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    Angry L'efficiente malasanita' lombarda

    Da www.repubblica.it

    Diciotto gli indagati, due in carcere e 12 agli arresti domiciliari
    Operazioni inutili per ottenere rimborsi gonfiati, fatali in 5 casi
    Omicidio volontario e truffa a Milano c'era la clinica degli orrori
    Il gip: "Una completa mancanza di considerazione per il paziente"
    La GdF: "Senza le intercettazioni non avremmo scoperto i casi di morte"

    <b>Omicidio volontario e truffa<br/>a Milano c'era la clinica degli orrori</b>
    MILANO - Truffa al Sistema Sanitario Nazionale ma anche omicidio volontario aggravato da crudeltà e lesioni personali gravissime: con queste accuse la guardia di finanza di Milano ha eseguito quattordici ordinanze di custodia cautelare nei confronti di primari, ex primari e altri medici della clinica privata convenzionata Santa Rita.

    Tredici i medici che hanno ricevuto l'ordinanza, insieme al rappresentante legale della casa di cura. Due di loro adesso si trovano in carcere, mentre gli altri dodici sono agli arresti domiciliari. Secondo le prime rivelazioni, diciotto persone sono accusate di truffa aggravata e falso in atto pubblico, tra di loro tre medici accusati anche di lesioni gravissime e omicidio volontario. Anche la clinica Santa Rita deve rispondere in qualità di ente giuridico in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti.

    In carcere sono finiti Pier Paolo Brega Massone, responsabile dell'Unità Operativa di chirurgia toracica che in un sms si definisce "l'Arsenio Lupin della chirurgia", e Pietro Fabio Presicci, membro dell'equipe di chirurgia toracica. Sono invece agli arresti domiciliari: Paolo Francesco Pipitone, socio unico e legale rappresentante della casa di cura; Sampietro Maurizio, direttore sanitario fino al maggio 2007; Renato Scarponi, capo equipe presso l'Unità Operativa di Ortopedia; Merlano Gianluca, vice direttore sanitario dal novembre 2005 a maggio 2007; Mario Baldini e Paolo Regolo responsabili d'equipe presso l'Unità Operativa di Neurochirurgia; Maria Pia Pedesini, responsabile d'equipe dell'Unità Operativa di Urologia; Augusto Vercesi, responsabile dell'Unità Operativa di Urologia; Giuseppe Sala, responsabile dell'Unità Operativa di Anestesia; Giorgio Raponi, responsabile d'equipe presso l'Unità Operativa di Otorinolaringoiatria, la sua assistente Eleonora Bassanino e Marco Pansera, dell'equipe di chirurgia toracica.

    Sono novanta gli episodi di lesioni gravi e gravissime contestati agli indagati. In cinque casi il reato sarebbe l'omicidio volontario. Secondo l'accusa i medici avrebbero condotto decine di operazioni con l'unico scopo di ottenere un rimborso, per gli anni 2005 e 2006, dal Servizio Sanitario Nazionale e dalla Regione Lombardia. Rimborso che sembrerebbe ammontare a due milioni e mezzo di euro circa. I pazienti operati inutilmente non venivano messi al corrente dei rischi che correvano e in cinque casi gli interventi si sarebbero rivelati fatali. Sembra che questi cinque pazienti, di età compresa tra i 65 e 85 anni, fossero stati sottoposti a operazioni di chirurgia toracica. I medici che lavorano nella struttura, secondo quanto rivelato dalle indagini, sarebbero stati scelti per la loro disponibilità a compiere operazioni "avventate". E questa disponibilità avrebbe fatto lievitare il loro compenso mensile da 1.700 a 28.000 euro.

    Agghiaccianti i particolari. Si parla di polmoni rimossi anche in caso di tubercolosi, mammelle asportate senza motivo a donne in giovane età, anche a una diciottenne, quando sarebbe bastato togliere i noduli. Una donna di 88 anni colpita da tumore, a cui bastava una sola operazione è stata operata tre volte in tre mesi (con un rimborso di 12 mila euro per ogni intervento). Ci sarebbero stati anche interventi eseguiti senza il consenso firmato dai pazienti, che erano prevalentemente anziani, oppure contro il parere del medico curante. Un quadro che il gip Micaela Curami, nell'ordinanza di custodia cautelare, definisce come una "mancanza di ogni considerazione per il paziente e per la sua sofferenza, non solo non alleviata ma al contrario aumentata".

