POD – Le elezioni politiche del 1994 vengono vinte, come ampiamente previsto, dalla coalizione dei Progressisti, guidata dal Pds di Achille Occhetto, quest’ultimo viene incaricato di formare il nuovo governo. Il Governo Occhetto diventa l’esecutivo più longevo della storia repubblicana, rimanendo in carica fino al dicembre del 1998, per un periodo complessivo di quattro anni e sette mesi. Nel dicembre del 1998 all’esecutivo guidato da Occhetto si sostituisce un “governo elettorale” di pochi mesi guidato dal ministro del Tesoro uscente, Carlo Azeglio Ciampi.
Durante il primo governo delle sinistre, la Lega Nord ha acquisito un ruolo sempre più vicino a posizioni fortemente separatistiche, tanto che, secondo alcuni, il movimento di Umberto Bossi, rappresenterebbe il braccio politico del gruppo paraterroristico che si fa chiamare ELP (Esercito per la Liberazione della Padania), autore di alcuni attentati (fortunatamente senza vittime), ad alcune prefetture del nord Italia e alla sede della Banca d’Italia a Milano.
Il Partito Popolare Italiano ha perso molto consensi spostandosi su posizioni più vicine alla sinistra, favorendo un piccolo partito, il CCD di Casini e Mastella, che alle elezioni regionali del 1995 ha ottenuto un ottimo 8,8% a livello nazionale, e ad oggi, è attestato intorno al 10%.
A destra, nel gennaio del 1995, Gianfranco Fini con il congresso di Fiuggi traghetta l’Msi verso Alleanza Nazionale, nuovo partito della destra italiana, vicino alle posizioni del gollismo europeo e dei conservatori britannici. Nel 1996, a sorpresa, entra in Alleanza Nazionale Mariotto Segni con il suo movimento (Patto Segni), che costituirà una corrente (I Liberaldemocratici) all’interno del partito di Gianfranco Fini.
È invece datata 1997 la discesa in campo ufficiale del protagonista di Mani Pulite ed ormai ex Pm Antonio Di Pietro, che si candida a sindaco di Milano, sostenuto da Alleanza Nazionale, CCD ed il suo movimento “Lista Di Pietro – Per Milano”, vincendo nettamente sul sindaco uscente leghista Marco Formentini, ed il candidato progressista Franco Bassanini.
Nel luglio del 1998 viene abolita definitivamente la quota proporzionale dalla legge elettorale della Camera, uniformando le leggi elettorali dei due rami del Parlamento (ripartizione del 25% dei seggi tra i più votati non eletti), inoltre, per il restante 75% dei seggi, viene introdotto il doppio turno di collegio tra i due candidati più votati al primo turno, se nessuno ha superato il 50% + 1 dei voti.
Le elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento vengono fissate per l’11 aprile 1999. I Progressisti, costituiti da Sinistra Democratica (nuovo nome del Pds), Rifondazione comunista, Federazione dei Verdi, Socialisti Democratici Italiani e Repubblicani Europei, sono guidati da Walter Veltroni, nuovo segretario di SD e vicepremier durante il governo di Occhetto. La coalizione delle sinistre, per l’occasione, stipula un patto elettorale di desistenza con il PPI guidato da Nicola Mancino, al quale vengono garantiti alcuni collegi sicuri (40), in cambio di un impegno formale a sostenere i candidati progressisti al secondo turno.
Nel centrodestra Alleanza Nazionale, CCD ed il Centro dei Valori (nuovo nome del movimento di Di Pietro) raggiungono un accordo per sostenere reciprocamente i propri candidati nei collegi nel secondo turno di ballottaggio.
Le elezioni premiano nuovamente le sinistre, che vincono grazie all’apparentamento con i popolari, che permette ai Progressisti di superare di quasi 5 punti percentuali i tre partiti di centrodestra a livello nazionale ed ottenere la maggioranza assoluta in entrambi rami del Parlamento.
