Ieri sera sono stato ospite di Giovanni Floris alla trasmissione Ballarò. Pubblico due miei interventi video, sul tema dei pianisti in Parlamento e sulla proposta del governo sulle intercettazioni.
Non ho bisogno di commentare le parole di alcuni dei partecipanti alla trasmissione. L'onorevole Gasparri mi accusa di avere in sala una claque: si sbaglia. Quella che Gasparri chiama "claque" diverrà di giorno in giorno sempre più numerosa, e ben presto governo e simpatizzanti di governo all'opposizione capiranno che gli applausi del pubblico alle mie dichiarazioni non si chiamano "claque", ma consenso dei cittadini italiani. Antonio Di Pietro: Io credo che Gasparri abbia detto un miliardo di balle.
Maurizio Gasparri: Ora lo dico che tu sei un demagogo irresponsabile. Questa è una cosa vera e lo sanno tutti.
Antonio Di Pietro: Un miliardo e uno di balle.
Maurizio Gasparri: Sei un demagogo. Parla nel merito se sai leggere. Impara a leggere e a scrivere, sarà un progresso. Parli ancora di provvedimenti che non ci sono, capito? Hai fatto abusi, fai abusi.
Antonio Di Pietro: Ma si può parlare con lui o lo ascoltiamo soltanto? Ma basta che parli lui, non c’è problema.
Maurizio Gasparri: Io non ti ho offeso, capito? Allora devo dire che sei un imbecille a questo punto.
Antonio Di Pietro: Tu dici balle lo stesso, non cambia niente.
Maurizio Gasparri: No no, guarda, tu sei uno che offende e basta. Puoi anche avere la claque a seguito. Adesso faremo applaudire anche loro.
Giovanni Floris: Cosa non la convince dell’impostazione che le è stata data dall’onorevole Gasparri?
Antonio Di Pietro: A proposito di queste questioni, e a proposito anche dell’opposizione, volevo fare una piccola precisazione a Polito. “L’opposizione è sotto shock” ? Parlasse per lui. Noi non siamo sotto shock, noi stiamo facendo il nostro mestiere e il nostro dovere all’interno del Parlamento facendo rimarcare su ciò che riteniamo che non funziona.
Per quanto riguarda le intercettazioni, ci sono tre questioni: la prima è l’uso, la seconda è la pubblicazione e la terza è l’informazione che se ne sta dando per giustificare l’intervento sulle intercettazioni.
Primo: l’intercettazione, come la perquisizione, l’interrogatorio della persona sottoposta ad indagine, l’assunzione di testimoni, è uno dei tanti strumenti d’indagine. Come dire che in sala operatoria c’è il bisturi: togliamo il bisturi perché qualche medico lo usa per uccidere la moglie. E’ una stupidagine. L’intercettazione serve per scoprire i reati, ridurre non vuol dire ridurre i reati, ma togliere lo strumento a chi indaga e scopre i reati. Bisogna ridurre i reati, non limitare gli strumenti per combatterli.
Secondo: non è una persona qualsiasi che ne abbia parlato, ma il Presidente del Consiglio, che poi lui ogni giorno cambia a seconda di come gli pare lo conosciamo, dicendo che le intercettazioni saranno soltanto per fatti legati alla criminalità organizzata, mafiosa e terroristica, ossia per fatti relativi a reati associativi. Ciò vuol dire che se dovessimo ascoltare quello che ha detto lui, che poi mi auguro si rimangerà, ma sarà grazie a questa opposizione, non si potrà intercettare per stupri, per violenze sessuali, per rapina, per estorsione, per concussione, per omicidi e quant’altro. Tutto questo è un non senso.
Giovanni Floris: Lei le usava le intercettazioni quando era pm?
Antonio Di Pietro: A volte le usavo e a volte usavo altri strumenti. A dir la verità, qualsiasi strumento utilizzi il magistrato non gli va mai bene all’indagato, perché se lo interroga dice “no, gli metti paura”, se fai la perquisizione “no, lo vai a toccare in giro e dentro casa”, se lo intercetti “no, non lo puoi sentire”. Ma alla fine dice che bisogna fare le indagini: ma quali sono queste indagini? La lente d’ingrandimento? Quali sono? Sherlock Holmes che va lì con la pipa in bocca? Stiamo con i piedi per terra.
