PRIMA giornata noiosetta, ma si sa che gli inizi sono sempre così. Pessima impressione lasciata dai turchi di Terim l'Imperatore, quello che era passato da Milano per sfilare qualche carta da mille a Berlusconi e al suo fedele eunuco calvo, rallegrata da stop sbagliati, passaggi alla vai avanti te che a men vien da ridere e tiri ciccati come non vedevo più da quando giocavo io nella parrocchia di Sant'Ildefonso a Milano. Solita zuppa coi Cechi e i Portoghesi e Cristiano Ronaldo col tirabaci in fronte mi sta cordialmente antipatico con quell'aria da quello che ha inventato lui il calcio. Troppo bello e troppo bravo e troppo puttaniere. Invidia nera. Ma la squadra che mi ha colpito di più è la Suisse. Non parlo di qualità, che non è da palloni d'oro, ma di nomi. La Suisse, quella che loro gli stranieri non li amano tanto e i Gastarbeitern italiani li facevano mingere sangue se volevano fare i camerieri in gelateria, i puristi della razza alpina e degli spaetzli (se non sapete che cosa sono lasciate perdere, non ne valgono la pena) hanno una formazione di naturalizzati, meticci, come diceva il presidente del Senato Pera, immigrati, slavi da far perdere venti chili a Borghezio. Svizzeri sarebbero Jakupovic (portiere), Djourou, Senderos, Cabanas (questo deve essere dei Grigioni), Gohkan Inkler, Hakan Yakin, Fernandes, Behrami ed Eren Derdyok. Tutti in regola, tutti cittadini della Suisse, tutti integrati e puliti, non ne dubito e mi fa molto piacere che la nazione più arcigna con gli immigrati abbia una nazionale di calcio tra le più multietniche da far arrossire persino quegli sfacciati dei galletti francesi con i loro coloniali africani.
Ma per favore, vediamo di non rompere più i palloni con le identità, le tradizioni, il dna, i celti e il mio Dio è migliore del tuo e la minaccia islamica. Se sai giocare al calcio, va bene tutto. Se Osama bin Laden sapesse battere le punizioni a banana meglio di Pirlo, qualche squadra lo avrebbe ingaggiato e ci saremmo risparmiati tutti un sacco di problemi e di tragedie. Non aveva addirittura tentato con il figlio di Gheddafy?
Il football è la candeggina che purifica i certificati di nascita, spazzola i cognomi, ci rende tutti fratelli, legalizza gli illegali, affratella fedeli e infedeli, purché si sappia calciare bene. O, come in Italia, purché si sappia cambiare almeno il pannolone alla bisnonna, noi ci acocontentiamo. Tra lo svedese Ibrahimovic, lo svizzero Cabanas e il bresciano Barwuah (Balotelli) il calcio accoglie tutti. Tirate e vi sarà aperto. Se soltanto i bambini Rom imparassero a palleggiare.

http://www.repubblica.it/2008/06/rub...ioccolata.html