del Territorio).

Il leader del mercato italiano rimane Alitalia, che tuttavia ha dimezzato la propria quota di mercato dalla liberalizzazione; se nel 1997 trasportava circa il 48 per cento dei passeggeri italiani, lo scorso anno ne trasportava solamente il 23 per cento. La compagnia trasporta circa lo stesso numero di passeggeri di dieci anni fa, circa 24 milioni. La debolezza del vettore di bandiera, paradossalmente, ha di fatto non impedito lo sviluppo di vettori concorrenti nel mercato italiano; difatti una delle principali barriere all’ingresso nel settore aereo è la carenza di slot e la mancata crescita di Alitalia ha permesso la non saturazione di questi ultimi. La mancanza di slot nei principali aeroporti è anche una causa dello sviluppo negli aeroporti secondari delle compagnie low cost.

Queste ultime hanno saputo conquistare tale importanza, in particolar modo per la loro capacità si saper offrire il servizio di trasporto aereo a dei prezzi molto inferiori rispetto ai carrier tradizionali; in particolare, analizzando i costi tra le due tipologie di business si evidenziano dei risparmi in quasi tutte le voci di costo. Questi operatori riescono a comprimere i costi, aumentando la produttività del personale, eliminando i “frills”, avendo una flotta di aeromobili composta solo da una tipologia di modello moderno ed efficiente, utilizzando talvolta aeroporti secondari, facendo pagare i servizi considerati non essenziali al consumatore, riducendo al minimo il tempo di sosta dell’aeromobile in aeroporto.

I vettori low cost, utilizzando un modello point to point, hanno incrementato il numero dei collegamenti diretti tra le città europee, hanno aumentato la possibilità delle imprese italiane di essere in collegamento con gli altri paesi europei, favorendo di fatto l’internazionalizzazione delle imprese.

Il parametro di costo è il CASK (Costo per posto chilometro offerto) e da tale indicatore permette di evidenziare le differenza tra i vettori low cost e quelli full service. L’analisi è stata effettuata analizzando le maggiori compagnie a basso costo europee e le compagnie tradizionali. I risparmi di costo sono individuabili in tutte le voci, ma è notevole la minore spesa per il personale e per le spese di marketing (utilizzando la vendita online).

Il cliente tipo per queste compagnie è stato per molto tempo considerato il cliente leisure, avendo la caratteristica di essere price sensitive. Ultimamente si è visto che tali operatori sono utilizzati molto spesso anche dalla clientela business, che pur essendo time sensitive, hanno notevoli vantaggi nell’utilizzo di tali compagnie.

Utilizzando aeroporti meno congestionati, Ryanair riesce ad avere la maggiore puntualità dei voli a livello europeo, fattore molto importante per la clientela business; altro vantaggio è la possibilità di effettuare molto facilmente un acquisto del servizio online e di fare il check-in online. Rimangono tuttavia degli evidenti svantaggi per il completo sdoganamento di questi vettori da parte della clientela business, quali l’utilizzo di aeroporti secondari scomodi da raggiungere e la non flessibilità del biglietto.

Easyjet, si discosta dal modello del cost-killer Ryanair, e sempre più ha introdotto negli ultimi anni servizi mirati alla clientela business, quali la possibilità di spostare il volo ad un costo limitato o la possibilità di effettuare acquisto dei voli tramite i sistemi di distribuzione tradizionali.

Diversi studi hanno dimostrato che maggiore è il numero di destinazioni raggiungibili da un aeroporto, più alto è il tasso d’internazionalizzazione delle imprese. Le compagnie low cost hanno dato questa opportunità per lo sviluppo del business al di fuori dei confini nazionali.

I dati dell’Ufficio italiano cambi della Banca d’Italia, hanno evidenziato un trend crescente del turismo business italiano, con un incremento del 26 per cento della spesa dal 2004 al 2007. Le imprese italiane possono acquistare il servizio di trasporto aereo direttamente su internet o tramite specialisti del settore a dei prezzi convenienti. L’apertura dei cieli permette uno sviluppo degli scambi commerciali a livello internazionale, ma anche la possibilità di partecipare a fiere o a permettere delocalizzazioni per le aziende che volessero impiantarsi negli altri paesi europei.

