Mi vergogno un pò, però questo è l'articoletto che ho scritto a sostegno della PiaRileggendolo, ci sono dei punti un pò sconnessi !
http://www.giovanisocialisti.it/inde...1071&Itemid=48
http://www.labouratorio.it/2008/06/1...sogno-per-pia/
“Vedo nei vostri occhi, la stessa paura che potrebbe afferrare il mio cuore…. ci sarà un giorno, in cui il coraggio degli uomini cederà.. in cui abbandoneremo gli amici e spezzeremo ogni legame di fratellanza… ma non è questo il giorno.. ci sarà l’ora dei lupi.. e degli scudi frantumati quando l’era degli uomini arriverà al crollo.. Ma non è questo il giorno! Quest’oggi combattiamo! Per tutto ciò che ritenete caro.. su questa bella terra.. v’invito a resistere! Uomini dell’Ovest!”
(Aragorn al Cancello Nero di Mordor)
L’ora è a dir poco indegna, l’ultima cosa che si dovrebbe fare alle 3.23 di notte quando non si ha una fidanzata è stare a scrivere un articolo per Laboratorio, specialmente se si aspira a studiare ben 50 pagine di Diritto dell’Unione Europea la mattina dopo. Ma quando ci vuole ci vuole.
Sono Socialista della Seconda Repubblica. Scopri la Politica sicuramente per sbaglio nel 1994, quando l’amato Bim Bum Bam viene interrotto da Bossi e Berlusconi e a domanda del figlio curioso (“Mamma ma tu per chi voti tra loro ?”) segue un tonante “ Io non voto per i fascisti”. Scopri il Socialismo quasi per sbaglio, sui libri di università abbandonati per casa, da ragazzetto curioso a cui piace la Storia. Riflettiamo, sei Socialista e sei di Sinistra ( e forse un po’ scemo nel pensare di seguire certe cose a 13 anni ) : c’è il partito per te ! Eccolo qui pronto, Socialisti Democratici Italiani! Infaticabile e un po’ palloso simpatizzante, nel 2004 convinci tutta la famiglia a votare Antinucci nel listone. Da buon Socialista secondarepubblicano di sinistra sei orgoglioso che il tuo piccolo partito sia in prima linea nella costruzione della grande casa riformista, con Prodi leader supremo. La tessera, l’impegno, la FGS e le federazioni arrivano all’alba dei tuoi 18 anni, dopo la delusione cocente delle europee e lo smacco del referendum: Rosa nel Pugno e via, siamo noi il vero Partito Democratico alla faccia di Rutelli. Lo spazio di un estate e tutto di nuovo in macerie, mentre di democratico in questo Paese resta sempre di meno. Ma si accende una speranza: andiamo da soli! Ci dicono che è una morte ridicola, con sprezzo rispondi che se sarà morte, sarà gloriosa. Non ci vuoi credere, al 4% ti sembra impossibile, ma il 3 o il 2 non sembra una follia. Leale al segretario che ti ha firmato la tessera numero 13970, ti si riempie il cuore d’orgoglio nel vedere come il vituperato Mite si riprenda. Forse il miracolo è possibile ! BAM 13-14 Aprile. 0,9875, 3800 voti venduti o sedotti dal voto utile che fanno suonare la campana a morto.
E ora ? Anzi, emmò ? (come si dice dove abito io). Possiamo scegliere: Nencini o Locatelli (e vabbuò, pure Sollazzo, scusate). Sfogliamocela, la mozione avversaria, velleitaria, minoritaria. Internet. Primarie. Anche qui partito federale e partito culturale, delle associazioni. No diretto al PD se non diventa qualcos’altro. Ricostruire qualcosa di nuovo, partire non dal PS, ma dalla considerazione che quello che la gente vuole è più Socialismo, solo che non lo sa. Epinay sotto la guida di una donna forse un po’ troppo visionaria, in fin dei conti dove cappero vogliamo andare con lo 0,9 a scomporre partiti del 33 % ? Però ci pensi bene, e ti rendi conto di tante cose. Ti rendi conto di come la campagna elettorale sia stata ammazzata da “tieni su questo, quello lo sposti lì, lui non è capolista e allora ci lascia, lui ha da fa l’assessore”. Di come l’assenza di un vero dibattito in un pollaio pieno di galletti orgogliosi abbia prodotto una babele confusa. Di come Enrico in campagna elettorale ci abbia veramente provato, ma con un armamentario modello Italia nella campagna di Russia, semplicistico, inadeguato, debole: eravamo senza un vero programma, e la gente l’ha capito. Pia per ricominciare ti propone di volare alto, di mandare a quel Paese chi ci vuole male, di non preoccuparci troppo di tenere su una carica qua e una là. Ti dice che il Socialismo esiste in Italia, è un fiume carsico che chiamano con tanti nomi diversi e che non si capisce dove sia, ma che c’è se non nel cuore nelle speranze e nei bisogni della gente, che per costruirlo dobbiamo prima di tutto scordarci le analisi del sangue: il Socialismo lo si costruisce con chi ci sta, e chissene se devi farlo con strani compagni di strada, e chissene se ci metti anche 20 anni. Il Socialismo va oltre le nostre rispettive carriere, che semmai sono suoi strumenti. Il Socialismo deve essere federale e regionale, e crescere sul territorio, ma poi nel territorio devi “produrre” altrimenti non servi a nulla.
