L'Irlanda vota il Trattato Ue. E potrebbe a sorpresa bocciarlo

L'Irlanda potrebbe tirare un bruttissimo scherzo all'Unione europea: giovedì va alle urne per un referendum popolare sul Trattato di Lisbona e gli ultimi sondaggi non escludono una clamorosa vittoria del no, con una conseguente scioccante battuta d'arresto per tutta la progettata riforma delle istituzioni Ue.
Unico tra i ventisette paesi dell'Unione a dover ricorrere al referendum popolare per la ratifica dell'accordo europeo, la cattolicissima Irlanda - diventata 'tigre celtica' grazie all'impetuoso boom economico dell'ultimo decennio - risulta profondamente divisa sulla questione: un sondaggio di oggi indica che il 42% degli elettori è a favore del trattato e il 39% è contrario mentre il restante 19% non ha ancora deciso.
Due giorni fa un sondaggio ha seminato il panico a Bruxelles in quanto ha segnalato il fronte del no (arroccato dietro lo slogan «C'è gente che è morta per la tua libertà, non buttarla via») in vantaggio di cinque punti percentuali.
In questo tipo di indagine demoscopica esiste sempre un margine di errore quantificabile in alcuni punti percentuali ed è quindi chiaro che a quattro giorni dalla chiamata alle urne l'esito del referendum rimane estremamente incerto.
Nel giugno del 2001 l'Irlanda già spiazzò l'euro-nomenclatura quando rigettò per referendum il trattato europeo di Nizza (poi approvato nell'ottobre del 2002 ad un secondo referendum) ed è possibile che giovedì sia di nuovo tentata a fare da guastafeste.
La forza del 'no' è senz'altro sorprendente se si pensa che un unico partito, il Sinn Fein, all'opposizione e con un seguito abbastanza limitato(!!!????), si oppone alla ratifica del trattato di Lisbona mentre tutti gli altri partiti sono favorevoli. A giudizio generale l'Irlanda è tra l'altro uno dei Paesi che più ha beneficiato delle sovvenzioni Ue per l'impetuoso decollo economico dell'ultimo decennio e se è uscita da una storica, endemica povertà lo deve dunque in una certa misura proprio a Bruxelles.
Malgrado il posizionamento della classe politica e il riconoscimento del ruolo dell'Europa nella crescita il 'nò attira moltissimi irlandesi perchè è percepito come un voto di protesta e nemmeno a Dublino mancano ovviamente le ragioni per dar sfogo al malcontento, in particolare nei confronti della massiccia immigrazione degli ultimi anni.
Molto impegnato nella campagna per il sì il neo-premier irlandese Brian Cowen ha sferrato oggi un nuovo, violento attacco contro le associazioni e i movimenti che chiedono bocciatura del trattato di Lisbona in quanto giudicano eccessiva la concentrazione del potere a Bruxelles e agitano lo spettro di «una militarizzazione della comunità europea» o di «ulteriori privatizzazioni».
Al potere da poche settimane, Cowen ha sostenuto che la campagna del no è intessuta di «inaccuratezze ed assurdità» e ha insistito sul tasto che il trattato sarà di grosso beneficio per l'Irlanda e che non è realisticamnte possibile negoziarne uno migliore. Finora però il neo-premier non è sembrato in grado di influenzare l'opinione pubblica e non ha certo giovato alla causa europea il fatto che lui stesso ha ammesso di non aver letto nella sua totalità le 346 macchinose pagine in cui si articola il trattato di Lisbona.
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/06/tratta-ue-irlanda.shtml?uuid=761a5a10-35eb-11dd-b952-00000e251029&DocRulesView=Libero