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    Mé rèste ü bergamàsch
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    Predefinito Ecomafia e reati ambientali

    Questo scriveva l'Eurispes nel suo Rapporto 2008.


    Ecomafia: prevenzione e contrasto. La criminalità organizzata è sempre più elevata ed interessata ad operare nel settore ambientale, con maggiore interesse nei confronti del traffico e smaltimento dei rifiuti, dell’ abusivismo edilizio, dell’aggiudicazione di appalti per la bonifica dei siti inquinanti. Il nuovo business perseguito dall’Ecomafia prospera inserendosi nei processi connessi allo sviluppo di un’economia legata all’ambiente. In Campania, il Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente (CCTA) hanno scoperto, nel mese di luglio 2007, una associazione criminale dedita all’illecito smaltimento di rifiuti, in particolare di fanghi prodotti dal trattamento di acque reflue urbane provenienti dagli impianti di depurazione ubicati nelle province di Napoli e Caserta. Il volume d’affari è stato stimato in circa 7,5 milioni di euro, comprensivi di evasione della ecotassa. Lo scorso mese di settembre invece, il Reparto Operativo di Foggia e il Nucleo Operativo Ecologico dei carabinieri di Bari hanno accertato traffici organizzati finalizzati allo smaltimento illecito dei rifiuti, anche tossici, per un quantitativo di circa 100.000 tonnellate e un profitto di circa 5 milioni di euro.

    Il più alto numero di arresti si è verificato in Campania (26), con un numero dei di gran lunga superiore alla media nazionale.

    Nel 2006, la regione Campania registra un consistente incremento nel numero dei controlli (+67,5%), delle sanzioni penali (+33,2%), di quelle amministrative (+409,1%) e un numero di sequestri effettuati pari al 150%.

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  2. #2
    Mé rèste ü bergamàsch
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    Questo conferma Legambiente pochi giorni fa nel suo rapporto annuale.


    Illegalità ambientale, Campania al top

    Seguita dalla Calabria. Al terzo posto si trova la Puglia. In Italia 83 reati al giorno: oltre 3 all'ora

    http://www.corriere.it/cronache/08_g...box_primopiano

    ROMA - La Campania «occupa stabilmente il primo posto nella classifica dell'illegalità ambientale - denuncia Legambiente -, seguita dalla Calabria. In queste due regioni si concentra il 30% degli illeciti registrati in tutta Italia. Al terzo posto si trova la Puglia, seguita dal Lazio e dalla Sicilia. La prima regione del Nord come numero di infrazioni è la Liguria. Alla dimensione globale dell'ecomafia è dedicata un'ampia sezione del Rapporto: dall'Italia escono rifiuti verso Hong Kong, la Tunisia, il Pakistan, il Senegal, la Cina, ed entrano rifiuti dalla Croazia, dalla Serbia, dall'Albania». È la «fotografia», con tanto di storie e numeri aggiornati sul malaffare ambientale nell'annuale rapporto «Ecomafia 2008» di Legambiente. Il problema rifiuti, come si poteva immaginare, è al primo posto nel rapporto di Legambiente che denuncia: «Aumentano i reati, le persone denunciate, i sequestri effettuati e i clan: nel 2007 tutti i numeri dell'illegalità ambientale in Italia crescono in maniera preoccupante. Crescono in particolare gli incendi boschivi dolosi e gli illeciti accertati nei cicli del cemento e dei rifiuti». Sparisce nel nulla una montagna di rifiuti speciali alta poco meno di 2000 metri. Cosa nostra entra a pieno titolo nella gestione del ciclo dei rifiuti ed emerge la «multifunzionalità» del clan dei Casalesi, capace di spaziare dal ciclo del cemento a quello dei rifiuti, dall'agricoltura al racket degli animali». La Campania occupa stabilmente il primo posto nella classifica dell'illegalità ambientale.

