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    Arrow Dedicato a Mons. Bagnasco

    Dedicato a Mons. Bagnasco, alla Caritas, a tutti gli assistenzialisti e demagoghi vari



    Angelo Bagnasco: "gli immigrati sono una risorsa per le società in cui lavorano, qualunque sia il loro status legale, ed è loro diritto che venga affrontato il problema della separazione familiare, temporanea o prolungata" (tratto da Repubblica.it del 30 maggio 2008).


    Ci eravamo già occupati della questione in due occasioni:
    1. La grande "ricchezza" portata dagli immigrati: esempi dall'Emilia-Romagna
    2. La grande "ricchezza" portata dagli immigrati (parte II): esempi dal Veneto e dal Friuli Venezia Giulia

    dalla Gazzetta di Modena:


    Pensioni gratis agli stranieri, è boom

    Pier Luigi Salinaro

    Senza aver mai versato contributi incassano 7.156 euro l’anno
    Gli extracomunitari con carta di soggiorno fanno arrivare in città i genitori over 65 che all’Inps chiedono il ‘vitalizio’
    Tredici mensilità da 550,5 euro, mentre un modenese non ne incassa più di 500 pur avendo versato contributi per anni

    Ci sarebbe una certa preoccupazione anche a Modena per il dilagare di richieste d’ assegni sociali da parte di immigrati che, a quanto sembra, stanno mettendo in seria difficoltà l’Inps. Non esistono cifre precise del fenomeno a livello modenese (il fenomeno è nazionale), anche perchè i funzionari dell’ente di viale Reiter - contatti anche ieri - spiegano che dati e informazioni possono essere forniti solo dalla Direzione Generale di Roma. Dalla capitale ci spiegano che i dati, per singole province, possono rilasciarli solo dopo una richiesta scritta all’Inps di Modena, incaricata poi di inoltrarla alla stessa Direzione Generale. Insomma, forse fra qualche mese si potrà sapere qual’è la situazione modenese sul fronte assegni sociali agli immigrati.
    Ma in che cosa consiste questa richiesta da parte degli immigrati degli assegni sociali?
    Le cose stanno così: gli immigrati che hanno compiuto i 65 anni e non hanno redditi oppure sono sotto la soglia dei 5mila euro annui, hanno diritto a quella che una volta si chiamava “pensione sociale”.
    Quando gli extracomunitari regolari residenti in città o in provincia con tanto di carta di soggiorno in regola e residenza, si sono accorti delle normativa di legge - tutto deriva dalla legge 388 del 2000 (inserita nella finanziaria 2001 dell’allora governo Amato) che ha riconosciuto l’assegno sociale anche ai cittadini stranieri - non hanno fatto altro che presentare domanda di ricongiungimento familiare e far arrivare a Modena genitori o parenti anziani. Tra gli immigrati extracomunitari, pare che gli albanesi siano stati gli antesignani e maestri in materia.
    Come funzione questa legge varata dal parlamento italiano?
    L’extracomunitario regolare, dopo aver fatto venire a Modena i congiunti, manda i familiari o il familiare ultra- 65enne all’Inps. Qui l’interessato autocertifica l’assenza di reddito oppure dichiara la pensione minima nello Stato di provenienza - che deve essere certificata - e il gioco è fatto. L’Inps a quel punto eroga 395,6 euro al mese di assegno sociale, più 154,9 euro di importo aggiuntivo. In totale 550,5 euro per 13 mensilità quindi 7.156 euro l’anno, esentasse. In sostanza genitori, nonni e parenti tutti over 65 di lavoratori extracomunitari, percepiscono i 7.156 euro all’anno, senza aver mai versato alcun contributo all’Inps.
    Tutto questo mentre una buona fetta di pensionati modenesi, percepisce pensioni di 500 euro al mese, meno dell’assegno agli anziani stranieri e tutto questo dopo aver versato contributi e pagato tasse per una vita.
    C’è poi un altro particolare che sa tanto di “beffa”: se il genitore, il nonno, il parente straniero a Modena non si trova bene, può tranquillamente tornare in patria, tanto l’assegno continua a decorrere. E nei paesi nordafricani con queste cifre si vive da “nababbi”. Ultimamente comunque sono satte adottate restrizioni e gli stranieri che beneficiano dell’assegno sociale non devono lasciare il nostro paese. Le domande degli stranieri per l’assegno sociale sarebbero in costante aumento e vengono quasi sempre accolte dall’Inps, visto che la legge non prevede nè un minimo di versamenti e nemmeno un certo tempo di residenza.

