OMNIA SUNT COMMUNIA
Riconquista dell'uomo alla Comunità Umana
Durante i nostri ultimi incontri, in margine a commenti su lavori in corso e semilavorati, sono scaturite osservazioni utili alla comprensione del problema immane che dovrà affrontare chiunque si ponga di fronte al futuro della rivoluzione in atto (dal feudalesimo al comunismo attraverso il capitalismo, nella serie degli enne-più-uno relativi): il problema del futuro partito, non più organizzazione fra le altre di questa società ma comunità nuova, anticipatrice della società futura.
Il Capitale, anonimo, impersonale, globale, sta spazzando via le vecchie categorie di nazione e persino di borghesia nazionale. Se il motore della politiguerra americana non sta più a Washington ma nel disperato bisogno del Capitale di usare ogni mezzo per salvarsi, va da sé che l'operaio diventa operaio globale che produce una sola merce come sommatoria di tutte le merci (vedere il VI Capitolo inedito di Marx). E il Capitale stesso ci obbligherà sempre più a considerare ogni problema non tanto dal punto di vista dell'economia e della politica, per quanto "rivoluzionaria", ma immediatamente dal punto di vista della comunità umana futura.
In fondo è quanto affermato, in altri termini, nel Tracciato d'impostazione (Sinistra Comunista, 1946), dove non si lascia più spazio a ri-formismo e con-formismo ma solo ad anti-formismo. È quanto affermato in Origine e funzione della forma partito, dove all'organizzazione si sovrappone la comunità umana come prefigurazione del futuro. È quanto affermato in mille passi dove si ricorda il carattere organico della nostra concezione organizzativa. Ma facciamolo dire direttamente a Marx:
"Non scoppiano forse tutte le rivolte, senza eccezione, nel disperato isolamento dell'uomo dalla comunità? Ogni rivolta non presuppone forse necessariamente questo isolamento? Avrebbe avuto luogo la rivoluzione del 1789 senza il disperato isolamento dei cittadini francesi dalla comunità? Essa era appunto destinata a sopprimere tale isolamento. Ma la comunità dalla quale l'operaio è isolato è una comunità di ben altra realtà e di ben altra estensione che non la comunità politica. Questa comunità, dalla quale il suo lavoro lo separa, è la vita stessa, la vita fisica e spirituale, la moralità umana, l'attività umana, l'umano piacere, la natura umana. La natura umana è la vera comunità umana. Come il disperato isolamento da essa è incomparabilmente più universale, insopportabile, pauroso, contraddittorio dell'isolamento dalla comunità politica, così anche la soppressione di tale isolamento – e anche una reazione parziale, una rivolta contro di esso – è tanto più infinita quanto più infinito è l'uomo rispetto al cittadino e la vita umana rispetto alla vita politica. La rivolta industriale, perciò può essere parziale fin che si vuole, essa racchiude in sé un'anima universale; la rivolta politica può essere universale fin che si vuole, essa cela sotto le forme più colossali uno spirito angusto" (Marx, Glosse di critica a 'un prussiano').
È un brano che, da solo, fa strage di ogni concezione politicantesca dell'organizzazione, così come fa strage di ogni teoria trascendente del proletariato (vedi concezioni dell'operaio come deus ex machina della rivoluzione, visioni della classe universale, elucubrazioni sulla "moltitudine" come sostituto della classe, ecc.). Essendo l'industria (in senso lato) la vera essenza dell'uomo, è nella realtà dei fatti e non nella politica che si realizza l'antagonismo ultimo. È la realtà dei fatti ad imporre che la sequenza delle organizzazioni umane abbia la sua conclusione coerente con le premesse: se ai primordi abbiamo la comunità umana senza proprietà e senza Stato, e siamo passati attraverso la strutturazione della tribù, l'individuazione di un popolo, la formazione dello Stato, la rappresentanza in un'assemblea elettiva e infine attraverso la nascita del partito politico quale lo conosciamo, il "partito" della rivoluzione in corso non potrà che essere direttamente comunità umana, anticipazione della sviluppata comunità senza classi, senza proprietà e senza Stato.
Per non rendere "filosofico" un problema di azione reale diciamo che noi non pretendiamo la realizzazione della comunità umana entro la società disumana, ma aderiamo a questa comunità così come si configura già oggi. Non vogliamo plasmare impossibili falansteri-partito, ma cerchiamo di adeguarci almeno a ciò che di più avveniristico la società capitalistica già esprime. Per esempio la "tuttologia" abbinata alla specializzazione, l'estrema divisione tecnica del lavoro abbinata alle integrazioni operate dal cervello sociale, l'astrazione e il progetto abbinati alla manualità del lavoro e alla fatica fisica. La vita attiva nella specifica comunità comunista, così come già dicevano i giovani socialisti rivoluzionari nel 1912, è indispensabile per non lasciarsi trascinare dalle categorie di valore (che non sono soltanto valore-denaro) e per realizzare un ambiente ferocemente anticapitalista in grado di rappresentare un reale e non metafisico attrattore di militanti.
Riprendendo la citazione di Marx, concludiamo, sulla falsariga del lavoro sul Capitale autonomizzato (cfr. il numero scorso), che, essendo il capitalismo odierno industria sublimata in finanza che lega a sé tutte le aziende come centro impersonale di comando, anche la "rivolta industriale" dovrà erigersi a un'altezza tale da abbracciare l'intera società e non la sola fabbrica. Questa è la condizione affinché sia liberata l'anima universale della lotta di classe e sia fatto scomparire il colossale imbroglio della rivolta politica da spirito angusto (quella dei partiti di questa società, dei gruppi filosofico-esistenzialisti, dei partitini pseudo-alternativi e del movimento dei movimenti, il più colossale e angusto di tutta la politica esistente). Alla rivolta industriale effettiva non può che corrispondere, dal punto di vista del "partito", la descritta comunità umana, nella quale il militante non veda uno degli innumerevoli "servizi" offerti all'interno del capitalismo ma un luogo davvero iperuranico, "altro", nel quale possa rifugiarsi con orgoglioso senso di appartenenza.
ARDITI NON GENDARMI




Rispondi Citando