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Discussione: La Casta Legaiola

  1. #11
    Briza strazzèr i maròn!
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    IL SOTTOSEGRETARIO NON LIBERA IL POSTO DA DEPUTATO …LA LEGA IN LIGURIA DIVENTA IL “PAESE DI BALOCCHI” …. A RIXI NON RESTA CHE TORNARE AL “VERDE” ALLA MAISON ROBERTA DI CAMERINO

    Come potete ammirare nella foto esclusiva che pubblichiamo qua a fianco, non si spegne l’entusiasmo del popolo ligure di centrodestra per la nomina dell’insigne giurista della Lega Maurizio Balocchi a sottosegretario alla Semplificazione normativa. Come vedete anche i liguri sparsi nel mondo, emigrati a Broccolino in cerca di (giochi di) fortuna, hanno voluto festeggiare il re del Bingo facendosi immortalare dal fotografo in coppola d’ordinanza e con alle spalle i manifesti elettorali della “balocchi & profumi”. Il primo atto politico di “semplificazione” di colui che dà lustro alla nostra Regione è stato quello di annunciare che non rinuncerà al posto da deputato, pur essendo stato nominato, per grazia umbertina ricevuta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Dopo che Castelli al Senato ha bloccato Ravera, ora è Balocchi a negare un posto a Edoardo Rixi, alpinista dilettante che non pensava , dopo una spedizione al Mato Grosso, di vedersi fare “un Mazzo Grosso” in padanìa, dopo aver macinato chilometri con le ronde notturne. Essendo persona fin troppo attenta al look, rimasto al “verde” sia in consiglio comunale che in Parlamento, a causa delle trame interne, potrà ritornare pur sempre alle sue origini professionali e alla maison Roberta di Camerino che non gli negherà certo una camicia pisello “no stiro” estiva. In verità Balocchi ha operato una semplificazione di sua competenza: tenersi strette tutte le poltrone…. Bossi l’ha parcheggiato nella casa di riposo “Cal de Roli”, in fondo “chi sa troppo” merita rispetto, minchia…. ( termine non padano, ma efficace nello specifico…). Per i nostri lettori amanti delle epiche gesta di chi rappresenterà la Liguria del Centrodestra , facciamo seguire l’articolo, di Marco Menduni e Ferruccio Sansa, pubblicato sul “Secolo XIX” del 9 giugno 2007 dal titolo ” Il sogno infranto della Lega: autofinanziarsi con il Bingo….nelle società finite male anche il ligure Balocchi” . … una lettura istruttiva al di qua e al di là del Po. ROMA. Almeno in un campo la par condicio funziona. Il bingo e le slot machine. In tutti e due gli schieramenti i via libera al gioco, nel Duemila, ha scatenato una corsa verso nuovi mezzi di finanziamento. Dopo Ane i Ds, ora tocca alla Lega Nord. Se oggi il partito di Umberto Bossi stigmatizza, con le sue interpellanze, l’introduzione delle “mangiasoldi” nei Bingo e prepara addirittura un libro bianco sul sistema di scatole cinesi messo su dal centrosinistra per controllare il tombolone elettronico, in passato il Carroccio subì la stessa, violenta fascinazione. Ma anche alla Lega andò male. Forse ancora peggio che ai compagni di sinistra. I documenti su questa avventura sono al vaglio della Guardia di Finanza che sta ricostruendo l’enorme giro di affari che gravita o è gravitato intorno ai Monopoli e alle società concessionarie dei giochi. Un sistema da cui avrebbero cercato di trarre beneficio anche i partiti, proprietari direttamente o indirettamente di alcune società concessionarie. Gli investigatori si chiedono: «Ammesso anche che non ci siano profili di illegalità, siamo sicuri che i partiti in quanto tali possano partecipare direttamente ad attività imprenditoriali che richiedono concessioni e permessi da parte degli organi dello Stato?». La storia di oggi è incentrata su un personaggio politico ben conosciuto in Liguria e soprattutto nel Tigullio: Maurizio Balocchi, che è stato sottosegretario all’Interno con Berlusconi. Anche Balocchi (un nome che sembra scelto apposta), protagonista di una serie di avventure imprenditoriali non coronate da grandi successi, fu tentato dal tombolone. Scommessa tentata con un gruppo di amici, alcuni esponenti del Carroccio, altri comunque gravitanti in quell’area politica.La società si chiamava Bingo.Net, la “risposta padana” all’asse diessina che faceva perno sulle federazioni di tutta Italia. Non andò benissimo a Balocchi. I Monopoli non gli concessero il via libera per aprire le sale a Rapallo e soprattutto a Chiavari (dove, ricorda un’interpellanza del senatore Aleandro Longhi del 19 febbraio 2002, Balocchi era anche presidente del consiglio comunale) e lui aprì contenziosi amministrativi davanti al Tar. A Genova non andò meglio. Lo stesso Longhi denunciò