    (21 maggio 2008)


    http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/...........2026432



    http://fattideuropa.splinder.com/pos...agnasco%2C+all

  2. #2
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    La grande "ricchezza" portata dagli immigrati: esempi dall'Emilia-Romagna

    1) Ci occupiamo ancora una volta di Modena. Il Comune conferma la sua politica assistenzialista a beneficio delle famiglie nomadi, stanziando per loro 220.000 euro suddivisi fra prestazioni in convenzione, acquisto di servizi, servizi di assistenza e contributi vari. E' una triste riconferma quella del Comune modenese perché nel settembre dell'anno scorso sperperava altri 150.000 euro per pagare le bollette degli zingari (1). Sapete come venne finanziata in quell'occasione la generosa beneficienza? Utilizzando le entrate derivanti dall’aumento delle rette per gli anziani nelle strutture protette private. Complimenti vivissimi all'amministrazione comunale! E' bene ricordare, inoltre, che a godere di queste sovvenzioni non sono soltanto i destinatari ultimi degli interventi (gli immigrati), ma anche tutta una rete parassitaria di soggetti partner e associazioni di volontariato che vivono di questi pubblici sprechi.

    Nota:

    (1)
    Si legga anche il seguente articolo sulle spese sostenute
    da Reggio Emilia, Bologna, Parma e Modena per Rom e campi nomadi nel 2006: I costi dell’accoglienza. Reggio fa la «virtuosa», di Michela Scacchioli, Gazzetta di Reggio, del 14 settembre 2007.

    Fonte: Gazzetta di Modena

    2) Nella Regione Emilia-Romagna
    23.000 stranieri extracomunitari nel 2006 e nel 2007 non hanno pagato il ticket sanitario avendo autocertificato il loro status di disoccupati. La media regionale è dell'8,34% (e qui, come al solito, facciamo notare la stupidità e/o la malafede di tutti coloro che come pappagalli ammaestrati continuano a ripetere che abbiamo bisogno di altra manodopera di importazione). Ancor più interessanti, però, sono i valori non poco sospetti di Forlì e di Imola, rispettivamente del 28,74% e del 13,21%, ben al di sopra della media (i dati si riferiscono sempre agli extracomunitari). Qui gatta ci cova... e intanto c'è chi se la prende in quel posto.

    Fonte:
    Gazzetta di Modena

    http://fattideuropa.splinder.com/pos...za%22+portata+

  3. #3
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    La grande "ricchezza" portata dagli immigrati (parte II): esempi dal Veneto e dal Friuli Venezia Giulia

    Nel caso dell'Emilia-Romagna si è parlato del trattamento a dir poco discriminante che il Comune di Modena riserva agli zingari (badate, i discriminati in senso negativo non sono loro...) e di un paio di percentuali sospette sugli extracomunitari risultanti disoccupati e perciò esenti da ticket. Ora diamo spazio alla voce delle fonti, di per sé chiare e dirette.

    1) Dall'articolo Beffa all'Inps, di Gigi Bignotti, Il Gazzettino, del 15 marzo 2008:

    Il fenomeno sta assumendo contorni da "assalto alla diligenza": è la richiesta di assegni sociali da parte degli stranieri. Nel 2008, secondo le stime, comporterà nel solo Veneto un esborso di circa dieci milioni di euro per le già esangui casse dell
    'Inps. Si tratta a tutti gli effetti di una "pensione sociale" (fino al 1996 si chiamava così) riconosciuta a chi ha compiuto 65 anni e non ha redditi oppure è sotto la soglia dei 5.000 euro annui.
    Proprio gli extracomunitari (specialmente gli albanesi) ne stanno facendo incetta: per chi è sul nostro territorio da regolare - quindi con carta di soggiorno e residenza - basta presentare la domanda di ricongiungimento familiare e far arrivare in Italia i genitori o i parenti anziani. A quel punto si manda il familiare ultra65enne all'Inps per autocertificare l'assenza di reddito o, al limite, dichiarare la pensione minima nello Stato di provenienza e il gioco è fatto: l'Inps eroga 395,6 euro al mese di assegno sociale più 154,9 euro di importo aggiuntivo (cifre appena aumentate dalla Finanziaria 2008): in totale 550,5 euro per 13 mensilità quindi 7156 euro l'anno (tutti esentasse).

