- Da Todi all’Arco di Tito -

La via rivoluzionaria al potere di Alemanno e soci

Mi è capitato di andare a rileggere il “Progetto e le Radici”, il documento scritto a più mani dai “giovani leoni” del Fronte della Gioventù in occasione del Convegno di Todi del 20, 21 e 22 luglio del 1989 e stampato con i caratteri del Settimo Sigillo nel settembre dello stesso anno. Un documento articolato ed organico che per anni ha rappresentato la Bibbia del mondo giovanile missino che, rifacendosi al pensiero comunitarista ed identitario di Ordine Nuovo, di Terza Posizione e di Costruiamo l’Azione, sosteneva la necessità di andare oltre la destra perché “ gli unici consensi che noi potremmo catturare sono quelli di un ‘centro’ confinante con la ‘destra’ ”. Un ‘centro’ che “non è una posizione ideologica intermedia tra destra e sinistra ma solo l’adesione clientelare e/o rinunciataria ai centri di potere dominanti” (pag. 24). E allora? L’ esigenza di trasformarsi in avanguardie esplorative in grado di proiettarsi come movimentismo comunitario aperto capace di battersi su posizioni vincenti per l’identità e l’indipendenza nazionale. “Uscire dal dopoguerra, riprendersi la sovranità, rientrare nella storia, vuol prima di tutto allontanare dalla nostra terra le truppe – e soprattutto la flotta – degli Stati Uniti”. Ed operare anche attraverso “azioni simboliche” come ad esempio “la manifestazione di Nettuno contro la commemorazione dello sbarco alleato fatta dal Presidente Bush”.

Questo è quanto scritto allora dall’attuale vicesindaco di Roma oggi operante sotto le direttive del sindaco Riccardo Pacifici. Tra un vessillo israeliano innalzato sul Campidoglio, uno spengimento delle luci capitoline per protesta contro le “orrende parole” (sic!) pronunciate contro Usa/Israel da Ahmadinejad, e la dissacrante sfilata sotto l’Arco di Tito sotto il quale erano già passate – per sfregio a Roma - nel giugno del 1944 le salmerie marocchine.

Ancora. Nel capitolo “A Nord di un’Idea” (pgg. 139-144) Fabio Granata (oggi responsabile della cultura anale, ndr) dopo avere discettato dell’idea/forza dell’indipendenza nazionale e “della conseguente Grande Eresia Antioccidentale” giunge a sostenere che “la ‘zona sud’ sta scatenando potenzialità inattese e sconvolgenti, ed è in quella direzione che noi dobbiamo ‘guardare’: verso chi non vuole cedere, verso chi lotta per la propria indipendenza, per la sovranità nazionale; verso chi ancora crea radicali antagonismi al rullo compressore del ‘mondialismo finanziario’; a quella parte dell’umanità, dalla Palestina all’Irlanda, dall’Iran all’Afghanistan, che si ribella, che rifiuta il ‘male’, che lo combatte, che ancora impavida si offre”.

Riferisco queste rimembranze “rivoluzionarie” non certo animato dal risentimento che nietzschianamente rifiuto. Oltretutto l’infamia e l’apostasia possono al più provocare disgusto… Le riferisco perché quanti (soprattutto giovani) continuano ancora a definirsi “camerati” militando in AN e dintorni vengano invitati a togliersi una volta per tutte dalle palle. Senza pietà: mai più senza fucile.
Paolo Signorelli