A spoglio terminato Scalfaro, al termine del suo mandato, si dimette con qualche settimana d’anticipo, così da lasciare al suo successore la nomina del nuovo presidente della Repubblica. Il candidato ufficiale delle sinistre è Achille Occhetto (eletto alla presidenza di Palazzo Madama), che però non ha il sostegno di tutta la maggioranza (soprattutto i socialisti), e dei popolari, che puntano su Mino Martinazzoli. An, CCD e Di Pietro sono invece compatte sul nome di Mario Segni, sul quale potrebbero convergere anche alcuni parlamentari popolari e della sinistra.
Le prime tre votazioni vanno a vuoto (è richiesta la maggioranza dei due terzi), alla quarta votazione, per 79 voti Achille Occhetto fallisce la scalata al Quirinale, situazione che si ripete anche alla quinta votazione, al termine della quale il nuovo presidente del Senato e primo presidente del consiglio ex comunista della storia repubblicana, annuncia il suo ritiro dalla corsa per il Colle. Martinazzoli non piace quasi a nessuno nei Progressisti, tranne a Veltroni, nuovo premier in pectore, che con l’uscita di Occhetto, ha bisogno di un presidente della repubblica che gli garantisca la nomina alla presidenza del consiglio. Alla settima votazione, però, la maggioranza (progressisti e popolari) si compatta sul nome del ministro dell’Industria dei governi Occhetto e Ciampi, l’ex presidente dell’Iri Romano Prodi, che supera il quorum e viene eletto alla presidenza della Repubblica.
Il neo capo dello Stato incarica Walter Veltroni di formare il nuovo governo, che presenta al suo interno molte novità rispetto agli esecutivi guidati da Occhetto e Ciampi, in particolare data la presenza di tre ministri provenienti dall’area ex dc della maggioranza (Marini, Franceschini e Soro). Rosy Bindi viene eletta presidente della Camera.
Il Governo Veltroni rimane in carica solo fino all’ottobre del 2002, quando Rifondazione comunista decide di togliere la fiducia al governo e di ritirare i propri ministri dalla compagine dell’esecutivo, in occasione del voto di fiducia indetto per l’approvazione della Legge Finanziaria del 2003, che prevedeva misure troppo “liberiste” privatizzazione dei servizi pubblici locali, forti tagli alle spese sociali, innalzamento dell’età pensionabile a 60 anni per gli uomini e 57 per le donne, privatizzazione totale delle FS e di Alitalia (ancora controllate al 51% dal Tesoro).
Il governo Veltroni entra in crisi, mentre l’opposizione chiede elezioni anticipate, lo strappo nella maggioranza viene ricucito dal presidente di SD Massimo D’Alema, che trova un accordo di massima con Rifondazione, basato su un nuovo governo, più di sinistra e più socialista, guidato dallo stesso D’Alema, rimasto all’ombra della diarchia Occhetto-Veltroni in questi ultimi dieci anni.
Il Governo D’Alema nasce nel novembre del 2002, e rimarrà in carica fino alla fine della legislatura, alla primavera del 2004.
Durante gli anni dei governi guidati da Veltroni e D’Alema, Di Pietro ha acquisito un ruolo sempre maggiore nel centrodestra, tanto da essere rieletto nel 2001 sindaco di Milano con il 73,2% dei voti ed essere diventato il “Rudolph Giuliani d’Italia”, per la sua politica a “tolleranza zero”, simile a quella utilizzata da Giuliani a New York. Nel 2004, con due anni di anticipo rispetto alla scadenza naturale del suo mandato, Di Pietro decide di lasciare la poltrona di sindaco di Milano e di sfidare Massimo D’Alema ed i progressisti per la guida del governo.