    Continua la lettura

    2)
    Dall'articolo Friuli: scoperto qualche furbo ma addio arretrati, di Davide Lisetto, Il Gazzettino, del 15 marzo 2008:

    Il fenomeno degli immigrati over 65 che "raggirano" l'Inps incassando l'assegno sociale (a volte tornandosene nel loro Paese) è diffuso anche in Friuli Venezia Giulia. E riguarderebbe - dagli accertamenti svolti finora - in particolare la comunità albanese piuttosto numerosa, soprattutto nelle province di Pordenone e Udine.
    Requisito fondamentale per i parenti che arrivano è di avere oltre 65 anni. La prima cosa è ottenere la residenza come ospiti nelle abitazioni dei figli o dei parenti regolari. È a quel punto che viene compilato il modulo per l'Inps. Nel caso ci sia un reddito (vedi articolo sopra) lo Stato integra la differenza fino a coprire l'intera somma (550 euro). Gli assegni sociali in carico alle sedi Inps del Friuli VG sono circa 2.800. Tra questi - ma sui numeri c'è solo una stima - si annidano i "furbi".Nella provincia di Pordenone - quella col maggiore tasso di immigrazione - gli assegni sociali in carico all'Inps sono oltre seicento, molti dei quali richiesti da stranieri. [...]

    Continua la lettura

    http://fattideuropa.splinder.com/pos...za%22+portata+

  4. #4
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    Post Dal blog Euro-Holocaust, del 20 luglio 2007

    venerdì, 20 luglio 2007

    Immigrazione nel Nord-Est


    Prospettive genocide per il Nord-Est: 36.000 nuovi immigrati all'anno per i prossimi 20 anni



    La Fondazione Nordest (si tratta di un istituto di ricerca socio-economica, voluto dalle Camere di Commercio del Nord-Est e dalle associazioni confindustriali) prospetta un arrivo di almeno 36mila nuovi stranieri ogni anno, per i prossimi vent'anni. In pratica, quasi un milione di nuovi lavoratori nella prossima generazione, solo per le regioni del Veneto, Friuli-Venezia-Giulia e Trentino-Alto-Adige.
    La scusa, la conoscete ormai, è sempre la stessa, ossia servono nuovi lavoratori per sostituire i neo-pensionati e per mantenere inalterata la quota di lavoratori disponibili. La cosa, apparentemente logica, in realtà dimostra sempre più l'insensatezza degli attuali processi economici capitalistico-globalizzati, dato che, piuttosto che prendere atto dell'invecchiamento della società, si pensa di basarsi su quote ancorate al solo presente.
    Una società che invecchia, in un contesto di continua evoluzione sia tecnologica che riguardo le figure professionali necessarie, non significa necessariamente apporti continui di nuovi cittadini (i quali, vi sembrerà strano, ma invecchiano anche loro...), allo scopo di avere sempre nuovi e più numerosi lavoratori (o schiavi? Visto l'andazzo generale...). Può e dovrebbe significare anche continui mutamenti socio-economici e lavorativi, allo scopo di raggiungere determinati risultati senza dover per questo iniziare una rincorsa all'aumento della popolazione attiva, col risultato di far esplodere quella complessiva.
    Perchè nuovi lavoratori in numero sempre più ampio significa sempre più pensionati per il futuro, i quali richiederanno di essere sostituiti da sempre maggiori lavoratori, e così via, creando un circolo vizioso sia per il sistema pensionistico, sia per l'organizzazione più ampia della società (dall'ordine pubblico, all'ambiente, ecc.).
    Sostituire, semplicemente, un pensionato con un altro lavoratore non significa guardare al futuro, ma significa solo guardare al presente e ai propri privilegi, con la speranza (sciocca) che "non cambiando squadra" (in questo caso "quota di lavoratori attivi") quei privilegi rimangano intoccati.
    Mal gliene possa cogliere, a queste condizioni...
    • Dall'articolo "Nordest, ogni anno 36mila immigrati" (Metropoli, 16 luglio 2007):
    Il Nordest avrà bisogno di 36 mila nuovi immigrati l'anno per un
    ventennio. La previsione e' del Rapporto Nordest 2007, presentato oggi a Mestre
    dalla fondazione Nordest. ''E' il fabbisogno futuro di popolazione per il
    prossimo ventennio - spiega Daniele Marini, direttore della Fondazione - per
    mantenere inalterata la popolazione in età lavorativa (20-59), in assenza di
    immigrazioni''. E' di 720mila il numero complessivo di nuovi immigrati necessari
    nei prossimi 20 anni.