    I pm e la Guardia di finanza hanno sostenuto che l'uso delle intercettazioni è stato "fondamentale" per lo svolgimento dell'inchiesta, inserendosi così nella polemica sull'uso di questo strumento giudiziario seguita alle parole del premier Berlusconi, che ha parlato di un provvedimento per limitarle. "Proprio le intercettazioni - ha sottolineato il colonnello della Guardia di Finanza Cesare Marangoni - hanno consentito di accertare i cinque casi di omicidio volontario di cui sono accusati tre medici del reparto di Chirurgia toracica del Santa Rita". "L'utilizzo delle intercettazioni è stato fondamentale perché gli indagati parlano in modo esplicito della necessità di operare per guadagnare", hanno aggiunto i magistrati. L'inchiesta che riguarda la clinica, coordinata dai pm della Procura di Milano Grazia Pradella e Tiziana Siciliano, è cominciata nella primavera del 2007. Le fiamme gialle avevano sequestrato 4.000 cartelle cliniche su richiesta dei pm, ritenute non veritiere o comunque alterate per avere rimborsi gonfiati. Nessun commento giunge dai rappresentanti della clinica, che precisano di "esser venuti a conoscenza dei fatti esclusivamente dai mass media".


    -------------------------------------------------------------------
    Io gli asporterei a questi medici i reni e li farei vivere in dialisi come punizione.

    Ma data la giustizia italiana e il fatto che sono sicuramente medici ricchi e di potere faranno qualche annetto di carcere, vedrete.

  2. #2
    Pasdar
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    Angry L'efficiente malasanita' lombarda

    Case di cura e di truffa
    di Giorgio Sturlese Tosi
    Lo scandalo della clinica Santa Rita, i rimborsi gonfiati del San Raffaele. Indagini anticipate un anno fa da L'espresso con un'inchiesta di copertina sul volto oscuro della sanità lombarda


    San Raffaele, San Carlo, San Donato, Sant'Ambrogio, San Giuseppe, Santa Rita e San Pio X: la crème della sanità privata lombarda è nel mirino dell'autorità giudiziaria. E pezzi da novanta come Giuseppe Rotelli, Mario Cal, Francesco Paolo Pipitone, la famiglia Ciardo sono indagati da Guardia di finanza, Nas e Squadra mobile. Sospettati, loro che hanno trasformato la salute in Lombardia in un business da un miliardo e 200 milioni di euro l'anno, di avere corretto, se non corrotto, parte del sistema.

    A fare luce sulla nuova sanitopoli lombarda sono tre inchieste della Procura di Milano affidate congiuntamente ai pm Tiziana Siciliano, Grazia Pradella e Sandro Raimondi, e quindi, praticamente, unificate in un'unica maxi-indagine. Che ha rovinato le vacanze a un bel po' di big. Perché gli avvisi di garanzia per i reati di truffa al Sistema sanitario nazionale e falso ideologico nella compilazione delle cartelle cliniche stavolta hanno colpito in alto.

    Fino a Giuseppe Rotelli, il re della sanità lombarda, consulente al ministero della Salute con Gerolamo Sirchia, proprietario di 17 case di cura private, con 3.700 posti letto e un fatturato annuo di 650 milioni di euro, quattro delle quali a Milano, finite nel setaccio della Procura. Ma Rotelli possiede anche il 5 per cento di Rcs Mediagroup che lo porta a un passo dal patto di sindacato, e ha amicizie importanti in Mediobanca. Oltre che in Regione, dove, negli anni '80 ha collaborato in maniera importante all'estensione del Piano sanitario, firmato dal socialista Sergio Moroni. Del suo gruppo sono state perquisiste le cliniche San Donato, San Siro, Sant'Ambrogio e Galeazzi e sono state sequestrate cartelle cliniche che dimostrerebbero, secondo gli inquirenti, palesi falsificazioni finalizzate a ottenere rimborsi ingiustificati per milioni di euro dalla Regione.


