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    Predefinito Da piombo può nascere piombo. Un mio allarme (G. Adinolfi)

    Chiedo a chiunque lo condivida di aiutare a diffonderlo, specie in ambiti istituzionali e giornalistici

    ....

    Un appello per mettere a freno una campagna di eccitazione che ha dei sinistri precedenti e che si concluse in un mare di sangue

    Prepariamo nuovi Anni di Piombo? Chi non ha vissuto quel periodo drammatico non sa come tutto ha inizio all'improvviso e quale ruolo di spicco hanno i pessimi giornalisti nell'alimentare tensioni e spargimento di sangue.

    L'avvio con la strage di Primavalle


    Tutto cominciò infatti trentacinque anni fa, nella primavera del 1973. Certamente si accese ad opera di chi voleva scatenare la lotta armata e di chi aveva teorizzato e formulato l'eliminazione dei fascisti, ma forse più di loro, più degli assassini, furono colpevoli proprio i pessimi giornalisti. Tanto che quando fu commessa l'ignobile strage di Primavalle e, in nome della lotta di classe, svariati rampolli “rivoluzionari” dell'alta borghesia bruciarono vivi un ragazzo e un bambino del proletariato, colpevoli di non credere nel paradiso rosso, la stampa si fece disinvolta veicolatrice di ogni velenoso depistaggio, fino a caldeggiare la teoria della faida missina! La compatta alzata di scudi a copertura del massacro si spiega miseramente sia con lo status sociale degli assassini che con la necessità di allontanare le indagini da un'illustre famiglia dell'editoria giornalistica una cui erede era immischiata nel mostruoso crimine. E, pur di dare consistenza all'omertà, i giornalisti giunsero addirittura a tacere dell'assalto a colpi di molotov che venne portato al funerale dei fartelli Mattei inceneriti a Primavalle. Nessuna pietà, nessuna pietas! Se non si fosse oscurata tale scelleratezza disumana non sarebbe stato infatti possibile continuare a suggerire faide fasciste né riuscire in seguito a far derubricare il delitto da strage a omicidio preterintenzionale. Un misfatto giuridico che fu poi effettivamente compiuto a favore dei giovani assassini d'alta società, coccolati e protetti ancora a lungo. Ed il ruolo dei cattivi giornalisti nella gestione della madre di tutte le stragi risultò drammaticamente pesante e decisivo.


    Compiacere il nuovo padrone



    Quell'inizio ebbe un seguito a valanga. Me ne accorsi nell'autunno dello stesso anno quando al liceo romano Giulio Cesare un'assemblea già fissata e indetta dai nostri sul partito panarabo venne boicottata dalla controparte; ci fu una gazzarra fatta solo di scambi di slogan eppure il giorno dopo, l'evento, che era del tutto insignificante, venne riportato addirittura dal Messaggero ma in termini di un'aggressione squadristica ad un'assemblea democratica che protestava contro il golpe di Pinochet! Non potete immaginare la mia sorpresa (allora ancora credevo se non proprio nella buona fede perlomeno nel pudore degli esseri umani) visto che eravamo stati i primi in Italia a denunciare il golpe cileno fin dal giorno stesso che era stato compiuto. Di più: avevo personalmente accusato in un volantino Pinochet, allora ancora nello Stato Maggiore di Allende, perché responsabile diretto della sanguinosa repressione di uno sciopero di massaie cilene. Ma il giornalismo con classe e rispettoso almeno delle forme stava sparendo e lasciava il posto ad un giornalismo sensazionalistico ed eccitatore. Frattanto la Commissione Trilateral aveva varato un'ambiziosa ristrutturazione internazionale non priva di senso e di spunti intelligenti che però comprendeva l'ingresso del Partito comunista nell'area di governo. E non pochi giornalisti, visto chi rischiava di diventare il nuovo padrone, fecero a gara nel compiacerlo anche al di là di quanto probabilmente questi richiedesse da Botteghe Oscure. E ne venne fuori un delirio!

    La saga Vigorelli


    Di quel delirio serbo, in particolare, un ricordo emblematico. Sempre sul Messaggero si misero a fare un'inchiesta sul pericolo fascista nella Capitale, una rubrica che curava Vigorelli. Costui si mise in testa che la nostra roccaforte era il quartiere della Balduina e iniziò a raccontar fole grossolane. Ad esempio scrisse che i nostri taglieggiavano una pizzeria, “La bersagliera”; i suoi proprietari protestarono e richiesero la smentita che il prode riportò puntualmente ma poi insinuò che la smentita non fosse spontanea; “c'era un signore minacioso che si aggirava con un alano!” appuntò e, per dare sostanza alla sua mascalzonata pubblicò la foto di un signore che stava facendo fare pipi al suo cane...

