Robin Tax o Tobin Tax?
Una cosa è certa: non mancherà mai lavoro alla critica economica fino a quando ci sarà al ministero dell’economia un autentico “genio” della finanza creativa come Giulio Tremonti. Infatti dopo il suo “determinante” intervento di “aiuto” ai mutuatari morosi (i banchieri, che a dire di Tremonti si dovevano accollare maggiori sacrifici insieme ai petrolieri, stanno ancora ringraziando), dopo l’abolizione dell’ICI sulla prima casa e la detassazione degli straordinari finanziati grazie ai fondi assegnati al completamento di strategiche infrastrutture in Calabria e Sicilia (che beffa per chi nelle due regioni ha dato il proprio voto al centro destra proprio per la realizzazione delle infrastrutture!) adesso è la volta della Robin Hood Tax la tassa che toglie ai ricchi petrolieri per dare ai poveri consumatori.
Logica vuole che se si tassano maggiormente i produttori di petrolio e chi opera nella distribuzione dei carburanti (il buon Tremonti non li ha esclusi) non si ottiene una diminuzione dei prezzi bensì un aumento. E chi paga? E’ ovvio i consumatori finali cioè quei poveri che l’etico ministro Tremonti vuole aiutare! Viene proprio da dire: alla faccia dell’aiuto! Qualcuno dirà che il governo ridistribuirà queste ricchezze (di certo non tutte e poi c’è da rispondere alla seguente domanda: come verranno ridistribuite queste ricchezze?) però è da osservare che in ogni caso i “beneficiati” dall’operazione di Tremonti non avranno in realtà alcun beneficio dato che il saldo netto tra il sostegno ricevuto (altra domanda: quanto e quando verrà elargito?) ed aumento spesa per i carburanti (che avverrà istantaneamente) sarà vicino allo zero.
Dal momento che come osservato ci sono forti dubbi sull’utilità del provvedimento per quanto riguarda il problema del caro prezzi (tra l’altro una maggiore tassazione deprime gli investimenti e quindi allunga la durata della crisi economica), adesso sorge un altro dubbio: Ma se il caro carburante non è causato né dai produttori di greggio né dalla struttura di distribuzione ma dagli speculatori finanziari che si stanno rifacendo delle perdite avute con lo scoppio della bolla immobiliare speculando sul petrolio ed i generi alimentari e quindi causando un aumento “artificiale” della domanda di questi beni (come rilevato da quasi tutti e anche dallo stesso Tremonti) allora perché tassare per dirla alla Tremonti i “petrolieri”? Perché non colpire chi specula?
Per rispondere a quest’ultima domanda bisogna rispondere ad un’altra: è possibile farlo? La risposta è affermativa e prende il nome di Tobin Tax (dal nome dell’economista che l’ha proposta negli anni settanta). In cosa consiste? Questa tassa prevede di colpire tutte le transizioni sui mercati valutari (l’aliquota si aggirerebbe intorno al 0.05-1%) penalizzando in particolar modo le speculazioni a breve termine. E’ bene sottolineare come ci sia un acceso dibattito sull’effettiva efficacia di questa soluzione al fine di scongiurare le crisi economiche. Infatti le crisi economiche sarebbero causate da un male sistemico che affligge il capitalismo moderno e da questo punto di vista l’inflazione e le bolle speculative che si vengono a creare nei mercati finanziari si possono paragonare alla febbre, cioè di per sé non costituiscono il male da sconfiggere ma indicano appunto che c’è qualcosa non va per il verso giusto. In questo senso la Tobin Tax avrebbe l’effetto di un antipiretico. Quindi se proprio si vuole applicare una tassa con lo scopo di abbassare il caro vita è evidente che la Tobin Tax risulta migliore rispetto alla sgangherata Robin Tax di Tremonti.
Ma se è così perché non viene applicata? Il motivo è semplice infatti si teme una fuga di capitali dai mercati finanziari dei paesi dove verrebbe applicata. In pratica tutti aspettano che qualcuno abbia il coraggio di applicarla per primo per vedere se effettivamente i benefici di questa soluzione superano gli svantaggi.
Questo però non ci esime dal chiederci una cosa: perché Tremonti continua a proporre soluzioni come la Robin Tax che la pratica ci ha mostrato inefficaci (se non addirittura dannose) invece di azzardare soluzioni come la Tobin Tax mai applicate ma potenzialmente più vantaggiose?
Inoltre un’altra domanda: perché se è stimato che il peso delle imposte sui carburanti pesa tra il 45 ed il 55% sul prezzo finale dei carburanti (ed è evidente come questo eccessivo prelievo pesa in maniera straordinaria in tempo di crisi economica) non si è incominciato a ridurre le tasse proprio da lì beneficiando così tutti i cittadini?
Enrico Castro
http://www.perlarosanelpugno.it/view...p=27362#p27362




Rispondi Citando
ci mancava stop alla fine ed era un telex

Basta attraversare il confine per rendersene conto.
