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  1. #1
    Fiamma dell'Occidente
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    Unhappy impressionante ricerca tedesca: le intercettazioni inibiscono la gente dal comunicare

    si ha paura a usare e-mail e telefono

    La «conservazione dei dati» inibisce
    le nuove forme di comunicazione


    Uno studio tedesco mostra che le leggi sulla «data retention» influenzano il comportamento dei cittadini



    (Ansa) BERLINO (GERMANIA) – La consapevolezza di essere osservati e sorvegliati modifica i comportamenti dei cittadini, anche a livello inconscio. Questa è una legge fondamentale della psicologia umana, oggi riscontrata anche empiricamente da uno studio tedesco, che rivela quanto e come le persone sono condizionate nell’utilizzare gli strumenti della comunicazione a seguito della legislazione sulla data retention. Quest’ultima altro non è che l’obbligo - ormai previsto dalla maggior parte delle normative - di conservazione dei dati di traffico internet e servizi telefonici. Da tempo il dovere di registrazione scatena la dialettica tra sostenitori della privacy e organismi investigativi, ma a questo punto il dibattito si sposta sul piano psicologico, evidenziando che gli individui sono inibiti dalle leggi sulla data retention e finiscono col rinunciare a comunicazioni importanti o a ridimensionarle. LO STUDIO – Lo studio è stato realizzato dal German Forsa Institute e commissionato dall’associazione di difesa dei diritti civili Arbeitskreis Vorratsdatenspeicherung, dall’associazione dei provider tedeschi eco, dall’organizzazione dei giornalisti del settore Deutscher Fachjournalisten-Verband e dalla società di difesa dell’anonimato JonDos GmbH. Ciò che emerge dall’indagine (realizzata su un campione di 1002 individui) è un cambiamento profondo nei comportamenti della gente che si sente sotto osservazione. Più precisamente, da quando il provvedimento sulla ritenzione dei dati è entrato in vigore, l’11 per cento dei cittadini ha smesso di utilizzare telefono o e-mail, mentre il 52 per cento delle persone intervistate ha dichiarato l’intento futuro di tagliare le proprie comunicazioni confidenziali. Infine un 6 per cento degli individui sostiene di aver visto diminuire in maniera significativa la mole di comunicazioni che li riguardano.

    DATA RETENTION – Secondo la legge, i provider tedeschi devono tenere traccia delle comunicazioni per sei mesi per quanto riguarda mittenti, destinatari, date e orari, mentre non esiste alcun obbligo di conservazione dei contenuti. Le associazioni di tutela della privacy sono preoccupate: il fatto che la gente abbia messo un freno alle comunicazioni personali, intimidita dal grande orecchio e dal grande occhio delle istituzioni, è il segnale di un clima di restrizione delle libertà personali. La speranza è che il fine giustifichi i mezzi, ipotesi sostenuta dal 48 per cento dei cittadini, che dichiara di considerare necessarie le disposizioni sulla conservazione dei dati per prevenire la criminalità. E intanto, nel dubbio, torna di moda parlarsi a tu per tu.


    Emanuela Di Pasqua
    05 giugno 2008


    http://www.corriere.it/scienze_e_tec...4f02aabc.shtml


    ----------------


    Allucinante. Abbattiamo il Grande Fratello, prima che sia troppo tardi.


    NO ALLE INTERCETTAZIONI


    il fine non giustifica MAI i mezzi!
    _
    P R I M O_M I N I S T R O_D I _P O L
    * * *

    Presidente di Progetto Liberale

  2. #2
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    Li dove ho inalzato mura solide a difesa dell'agressore Socialista. Li dove la strada ha il mio nome. Li dove ho costruito una torre bene armata in difesa della Libertà. Li dove sono Sovrano e i messi dello Stato non sono i benvenuti.
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    Citazione Originariamente Scritto da Ronnie Visualizza Messaggio
    si ha paura a usare e-mail e telefono

    La «conservazione dei dati» inibisce
    le nuove forme di comunicazione

    Uno studio tedesco mostra che le leggi sulla «data retention» influenzano il comportamento dei cittadini



