Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    19 Sep 2005
    Località
    Oggiono (LC)
    Messaggi
    19,371
     Likes dati
    212
     Like avuti
    137
    Mentioned
    28 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito L'artista che studiò da Buonarroti in una mostra di restauri a Firenze


    FIRENZE - Ipnotizzati dall'oro falso della copia della "Porta del Paradiso" del Battistero di San Giovanni, attirati dai preziosismi delle formelle e delle cornici delle altre due porte, non abbiamo mai alzato gli occhi, a scoprire i gruppi delle tre statue monumentali di bronzo sopra le due porte laterali. Qualcuno l'ha fatto per scoprire che quelle statue, dal Cinquecento all'aria prima pulita poi inquinata, ma in ogni caso a pioggia, grandine, caldo e freddo, avevano bisogno urgente di un restauro. Facendo scoprire uno scultore, Vincenzo Danti, sconosciuto al pubblico, ma autentica sorpresa, discepolo ideale, "non imitatore", di Michelangelo, autore di bronzi e marmi fra i maggiori del Rinascimento.

    Perché i tre bronzi di Danti, che formano il gruppo della "Decollazione del Battista" sopra la porta Sud di Andrea Pisano, hanno finito per primi l'intervento e sono in mostra (fino al 7 settembre) nel museo fiorentino per eccellenza della scultura, il Bargello. "I grandi bronzi del Battistero", la mostra ideata e progettata da Charles Davis e da Beatrice Paolozzi Strozzi, direttore del Bargello, che cura anche la mostra (catalogo Giunti). Anche il gruppo bronzeo sulla porta Nord, la seconda del Ghiberti, la "Predica delBattista" di Giovanfrancesco Rustici, capolavoro del primo Cinquecento, è in restauro, che sarà concluso nel prossimo ottobre. Sulla "Porta del Paradiso" il gruppo di marmo è già stato sostituito da tempo con copie.

    Lo spazio al Bargello è limitato, ma ideale per mostre di ricerca o di scoperta, come appunto questa su Danti che presenta 23 sculture tra cui due "non finiti" di Michelangelo. La prima sala dà l'impressione di essere proiettati nel gabinetto delle meraviglie di un principe rinascimentale, circondati come si è da una selva di statue. Al centro "L'Onore che vince l'inganno", il gruppo che è il primo marmo figurativo di Danti, "forse la sua opera più celebre e una delle gemme del Bargello". Sullo sfondo, il gruppo della "Decollazione" con la parete fotografata del Battistero.

    Vincenzo Danti (1530-1576) non è fiorentino, ma perugino e questo aumenta il merito di essere l'autore di un gruppo scultoreo su uno dei monumenti simbolo di Firenze. E ancora di più di aver compiuto tutta la carriera alla corte di Cosimo I dè Medici, dal 1557 al 1573 quando rientrò a Perugia (per godersi la fama appena tre anni prima della morte, a 46 anni).
    Il biglietto da visita del "perugino" fu la grande statua di bronzo di papa Giulio III in trono e in triregno sul lato Sud della cattedrale di Perugia a dominare la "Fontana Maggiore", compiuta a poco più di venti anni, impressionante per la "ridondanza degli ornati fantastici". In mostra c'è il calco in gesso del cappuccio del piviale. La statua, considerata "uno dei più imponenti bronzi monumentali" del Cinquecento italiano, rivela la formazione di orafo di Vincenzo che ha avuto la fortuna di andare a bottega nella città natale, dal padre Giulio, orafo, il quale lo aiutò certamente nella grande impresa del Giulio. Di apprendere matematica e pittura da una zia paterna e di completare la formazione a Roma in un'altra bottega di orafo (e architetto). A Roma Vincenzo studia le opere di Michelangelo e conosce di sfuggita il maestro. Per lui fu una "sorta di folgorazione e l'avvio di un diverso modo d'intendere l'arte tutta" concludendo che chi voglia "incaminarsi per buona e diritta via" alle tre arti del disegno deve cercare di "imitare con tutte le forze e potere il Buonarroti".