    Dopo il magnate Rotelli, l'onda dell'inchiesta ha raggiunto persino il San Raffaele dell'intoccabile don Luigi Verzè. La Procura di Milano ha avviato un'inchiesta su ricoveri irregolari eseguiti nella casa di cura San Raffaele-Villa Turro. Risultato: il legale rappresentante della Fondazione San Raffaele, Mario Cal, il direttore sanitario e alcuni responsabili di reparto sono indagati per gli stessi reati contestati al gruppo di Rotelli.

    Gli stessi reati vengono contestati anche a imprenditori meno noti, come il notaio siciliano Francesco Paolo Pipitone, titolare della Casa di cura Santa Rita, uno dei poli più dinamici della sanità privata nel capoluogo lombardo. Come pure sono sotto indagini della Squadra mobile milanese gli ex proprietari della Casa di cura San Giuseppe, mentre i Nas indagano sui frati camilliani proprietari della clinica Pio X, i cui nuovi vertici, dopo gli esami dei bilanci, hanno deciso di dimettersi. Addirittura in manette è poi finita buona parte della famiglia Ciardo, proprietaria della clinica San Carlo, i cui vertici sono stati azzerati dagli arresti.

    Quella che gli inquirenti disegnano come una gigantesca truffa ai danni del Ssn è tutta scritta nella sintesi di 8 milioni di cartelle cliniche emesse dal 2003 al 2006 da tutti gli ospedali pubblici e privati convenzionati della Lombardia. Che il colonnello della Guardia di Finanza Cesare Maragoni, comandante del Gruppo tutela spesa pubblica del nucleo di Polizia tributaria di Milano, porta sempre con sé. Nel suo computer ci sono milioni di dati incrociati, a giustificazione di un'indagine che scuote l'intero sistema della sanità privata lombarda.

    Dodici finanzieri, assistiti dai periti del Tribunale, in un anno hanno esaminato poco meno della metà delle cartelle degli istituti clinici privati accreditati. Ma hanno già scoperto che nella regione che investe il 74 per cento del suo bilancio nella sanità, facendo dei centri privati il suo fiore all'occhiello, nessuno controlla dove va a finire quel miliardo e 200 milioni di euro all'anno erogato in rimborsi alle strutture accreditate.Ottantamila di quelle cartelle sarebbero state truccate, gonfiate, falsificate per ottenere rimborsi illeciti per almeno 18 milioni di euro.

    Finiti a rimborsare asportazioni di nei pagati fino a 14 mila euro; interventi di chirurgia estetica su transessuali affetti da Hiv spacciati per interventi legati alle patologie indotte dal virus, a carico dalla Regione per 12 mila euro; presunte operazioni chirurgiche complesse addebitate per 50 mila euro, di fatto semplici interventi in day hospital. E poi esami eseguiti su pazienti ricoverati per tre giorni (il massimo della convenienza per una struttura accreditata) che si sarebbero potuti fare ambulatorialmente. Il trucco era semplice: bastava cambiare il codice numerico e il gioco era fatto. Insomma, falsificazioni talmente grossolane che oggi molti tra gli inquirenti si chiedono come mai nessuno se ne fosse accorto.

    O forse qualcuno faceva solo finta di non accorgersene. Come sembrano indicare alcune intercettazioni telefoniche eseguite dal Nas Milano nel corso dell'indagine sulla clinica San Carlo. Sulla graticola c'è finita Paola Navone, responsabile del nucleo operativo di controllo della Asl Città di Milano, indagata per favoreggiamento poiché avrebbe invitato i suoi collaboratori a ostacolare il lavoro del comandante Giovanni Maria Jacobazzj del Nas che guidava le indagini alla San Carlo. "Frasi in libertà dette dalla mia cliente che sono state male interpretate dai carabinieri", sostiene l'avvocato della signora Navone, Piero Magri.

    Ben altro secondo gli inquirenti, che hanno disposto l'arresto della proprietaria della San Carlo, Marina Sassaroli, 79 anni, da subito ai domiciliari, e dei figli che sedevano nel consiglio di amministrazione, Grazia e Alberto Ciardo. Oltre a loro, in carcere è finito anche Alberto Palmesi, presidente del cda di Eukos, la società dei Ciardo che possiede la clinica, il consigliere d'amministrazione Carlo Schwarz, il direttore sanitario Alberto Fantini (83 anni, anche lui ai domiciliari), il responsabile di Chirurgia generale Carlo Zampori e il chirurgo Gianluca Campiglioe.