Un’analisi condotta a livello della principale Regione italiana, la Lombardia, ha evidenziato che l’utilizzo di vettori low cost per motivi di lavoro è relativamente elevato. Il 23 per cento degli utilizzatori delle compagnie a basso costo in partenza per destinazioni internazionali è un cliente business; questa percentuale cresce, se vengono esclusi i passeggeri di Ryanair, che utilizza aeroporti secondari, al 33 per cento. Queste percentuali sono distanti da quelle rilevate per le compagnie tradizionali; tuttavia questo dato, permette di evidenziare un utilizzo per motivi di lavoro non indifferente.

Il processo di internazionalizzazione non riguarda solo grandi aziende, ma è un fenomeno diffuso anche tra le medio - piccole imprese, che sono preponderanti nel sistema economico italiano.

La liberalizzazione dei voli permette alle aziende di avere un collegamento diretto e veloce con l’estero e offre di conseguenza, la possibilità di sfruttare le opportunità derivanti dall’espansione all’estero del proprio fatturato.
Esistono tuttavia dei fattori esogeni che potrebbero frenare questa continua del business aereo, causato principalmente dall’aumento dei prezzi del jet-fuel. I costi legati al carburante incidono ormai per il 30 per cento dei costi delle imprese di trasporto e la tariffa dei biglietti è destinata a crescere nel breve-medio periodo. Questo potrebbe rallentare, ma non fermare il processo di internazionalizzazione delle aziende.

È necessario ricordare che il trasporto aereo offre un mezzo per poter sviluppare il proprio business, ma le condizioni alla base per poter de localizzare o semplicemente entrare in mercati esteri sono più dettate dalla condizione di fare business. È evidente che la il minor costo relativo dei biglietti aerei permette di essere collegati con i paesi dell’Est Europa o altri paesi Europei, ma il grande vantaggio di questi paesi risiede nella minore burocrazia, nella tassazione meno elevata e nel minor costo del lavoro. L’Italia sconta un’arretratezza del sistema fiscale e un’incidenza della burocrazia che pesa almeno 15 miliardi di Euro ogni anno sulle piccole-medie imprese.

L’acquisto dei biglietti è sempre più immediato tramite dell’utilizzo del web; anche in Italia stanno crescendo aziende di business travel che permettono di effettuare gli acquisti in maniera coordinata e con degli importanti risparmi di costo. L’outsourcing della funzione di acquisto dei biglietti aerei è relativamente sviluppato ed è effettuato da operatori specializzati nel settore.

La concorrenza nel settore aereo, introdotta grazie alla liberalizzazione europea, è stata una grande opportunità per le imprese italiane. Lo sviluppo delle compagnie low cost ha permesso di avere un numero maggiore di collegamenti diretti tra le città italiane e quelle europee, con un impatto rilevante per le aziende. Attualmente è molto più facile per un’impresa conoscere un mercato, recandocisi direttamente, tramite il mezzo aereo, a dei prezzi non elevati. La maggior facilità nell’acquisto del servizio aereo aiuta le aziende nel processo di internazionalizzazione, sempre più necessario per la crescita del business in mondo sempre maggiormente globalizzato e competitivo.

Lo sbocco commerciale in altri paesi europei può essere un atout importante per la crescita del fatturato e un trasporto aereo meno costoso e più accessibile è un elemento essenziale per raggiungere gli obiettivi aziendali.

La liberalizzazione del mercato atlantico, avrà nel medio-lungo periodo e non nel breve, degli effetti positivi per il consumatore del trasporto aereo in termini di tariffe e di frequenze.

Il processo di liberalizzazione deve continuare anche a livello extra-europeo, per avere maggiore accesso anche a mercati diversi da quello Europeo e degli Stati Uniti. Il mercato asiatico, che sempre più è importante per le aziende medio – grandi, oggi è difficilmente accessibile a causa delle restrizioni dovute ad accordi bilaterali stipulati alcuni decenni fa.

Le aziende italiane hanno saputo “approfittare” dei vantaggi della liberalizzazione dei voli, ma è necessario estendere questa apertura del mercato a paesi extra-europei per potere offrire nuove opportunità di sviluppo.

Il compito non spetta alle imprese, ma ai Governi che stipulano gli accordi bilaterali; proprio dall’estensione delle condizioni di libera concorrenza del mercato potrebbe arrivare la “salvezza” per il secondo aeroporto italiano, Milano Malpensa. Le imprese italiane hanno necessità di avere collegamenti diretti con le destinazioni internazionali, ma queste devono essere offerte da compagnie che operano senza avere continui aiuti di stato.

Lo sviluppo del trasporto aereo è dunque un fattore essenziale, ma non l’unico necessario alla continua internazionalizzazione ed espansione delle aziende.

Da Ufficio Acquisti, aprile 2008

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