    A Firenze, oltre il merito aiuta la protezione di un concittadino potente: il ministro consigliere del duca, Sforza Almeni. Per lui Vincenzo nel 1561 crea appunto l'"Onore che vince l'Inganno" alto 187 centimetri, scolpito in un unico blocco di marmo, un soggetto raro. Osserva Beatrice Paolozzi Strozzi: "Vero saggio di bravura attorno al doppio tema michelangiolesco dell'intreccio di due nudi e della 'figura serpentinata', in cui però la virtuosistica perfezione della tecnica e l'eleganza manierista non impediscono la forza espressiva e la tenerezza di carni". L'Onore è un giovane atleta riccioluto, con "i capegli ricci tanto ben traforati che paiono naturali" secondo l'omaggio del Vasari, e con la testa rifinita come un bronzo. Costringe l'Inganno a terra col ginocchio sinistro e il braccio sinistro sul volto barbuto e gli intorcina le gambe. Il torace del soccombente sembra scoppiare sotto la pressione e la forza che mettono in evidenza le masse muscolari del dorso dell'Onore. Era la prima opera in marmo di Vincenzo, ma sembrava che non avesse scolpito altro materiale.

    Il fatto è che Danti aveva bisogno di inventarsi qualcosa che facesse dimenticare la triplice fallita fusione del primo lavoro commissionato dal duca, il grande gruppo bronzeo di "Ercole e Anteo" per la fontana maggiore del Tribolo nella villa del Castello. Il modello in cera era invece "bellissimo", ancora a detta del Vasari, tanto che venne messo in bronzo dall'Ammannati. Per il momento Vincenzo abbandona i grandi bronzi che gli avevano dato la fama, anche se Cosimo gli mantiene stipendio e protezione (nel dicembre 1571 venne assunto alla fonderia granducale di cannoni). Vincenzo doveva anche far vedere di saper affrontare il marmo dopo aver avuto la presunzione di sfidare i maestri fiorentini per la statua del "Nettuno" della fontana in piazza della Signoria.

    L'"Onore" ebbe grande e duraturo successo. Fu per Danti "immeditata e clamorosa riabilitazione". Il granduca Pietro Leopoldo, nel 1775, lo piazzò in un punto dominante del giardino monumentale di Boboli. Per dieci anni dell'Ottocento fu nella Sala Grande di Palazzo Vecchio, a fianco della "Vittoria" di Michelangelo alla quale Danti si era ispirato e di "Firenze che soggioga Pisa" del Giambologna che si era ispirato a Danti (è al piano terra del Bargello). Non portò invece fortuna al committente: cinque anni dopo, Sforza Almeni fu pugnalato da Cosimo in uno scatto d'ira.

    A confronto delle statue e dei rilievi di Vincenzo sono presentate come detto due opere, non finite, di Michelangelo che fanno cogliere la "costante dialettica" di Danti col "suo maestro ideale: senza soggezione, ma nel segno dell'affinità intellettuale e della consonantia"
    come osserva in catalogo Cristina Acidini.
    L'"Apollo-David" del 1530, un marmo alto 147 centimetri, e il "Tondo Pitti" (85,5 per 82), "Madonna col Bambino e San Giovannino".
    La statua ha il doppio titolo perché Vasari la definì un Apollo nell'atto di prendere una freccia dalla faretra e un inventario di Cosimo, un David "del Buonarroto imperfetto". Cristina Acidini osserva che il nudo giovanile è "sostanzialmente completo nei volumi" con parti incompiute nei capelli e nelle estremità. La statua "si avvolge su se stessa" in una "figura serpentinata" compiuta da ogni punto di vista. L'atto di estrarre la freccia "dà luogo ad un'armoniosa torsione complessiva".

    Il "Tondo Pitti" dovrebbe essere stato interrotto nel 1505 per una delle tante partenze di Michelangelo. Ma Cristina Acidini ricorda che il carattere di "non finito" in Michelangelo ha avuto varie interpretazioni e due motivi principali. Michelangelo ha interrotto il lavoro per aver raggiunto un risultato già sufficiente a rappresentare l''idea'". Oppure per "partenze improvvise, eccesso di incarichi, perdita d'interesse o morte del committente". Nel "Tondo" si è ipotizzato che il maestro abbia compiuto un "errore irrimediabile" nel cherubino dell'acconciatura della fronte di Maria.
    C'è in mostra una "Venere con due amorini", un marmo incompiuto alto 182 centimetri, che viene considerato "una tra le sculture più controverse del Rinascimento". Per Matteo Marangoni era autografa di Michelangelo per i punti di contatto con l'"Apollo-David" e la "forte somiglianza" del Bambino del "Tondo Pitti" con un amorino. Herbert Keutner, con un "serrato confronto di immagini", rivelava parallelismi con tre opere di Danti che sono tutte e tre in mostra. La "Leda". Il bronzo di 98 centimetri della "Venere Anadiomene", cioè emergente dal mare. La "Salomè" del gruppo della "Decollazione" che sembra la "sorella maggiore" della Venere Anadiomene".
    L'assegnazione a Vincenzo della "Venere con due amorini" è confermata da un documento che identifica la statua come quella commissionata a Danti da Isabella Orsini dè Medici, figlia di Cosimo, uccisa dopo essere stata accusata di adulterio.