La coalizione di centrodestra (An, Ccd, Cdv) prende il nome di “Alleanza per l’Italia” e sfida il centrosinistra di Massimo D’Alema che ha preso il nome di “Unione per la Democrazia”. A vincere sarà l’Alleanza per l’Italia di Di Pietro, Fini e Casini, che batterà nettamente Massimo D’Alema, conquistando un’ampia maggioranza in entrambi i rami del Parlamento.
Romano Prodi incarica Antonio Di Pietro di formare il governo, nel quale entreranno, per la prima volta nella storia della repubblica, ministri provenienti dall’ex Msi. Tra questi avrà un ruolo di primo piano Gianfranco Fini che assumerà la guida del Viminale, sostituendosi a Luciano Violante, titolare del dicastero degli Interni per dieci anni dal 1994. Pierferdinando Casini diventerà, invece, ministro degli Affari Esteri. Ai dicasteri economici arriveranno Mario Monti (Economia e Finanze) e Letizia Moratti (Industria). Il filosofo di sinistra Massimo Cacciari, a sorpresa e scatenando molte polemiche, accetterà l’incarico di ministro dei Beni Culturali. Singolari, inoltre, risulteranno le nomine del giornalista Marco Travaglio a sottosegretario alla presidenza del consiglio e di Piercamillo Davigo al ministero della Giustizia.
Il Governo Di Pietro sarà un contrassegnato da una politica economica fortemente liberale, concluderà alcune importanti privatizzazioni (FS e Alitalia) e ridurrà le tasse sui ceti medi, mentre avrà un profilo profondamente giustizialista in campo sociale, attraverso inasprimento delle pene, ampliamento dei poteri dei magistrati, inaccessibili alle cariche pubbliche, restrizione dei termini di prescrizione dei reati, etc.
Nel 2006 Romano Prodi lascia la presidenza della Repubblica, il parlamento a maggioranza di centrodestra elegge Mariotto Segni nuovo inquilino del Quirinale.
Nel maggio del 2008 il progetto di legge Davigo per l’abolizione completa dell’immunità parlamentare attraverso la revisione dell’articolo 68 della Costituzione, che cancella l’autorizzazione a procedere da parte del Parlamento, non viene votato dall’area garantista della maggioranza, rappresentata soprattutto dal CCD e dal suo leader Casini, e poiché il provvedimento era stato sottoposto alla fiducia, il governo cade e Di Pietro si dimette. Segni, dopo aver sentito i presidenti delle Camere, Domenico Fisichella (Senato) e Marco Follini (Camera) decide di sciogliere il Parlamento ed indire elezioni politiche anticipate per il 13 luglio 2008. Per l’occasione Casini decide di sciogliere l’alleanza con Di Pietro e Fini, e di correre insieme al Partito Liberale di Raffaele Costa e di costituire un polo di centro popolare e liberale (Alternativa per l’Italia). Nel centrosinistra verdi, socialisti, repubblicani, liberali di sinistra, radicali, hanno costituito un movimento laico denominato “La Rosa” guidato dall’oncologo Umberto Veronesi.
Le formazioni politiche in campo sono:
Sinistra Democratica – Unione per la Democrazia (Pierluigi Bersani)
Rifondazione comunista – Unione per la Democrazia (Gennaro Migliore)
La Rosa – Unione per la Democrazia (Umberto Veronesi)
Partito Popolare Italiano – Unione per la Democrazia (Rosy Bindi)
Alleanza Nazionale – Alleanza per l’Italia (Gianfranco Fini)
Centro dei Valori – Alleanza per l’Italia (Antonio Di Pietro)
Centro Cristiano Democratico – Alternativa per l’Italia (Pierferdinando Casini)
Partito Liberale – Alternativa per l’Italia (Raffaele Costa)
Lega Nord – Padania Libera (Umberto Bossi)




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ma hai messo in lista dei partiti UGUALI e differenziati solo dal nome...a questo punto potevi risparmiarli e rimpiazzarli con altri movimenti ideologici che qui mancano.