che la sala aveva aperto «in modo abusivo in quanto mancante di concessione edilizia, di cambio di destinazione d’uso dei locali, di certificato di prevenzione incendi, di nulla osta relativo all’inquinamento acustico, di certificato di abitabilità nonché di autorizzazione sanitaria per i locali di ristorazione ». E rimarcò la poca “eleganza” di un sottosegretario contemporaneamente gestore di sale Bingo. La sala di via Donghi chiuse poi i battenti Ma di chi era la Bingo Net, che, dopo cambi di sede, trasformazioni societarie, procedure fallimentari è oggi in liquidazione? Tra i proprietari che si dividono i diecimila euro del capitale sociale spiccano Maurizio Balocchi (6.500), Enrico Cavaliere (mille) e Mauro Damian (mille). Bisogna ora raccontare qualcosa del loro curriculum. Cavaliere fu compagno di avventura di Balocchi nella tentata impresa immobiliare leghista a Punta Salvore, in Istria. Cavaliere, poi diventato presidente del consiglio regionale veneto, fu progettista del complesso. Come investitori (nella Ceit srl) figuravano molti esponenti del Carroccio. Il grande villaggio turistico doveva diventare “Il Paradiso dei Leghisti”. Finì invece con il crac e una raffica di indagati. Cavaliere torna in sella, sempre con Balocchi, nella Santex per gestire il casinò dell’Hotel Istria di Pola.Una vicenda chiusa con la vendita delle quote. La terza avventura del duo è proprio Bingo Net. Cavaliere sarà deputato della Lega dal 1996 al 2000 e componente del Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato. Nella Bingo Net c’era anche Roberto Faustinelli, deputato nella tredicesima legislatura eletto nel collegio di Orzinuovi. Il sito della Camera elenca una sola proposta di legge in cui Faustinelli figura come primo firmatario: “Disposizioni per la realizzazione dell’asse viario tra Orzinuovi e Brescia». Nella Bingo.Net c’è anche Mauro Damian, lui pure finito nel buco nero del crac del “Paradiso” del Carroccio. E la stessa Bingo.Net andò a fondo, nonostante il prestito che gli concesse la banca padana Credieuronord di cui lo stesso Balocchi e Stefano Stefani, un altro sottosegretario dell’epoca, erano amministratori. Un istituto nato nel Duemila dopo una campagna a tappeto nelle sezioni della Lega, sollecitata con una lettera di Umberto Bossi. L’obiettivo dichiarato era ambizioso: «Portare avanti gli ideali della Lega: la difesa del risparmio delle famiglie e della piccola e media impresa». I militanti ci credono. Affidano il loro denaro all’istituto. Vengono raccolte tremila sottoscrizioni fino a cento milioni di lire. Si parte con due sportelli a Milano e a Treviso, ma presto si capisce che l’avventura prende una brutta piega: il bilancio del 2003 si chiude con otto milioni di euro di perdite, dodici di sofferenze su 47 di impieghi. La tecnica creditizia pare piuttosto singolare: la metà delle sofferenze fanno infatti capo a cinque soggetti, tra cui la società Bingo.Net. Nel maggio 2003 un’ispezione di Bankitalia fa emergere il dissesto. Una mezza dozzina di deputati del Carroccio rischia di essere coinvolta nel crollo. Centinaia di risparmiatori padani sono sul piede di guerra. A quel punto arriva il salvatore. Chi? Gianpiero Fiorani, allora numero uno della Banca Popolare di Lodi. Se la Lega non finisce a gambe all’aria, lo si deve proprio a lui. Che finoal2004 garantisce milioni di euro di finanziamenti al partito di Bossi e a molti suoi dirigenti. Il Carroccio offre come pegno la storica sede di via Bellerio, la scuola leghista di Varese e il prato di Pontida, dove ogni estate il popolo padano si riunisce sventolando le bandiere verdi. Così la Lega evita la bancarotta. E Fiorani spera di ottenere l’appoggio delle camicie verdi alla sua spericolata scalata ad Antonveneta e alla politica di Antonio Fazio, l’ex governatore di Bankitalia. Sembra un discorso estraneo all’inchiesta sulle slot machine, sul Bingo e sul centro di potere che gravita intorno ai Monopoli. Ma gli uomini della Finanza non ne sono convinti. «Nel Duemila tutti i partiti si dibattevano in complesse difficoltà di natura economica e finanziaria. L’arrivo del Bingo e dei giochi a scommessa sembrò per tutti un’opportunità da sfruttare, anche muovendosi sul filo delle regole». Questo dimostra perché sulla gestione dei Monopoli ci sia stato, da parte di tutto il mondo politico, un sostanziale silenzio, fino alla rivelazione del rapporto (pubblicato dal Secolo XIX) della commissione presieduta dal sottosegretario Alfiero Grandi, che sembra aver portato lo scompiglio in entrambi gli schieramenti.
    http://www.therightnation.net/dblog/...?articolo=5308