    Il gruppo della "Leda e il cigno", un marmo alto 138,3 centimetri (da Londra, Victoria and Albert Museum, che attualmente non lo espone per lavori), viene presentato come incompiuto. Charles Davis sostiene invece che le parti non perfezionate rimangono nascoste quando si guarda la statua dall'esatto punto di vista, che cioè la statua era destinata ad essere messa davanti una nicchia, una fontana murale o grotta. Dalla esatta posizione frontale la statua appare "del tutto finita".

    Il gruppo della "Decollazione" è formato da tre gigantoni di bronzo. Il più piccolo al centro, il Battista è alto 1,64, solo perché è in ginocchio a mani giunte, e offre il collo al carnefice, a destra, che con la spada alzata arriva a 2,68. A sinistra Salomè, a 2,43. Nonostante il bronzo, l'effetto è quello della levità di una scena di teatro. Il carnefice che avanza, il piede sinistro sollevato, il braccio nella rotazione corrispondente a quella di un discobolo che mette in moto le masse del dorso per calare la spada nel pieno del filo. Gli occhi sbarrati, i capelli ritti, nella scarica di adrenalina che scatta anche in un carnefice nel momento di tagliare una testa. Salomè dalla preziosa capigliatura, danzatrice rivestita non più di veli e con un leggero corpetto, si ritrae con la mano destra. Ipocrita, quasi per non vedere, per non aver nulla a che fare con quello che sta per accadere o per ripararsi dagli schizzi di sangue che fra un attimo inonderanno la scena. Il suo corpo è quello flessuoso di una danzatrice e quindi si flette lentamente, mentre stringe al fianco il piatto per la testa del Battista.
    Capolavoro assoluto del Danti e una delle più importanti realizzazioni della scultura in bronzo del Rinascimento, il gruppo fu realizzato quasi con furia, in pochi mesi: commissione a inizio 1570 o poco prima, fusione completata in dicembre, sulla porta nel 1571. Le fonti dicono che le tre sculture "vennero tanto bene, tanto sottili, e tanto pulite, che non bisognò rinettarle". Ma questo particolare - spiega Beatrice Paolozzi Strozzi -, ha provocato "gravi difficoltà nella pulitura, perché le superfici dei bronzi, non 'ribattute' e rimaste scabre, in tanti secoli all'aperto, hanno favorito processi irreversibili di corrosione". E Marco Campigli: "Ci si accorge quanto sia scabra la superficie, movimentata da tutte quelle imperfezioni lasciate sul metallo dal processo di fusione, e si riescono addirittura a vedere qua e là le tracce dei polpastrelli delle dita che avevano modellato la cera".

    L'intervento, diretto da Anna Maria Giusti, responsabile dei "grandi bronzi" dell'Opificio delle pietre dure, ha recuperato la leggibilità del modellato delle statue e dorature parziali fra cui l'iscrizione sotto il ginocchio sinistro del Battista con la firma di Vincenzo in cui si rende onore a Cosimo grande duce. Danti firma anche il gonnellino del carnefice e il vassoio della Salomè.
    In attesa di riprendersi dal fallimento della grande fusione sono i due bassorilievi realizzati da Danti nel 1559 (lasciando probabilmente ad altri la responsabilità della fusione). "Mosè e il serpente di bronzo", un concentrato di stiacciato donatelliano e di alto rilievo per rendere in uno spazio ristretto (81 per 170) le decine e decine di personaggi che si affollano attorno a Mosè. All'apparenza la folla di un sarcofago antico. E lo sportello della cassaforte in pietra del duca con telaio geometrico dorato e una decina di scomparti (99 per 65,4), restaurato in occasione della mostra. Fatto lo sportello per proteggere documenti al centro si assiste all'incenerimento di libri.