    Nell'ufficio di Paola Navone, rimasta alla sua scrivania fino a luglio nonostante l'avviso di garanzia, ben 12 impiegati avevano il compito di controllare le cartelle cliniche di 30 istituti di ricovero e 160 ambulatori di prestazioni diagnostiche in convenzione. Le falsificazioni, osservano oggi gli inquirenti, erano talmente banali da non poter passare inosservate: a un codice di intervento deve corrispondere un codice di rimborso prestabilito e codificato. Non solo, nemmeno serve chiamare in causa la fallacia: tutti gli errori esaminati dal Nas provocavano rimborsi maggiori, mai il contrario.

    Ma se alla Asl qualcuno faceva il pesce in barile, l'inchiesta milanese ha rilevato che le inadempienze stanno più in alto. Nello stesso sistema di controlli messo in piedi dalla Regione Lombardia, francamente a maglia larga. Basti pensare che la regola regionale era quella di esaminare soltanto il 5 per cento delle cartelle di ogni istituto. Non solo, era sempre l'assessorato alla Sanità a stabilire che i controlli fossero preannunciati con almeno 48 ore di anticipo e che i funzionari dovessero specificare alla struttura da controllare quali cartelle cliniche sarebbero state prelevate. Un sistema che sembra fatto apposta per coprire chi vuole nascondere cartelle cliniche truccate, e che soltanto una delibera del 30 marzo 2007 (a inchiesta ormai esplosa) ha corretto, consentendo ispezioni a sorpresa e possibilità di estendere il campione di cartelle in caso di sospetti.

    E il clamore dell'inchiesta ha alfine svegliato anche la dormiente opposizione, che oggi chiede di rivedere il sistema di accreditamento e la sospensione delle convenzioni alle cliniche sotto indagine. "Ci sono centinaia di addetti e migliaia di pazienti in gioco", sbuffa Carlo Lucchina, il direttore generale della Sanità lombarda: "Non possiamo smettere di garantire un pubblico servizio come quello degli istituti di cura". E infatti, l'assessorato ha sospeso la convenzione solamente alla clinica San Carlo, che nel 2006 ha fatturato 10 milioni di euro, di cui un milione oggetto della presunta truffa. Per un mese. Finché gli azionisti della Eukos spa, proprietaria della clinica, dalla cella di San Vittore hanno delegato il commercialista Generoso Galluccio di presentarsi come uomo di garanzia in grado di bonificare la società: la convenzione è stata ripristinata il 12 febbraio scorso.

    http://espresso.repubblica.it/dettag...truffa/1755752

  5. #5
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    CLINICA ORRORI:NEL 2005 DENUNCE LETTORI REPUBBLICA SALUTE

    Lo scandalo che ha investito la Santa Rita di Milano e' esploso fragoroso lunedi' con 14 arresti, ma la 'Clinica degli orrori' gia da tempo era la centro di dubbi e perplessita' da parte di pazienti e cittadini. Gia 3 anni fa infatti nel supplemento Salute de 'La Repubblica' erano state pubblicate denunce e proteste sulla "cattiva assistenza" fornita dalla struttura sanitaria: morti improvvise, diagnosi sbagliate, pazienti abbandonati. La prima lettera di denuncia pubblicata risale al 17 febbraio del 2005 con il nipote di una donna di 91 anni che raccontava un vero e proprio caso di malasanita'. "Mia nonna e' entrata come codice rosso ed e' subito stata sottoposta a esemi per i quali non hanno richiesto alcun permesso... Era buttata su una barella, nuda, coperta solo in parte da un lenzuolo in una stanzina dove tutti noi indossavamo il cappotto... Il mio piu' grande rimorso e' che abbia sofferto inutilmente nella sua ultima giornata di vita".


