Buco Amia, 4 milioni al mese
L'accusa della Corte dei Conti
Debiti fuori bilancio utilizzati per spesa ordinaria e non per investimenti, aziende partecipate come l´Amia che perdono 3,6 milioni di euro al mese, il tutto con un bilancio interno del Comune che registra 1,5 miliardi di euro di debiti a fronte di crediti per appena 665 milioni. È l´analisi del tracollo delle finanze di Palazzo delle Aquile, messa nero su bianco dalla Corte dei conti in una delibera pubblicata mercoledì scorso che porta la firma del presidente della sezione controllo, Maurizio Meloni, e del relatore Antonio Dagnino. «Occorre porre rimedio alle gravi irregolarità nei conti del Comune di Palermo», scrivono senza giri di parole i magistrati contabili, che hanno dato 90 giorni di tempo al presidente del Consiglio comunale, Alberto Campagna, e al sindaco Diego Cammarata per «segnalare alla Corte quali saranno le azioni intraprese per correggere l´andamento delle finanze».
Quello della Corte dei conti è un vero e proprio atto d´accusa che mette in luce come sarà difficile per la giunta Cammarata evitare il dissesto finanziario, il tutto a pochi giorni dal varo del bilancio di previsione e con un decreto regionale di riforma degli Ato che rischia di mettere ko Amia e Palermo ambiente.
Al primo punto del disastro dei conti comunali ci sono le società partecipate: «Queste aziende assorbono ingenti risorse, circa 240 milioni di euro all´anno, e presentano consistenti perdite d´esercizio con gravi ripercussioni sugli equilibri di bilancio - scrivono i magistrati - L´Amia ha registrato una perdita nel 2006 di 49,4 milioni di euro e il patrimonio netto segna un rosso di 11 milioni, senza che allo stato risultino essere stati adottati provvedimenti correttivi». Anzi «l´Amia nel 2007 registrerà una perdita di altri 31,5 milioni di euro e secondo l´andamento nel 2008 arriva a perdere 3,6 milioni al mese: questo stato determinerà a breve la riduzione del capitale sociale al di sotto del minimo legale». A queste cifre occorre aggiungere il "disallineamento" tra debiti del Comune messi come posta attiva nel bilancio dell´Amia e che invece non sono riconosciuti da Palazzo delle Aquile: altri 49 milioni di euro che portano il buco di bilancio, solo al 2006, a ben 95 milioni di euro.
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Non va meglio per quanto riguarda le altre società comunali: «Palermo ambiente perde 1,3 milioni di euro, e risultano "disallineamenti" per 2,7 milioni di euro all´Amap, 3,7 milioni all´Amat e un milione di euro alla Amg», scrive la Corte dei conti. Perdite che deve ripianare il Comune: «Per questo i bilanci delle società partecipate appesantiscono quello di Palazzo delle Aquile, che a sua volta non ha i mezzi per coprire le perdite delle aziende», continuano i magistrati.
Un bilancio, quello di Palazzo delle Aquile, che presenta a sua volta «varie criticità perché la spesa è sostenuta in modo non conforme alle ordinarie procedure di contabilità e si attesta su valori patologici». In particolare, i magistrati segnalano il ricorso a debiti fuori bilancio per 40 milioni di euro per spese ordinarie e non per investimenti. E c´è poi il grande divario tra i 669 milioni di euro di residui attivi (somme che il Comune dovrebbe riscuotere da terzi per debiti risalenti a prima del 2004 e che non ha in cassa) e il miliardo di residui passivi (somme che ha in cassa ma che invece dovrebbero essere utilizzate per coprire debiti).
L´altra «grave criticità» nel bilancio comunale è causata dal bacino di precariato: «Rimane consistente il mantenimento del bacino di lsu che provoca impegni di spesa non correlati a entrate certe», scrivono i magistrati.
Per la Corte dei conti, quindi, «emerge una grave incertezza sulla effettiva situazione finanziaria del Comune». Un disastro, insomma, al quale «occorre al più presto opporre rimedio per evitare il non rispetto del patto di stabilità», che farebbe perdere a Palazzo delle Aquile milioni di euro di finanziamenti da parte dello Stato e quindi porterebbe al dissesto finanziario.
Sul Comune ieri è arrivata una nuova grana: il decreto regionale di riforma degli Ato rifiuti, firmato dal governatore Raffaele Lombardo, pone come limite per la costituzione degli Ambiti il 31 ottobre. L´Ato palermitano dovrà poi bandire una gara pubblica per affidare a un´azienda la raccolta dei rifiuti. Amia e Palermo ambiente, che al momento gestiscono la raccolta in città, rischiano quindi di scomparire se a vincere la gara sarà un´altra azienda.![]()
(07 giugno 2008
http://palermo.repubblica.it/dettagl...-conti/1473128
L' articolo parla chiaro : è il tracollo finanziatio del comune di Palermo,; questo disastro lo pagano, e lo pagheranno i cittadini di Palermo, esso graverà ancor di più sui meno abbienti. A questo punto non c'è che una soluzione: La giunta deve dimettersi ed il sindaco se ne deve tornare a CASA !!!




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