E allora pensi a una cosa: che siamo partiti piccoli e disprezzati, messi non molto meglio di oggi. Pochi mezzi e tante speranze, e l’umiltà di costruire dal basso un grande progetto: abbiamo tirato su cooperative, scuole popolari, giornali, sindacati, gruppi di mutuo soccorso. E’ passata tanta acqua sotto i ponti, ma una cosa la si può dire di quei tempi: siamo cresciuti perché avevamo una grande idea, un grande progetto, e le strutture che costruivamo erano al servizio di questo. La mozione di Pia disegna un partito riorganizzato: non ho dubbi che su questo punto l’esperienza del compagno Nencini potrebbe essere fondamentale, come non ho dubbi sul fatto che un partito federale senza più i dirigenti regionali farebbe un po’ ridere. Ma la questione del rilancio del Socialismo Italiano non si può esaurire in questo, e in un richiamo all’unità del Partito che è pure dannoso (nei dovuti limiti: come ho ripetuto più volte, non siamo in guerra tra di noi, siamo come i soldati della Spagna Repubblicana che scelgono il loro capitano votando prima di andare incontro alla Legione Condor del veltrusconismo) : dobbiamo saper offrire un’alternativa a questa Italia che abbiamo davanti. Non possiamo rassegnarci all’idea che questo sia un Paese irreformabile, geneticamente antisocialista, perché altrimenti la nostra esistenza non avrà veramente più senso, e allora tanto vale tenere in piedi qualcosa ancora per un anno o due. Nel suo momento più tragico, al Socialismo Italiano serve uno scatto di reni, un liberatorio “Non mollare” gridato in faccia a tutti. E serve un progetto che sappia dialogare col Paese, sfondare col web e con la presenza diffusa sul territorio il muro dell’indifferenza, tornare a dare risposte non solo a noi stessi ma a tutto questo Paese senza pensare a quanti voti abbiamo o prenderemo ma a chi e quanto è utile ciò che proponiamo. Un progetto che non vada a rimorchio di qualcuno, perché i moscerini non incalzano gli elefanti, e che sappia riprendersi la sua autonomia dall’asfissia dei veti e controveti, interni ed esterni, che hanno sclerotizzato lo SDI e ucciso la Costituente, e che abbia come unico interlocutore fisso i nostri referenti sociali, chiaramente individuati: studenti, precari, pensionati, piccoli e medi imprenditori, quell’Italia del merito e del bisogno che soffre sotto la stretta di monopolisti, faccendieri e speculatori. E che non abbia nemmeno timore di contaminarsi con altre forze, se necessario, ma nel nome delle idee, dei programmi, delle azioni, delle lotte da portare avanti, non delle convenienze di questo o quell’altro. L’unica forza di opposizione rimasta in Parlamento svolge il suo ruolo svogliatamente, geneticamente impreparata a farlo essendo nata esclusivamente per gestire il potere. Dobbiamo riappropriarci di uno spazio di manovra a tutto tondo, che pur tenendo salda la barra a sinistra nei valori, nei fini e nelle proposte, non si faccia dettare la linea dalla collocazione, tantopiù se la sinistra a cui fare riferimento è in alternativa un PD oligarchico e Doroteo o una Rifondazione sospesa tra il 1989 e il 1998 : noi siamo di sinistra, siamo La Sinistra, siamo alternativi e avversari del calderone corporativo del PdL ma non per questo dobbiamo rassegnarci a compagni di strada obbligati. I compagni di strada si scelgono per le battaglie che vogliamo portare avanti : pensiamo a quelle, pensiamo a metterle in atto, e da lì sceglieremo il resto. Diamo a questo Paese triste un’altra idea di cosa si può essere, di dove si può andare, di cosa possiamo avere nel nostro futuro: con la errennepì ci stavamo riuscendo, e per la prima volta da decenni si respirava aria nuova e si vedevano volti nuovi, che il PSI non sapevano nemmeno fosse mai esistito. Ma diamogliela sul serio, quest’idea: non vuoti slogan, ma proposte concrete e pragmatiche, coraggiose, rompiscatole, scomode.
Abbandoniamo per qualche tempo il bon ton e torniamo a incattivirci al fianco degli ultimi di questo Paese : possiamo dargli una speranza e invitarli a non rassegnarsi solo se gli offriremo un progetto vero, concreto, serio. Umile, certamente, perché non si passa dall’1 al 51% per magia e non si vincono da soli le elezioni, ma con la pretesa che per ottenere 50, almeno 100 lo devi proporre. “Prima la Politica”, dunque: perché per 15 anni abbiamo rinunciato a farla nel nome di una situazione cataclismatica che andava gestita con difficoltà. Ma oggi, che la situazione è talmente disperata da non permettere nemmeno di gestire l’esistente, sarebbe un crimine continuare a volare basso. Saremo solo un manipolo di ultimo giapponesi ? Forse. Ma il Giappone dopo aver perso la guerra ha conquistato il mondo a suon di computer. Siamo prostrati, distrutti, umiliati: alziamo la testa, rimbocchiamoci le maniche e ricominciamo. Ora più che mai, è tutto sulle nostre spalle.
Sempre Avanti, compagne e compagni !
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Rileggendolo, ci sono dei punti un pò sconnessi !
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Mia prima fatica Labouratrice, spero non sia l'ultima
