Rischia l'estradizione
per 20 grammi di fumo
Pasticcio internazionale per poche canne.
La Grecia vuole incarcerare un giovane di Ciriè
RAPHAËL ZANOTTI
TORINO
I prossimi quattro giorni saranno importantissimi per la vita di Davide D’Orsi. A 29 anni davanti alla Corte di Cassazione: una cosa che spesso non capita nemmeno ai criminali abituali. Ma lui, che criminale abituale non è, dovrà farlo per forza se non vuole essere estradato in Grecia, finire in galera e rimanerci fino al termine del suo processo, non si sa quando e non si sa come. Davide, figlio di una Ciriè che non ha grilli per la testa e di una famiglia che lavora negli alimentari, è finito al centro di una pasticcio internazionale. Si sono mossi gli amici, gli avvocati, i politici e forse si muoverà anche il ministro degli Esteri Franco Frattini. Perché Davide D’Orsi rischia di essere trasferito nelle carceri di Kalamata e di subire una condanna da 2 a 10 anni per 20 grammi di hashish. Una quantità che,
dalle nostre parti, a volte non fa nemmeno partire il processo.
E dire che sembrava una ragazzata. Anzi, era proprio partita così. A vent’anni non è facile vivere dove la domenica il massimo dello svago è la passeggiata in centro e fino a qualche anno fa non c’era nemmeno una discoteca. Davide si innamora così della Romagna. Nel 2005, come si dice, «fa la stagione» in uno stabilimento balneare. Conosce un nuovo amico, Luca Zanotti, 21enne di Santarcangelo di Romagna. I due si divertono, insieme, tanto che nasce l’idea di una vacanza a fine lavoro: in Grecia. Non vanno in qualche isola della perdizione, scelgono l’entroterra per visitare i siti archeologici.
Il viaggio va bene, fino a quando la loro auto viene fermata dalla polizia. Vengono trovati 21 grammi di hashish, quanto rimane dei 30 che avevano comprato in Italia. È grave, certo, ma non pensano così tanto pensando a quanto avviene in Italia. Invece la legge ellenica è durissima: quattro giorni di carcere,
cauzione e ritorno in Italia. Sembra finita, e invece...
Nel gennaio 2007 inizia il processo. I due giovani si affidano a
un avvocatessa greca iscritta al foro di Ancona. Non si presentano alle prime due udienze, in Italia si può. Invece in Grecia no. Il giudice decide di spiccare un mandato d’arresto europeo, che i carabinieri eseguono in Italia il 17 aprile scorso. E scatta la procedura dell’estradizione.
La Corte d’Appello di Bologna deve decidere se concederla. D’Orsi si salva. Il suo avvocato, Fabrizio Briganti, riesce a dimostrare che manca un documento: la relazione delle fonti di prova. Un sospiro di sollievo? Forse, perché invece per Zanotti l’estradizione viene autorizzata.
Il suo avvocato, Carlo Alberto Zaina, solleva quattro questioni: primo, non si sa se in Grecia esiste un tempo massimo per la custodia cautelare; secondo, i greci dicono che la droga è stata acquistata in Italia, quindi il reato si è consumato almeno in parte qui; terzo, non si sa perché il suo assistito è stato arrestato; quarto, il nostro diritto interno è stato calpestato: da noi si può essere processati in contumacia. La Cassazione, però, boccia tutto. È un problema perché ora la procura generale ha deciso di ricorrere in Cassazione anche per D’Orsi e se è vero che lui viene da una non autorizzazione, è pur vero che le due posizioni sono simili. Come deciderà questa volta la Corte? D’Orsi lo saprà al termine dei quattro giorni più importanti della sua vita.
http://www.lastampa.it/Torino/cmsSez...7942girata.asp