    I due bassorilievi nascono nello stesso anno, ma non potrebbero essere più diversi. Lo "Sportello" è "elegante e raffinato", con graziose figurine in piccoli comparti ripartiti in modo convenzionale, ma con una quantità di intricati ornamenti. Il "Mosè" è "eccentrico e stravagante", di una "plasticità contorta, quasi violenta", "modellato a volte brusco", caratteristiche che non si ritrovano in nessun altro rilievo in bronzo contemporaneo. Una "distesa infinita, turbolenta di figure, con arti, busti, cadaveri deformati e scomposti, membra troncate e teste staccate".
    Con davanti agli occhi l'eccezionale lavoro dell'Opificio ci si chiede se le tre sculture di Danti (e le tre di Rustici), torneranno sulle porte del Battistero. La risposta è no, saranno sostituite da copie in bronzo e gli originali andranno in quello straordinario e sconosciuto museo di Firenze che è il Museo dell'Opera del Duomo che si accinge al raddoppio dello spazio.

    Naturalmente la decisione ufficiale non è stata ancora presa, e lo sarà dopo che si sarà pronunciato il relativo comitato di settore del ministero, di comune accordo fra l'Opera del Duomo, proprietaria dei bronzi, e la soprintendenza. Riportare all'aperto le sculture dopo aver sudato per porre rimedio, fin che è stato possibile, ai danni e ai guai di una esposizione secolare, sarebbe masochistico e pura dilapidazione di denaro pubblico e privato. Basta osservare la sporcizia dei marmi del Battistero alle spalle delle sculture. Certamente nasce il problema di trovare i soldi per le copie.

    Le mosse dovrebbero essere le seguenti. L'Opificio si prepara ad un avvenimento storico: rimontare nelle due ante le dieci formelle e i fregi (gli originali di bronzo dorato) con storie del Vecchio Testamento che formano la celeberrima "Porta del Paradiso" del Ghiberti di fronte alla Cattedrale, uno dei restauri più significativi dell'Opificio, e che ora sono esposte come singoli pannelli in teche climatizzate nell'atrio vetrato del Museo dell'Opera. Questa ricomposizione crea già dello spazio per il gruppo di Danti. Anche il gruppo di Rustici, a fine restauro, verrà presentato in una mostra al Museo dell'Opera. L'intervento, finanziato dai "Friends of Florence", è condotto da restauratori liberi professionisti che hanno incontrato problemi diversi rispetto ai bronzi di Danti perché diverse sono le esposizione e l'incidenza dei fenomeni atmosferici, insolazione, dilavamento, inquinamento (il gruppo del Rustici è maggiormente esposto al traffico cittadino), oltre ai materiali e alle tecniche di realizzazione.

    Il Museo dell'Opera del Duomo, collocato alle spalle della cattedrale, raccoglie le testimonianze delle vicende secolari di Santa Maria del Fiore: dagli strumenti storici per la costruzione alle opere d'arte che ne sono state espulse per cambi di liturgia, gusto, per il tornado barocco del matrimonio di un granduca, alle opere d'arte messe in salvo dall'inquinamento come gli originali delle formelle che dal 1965 sono state tolte dal campanile di Giotto (opere di Andrea Pisano, Luca della Robbia, Nanni di Banco, Nanni di Bartolo, Donatello). La "Porta del Paradiso" è destinata a diventare la stella del nuovo museo. I lavori per il raddoppio dell'attuale superficie di 2.000 metri quadri circa cominceranno a fine anno, inizio 2009, con una durata prevista di tre anni. Dati i tempi diversi, la porta potrebbe essere pronta e il nuovo museo no e allora si affronterà il problema per la presentazione.

    Ma il Bargello (biglietto unico per mostra e museo) non ha finito di offrire meraviglie: ecco al primo piano il restauro di un altro capolavoro in bronzo, il "David" di Donatello: sta ridando alla statua il vero colorito e ai capelli quello che rimane della doratura, una serie di punti d'oro. Cominciato nel giugno 2007 il restauro si concluderà nel prossimo dicembre.
    Nel 1760 è documentato l'ultimo intervento sul "David" nel quale la statua venne anche verniciata di nero, trattamento ripetuto altre volte fino a creare una stratificazione che ha nascosto i particolari dorati, le decorazioni eseguite a freddo. Accanto al piedistallo in pietra che sarà a sua volta ripulito, il "David" è in questo momento a pancia in giù su di una specie di lettino tecnologico mentre una restauratrice (Maria Ludovica Nicolai) lo esplora e lo pulisce col bisturi sotto la lente e sotto gli occhi dei visitatori. Soltanto a museo chiuso potrà usare il laser.
    Il "David" è stato ripulito per metà, riportato al colore bruno marrone scuro del bronzo originale e al recupero delle dorature in foglia d'oro sopravvissute. Come per le statue romane in marmo bianco dobbiamo abituarci a statue di tutti i colori, così i bronzi rinascimentali avevano particolari dorati. E il "David" ha rivelato dorature sui nastri del cappello, sulle foglie di alloro (o di mirto) che lo incoronano, fra i lunghi capelli. Sono state invece perdute le dorature dei calzari.