    LE CIFRE - Il bilancio dell'anno appena trascorso descritto nel rapporto è di «83 reati contro l'ambiente al giorno: oltre 3 reati all'ora. Nel 2007 il business delle ecomafie ha prodotto in Italia un giro d'affari di 18,4 miliardi di euro (-4,4 rispetto al 2006). Rispetto al 2006 aumentano i clan coinvolti (239, +36), i reati (30.124, +27,3%) e le persone denunciate (22.069, +9,7%). Gli illeciti accertati dalle forze dell'ordine nel corso del 2007 sono 30.124, il 27,3% in più rispetto al 2006; le persone denunciate 22.069, con un incremento del 9,7%; i sequestri effettuati 9.074 (più 19% rispetto al 2006)». I reati accertati dalle forze dell'ordine nel 2007 per violazione alla normativa sui rifiuti sono oltre 4800, il 36% dei quali commessi nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa. Alla catena montuosa di rifiuti speciali scomparsi nel nulla, si aggiunge una nuova vetta di 1970 metri, con base di 3 ettari.

    RIFIUTI - Per illegalità nel ciclo dei rifiuti è sempre in testa la Campania, dove lo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi, spesso di provenienza extraregionale, si è sommato alla catastrofica gestione commissariale di quelli urbani. Un balzo in avanti colloca, invece, il Veneto al secondo posto (era sesto lo scorso anno), confermando lo spostamento verso nord del baricentro di questi traffici, non solo come zona di procacciamento degli scarti industriali smaltiti illegalmente nelle regioni centrali e meridionali d'Italia ma anche come sito finale. La Puglia mantiene saldamente il terzo posto dello scorso anno, e il foggiano si conferma una terra dove si scaricano illegalmente nei terreni agricoli i rifiuti prodotti dal centro nord, scorie sempre più spesso spacciate per compost.

    MATTONE SELVAGGIO: «Sul fronte del ciclo illegale del cemento, cresce il numero d'infrazioni accertate dalle forze dell'ordine (7.978, il 13% in più rispetto al 2006), quello delle persone denunciate (10.074) e dei sequestri (2.240)». «Il ciclo - si legge - rimane segnato da profondi fenomeni d'illegalità, in particolare per quanto riguarda le attività estrattive, spalmate su tutto il territorio nazionale. Per l'abusivismo edilizio, le stime del Cresme parlano per il 2007 di 28.000 case costruite illegalmente contro le 30.000 del 2006 e le 32.000 del 2005. L'impegno a non promulgare mai più condoni edilizi, insieme a qualche demolizione in più, ha ridotto la pressione del mattone selvaggio».

    INCENDI BOSCHIVI - Tra le diverse tipologie di reato, aumentano in particolare gli incendi boschivi. 225mila ettari di boschi e foreste andati in fumo, 18 persone uccise dalle fiamme, 7 milioni e mezzo di tonnellate di Co2 rilasciate nell'aria sono il bilancio degli oltre 10mila incendi dell'estate scorsa nel nostro Paese, quasi sempre di natura dolosa.

    ESTORSIONI E FURTI DI BESTIAME - Anche l'agricoltura, in tutte le sue filiere, è diventata da tempo una delle frontiere per lo sviluppo dei traffici illeciti. Sono numerosi i casi di estorsione e si torna a parlare di abigeato, il furto di bestiame, che alimenta oggi una filiera illegale, di macellazione e commercio di carni prive di controlli sanitari. Secondo le stime della Confederazione Italiana Agricoltura, il giro d'affari delle cosche nel settore agricolo si attesta sui 15 miliardi di euro, con oltre cento reati al giorno, e un agricoltore su 3 subirebbe gli effetti dell'illegalità. Anche se il fenomeno è diffuso in tutto il Paese, sono sempre le regioni del sud quelle più colpite, Campania in primis.

