OMNIA SUNT COMMUNIA
Metodo e sostanza della proposta Vendola
L’unità è della comunità, non dei dirigenti
Gennaro Migliore*
Decisioni che risultano, tuttora, prive di
equilibrio. Come giudicare altrimenti la
schiacciante prevalenza di annullamenti
di voti quasi solo alla mozione 2. E,
soprattutto, come valutare l’annullamento
millimetrico di 12 voti in un circolo
drlla federazione di Viterbo per degli
iscritti fuori dal loro comune di residenza
(dove però il Prc non c’è!), per
consentire alla mozione 1 di essere in
testa (qui vale la maggioranza, compagni
della mozione 1?). Oppure, vorrei
chiedere a Maurizio Acerbo, se inviterà
più, come ha fatto in una affollatissima
iniziativa elettorale a Pescara, la compagna
Wilma Labate, il cui voto è stato
annullato a Roma, insieme a quello di
altri 10 compagni, perchè neoiscritti irregolari.
E poi, se lo dice così limpidamente
il compagno Giannini, perché
non si può ripetere neppure il congresso
di Reggio Calabria centro, per il quale
la pensosa commissione congressuale
non ha ritenuto di ascoltare neppure
il segretario del circolo. Vogliamo continuare?
Oppure ci farete la grazia di dire
che voi, a differenza nostra, non vi lamentate
mai? Quante decisioni avverse
avete subito? E, soprattutto, vi siete
chiesti perchè noi non abbiamo agito la
via dei ricorsi?
La spiegazione sta tutta nella proposta
di Vendola apparsa su Liberazione. Noi
partiamo da alcune considerazioni e
vorremmo che su queste, e non sulla
ennesima caricatura dell’unità, ci sia
una risposta. In primo luogo, non siamo
così cinici da voler rimuovere il
congresso e il suo esito democratico:
per la prima volta, credo, in un partito
comunista in Italia, la mozione che
consegue il maggior risultato non è la
prima. Si sono ribaltati i dati emersi dal
Cpn e dai Cpf e il nostro partito ha dato
prova di vitalità e partecipazione,
pur dopo una sconfitta così dura (per
fare la controprova si vedano i dati di
partecipazione ai congressi del Pdci e
dei Verdi, che si stanno svolgendo in
contemporanea al nostro). La mozione
2 si attesta molto vicina al 50% (per eccesso
o per difetto dipenderá dai congressi
ancora in corso) e non essendo
una votazione maggioritaria vale il
principio che la responsabilitá di avanzare
soluzioni sta in capo a chi ha maggiore
consenso. Il cuore della nostra
proposta aveva un prius di metodo (ti
dico prima cosa proporrò al congresso
nazionale: linea, gruppi dirigenti, ecc.)
e un obiettivo prospettico (l’avvio del
processo costituente della sinistra). Non
abbiamo delegittimato le altrui posizioni,
le abbiamo sfidate sul terreno politico
e culturale della rifondazione comunista.
Siccome la maggioranza netta degli
iscritti si é pronunciata in favore della
nostra ipotesi, sentiamo il dovere di
rivolgere a tutto il partito questa proposta.
L’unità, come ha scritto Vendola, ha
basi solide se incrocia la democrazia e il
reciproco rispetto. Per noi, che a Chianciano
vogliamo metterci con passione
ed umiltà, al servizio di tutto il partito,
si può solo partire dalle proposte in
campo, non dalle invettive. Siccome
non ascolto più, con la stessa insistenza
delle prime fasi del congresso, l’accusa
di essere un liquidatore del partito, si
può “sdoganare” finalmente il dibattito,
farlo vivere nella sua molteplicità e
interezza? Siete d’accordo a sciogliere le
mozioni? Ogni proposta politica va
sottoposta al vaglio del consenso, cosa
che abbiamo fatto. La ricerca di una base
unitaria non può rimuovere l’esito di
tale ricerca. L’unità è dunque della comunità
politica, non degli accordi tra
gruppi dirigenti senza coinvolgimento
della base. Né l’unità è l’ordine di scuderia
rivolto a tutte le organizzazioni
territoriali che, invece, in autonomia
decideranno come governare il partito.
Che il processo per la costituente di sinistra,
dal basso, democratica, di popolo
si debba avviare è ancora una nostra
opinione radicata. Ed é singolare che la
proposta giusta dovrebbe essere quella
che nega la validitá di quella con più
consenso. Di conseguenza, anche il
passaggio delle elezioni europee non
può essere interpretato come l’esito di
questo processo. Anzi, con tutta evidenza,
lì bisognerà partire dalla collocazione
europea e da un programma efficace
e alternativo alle destre.
La nostra impresa necessita la “buona
politica”. La richiede sempre, soprattutto
quando molto, se non tutto, appare
sfuggirci di mano. Penso la stesse cose
di Sansonetti e di Vendola sulla manifestazione
dell’8 luglio e quindi non ripeterò
le loro argomentazioni. Argomentazioni
che ci riportano al fondo
della nostra impresa collettiva, di crescita
e partecipazione delle domande di
eguaglianza e libertà. Impresa che è incompatibile
con il livore populista ed
autoritario che proveniva da quella
piazza. Voglio solo aggiungere, proprio
per derivare le mie scelte da una riflessione
più ampia, che in quella piazza
c’è stata una “gestione” dell’amarezza e
del senso di sconfitta che i tanti compagni
e compagne che c’erano mi hanno
raccontato. Bandiamo anche tra di noi
la parola “gestione”, sostituiamola con
la parola “ricostruzione”. Anche l’aggettivo
“unitario” ne trarrà giovamento.
*Mozione 2
Liberazione 13/07/2008
ARDITI NON GENDARMI




Rispondi Citando