  2. #12
    Briza strazzèr i maròn!
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    "L'Arena"

    «Sanità veneta, tutto in casa Lega»
    Verona - «E tre!!! Ora siamo al terzo assessore alla Sanità della Regione nello stesso mandato elettorale. Tutti targati Lega, o meglio Tosi. Un film già visto».
    Così commenta Fiorenzo Fasoli, segretario provinciale di Rifondazione comunista, la nomina ad assessore regionale alla Sanità di Sandro Sandri, passato dalla giunta comunale del sindaco Tosi a quella regionale del governatore Galan. Prendendo il posto di Francesca Martini che a sua volta aveva rimpiazzato Tosi quando era stato eletto sindaco.
    «Come fosse un fatto privato, una questione familiare», dice Fasoli, «e come se il ruolo da coprire non richiedesse specificità e competenze. Un pessimo modo di amministrare. Dove sta l’interesse generale? Stiamo parlando dell’assessorato che dispone della parte più consistente del bilancio regionale, atteso da scelte strategiche non nell’interesse della Lega o del suo capofila locale, ma dei cittadini del Veneto».
    «E chi è il nuovo assessore?» dice Fasoli. «Di sicuro è uomo fedele, almeno al suo capo, ma è una caratteristica sufficiente per questo ruolo? E mi lascia perplesso pure la sua "carriera politica". Durante l’anno in giunta a Verona non ha brillato... Tanto non deve fare l’assessore ma tenere occupato il posto per il suo partito e in nome e per conto del suo capo. Infatti nelle prime interviste ha detto di dover "solo" seguire l’esempio dei suoi predecessori Martini e Tosi. È questo il vero cambiamento tanto sbandierato durante la campagna elettorale?»

  3. #13
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    Modificato il primo post con un'immagine "a tema"...

  4. #14
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    da VareseNews

    Somma Lombardo - Colombo: “È il riconoscimento del suo impegno per affrontare le problematiche dei cittadini tutti”
    Lo "sceriffo" Peruzzotti consigliere del ministro Maroni
    Il sindaco di Somma Lombardo Guido Colombo, a nome anche della giunta e dell’amministrazione comunale, esprime vivi complimenti all’onorevole Luigi Peruzzotti, consigliere comunale sommese della Lega Nord, per il decreto firmato dal Ministro dell’Interno Roberto Maroni che lo nomina suo consigliere per le politiche di sviluppo delle condizioni di legalità e sicurezza sul territorio, con particolare riguardo alla prevenzione, al contrasto dei fenomeni di inquinamento dell’economia da parte della criminalità organizzata.
    «La nomina al consigliere Peruzzotti – commenta Guido Colombo – è il meritato riconoscimento dell’attività che ha svolto come parlamentare dimostrando quotidianamente la sua disponibilità nei confronti dei cittadini tutti».