    RACKET DEGLI ANIMALI - Rimane stabile il mercato del racket degli animali, stimato dalla Lav nel 2007 sui 3 miliardi di euro circa, tra corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, traffici di fauna esotica e protetta, macellazione clandestina. Per divulgare il rapporto Ecomafia e portarlo in mezzo alla gente, parte quest'anno da Riccione il 6 giugno in occasione del premio Ilaria Alpi il No Ecomafia tour. 12 tappe in giro per l'Italia (e una a Bruxelles) per parlare di criminalità ambientale e sollecitare una sempre maggiore collaborazione di cittadini e istituzioni.

    ARCHEOMAFIA - Calano leggermente i furti: dai 1212 casi del 2006 si passa ai 1085 del 2007, con una flessione del 10,5%. Si registrano inoltre importanti risultati nell'attività di repressione dei traffici illeciti di opere d'arte. Il Lazio, con 166 furti subiti, supera il Piemonte, tradizionalmente in pole position per numero di furti al patrimonio culturale.

    LA PROPOSTA - «Le ecomafie gestiscono nel nostro Paese una vero e proprio sistema eco-criminale, estremamente flessibile e diversificato, al quale dobbiamo contrapporne uno legale ed eco-sostenibile - commenta Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente -. E dobbiamo saperlo difendere con strumenti adeguati. Per questo, come ogni anno, rilanciamo la proposta di introdurre i delitti contro l'ambiente nel nostro Codice penale, per punire in maniera congrua chi avvelena l'aria che respiriamo, inquina l'acqua, saccheggia il territorio, minaccia la nostra salute, penalizza le imprese pulite».

  3. #3
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    Legambiente fotografa la situazione del malaffare nell'annuale rapporto. I clan si occupano di vari settori, dal cemento ai rifiuti, dall'agricoltura al racket di animali

    Ecomafia: "Campania prima
    per illegalità ambientale"


    Aumentano i reati, le denunce, i sequestri. Crescono anche gli incendi boschivi dolosi

    http://www.repubblica.it/2008/06/sez...gambiente.html

    ROMA - Sparisce nel nulla una montagna di rifiuti speciali alta poco meno di 2000 metri, Cosa nostra entra a pieno titolo nella gestione del ciclo dei rifiuti, emerge la multifunzionalità del clan dei Casalesi, capace di spaziare dal ciclo del cemento a quello dell'immondizia, dall'agricoltura al racket degli animali. E' così che la Campania si piazza al primo posto nella classifica delle illegalità contenuta nel rapporto Ecomafia 2008, il documento annuale di Legambiente. In primo piano il problema rifiuti: "Aumentano i reati, le persone denunciate, i sequestri e i clan: nel 2007 tutti i numeri dell'illegalità ambientale in Italia - si legge - crescono in maniera preoccupante. In particolare gli incendi boschivi dolosi e gli illeciti accertati nei cicli del cemento e dei rifiuti".

    La classifica. Al secondo posto dopo la Campania, nella classifica, c'è la Calabria. Nelle due regioni si concentra il 30% degli illeciti registrati in tutta Italia. Al terzo posto la Puglia, seguita da Lazio e Sicilia. La prima regione del Nord come numero di infrazioni è la Liguria. Alla dimensione globale dell'ecomafia è dedicata un'ampia sezione del rapporto: dall'Italia escono rifiuti verso Hong Kong, la Tunisia, il Pakistan, il Senegal, la Cina, e, invece, entrano dalla Croazia, dalla Serbia, dall'Albania.

    83 reati al giorno. Il bilancio del 2007 è di 83 reati contro l'ambiente al giorno, oltre 3 reati ogni ora. Gli illeciti accertati dalle forze dell'ordine nel corso del 2007 sono stati oltre 30mila, il 27,3% in più rispetto al 2006; le persone denunciate poco più di 22mila, con un incremento del 9,7%; i sequestri effettuati oltre novemila (+19% rispetto al 2006).

