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    Post Lo scisma di Montaner, una vicenda che forse pochi conoscono

    Con il termine scisma di Montaner si intende la vicenda che portò l'intera Montaner, frazione del comune di Sarmede, in provincia di Treviso, ad abiurare il cattolicesimo per abbracciare la religione ortodossa a causa di alcune gravi divergenze con l'allora vescovo di Vittorio Veneto monsignor Albino Luciani, successivamente eletto papa con il nome di Giovanni Paolo I.


    Nato il 4 marzo 1885, don Giuseppe Faè era diventato parroco di Montaner il 22 gennaio 1927. Il paese, arroccato fra le montagne, era per lui una sorta di "confino ecclesiastico" a causa della sua netta posizione antifascista. A Montaner don Giuseppe Faè costruì un asilo, un orfanotrofio, una chiesa intitolata a san Giovanni Bosco ed una saletta adibita a cinema.

    Durante la seconda guerra mondiale Montaner divenne un centro partigiano fra la pianura e le montagne. Don Giuseppe Faè aiutò i partigiani fornendo loro cibo, vestiti e sistemandoli nella canonica, che adibì a rifugio. La sua parrocchia divenne dunque un passaggio obbligato per chi desiderava equipaggiarsi e partecipare alle formazioni partigiane del Cansiglio. Il 27 marzo 1944 don Giuseppe e sua sorella vennero arrestati per attività antifascista, traditi da due falsi partigiani. Portati ad Udine, vennero processati e condannati a morte: la sorella del sacerdote partì per un campo di sterminio, senza fare più ritorno, mentre don Giuseppe, per probabile intercessione dell'arciprete di Pordenone Gioacchino Muccin, in seguito eletto vescovo della diocesi di Belluno-Feltre, venne detenuto nel seminario di Vittorio Veneto.

    Liberato e tornato a Montaner il 3 maggio 1945, don Giuseppe Faè si adoperò per ottenere la linea telefonica, la luce elettrica, l'acqua corrente nelle case, l'apertura di un ufficio postale e la costruzione di una scuola.

    Negli ultimi anni, a causa della vecchiaia, don Giuseppe venne affiancato da alcuni cappellani. Durante gli ultimi tre anni e mezzo venne assistito dal giovane cappellano Antonio Botteon.

    Don Giuseppe Faè morì il 13 dicembre 1966, amatissimo e venerato come un santo dalla popolazione. Numerosi furono gli aneddoti che circolarono sui suoi presunti poteri taumaturgici e miracolosi.
    Nei giorni seguenti maturò fra la gente l'idea che il cappellano Botteon potesse essere il parroco perfetto per il paese. Albino Luciani, all'epoca vescovo di Vittorio Veneto, prima ricordò che i parroci non sono eletti dal popolo, e poi nominò nuovo parroco di Montaner don Giovanni Gava, il cui insediamento sarebbe dovuto avvenire il 22 gennaio 1967.

    In paese, rifiutando la scelta del vescovo, si costituì allora un comitato che proponeva di far rimanere il cappellano Botteon o come nuovo parroco, o come viceparroco. La risposta del vescovo Luciani fu negativa: non solo, come già detto, secondo il canone 523 del codice di diritto canonico non è contemplata l'elezione del parroco da parte dei parrocchiani, ma il cappellano Botteon era troppo giovane per amministrare da solo una parrocchia. Inoltre non si riteneva necessario un viceparroco per un paese così piccolo.
    Nella notte fra il 20 ed il 21 gennaio 1967 alcune persone murarono le porte e le finestre della chiesa e della canonica per impedire al cappellano Botteon di andare via. Il 21 gennaio giunsero a Montaner gli effetti personali del nuovo parroco don Gava, ma la popolazione impedì all'autocarro di scaricare.

    Montaner si divise allora fra i sostenitori del cappellano Botteon come nuovo parroco, ed una minoranza che non riteneva giusto ribellarsi al vescovo. Tra le due fazioni scoppiò un vero e proprio odio sfociato anche in atti di violenza. Nei giorni seguenti la protesta si inasprì ed il paese venne presidiato stabilmente dai carabinieri, anche per la notizia che a Montaner fossero state trovate delle armi; la cosa non fu smentita dalla popolazione visto che molti in casa avevano pistole e fucili dal tempo della seconda guerra mondiale.