    Lunedi 23 Giugno 2008
    redazione@varesenews.it

  5. #15
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    "Tv Verona. com"

    Slitta di un’altra settimana la nomina del candidato del Comune di Verona alla presidenza dell’AATO. Entro lunedì prossimo si cercherà di risolvere un piccolo rebus legale: il presidente deve obbligatoriamente essere un sindaco o un assessore? Lo Statuto dell’AATO non dice una parola in materia, ma il presidente uscente, Robbi, sostiene di sì. Si attende un parere legale, per sciogliere un nodo che è tutto politico: quella presidenza dovrebbe infatti andare all'ex forzista Gigi Pisa, che è oggi consigliere comunale della Lega Nord. Per la presidenza dell’AMIA invece si dovrebbe sapere tutto dopodomani, venerdì: la scelta di Flavio Tosi, per la successione ad Enrico Toffali, dovrebbe cadere sul segretario cittadino leghista, Paolo Paternoster.

  6. #16
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    da LaRepubblica

    Presentata modifica del Dpef che ridisegna l'organismo di controllo
    Assegnate anche nuove competenza in materia di nucleare


    ENERGIA, LA LEGA PUNTA ALL'AUTHORITY.
    emendamento per cambiare i vertici


    Se approvato, entro 30 giorni Ortis e Fanelli decadranno dall'incarico

    Alessandro Ortis


    ROMA - Gli attuali vertici dell'Authority per l'energia, il presidente Alessandro Ortis e Tullio Maria Fanelli, decadranno dopo 30 giorni dall'entrata in vigore del decreto legge della manovra; salvo possibilità di una nuova nomina. E' quanto prevede un emendamento presentato dal leghista Maurizio Fugatti approvato nella notte che stabilisce anche in quattro (attualmente cinque ma non assegnati) i posti del collegio e rivede i poteri dell'autorità assegnandole anche competenze in materia di nucleare e prodotti petroliferi.

    "Allo scopo di concorrere all'obiettivo di contenimento della spesa e della riduzione degli organi collegiali - si legge nell'emendamento - il numero dei membri dell'autorità per l'energia elettrica e il gas è rideterminato in tre, oltre al presidente". "I membri in carica alla data di entrata in vigore della legge di conversione - prosegue il testo - decadono entro i successivi 30 giorni e possono essere rinominati. Entro tale data sono nominati i nuovi componenti, tenendo anche conto dell'ampliamento delle competenze dell'autorità".

    L'Authority, secondo lo stesso emendamento, svolgerà, infatti, attività consultiva e di segnalazione anche "sui regimi di concessione, autorizzazione o convenzione per l'avvio della produzione di energia nucleare".
    (12 luglio 2008)

  7. #17
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  8. #18
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    Interessante capitolo del libro "MILANO DA MORIRE" di L.Offeddu e F.Sanza dedicato alle consulenze assegnate dalla gentile sig.ra Moratti
    Ci troveremo l'applicazione perfetta del Manuale Cencelli in salsa ambrosiana....

    http://www.genovaweb.org/rassegna/20...ze_moratti.pdf

  9. #19
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    "L'Arena"

    AZIENDE. Il segretario cittadino della Lega Nord è stato nominato ieri presidente per sostituire Enrico Toffali diventato assessore a Palazzo Barbieri
    Paternoster, all’Amia un «fedelissimo» di Tosi
    Coetanei, erano insieme in Consiglio nella prima amministrazione Sironi.