    (Ansa) BERLINO (GERMANIA) – La consapevolezza di essere osservati e sorvegliati modifica i comportamenti dei cittadini, anche a livello inconscio. Questa è una legge fondamentale della psicologia umana, oggi riscontrata anche empiricamente da uno studio tedesco, che rivela quanto e come le persone sono condizionate nell’utilizzare gli strumenti della comunicazione a seguito della legislazione sulla data retention. Quest’ultima altro non è che l’obbligo - ormai previsto dalla maggior parte delle normative - di conservazione dei dati di traffico internet e servizi telefonici. Da tempo il dovere di registrazione scatena la dialettica tra sostenitori della privacy e organismi investigativi, ma a questo punto il dibattito si sposta sul piano psicologico, evidenziando che gli individui sono inibiti dalle leggi sulla data retention e finiscono col rinunciare a comunicazioni importanti o a ridimensionarle. LO STUDIO – Lo studio è stato realizzato dal German Forsa Institute e commissionato dall’associazione di difesa dei diritti civili Arbeitskreis Vorratsdatenspeicherung, dall’associazione dei provider tedeschi eco, dall’organizzazione dei giornalisti del settore Deutscher Fachjournalisten-Verband e dalla società di difesa dell’anonimato JonDos GmbH. Ciò che emerge dall’indagine (realizzata su un campione di 1002 individui) è un cambiamento profondo nei comportamenti della gente che si sente sotto osservazione. Più precisamente, da quando il provvedimento sulla ritenzione dei dati è entrato in vigore, l’11 per cento dei cittadini ha smesso di utilizzare telefono o e-mail, mentre il 52 per cento delle persone intervistate ha dichiarato l’intento futuro di tagliare le proprie comunicazioni confidenziali. Infine un 6 per cento degli individui sostiene di aver visto diminuire in maniera significativa la mole di comunicazioni che li riguardano.

    DATA RETENTION – Secondo la legge, i provider tedeschi devono tenere traccia delle comunicazioni per sei mesi per quanto riguarda mittenti, destinatari, date e orari, mentre non esiste alcun obbligo di conservazione dei contenuti. Le associazioni di tutela della privacy sono preoccupate: il fatto che la gente abbia messo un freno alle comunicazioni personali, intimidita dal grande orecchio e dal grande occhio delle istituzioni, è il segnale di un clima di restrizione delle libertà personali. La speranza è che il fine giustifichi i mezzi, ipotesi sostenuta dal 48 per cento dei cittadini, che dichiara di considerare necessarie le disposizioni sulla conservazione dei dati per prevenire la criminalità. E intanto, nel dubbio, torna di moda parlarsi a tu per tu.


    Emanuela Di Pasqua
    05 giugno 2008


    http://www.corriere.it/scienze_e_tec...4f02aabc.shtml


    ----------------


    Allucinante. Abbattiamo il Grande Fratello, prima che sia troppo tardi.


    NO ALLE INTERCETTAZIONI


    il fine non giustifica MAI i mezzi!
    Non ci voleva lo studio tedesco per farcelo sapere. Qualsiasi persona intelligente e con un minimo di raziocinio sa che lo Stato, se vuole incularti, si aggancia a qualsiasi cosa, pure alle mezze parole e alle batutte spiritose. Personalmente evito qualsiasi discorso lavorativo e economico via telefono, e consiglio vivamente di farlo a tutti. Mai parlare di soldi, tasse, finanziamenti, tas di interesse, banche, lavori, preventivi etc etc etc. Non si sa mai. Chiaro che poi si determina col tempo un abbassarsi delle relazioni socioeconomiche tra privati, decretando anche un abbassamento degli scambi economici e comerciali, e di conseguenza, quindi, una diminuzione della richezza individuale e generale. Sti Comunisti sono dei materialisti che vanno pazzi per il denaro e finiscono per distruggere sempre tutto. Ladri che non sono altri, ogni mezzo per loro è lecito pur di rubbare a chi ha fatto qualche soldo guadagnandolo con sudore, perfino togliere fuori la cazzata di stanare la criminalità. Anche spiarlo, guardoni e orecchioni che non sono altro. Mi fanno schifo e ribrezzo. Sarebbe da intercettare Giudici e Politici e schiafare le loro truffe su giornali non finanziati pubblicamente. Bastardi.

  3. #3
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    Un 11% di cittadini che smette di utilizzare mezzi comunicativi deve far riflettere perché non può essere che quell'11% sia composto solo da ladri, assassini, terroristi e pedofili...

    E' una subdola violenza psicologica alla quale uno Stato garantista dovrebbe porre rimedio o quantomeno arginare, pur consentendo il legittimo prosieguo di indagini giudiziarie e spionaggio antiterroristico.

  4. #4
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