    Notizie utili - "I grandi bronzi del Battistero. L'arte di Vincenzo Danti, discepolo di Michelangelo". Dal 16 aprile al 7 settembre. Firenze. Museo nazionale del Bargello, via del Proconsolo 4. Promossa da soprintendenza, Opificio delle pietre dure, Firenze Musei, Opera del duomo, Ente cassa di risparmio di Firenze. Ideata e progettata da Charles Davis e da Beatrice Paolozzi Strozzi, direttore del Bargello e curatrice mostra. Catalogo Giunti.
    Biglietto: unico per mostra e museo, intero 7 euro, ridotto 3,5. Gratuito per cittadini Comunità Europea sotto i 18 e oltre i 65 anni.
    Orari: da martedì a domenica; 1°, 3° e 5° lunedì 8,15-18. Chiuso il 2° e 4° lunedì. Informazioni e prenotazioni Firenze Musei 055/2654321. Per i gruppi scolastici prenotazione obbligatoria e gratuita; prenotazioni e informazioni Firenze Musei 055/290112.

    (28 maggio 2008, www.repubblica.it)

  2. #2
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    19 Sep 2005
    Località
    Oggiono (LC)
    Messaggi
    19,371
     Likes dati
    212
     Like avuti
    137
    Mentioned
    28 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito



    Vincenzo Danti (Perugia, 1530-1576). Il gruppo bronzeo della "Decollazione del Battista" (1570-1571), dopo il restauro. Al centro il Battista (altezza 164,2 cm), a destra il Carnefice (268 cm), a sinistra Salomè (243 cm). In mostra al Museo del Bargello

  3. #3
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    19 Sep 2005
    Località
    Oggiono (LC)
    Messaggi
    19,371
     Likes dati
    212
     Like avuti
    137
    Mentioned
    28 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito


  4. #4
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    19 Sep 2005
    Località
    Oggiono (LC)
    Messaggi
    19,371
     Likes dati
    212
     Like avuti
    137
    Mentioned
    28 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito


  5. #5
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    19 Sep 2005
    Località
    Oggiono (LC)
    Messaggi
    19,371
     Likes dati
    212
     Like avuti
    137
    Mentioned
    28 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito


  6. #6
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    19 Sep 2005
    Località
    Oggiono (LC)
    Messaggi
    19,371
     Likes dati
    212
     Like avuti
    137
    Mentioned
    28 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito


  7. #7
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    19 Sep 2005
    Località
    Oggiono (LC)
    Messaggi
    19,371
     Likes dati
    212
     Like avuti
    137
    Mentioned
    28 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito



    Vincenzo Danti. "L' Onore che vince l'Inganno" (1561). Marmo alto 187 cm. Firenze, Museo nazionale del Bargello

  8. #8
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    19 Sep 2005
    Località
    Oggiono (LC)
    Messaggi
    19,371
     Likes dati
    212
     Like avuti
    137
    Mentioned
    28 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito


  9. #9
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    19 Sep 2005
    Località
    Oggiono (LC)
    Messaggi
    19,371
     Likes dati
    212
     Like avuti
    137
    Mentioned
    28 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito


  10. #10
    Forumista esperto
    Data Registrazione
    19 Sep 2005
    Località
    Oggiono (LC)
    Messaggi
    19,371
     Likes dati
    212
     Like avuti
    137
    Mentioned
    28 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito


 

 

Discussioni Simili

  1. Firenze: Distrutta mostra sulle foibe
    Di Black-Rebel (POL) nel forum Destra Radicale
    Risposte: 5
    Ultimo Messaggio: 07-02-08, 18:35
  2. A Firenze la mostra omosex di Milano
    Di Combattente nel forum Destra Radicale
    Risposte: 12
    Ultimo Messaggio: 23-10-07, 17:13
  3. mostra fotografica contro la tortura a firenze
    Di benfy nel forum Centrosinistra Italiano
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 19-02-06, 21:07
  4. Il pagliaccio Toscani e la mostra anticastrista di Firenze.
    Di Totila nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 12-07-04, 02:10
  5. A Firenze una mostra fotografica di MMS
    Di Creso nel forum Telefonia e Hi-Tech
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 19-04-04, 11:46

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito