“Nessuno riuscirà mai a sbarrare la strada alla verità e io sono disposto a morire perché essa avanzi”.
Solzenicyn
Oggi, chiunque s’opponga seriamente a questo sistema, anche con valide e serie motivazioni, è ipso facto un “prigioniero di coscienza”.
Questo sistema è talmente repressivo e dittatoriale quanto nessun sistema lo è mai stato, probabilmente, nella storia dell’umanità. Tranne rari ma sempre notevoli casi, la repressione non è fisica, non è giuridica, di norma. E’ una repressione più forte, più radicale. Questa penetra nelle coscienze. Nel mondo chiamato Occidente, in particolare, l’ossessione assegnata alla dimensione meramente economica e terrena del vivere s’è accompagnata, di riflesso, alla fallace, astratta, certezza che qualsiasi altra dimensione sia falsa. Un sognatore, nel migliore dei casi, sarà considerato chi ponga valori spirituali sopra la dimensione economica come prassi legittima di vita e di morte. Un “folle” pericoloso, un terrorista, è invece bollato nel peggiore dei casi.
La vita, in Occidente, è una prigione nella coscienza.
Non solo per coloro che avrebbero delle prospettive rivoluzionarie, ma anche per quanti credono di condurre una vita normale (e si vede sempre di più che normale non è: la follia generale è ormai ovunque trionfante…), la libertà non esiste. Si crede di essere liberi, ma l’invasione della coscienza è tale che quando agiamo molto spesso siamo il riflesso condizionato di agenti esterni di qualsivoglia tipo. Quello che oggi si compie verso la nostra coscienza va chiamato con il suo vero nome: assassinio spirituale.
La nostra situazione è ben peggiore di quei popoli che sono sottoposti a bombardamenti quotidiani, o sono sotto occupazione militare.
Tutto ciò ci venne già riservato fino al 1945. Poi, dopo la sconfitta della nostra Nazione e la perdita della libertà, siamo entrati sotto una forma, per certi versi, ancora più violenta e radicale, più perniciosa di occupazione: un’occupazione spirituale.
L’Occidente, il modello globale di radice angloamericana che si è affermato, propone come valori degni di vita quelli di un universalismo (opposto alla vera universalità…) razionalista e meccanico sorretto da una logica sotterranea, che lascia ben poco scampo all’uomo attuale, inebetito dai continui bombardamenti psichici richiedenti una sempre maggiore “felicità” di taglio utilitaristico o edonistico.
E’ una “felicità” però che non viene mai raggiunta: è dunque una felicità illusoria. Impossibile trovare fuori di noi, ciò che in potenza avremmo dentro. Impossibile certamente che la deificazione dell’oggetto (sia anche l’ultima innovazione tecnologica) possa condurre alla vera felicità interiore.
Felicità, piacere, comodità, successo, accumulazione di beni materiali: questi in sostanza i valori secolarizzati che ad ognuno questo modello si sente in dovere di fornire. Il modello è: rifiutare il sacrificio, rifiutare la “passione”, rifiutare la morte. Questo modello è forse il più radicalmente anti-cristiano comparso nella storia.
Tanto l’esempio del Redentore (così poco recuperato dalla stessa Chiesa romana, peraltro…capace di mobilitare, come avviene in questi giorni a Loreto, migliaia di persone per usarle poi politicamente, ma incapace di fornire un serio indirizzo spirituale che superi il tragico materialismo contemporaneo) era fondato sulla volontà assoluta, totale di affrontare il sacrificio più alto, la Morte stessa, per avere ragione su questa, per annientarla, tanto il modello attuale celebra in qualsiasi modo la negazione della bellezza divina del sacrificio. Questo modello celebra un culto demoniaco del piacere che abbatte la forza umana.
La medicina, la scienza, l’intellettualità possono dirci varie cose sulla vita e la morte, ma la vera spiritualità ancor più; essa infatti conosce anche l’esperienza della Resurrezione, come trionfo sulla morte. A tutti noi, alla vita di ogni popolo, potrebbero essere applicate le parole di Paolo (I, Cor, 15, 21):
Poiché la morte venne per opera di un uomo,
anche la resurrezione dei morti avviene per opera di un uomo?
Oggi, oggi che l’ala devastante della morte è quotidianamente subita senza che né i politici riescano a fermarla, nemmeno un concorso universale di forze mondiali politiche e/o religiose unificate vi riuscirebbe…, un uomo spiritualmente formato potrebbe riuscire nell’impresa disperata. O più individui separatamente presi che uniscano i loro sforzi ascetici….
Ma quel che è uscito in Occidente, è di contro, un tipo umano “debole”: debole spiritualmente, moralmente. Non fisicamente, poiché la forza fisica vi può essere ma privata della sua sorgente spirituale è monca, è deficiente. Un tipo umano timoroso. Verso l’Alto, verso il divino. Un tipo umano che non osserva quotidianamente la morte. Anzi che la rifugge, la allontana. Un uomo, o una sembianza di uomo, che si preoccupa solo della comodità più placida, del sesso nelle sue devianti manifestazioni alla ricerca di piaceri che anche qui mai, seguendo la via meramente fisiopsichica, si potranno esaurire, della serenità quotidiana assicurata dal lavoro fisso e dal posto caldo cui riposare una volta concluso l’orario lavorativo: e così via… Un tipo umano il quale, allora, inevitabilmente è impreparato a dominare tali forze. Queste forze – quando si presentano – danno spazio frequente, ormai, a quei tristi capitoli di cui la televisione ed i mezzi di comunicazione, con un sottile compiacimento, ci parlano quotidianamente. Sono forze che il razionalismo meccanico dell’Occidente credeva di aver espulso dalla storia umana, almeno il razionalismo dei primi ingenui razionalisti. In realtà, non è così. L’uomo vissuto a diretto contatto con la morte, in una civiltà caratterizzata da valori eroici o spirituali, non avrebbe ceduto a tali forze. In altro modo le avrebbe dominate o placate. Il guerriero, l’eroe, il mistico non è violento. Il contrario, è l’opposto. Il violento dei nostri giorni, viceversa, è il prodotto di queste forze oscure e sotterranee. E’ colui che è dominato e ossessionato da tali forze, non è colui che le domina.
Oggi, viceversa, siamo tutti potenziali vittime di questa “danza degli orrori” che ha evocato il materialismo primitivo (ogni materialismo è una forma di primitivismo, che non è chiaramente l' arcaicità primordiale….). Siamo già morti, ancor prima di morire fisicamente. Siamo stati assassinati spiritualmente.
Liberazione. Dall’Occidente
“Ecco, tutta la mia vita è qui: la terra patria, ascolto soltanto il suo dolore, scrivo soltanto di lei”
Solzenicyn
In questo campo di concentramento spirituale nel quale viviamo, o meglio crediamo di vivere, al fondo della vita, in punto di morte solitamente, vediamo quello che dovremmo vedere in vita: la morte, o il Dio incarnato, crocifisso, vincitore della morte.
Coloro per cui la vita non ha altro scopo che la felicità o il piacere che respinge il divino e la morte, questi sprofonderanno alla prima tempesta. La decadenza ha raggiunto delle proporzioni sconvolgenti, mai raggiunte prima di ora, perché il materialismo e la secolarizzazione hanno stravolto le coscienze a tal punto da renderle segretamente felici solo nella sottomissione sotterranea ed incosciente alle forze della notte. Il rifiuto del mistero della morte conduce l’umanità attuale ad un vero e proprio cancro spirituale. Ad un mondo chiuso, ad un ingenuo istantaneismo; il nulla ci attanaglia di continuo, anche se per assurdo la scienza riuscisse a darci un giorno una specie di “a-mortalità”, la morte rimarrebbe tra noi e con noi come uno stato di scissione e di fallimento: il fallimento di raggiungere la vera eternità. Ecco perché le società occidentali, per dimenticare il mistero della morte, si sbarazzano con grande rapidità dei morti.
Negli USA, in Inghilterra, in Germania, nel Nord-Europa, appena spirato, il cadavere è portato via, non lo si scorgerà più che un’ultima volta, in una breve cerimonia mondana, dopo che sarà truccato, preparato in una maniera tale che non si noterà che si tratta di un morto. Come fa dire Solzenicyn ad un suo personaggio in “Divisione Cancro”:
L’uomo moderno è impotente di fronte alla morte, non ha armi per affrontarla.
Ma il mistero della morte è strettamente connesso alla forza spirituale cosmica dell’Amore, che etimologicamente indica proprio la vittoria sulla morte.
L’Occidente ha inteso il modello della famiglia come luogo di frustrazione e negazione dell’Amore.
E d’altronde, l’uomo della nostra società non è capace di amare. Ama in modo egoistico, materialistico, finalizzato al mero rapporto corporeo o avendo sempre il soddisfacimento psichico o fisiologico, nelle loro molteplici manifestazioni, al centro della sua relazione.
Liberazione, dunque.
Oggi, è evidente: liberazione significa anzitutto liberazione spirituale. Riproporre modelli politici o economici credendo che il segreto sia nel programma esatto è completamente illusorio.
Uno dei motivi per cui tutti i movimenti neofascisti del dopoguerra in fondo hanno fallito ed in quasi tutti i casi senza nemmeno l’onore delle armi (c'è un'unica parentesi...nota e chiara per chi vuol vedere...), è che non vi erano più quegli Uomini che hanno condotto o che hanno militato durante l’esperienza fascista. Non vi sono più. Quel tipo umano non c’è più. E nella “Dottrina del Fascismo” è scritto chiaramente che lo spiritualismo fascista, profondamente antimaterialista, antideterminista, antifatalista e per molti versi anche antipolitico, mette l’Uomo al centro di tutto. Mette la volontà. Come forza eroica e spirituale veramente umana. I fascisti, sempre dal medesimo testo, si riconobbero all’inizio poiché sapevano morire. Deve far riflettere! Non programmi. L’ideale era che sapevano morire. Più una società mistico-religiosa che un gruppuscolo politico. Il fascismo, nei suoi migliori esponenti, portò come esempio storico un Uomo che affondava la sua dimensione nell’eternità del mito, nell’educazione alla morte, nel culto quotidianamente sperimentato e vissuto della mistica e della spiritualità. Nettamente opposto, il suo modello fu quindi al tipo umano del razionalismo meccanico occidentale. Più Uomini, migliaia di Uomini furono in tal senso orientati. Fu la Vittoria rivoluzionaria, a parte la sconfitta storica.
Liberazione dunque oggi è rifondare l’Uomo. E’ far risorgere l’Uomo.
Inutile proporre programmi.
Inutile fondare movimenti.
Inutile vedere nella risoluzione politica la possibilità di vittoria.
Un esiguo, pur minuscolo numero di Uomini formati effettivamente nei valori sacrificali cui sopra si faceva riferimento potrebbe trasformare la situazione drammatica in cui versiamo.
Bisogna ricordare che ad ogni svolta della storia, quale che fosse la meta proposta all’umanità, la vittoria della cristianità o la Marcia su Roma – le decisioni sono state sempre nelle mani degli uomini e sono dipese dalla loro volontà.
Oggi si potrebbe essere vicini ad una svolta storica, ma mancano gli uomini. Ci sarà tempo per i programmi, per i proclami, per le pubbliche manifestazioni. Ma il tempo stringe per l’adunata fondamentale, prioritaria ed irrinunciabile per creare i presupposti di una liberazione nazionale e spirituale dall’Occidente. Ci servono Uomini. Formati in senso mistico e sacrificale. Uomini pazienti, rigorosi, che sappiano agire senza fretta ma senza tregua. Che siano pronti alla rinuncia, alla continua sconfitta. E’ lo spirito eterno della nostra patria ad attenderli. Uomini. Pronti al sacrificio appunto. Solo a questo.
CsFC-Enclave ITALIANA
sbandati neri
http://www.francocolombo.ilcannocchiale.it/




Rispondi Citando



