Dalla Cassazione la parola fine sul Metodo Di Bella "E' generale il convincimento, radicato nella comunità scientifica e tra gli operatori sanitari, in merito all'assoluta inefficacia della terapia Di Bella per curare i tumori": con questa motivazione la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei parenti di un uomo deceduto per tumore che contestavano il mancato risarcimento di circa 350.000 euro da parte di una compagnia aerea colpevole a loro dire di aver consegnato in ritardo nel 1998 i farmaci necessari al trattamento secondo il Metodo Di Bella al loro familiare, che si trovava in Venezuela.

Torna alla ribalta, quindi, la 'cura per il cancro' che tra il 1997 e il 1998 monopolizzò le prime pagine dei giornali, fino a quando la sperimentazione di fase II voluta all'allora Ministro della Salute Rosy Bindi evidenziò come il metodo Di Bella non avesse "attività clinica sufficiente per giustificare ulteriori indagini (cioè la fase III).

I 3 casi di risposta parziale osservati tra i 386 pazienti rappresentano un tasso di risposta dello 0,8 per cento che è ben al di sotto di ogni soglia ragionevole per dichiarare che un nuovo trattamento mostra un'attività promettente. Il basso tasso di risposta consente di escludere la possibilità che il trattamento, preso nel suo complesso, abbia alcun effetto oltre la moderata attività che è già stata dimostrata per alcuni suoi componenti. Inoltre l'osservazione che l'MDB è stato sospeso dopo pochi mesi nell'85 per cento dei pazienti per progressione, tossicità o decesso lascia poche speranze su un'efficacia significativa a lungo termine."

Il metodo Di Bella è così illustrato sul sito ufficiale degli eredi del fisiologo modenese d'adozione: "Non si può, al di fuori della biologia molecolare, ipotizzare di venire a capo della patologia neoplastica, né ci si può illudere di riuscirvi con un unico principio attivo per la molteplicità dei fattori etiopatogenetici.

A questi va contrapposta una terapia multifattoriale come l'MDB che risponde ai requisiti di salvaguardare il terreno biologico, potenziare l'immunità naturale ed esercitare un'attività antiproliferativa che inibisca la crescita del tumore attraverso l'inibizione dei fattori di crescita. L'azione di ripristino dell'equilibrio fisiobiologico si ottiene attraverso l'impiego dei retinoidi, vitamina E, C, D3 e melatonina. Questi fattori svolgono un'attività di potenziamento della crescita cellulare ordinata e fisiologica (differenziata) dei tessuti sani in contrapposizione a quelli neoplastici ed esercitano attività antiossidante, antiradicali liberi, prodifferenziante (riconvertono alla normalità cellule tumorali o indifferenziate) e proapoptotica (inducono con meccanismi fisiologici, non citotossici, alla morte la cellula neoplastica). Svolgono anche un'attività immunostimolante, antiproliferativa, antimetastatica e antiangiogenetica con modalità e meccanismi sinergici e potenziatori degli inibitori dei fattori di crescita, quali somatostatina e bromocriptina-cabergolina. Questi inibitori non agiscono solo sul GH, principale fattore di crescita riconosciuto dalla letteratura internazionale come responsabile primario di cancerogenesi, ma su tanti altri e non secondari fattori di crescita come le somatomedine, IGF I-II, EGF, FGF, NGF, prolattina, hPL, TGF alfa e beta, PDGF e VEGF che svolgono un ruolo rilevante e sempre più evidenziato nella progressione neoplastica".

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