    Illegalità nel ciclo rifiuti.
    Per illegalità nel ciclo dell'immondizia è sempre in testa la Campania. Lo smaltimento illegale di rifiuti pericolosi, spesso di provenienza extraregionale, si somma alla gestione commissariale di quelli urbani. Un balzo in avanti per il Veneto, al secondo posto (era sesto lo scorso anno) il che conferma lo spostamento verso nord del baricentro di questi traffici, non solo come zona di procacciamento degli scarti industriali smaltiti illegalmente nelle regioni centrali e meridionali d'Italia, ma anche come sito finale. La Puglia si mantiene al terzo posto e il foggiano si conferma una terra dove si scaricano illegalmente, nei terreni agricoli, i rifiuti prodotti dal centro-nord, scorie sempre più spesso spacciate per compost.

    Un sistema ecocriminale.
    "Le ecomafie gestiscono nel nostro Paese un vero e proprio sistema eco-criminale, flessibile e diversificato, al quale dobbiamo contrapporne uno legale ed eco-sostenibile - commenta Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente - rilanciamo la proposta di introdurre i delitti contro l'ambiente nel Codice penale, per punire chi avvelena l'aria che respiriamo, inquina l'acqua, saccheggia il territorio, minaccia la nostra salute, penalizza le imprese pulite. Esistono proposte di legge condivise e un quadro di riferimento comunitario sostanzialmente definito. Servono la volontà politica e il tempo per farlo, due condizioni che ci auguriamo siano soddisfatte in questa legislatura".

    Il fatto positivo. Qualcosa di positivo si registra. Il fatturato dell'ecomafia indica un'inversione di tendenza. Diminuisce il giro d'affari relativo sia alla gestione illecita dei rifiuti, sia all'abusivismo edilizio (meno 1,4 miliardi di euro nel primo caso; circa 136 milioni di euro in meno per il mattone illegale). Una contrazione da attribuire all'efficacia dell'attività di prevenzione e repressione delle forze dell'ordine, in particolare dal Comando tutela ambiente dei Carabinieri e dal Corpo forestale.

    Il ciclo illegale del cemento.
    Cresce il numero d'infrazioni (7.978, +13% rispetto al 2006), quello delle persone denunciate (10.074) e dei sequestri (2.240). Quanto all'abusivismo edilizio, le stime del Cresme parlano per il 2007 di 28mila case costruite illegalmente contro le 30mila del 2006 e le 32mila del 2005. L'impegno a non promulgare mai più condoni edilizi, insieme a qualche demolizione, ha ridotto la pressione del mattone selvaggio.

    In aumento gli incendi boschivi. Sono 225mila gli ettari di boschi e foreste andati in fumo, 18 le persone uccise dalle fiamme, 7 milioni e mezzo le tonnellate di Co2 rilasciate nell'aria: questo il bilancio degli oltre 10mila incendi dell'estate 2007 nel nostro Paese, quasi sempre di natura dolosa.

    Estorsioni e furti di bestiame. Anche l'agricoltura è da tempo una delle frontiere per lo sviluppo dei traffici illeciti. Numerosi i casi di estorsione, ma si torna anche a parlare di abigeato, il furto di bestiame, che alimenta oggi una filiera illegale di macellazione e commercio di carni prive di controlli. Secondo le stime della Cia, la Confederazione italiana agricoltura, il giro d'affari delle cosche nel settore agricolo si attesta sui 15 miliardi di euro, con oltre cento reati al giorno.

    Stabile il racket degli animali. Nessuna variazione di rilievo in questo settore, stimato dalla Lav nel 2007 intorno ai 3 miliardi di euro, tra corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, traffici di fauna esotica e protetta, macellazione clandestina.

    Archeomafia. Calano i furti: dai 1212 casi del 2006 si passa ai 1085 del 2007, con una flessione del 10,5%. Importanti i risultati nell'attività di repressione dei traffici illeciti di opere d'arte. Il Lazio, con 166 furti subiti, supera il Piemonte, tradizionalmente in pole position per numero di furti al patrimonio culturale.

    (4 giugno 2008)

 

 

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