    A fine gennaio 1967 alcuni rappresentanti di altre confessioni religiose (protestanti, ed, in particolare, ortodossi) iniziarono ad interessarsi della vicenda. Parlarono con la gente e si informarono circa la situazione, ma la possibilità di una conversione dell'intero paese non fu presa in considerazione seriamente.
    Il 9 febbraio 1967 una delegazione di montaneresi partì per Roma con la speranza, rimasta vana, di un colloquio con Paolo VI.
    Il vescovo Luciani, cercando un compromesso, mandò al paese un frate con l'incarico di parroco temporaneo per sei mesi, allo scadere dei quali, fra una rosa di nomi forniti dalla curia, i parrocchiani avrebbero dovuto scegliere il loro parroco stabile. Il 19 marzo 1967 arrivò a Montaner padre Casimiro, un frate di Monselice. A nulla valsero i suoi sforzi di riappacificazione, ed, allo scadere dei sei mesi, se ne andò.

    Pur essendo stata concessa da Albino Luciani la possibilità di scegliersi un parroco in una rosa di nomi, nessuno in paese accettò il compromesso, ostinandosi a volere il cappellano Botteon. Il vescovo Luciani, per uscire da quella situazione di stallo, nominò allora don Pietro Vernier come nuovo parroco di Montaner.
    Quando don Pietro Vernier arrivò, la mattina del 12 settembre 1967, tutto il paese si riversò in piazza. Viste le finestre della canonica aperte, la popolazione inferocita si precipitò nella casa del parroco e lo rinchiuse in soffitta. Solo in seguito gli fu permesso di telefonare al vescovo per informarlo della situazione.

    Nel pomeriggio dello stesso giorno arrivò a Montaner il vescovo Luciani in persona, preceduto dal vicequestore di Treviso, alcuni commissari, poliziotti ed un autobus di carabinieri.
    Per punire la disobbedienza di quei parrocchiani Luciani entrò in chiesa, prelevò le ostie consacrate dal tabernacolo e andò via, lanciando l'interdizione canonica contro la parrocchia: da quel momento in poi nessun sacerdote vi avrebbe più potuto celebrare funzioni o amministrare i sacramenti, pena la sospensione.


    La popolazione, non rassegnata, compì allora un vero e proprio scisma costituendo in paese una comunità ortodossa. La sera del 26 dicembre 1967 venne celebrata a Montaner la prima messa secondo questo rito.
    La comunità ortodossa proveniva da Montalto Dora, vicino Torino. Il pastore si chiamava padre Claudio e si stabilì definitivamente a Montaner nel giugno del 1969.

    Successivamente venne edificata la chiesa ortodossa e consacrata il 7 settembre 1969 da Antonio Bloom, esarca per il patriarcato di Mosca. Nei primi anni l'adesione alla nuova religione venne vista come una necessità contro il vescovo Luciani, ma in seguito, a causa dell'instabilità della neonata comunità, gran parte della popolazione tornò cattolica o smise di praticare.


    Tratto da: http://it.wikipedia.org/wiki/Scisma_di_Montaner

  2. #2
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    Ne avevo sentito parlare, sì, ed è qualcosa di francamente inspiegabile...
    Ma oggi questa parrocchia come è messa?