    E un'altra volta se ne uscì a tutta pagina con l'articolo “I bambini della Balduina non vedono più il sole per colpa dei fascisti”; letterale. E l'articolo riportava la triste storia di un asilo infantile in cui i bambini erano costretti a far ricreazione in classe non già perché la scuola non aveva giardino o cortile ma perché le squadracce nere li aspettavano fuori per picchiarli! Non invento niente; non io. Il Vigorelli ebbe la faccia di scrivere addirittura questa perla; il tutto mentre una campagna stampa della sinistra estrema dipingeva regolarmente i fascisti come i picchiatori degli operai, i repressi sessuali, gli stragisti. Insomma degli Untermenschen che uccidere non era reato.

    Quanto contribuì questa gente a concedere impunità agli stragisti di Primavalle e ai suoi emuli, a sdrammatizzare e quindi a incoraggiare l'assassinio dei fascisti e, infine, a esasperare questi ultimi che iniziarono a rispondere dopo una pazienza lunghissima durata ben sei anni, lo lascio dedurre a qualsiasi persona intelligente.


    Dopo un po' di obiettività perché ora riparte la spirale?


    Ci volle la lunga onda del terrorismo rosso perché, dopo ben dieci anni di linciaggio stampa, si placassero i toni; e ce ne vollero altri undici di anni e soprattutto la svolta berlusconiana perché si tornasse ad un minimo di obiettività, comunque sempre minata da un acquisito pregiudizio culturale che ancora pesa parecchio. Perché, allora, oggi si ricomincia con le campagne stampa alla Lynch? Forse perchè l'estrema sinistra è al minimo storico e ha bisogno di ossigeno e, quindi, di tensione alta. O perché c'è al governo un ministro dell'economia che vuol far pagare costi della crisi a petrolieri e banchieri e non è un mistero per nessuno che conosca bene la storia come certi rivoluzionari da novant'anni in qua appartengano alle banche. E chissà che non si chieda loro di alimentare la tensione per impacciare le manovre populiste. Fatto sta che, dalle elezioni ad oggi, si torna a proporre il medesimo schema che fece da trama connettiva degli Anni di Piombo. Così ecco i fascisti assassini di Verona, e poi si scopre che di fascisti non ce n'erano proprio. Ed ecco l'aggressione fascista al Pigneto; e poi si scopre che a picchiare il pachistano, oltretutto per ragioni diffcilmente censurabili, era stato un cittadino con il Che tatuato sul braccio. Ma per Veltroni sempre di violenza fascista si tratta, anche se commessa da un comunista... Rammento le Brigate Rosse dei “sedicenti compagni” che in realtà erano “fascisti infiltrati”... Ed ecco la sanguinosa aggressione ai forzanovisti alla Sapienza trasformata in raid squadristico anche se le spranghe le avevano solo i rossi e se i filmati dall'alto comprovano chiaramente che l'attacco fu loro. Ma i forzanovisti avevano “osato” attacare manifesti a San Lorenzo, cosa inaudita! Allora, per questo, di questo, sono colpevoli. Possono anche esistere ma non manifestarsi. Rimembro qualcosa dei tempi andati.

    La massima vergogna all'indomani del Gay Pride


    Paradossalmente il colmo è stato però raggiunto domenica, all'indomani del Gay Pride, perché se barare nel presentare le informazioni per l'aggressione alla Sapienza può anche essere comprensibile, per spirito di parte, nel tentativo di proteggere giovani politicamente affini ai giornalisti “democratici” dalle conseguenze giuridiche del loro gesto, urlare al lupo, inventandosi letteralmente episodi inesistenti, travalica ogni limite di decenza. Ed è quanto è avvenuto in questo fine settimana. Alle diciotto di sabato si stava infatti per celebrare un matrimonio tra due ragazzi di Casa Pound nella chiesa di San Giuseppe dei falegnami, sita al Campidoglio sopra il Carcere Mamertino. Io ero invitato e così ho potuto assistere ai fatti, se di fatti si può parlare. Da via dei Fori Imperiali stava affluendo verso il Campidoglio una mezza dozzina d'invitati quando transitava il corteo; una quarantina di attivisti dell'ultrasinistra che sfilava in quel preciso istante riconosceva qualcuno degli invitati come avversario politico e dava l'assalto. Malgrado il rapporto numerico fosse loro favorevolissimo e benché gli aggressori, gli ultrà di sinistra, avessero bastoni e bottiglie, un semplice sganassone bastò a tenerli a bada e lontani e tutto si concluse in un attimo. Un'idiozia che poteva anche degenerare ma che finì lì. Ma i prodi rivoluzionari pensarono bene d'inquinare ancora una volta l'aria e di lanciare un messaggio di delazione e di odio. Così l'Arcigay (che, attenzione, non sono i gay ma l'organizzazione comunista dei gay...) inviava un comunicato in cui si farneticava di aggressione fascista al Gay Pride. E giornali come il Corriere della Sera lo riportavano tale e quale senza nemmeno provare a domandare a Carabinieri o Polizia di cosa fosse accaduto. Che importa? I fascisti pericolosi fanno sensazione e rumore! E di ragionare nemmeno se ne parla. Ma come si può anche solo immaginare che si vada a fare un'aggressione durante un matrimonio? E come si può ipotizzare che una giovane sposa vada a guastare così il giorno più ambito e desiderato? Forse alcuni giornalisti di oggi si sono formati ieri su letture di articoli alla Vigorelli e pensano che chi si rifà a messaggi di destra radicale sia figlio di Frankenstein. E il circolo vizioso riparte, puntuale, pericoloso.