Questa idea di dire che i giornali devono riferire l’informazione soltanto quando si è concluso il processo. Quei fatti di Milano lo vieni a sapere fra 5-10 anni, non lo vieni a sapere oggi. Ci sono fatti per cui i cittadini e l’opinione pubblica è bene che li sappiano, e il giornalista è bene che faccia il dovere d’informare su come stanno i fatti. Ci sono delle intercettazioni che non riguardano assolutamente fatti di causa, e allora abbiamo proposto un’udienza specifica di esamina e utilizzo delle telefonate che servono, mentre le altre vadano distrutte o tenute in cassaforte a disposizione delle corti d’appello.
Terzo: l’informazione. Tutto il messaggio per cui si sta facendo questo provvedimento è partito da un presupposto falso, falsamente raccontato non al bar, ma dal Ministro della Giustizia Alfano, che ha detto anche lui un miliardo di balle, dicendo appunto che il 33 per cento dei costi della Giustizia sono destinati alle intercettazioni. Sul bilancio di quest’anno, se ci andate a vedere, sono 8 miliardi i costi della Giustizia. Duecento milioni di 8 miliardi sono il 33 per cento? La matematica almeno. La matematica.
Giovanni Floris: Il dubbio che quei medici di cui parliamo possano essere innocenti ce l’ha?
Antonio Di Pietro: A proposito di questo caso. Gasparri ha detto che ci sono le cartelle cliniche invece delle intercettazioni, e allora voglio spiegargli qualcosa: l’abc dell’investigatore. Nella cartella clinica, se io sono un medico che ho fatto la gabola, mica ci scrivo che ho fatto la gabola, ci scrivo “esporto il tumore”. E’ nelle intercettazioni con il complice che c’è scritto “Sai che lì ho scritto bianco anziché nero!?!?”.
Giovanni Floris: Resti alla mia domanda. Il dubbio che quei medici possano essere innocenti l’ha preso?
Antonio Di Pietro: Per definizione finché non saranno condannati sono innocenti, ma è una buona ragione secondo loro per cui quei provvedimenti non si debbano fare e che non dobbiamo venirne a conoscenza? E perché le intercettazioni non si devono fare? Come lo scoprivamo?
Maurizio Gasparri: Per quanto riguarda la limitazione delle intercettazioni, negli Stati Uniti altrove abbiamo visto quante sono…
Antonio Di Pietro: Falso.
Maurizio Gasparri: Allora anche Floris dice un miliardo di balle.
Antonio Di Pietro: No, scusa. Una cosa sono le intercettazioni dell’autorità giudiziaria, ma negli Stati Uniti e in Inghilterra le intercettazioni le fanno anche gli organi di polizia, i vigili urbani, addirittura i vigili del fuoco. Capisci quale è il problema? E’ bene che lo sappiate: l’America fa più intercettazioni di noi.
Credo che se mancano i soldi per fare le intercettazioni ci sono un miliardo e seicento milioni di euro confiscati per reati di ogni genere, che sono fermi nei libretti postali. Prendiamo quei soldi e dedichiamoli esclusivamente alla Giustizia. Dire che “non faccio intercettazioni perché ho pochi soldi” è come dire che “non faccio interventi chirurgici perché ho pochi bisturi”, e io credo che questo non sia un buon segno.
In secondo luogo vorrei far riflettere: le intercettazioni telefoniche attualmente non vengono rilasciate così come capita, ma sulla base di indizi specifici che devono essere previsti per legge e devono essere motivati, quindi quando vengono rilasciate intercettazioni telefoniche vuol dire che c’è una ragione specifica e una motivazione sottoposta. E ancora, per quanto riguarda la pubblicazione una cosa sono i fatti non inerenti alla causa, che è bene non siano pubblicati, un’altra sono i fatti inerenti alla causa che quando sono a conoscenza dell’indagato e dell’interessato è bene essere pubblicati, a mio avviso, perché altrimenti della clinica Santa Rita ne saremo venuti a conoscenza tra dieci anni, e io credo che è bene saperlo oggi, perché è oggi che l’opinione pubblica si deve fare un’idea di come funziona il servizio sanitario nelle cliniche private.
Vignetta tratta dal Corriere della Sera di oggi, a pagina 36
http://www.antoniodipietro.com/





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