    RASSEGNA STAMPA DALLA TRIBUNA DI TREVISO GIOVEDÌ, 06 MARZO 2008 Pagina 32 - Provincia
    MONTANER. La visita di Bartolomeo I al monastero è stata l'occasione per la riconciliazione dopo i dissapori e la divisione dei tempi di Luciani
    Cattolici-ortodossi, pace dopo 40 anni - Il patriarca di Costantinopoli abbraccia il vescovo.
    Il sindaco: «Grande giorno»
    SARMEDE. Riconciliazione, dopo 40 anni. Accolto dalle campane a festa e dai lanci di petali di rose, il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I ha visitato il primo monastero femminile ortodosso, a Montaner. In chiesa ad attenderlo c'era il vescovo della diocesi di di Vittorio Veneto, monsignor Corrado Pizziolo accompagnato dal parroco don Adriano Zanette. «E' un grande giorno di pace e di dialogo» ha chiosato il sindaco di Sarmede Edi Canzian, presente alla cerimonia.
    «E' un grande giorno di pace e di dialogo» ha chiosato il sindaco Edi Canzian. Dopo due giorni di visita a Trieste ed Aquileia e prima di incontrare il Papa a Roma, il patriarca è salito a Montaner, accolto da una folla numerosa, composta da ortodossi del paese ma anche da famiglie di immigrati, da una delegazione giunta dall'isola di Cantorini e da due classi del liceo di Schio, in ricerca per monasteri, che si sono fatti firmare da Bartolomeo il pallone con il quale l'ecclesiastico ha pure giocato.
    Autorevole la delegazione delle autorità, a cominciare dal vescovo Pizziolo, dal prefetto Capocelli, dal procuratore Foiadelli; c'era l'assessore regionale Silvestrin, per la Provincia il vicepresidente Zambon e tutti i sindaci della zona. Il patriarca, parlando in greco, si è tra l'altro complimentato con «la laboriosità» dei trevigiani, precisando tuttavia che vi hanno contribuito anche tanti immigrati ortodossi, ed auspicando che lo sviluppo conquistato sul piano economico e sociale trovi un riscontro anche su quello spirituale. Quattro le monache del monastero; «sono i nostri angeli terrestri» ha detto il patriarca. La parrocchia ortodossa di Montaner, dunque, non esiste più. Anche l'arcivescovo Gennadios, che ha competenza sulla comunità, ha sempre parlato di monastero. E questa soluzione sta di fatto riportando al dialogo cattolici ed ortodossi. Affettuoso, in questo senso, l'abbraccio del patriarca con il vescovo Pizziolo. «E' grazie alla presenza e all'azione dello Spirito di Dio che noi - come battezzati - potremo vivere una relazione sempre più vera e profonda con Gesù, nostro unico Signore e Salvatore e, proprio per questo, individuare e promuovere vie di comunione fra tutti noi, suoi discepoli», è stato il saluto del vescovo. «Invochiamo inoltre i doni dello Spirito Santo in vista dell'incontro che vostra Santità avrà con il nostro Papa Benedetto XVI. Sia un incontro fecondo di bene per le nostre Chiese e per tutti i cristiani», ha aggiunto. Pizziolo ha donato al Patriarca un'icona ed ha ricevuto in dona una croce pettorale.«Sono felice di essere con voi» ha confermato il patriarca al termine della liturgia, anticipando che inaugurerà insieme al papa, il prossimo giugno, l'«anno paolino»; «in questo modo - ha specificato - potremo continuare a coltivare i nostri legame, la nostra fratellanza in Gesù Cristo». Per il sindaco Edi Canzian l'incontro tra il patriarca ed il vescovo potrà dissipare anche qualche interrogativo sul processo di beatificazione di papa Luciani.

    http://montaner.sarmede.free.fr/

  3. #3
    Ut unum sint!
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    A me sembra che SE Luciani si sia comportato con giusto polso.
    UT UNUM SINT!

  4. #4
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    Bravo Serendipity, era da tempo che tentavo di ricordarmi il nome di quella locolità...

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da UgoDePayens Visualizza Messaggio
    è qualcosa di francamente inspiegabile...
    Testardaggine montanara...

  6. #6
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    In Abruzzo, nel 2004, accadde quest'altra storiaccia
    http://www.girodivite.it/Trasacco-la...rompe-all.html
    cioè quando l'obbedienza va a farsi benedire...

  7. #7
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    Prima di rispondere alla discussione ho consultato l'elenco delle parocchie del patriarcato Ecumenico di Costantinopoli.

    A Montaner viene dato presente il Monastero con le 4 Monache di cui avete parlato , ma si parla anche dell'ubicazione del Monastero stesso che è nei locali di fronte alla Parrocchia ortodossa, donata dalla popolazione di Montaner al patriarcato ecumenico. Si parla anche di un parroco, un certo padre Atenegoras Fasiolo.

    E' abbastanza evidente che la dicitura è ambigua, ma sembra lecito poter dedurre la presenza di una parrocchia ortodossa a Montaner, accanto alla parrocchia cattolica. L'articolo che avete inserito nella discussione dimostra con chiarezza che i rapporti tra cattolici ed ortodossi sono improntati al più stretto ecumenismo.

    Ma forse vi sfugge qualcosa . Non ricordate, ad esempio che un tal Ambrogio fu eletto vescovo di Milano per acclamazione di popolo ? un tempo le abitudini erano un poco diverse... della democraticità della Chiesa antica nella Chiesa di Roma è rimasta solo la debole traccia costituita dal conclave...

  8. #8
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    Dovrebbero farlo più spesso i Vescovi

  9. #9
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    chi sa con più precisione in che percentuale sono divisi Cattolici e ortodossi?
    chi sa qualcosa su uno scisma,definito chiesa Paolo-Cristiana o cose simili?

  10. #10
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    Una volta avevo sentito - ma solo sentito, e in termini vaghissimi - di un episodio assai paggiore: in un paesino, buona parte della popolazione, per dissidi col parroco, era passata in massa...ai testimoni di Geova! Non ho mai potuto appurare nulla di preciso a riguardo. Forse era solo una lontanissima e deformata eco della vicenda Montaner.

 

 
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