    La performance di Maria Lombardi del Messaggero


    Se il Corriere della Sera si è reso disinvoltamente complice di un procurato allarme che non può che inacerbare e avvelenare gli animi, peggio ha fatto una giornalista del Messaggero che evidentemente non intende abdicare alla sua tradizione. La giornalista, Maria Lombardi, sempre domenica ha avuto la sfrontatezza di scrivere quanto segue: “E la festa tiene, resiste, nonostante «il tentativo di aggressione di un gruppo di fascisti». Erano una ventina, raccontano alcuni partecipanti, vestiti in giacca e cravatta, sono sbucati fuori da via dei Fori Imperiali. C’è chi dice di aver visto le lame di coltelli, chi bandiere nere con croci celtiche, «ci hanno detto: vi accoltelliamo tutti». Qualche attimo di paura, spinte e niente più, il gruppo viene fermato dalle forze dell’ordine.” La signora nel quotidiano i fatti li racconta proprio così, firmando di suo pugno, quasi si trattasse di una verità documentata! Calunnie mosse alla leggera, esposte “oggettivamente” come fossero le immagini di un film: da lasciare basiti. Di fronte a un comportamento simile non resta che sperare, che richiedere, che qualcuno, che sia il caporedattore del Messaggero, il suo direttore o l'ordine dei giornalisti, prenda i dovuti provvedimenti contro questa virtuosa della tastiera.

    Sbagliare e perseverare


    E, signora Lombardi o non signora Lombardi, ditemi, da cinque settimane in qua, tra Verona, Pigneto, Sapienza e Gay Pride, con un'impressionante sequela di menzogne allarmistiche, non si è forse suscitato artificialmente un état d'esprit che suggerisce nell'immaginario ipotetiche minacce fasciste? E a che pro se non per creare odio? E che ci facciamo poi di quest'odio? A chi giova? Chi lo vuole alimentare? C'è solo incoscienza e inadeguatezza professionale dietro queste manovre? E, se così fosse, non è proprio possibile mettere un freno a questa follia prima che la china intrapresa porti ad un nuovo abisso? Non ci fossero i precedenti degli Anni di Piombo questi comportamenti sarebbero infatti censurabili per pura e semplice deontologia professionale; ma quei precedenti li abbiamo e sono pesantissimi, e ripercorrere la medesima strada non è dunque assolutamente pensabile. Possiamo cavarcela con lo “sbagliare è umano” ma non si dimentichi che “perseverare è diabolico”. Che ci sia gente diabolica io non ho dubbi, ma non dubito neppure che i giochini infernali possano e debbano essere circoscritti.

    Un appello a tutti quelli che possono intervenire


    A questo punto non resta che esortare il governo, il parlamento, i giornalisti a una responsabilità nuova e precisa. Non resta che domandare l'impegno solenne che nessun articolo allarmista venga mai più pubblicato senza il conforto delle prove certe; che nessun comunicato fazioso e odioso venga pubblicato senza che ci siano perlomeno commenti dubitativi di accompagnamento e che questi non siano in alcuna maniera criptici. Il mio è un appello bipartisan, visto che oggi va di moda, perché sono comunque convinto che esistano persone che, qualsiasi sia la loro ideologia di riferimento, non vogliono contribuire a creare una nuova strategia del terrore. Non resta quindi, a me e a chiunque tenga ad assicurare un futuro sereno a questa Nazione, che domandare che tutti coloro che ne hanno l'autorità s'impegnino formalmente per sanzionare la sospensione o addirittura la radiazione dall'albo professionale di chiunque da facitore di opinione si faccia portatore di messaggi odiosi, pericolosi e che alimentano la tensione. Perché, non dimentichiamoci la lezione del passato: è anche dal piombo della stampa che nasce il piombo delle pallottole.

    Gabriele Adinolfi

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  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da metapolis Visualizza Messaggio
    Perché, non dimentichiamoci la lezione del passato: è anche dal piombo della stampa che nasce il piombo delle pallottole.

    Gabriele Adinolfi
    La guerra è la continuazione del giornalismo con altri mezzi.

 

 

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