    Verona -
    Paolo Paternoster, 39 anni, segretario cittadino della Lega nord, è il nuovo presidente dell’Amia. L’ha nominato ieri il sindaco Flavio Tosi, in sostituzione del dimissionario Enrico Toffali, entrato nella giunta di Palazzo Barbieri come assessore alle aziende partecipate e al personale. Si conclude così il giro di valzer di nomine, tutto interno al Carroccio, iniziato dopo che il predecessore di Toffali, Sandro Sandri, aveva preso il posto di Francesca Martini, eletta in Parlamento e diventata sottosegretario nel governo Berlusconi, alla guida della Sanità veneta.
    Paternoster ha accolto l’annuncio della sua nomina con grande soddisfazione. «Ricevere l’incarico di dirigere un’azienda così prestigiosa da un sindaco del calibro di Tosi», è il suo commento a caldo, «mi riempie di soddisfazione e di felicità per la fiducia che mi è stata accordata, ma è anche una grande responsabilità». Il neopresidente dell’Amia ha da sempre un rapporto molto stretto con Tosi, che in passato è sempre stato «di casa» negli uffici della sua ditta, allo Stadio, anche per incontri di partito.
    Sulle priorità del suo mandato, il neopresidente dell’Amia non ha dubbi: «Rimettere presto in funzione il termovalorizzatore di Ca’ del Bue, che era uno dei punti qualificanti del nostro programma elettorale, ovviamente in accordo con l’Agsm, l’amministrazione comunale e i Comuni limitrofi». Ed esclama: «Il fatto che l’impianto sia fermo da anni per colpa della mancanza di programmazione della precedente amministrazione, ci costringe a portare i nostri rifiuti a Padova e, di conseguenza, ad aumentare la tariffa sullo smaltimento dei rifiuti». Secondo Paternoster, una volta riavviato, l’impianto «potrà accogliere rifiuti di altre città».
    Ragioniere, sposato, con un figlio di 10 anni e un secondo in arrivo, Paolo Paternoster collabora con il fratello e il padre nella conduzione della ditta di autotrasporti Mondialtrans, con sede in via Sogare. «Metterò a disposizione dell’Amia la mia esperienza imprenditoriale», afferma nel giorno del passaggio del testimone con l’«amico» Enrico Toffali. Quanto alle polemiche che avevano investito l’ex presidente dell’azienda pubblica dopo la decisione sull’aumento dei compensi, Paternoster taglia corto: «Se ci sono dirigenti capaci, la loro professionalità va compensata adeguatamente».
    Segretario cittadino della Lega, il neopresidente dell’Amia non si dice sorpreso dalla decisione del sindaco: «Il partito ha ottenuto ottimi risultati elettorali e con Tosi il rapporto è ottimo, siamo stati anche colleghi in Consiglio comunale durante l’amministrazione Sironi». Dal 1994 al 1998 Paternoster è stato vicepresidente dell’Agec.
    E.S.

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da Felsineo Visualizza Messaggio
    "L'Arena"

    AZIENDE. Il segretario cittadino della Lega Nord è stato nominato ieri presidente per sostituire Enrico Toffali diventato assessore a Palazzo Barbieri
    Paternoster, all’Amia un «fedelissimo» di Tosi

    "L'Arena"

    AMIA. Montagnoli (Pd) critica il neopresidente
    «Paternoster parte col piede sbagliato»
    Verona - «Comincia male il neopresidente dell’Amia. Peccato, perché per una volta il sindaco Tosi, pur continuando a restare nella cerchia degli amici, ha nominato a capo di una azienda un imprenditore». Commenta così Giancarlo Montagnoli, consigliere comunale del Partito democratico, la nomina di Paolo Paternoster al vertice di Amia. «Il presidente, nella sua prima intervista, indica come "core business" di Amia la rimessa in funzione di Ca' del Bue. Errore, perché è noto che l'impianto è di proprietà di Agsm e, caso mai, Amia può essere coinvolta per risolvere il problema, niente di più», puntualizza Montagnoli. E prosegue: «Inoltre Paternoster sostiene che l'impianto è fermo da anni per colpa della precedente amministrazione. Forse non si è accorto che l'unico anno in cui l'impianto ha funzionato è stato il 2005 e che la precedente Giunta ha dovuto risolvere i problemi ereditati dal periodo in cui la Lega era in maggioranza». Montagnoli conclude: «Perché Paternoster non ci dice subito cosa intende fare nell'azienda di cui è presidente, non nelle altre? Aspettiamo la seconda intervista per avere una risposta».

 

 
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