    ''Il deficit – spiega Marini - dato dal fabbisogno di nuovi pensionati, è pari
    per il Nordest al 36%. In Italia nel prossimo ventennio sarà necessario
    sostituire 1/3 dei nuovi pensionati con lavoratori provenienti dall'estero''.
    Tra i Paesi ricchi ve ne sono solo quattro con deficit superiori a 25% (Italia,
    Spagna, Germania e Giappone); altri con deficit molto ridotti, inferiori al 10%
    (Svezia, Francia, Regno Unito, Australia, Corea del Sud), altri in posizione
    intermedia.
    Tra i paesi poveri le cose sono molto diverse e la situazione è opposta con
    situazioni estreme di surplus: nel prossimo ventennio l'insieme dei paesi
    definiti come ''in via di sviluppo'' presenteranno annualmente un surplus oltre
    20 volte superiore al deficit espresso nel ventennio dall'insieme dei paesi ''a
    sviluppo avanzato''.
    ''Nel Nordest nel prossimo futuro ci sarà sicuramente una situazione di deficit
    (a Trieste 51%, sopra il 40% le altre province del Friuli Venezia Giulia ma
    anche Belluno, Venezia, Rovigo) con situazioni differenti in base anche
    all'andamento del tasso di fecondità di questi anni''.

    Se nel passato gli immigrati sono arrivati attratti da un mercato del lavoro che
    aveva bisogno di loro per ricoprire mansioni di fatica e poco retribuite è da
    attendersi che questo richiamo non verrà meno nei prossimi anni, accentuato
    anche dal ridursi dei lavoratori autoctoni. ''C'e', quindi, da attendersi che i
    flussi di immigrati seguiranno i ritmi degli ultimi dieci anni: 250mila ingressi
    annui in Italia e 35mila nel solo Nordest - conclude Marini -. Pertanto l'Italia
    e il Nordest sono destinati a divenire sempre più società multiculturali''.

    La fondazione Nordest ha interpellato, per una lettura delle prospettive, anche
    i governatori Giancarlo Galan del Veneto, Riccardo Illy del Friuli Venezia
    Giulia e Dellai di Trento. 'Spiega Marini: “C'è chi, come Dellai, interpreta il
    Nordest ancora come luogo di sperimentazione di possibili e necessarie forme di
    integrazione sotto il profilo interistituzionale, economico e produttivo. Ma
    nello stesso tempo guarda anche alle relazioni con le altre regioni del Nord
    dell'Europa e prefigura la necessità di rafforzare l'idea di una regione
    ‘alpina'”.
    E chi, invece, pur considerando il Nordest ancora una rappresentazione
    fortemente diffusa, tuttavia ritiene (come Illy) che si debba guardare alla
    costruzione di una “macroregione europea” con le aree transfrontaliere
    (Carinzia, Slovenia, le Contee Istriana e Litoraneo-Montana della Croazia). Chi
    infine, come Galan, osservando il Nordest sotto il profilo istituzionale riesce
    a intravederne una geografia contenuta al Veneto e al Friuli Venezia Giulia.


    http://euro-holocaust.splinder.com/p...e+nel+Nord-Est

  5. #5
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