    http://www.repubblica.it/news/ired/u...ml?ref=hpsbdx1

    http://download.repubblica.it/pdf/20...ita_milano.pdf

  6. #6
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    Santa Rita, "Puniremo i truffatori"
    I testi delle intercettazioni


    di Andrea Montanari

    La Regione ha sospeso «a tempo indeterminato» il contratto alla clinica Santa Rita. L´annuncio del governatore Roberto Formigoni era nell´aria, ma è arrivato solo ieri a ventiquattr´ore dalla svolta nell´inchiesta della magistratura che ha portato all´arresto di quattordici persone. E, in contemporanea, l´Asl ha creato "una unità di crisi" per garantire i malati ricoverati alla Santa Rita, guidata da Carlo Nicora, il direttore sanitario del Niguarda. Oggi, intanto, l´Ordine dei medici della Lombardia - anticipa il vicepresidente Ugo Garbarini - sospenderà tutti i camici bianchi coinvolti nell´indagine. Con un´incognita in più. Potrebbe non essere ancora finita. «Le attività di controllo sulla sanità sono continue anche ora - ammette lo stesso Formigoni - così come le segnalazioni alla guardia di finanza e alla magistratura. Segnalazioni sono state fatte anche nei mesi scorsi. È possibile che emergano altri casi. Sapevamo delle verifiche in corso alla Santa Rita e sappiamo oggi che sono in corso altre verifiche. In ogni caso la sospensione della convenzione non è un atto tardivo. Ci siamo mossi appena la magistratura ha ipotizzato i reati».

    L´assessore regionale alla Sanità Luciano Bresciani, che oggi riferirà in consiglio regionale, come era stato chiesto dall´opposizione di centrosinistra aggiunge preoccupato: «È un danno per tutta la classe medica. Spetterà all´Ordine decidere sulla possibile radiazioni di quei medici, ma non vedo come potrebbero trovare spazi in strutture finanziate dal pubblico, se saranno provate le accuse a loro carico». Parole che dicono quanto il Pirellone sia ancora sotto choc. Ai sindacati milanesi e lombardi, che chiedono di nominare subito un commissario a tutela degli 800 lavoratori della Santa Rita e dei malati in cura e parlano di «responsabilità diverse», il presidente della Regione offre subito un tavolo di confronto. Ma questo non ferma la polemica nel mondo politico.


    Tutta l´opposizione chiede ora «di fare chiarezza sui rapporti tra la clinica e la Regione». Il segretario regionale del Pd Maurizio Martina invita «ad affrontare il caso a viso aperto». I socialisti e Rifondazione comunista si spingono oltre. «È il sistema Formigoni che non funziona - denuncia il socialista Roberto Biscardini -. Avevo già denunciato 5 anni fa che in Lombardia si faceva un numero di operazioni di bypass sproporzionato rispetto ad altri paesi europei. Cliniche private ed ospedali pubblici sono incentivati a ripianare i bilanci attraverso prestazioni chirurgiche costose e ben pagate piuttosto che guarire a bassi costi». Anche il segretario regionale di Rifondazione Alfio Nicotra insiste: «Non è un episodio di nera, è il famoso modello sanitario lombardo basato sulla privatizzazione e la concorrenza delle strutture sanitarie».

    «Non è vero - ribatte il direttore generale della sanità lombarda Carlo Lucchina - Da sei anni abbiamo introdotto i tetti che rendono del tutto inutile moltiplicare oltre il limite le prestazioni».
    Non serve a placare le polemiche la rassicurazione dei vertici del Pirellone che il caso «sia stato innescato da una segnalazione della Regione». Anche perché sia Formigoni che l´assessore Bresciani precisano che i controlli della Regione «riguardano solo irregolarità amministrative». «È meglio prevenire che reprimere», commenta il vicepresidente del consiglio regionale Marco Cipriano di Sinistra democratica. Ma il presidente della commissione regionale Sanità Pietro Macconi di An avverte: «Ok alla decisione della giunta, ma ora si pensi anche al futuro di quei lavoratori della clinica che hanno sempre operato con coscienza e spirito di servizio».
    http://milano.repubblica.it/dettagli...azioni/1473394

  7. #7
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    vergognaaa ... avevo già aperto un articolo io cmq...
    vergognaa...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Enrico1987 Visualizza Messaggio
    vergognaaa ... avevo già aperto un articolo io cmq...
    vergognaa...
    infatti ho unificato i 3d

  9. #9
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    e poi i bananas vogliono bloccare le intercettazioni. preferiscono che gente come questi, o pedofili, truffatori, corrotti, se ne stiano liberi per sempre.

    Citazione Originariamente Scritto da Enrico1987
    Ma data la giustizia italiana e il fatto che sono sicuramente medici ricchi e di potere faranno qualche annetto di carcere, vedrete.
    qualche annetto? sei troppo ottimista enrico...

  10. #10
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    è la sanità privata, baby

 

 
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