Pariare. Mi ha sempre incuriosito il significato di questo verbo che a Napoli è il più diffuso tra i giovani. Ho trovato un video in cui napoletani pareano addosso a una vecchia. E' stato inserito il 9 giugno e chi l'ha inserito lo denomina video divertente:
http://it.youtube.com/watch?v=n-qbanmRqV0
Cercando informazioni sul significato di questo modo di agire.
Stralci da Repubblica sul “pariare” di Giuseppe D’Avanzo
NAPOLI - Pariare. Dalla Sanità a Melito, dal cuore greco della città alla periferia di case e monnezza, monnezza e case, il verbo "pariare" è come un mantra misterioso. A dieci o a trenta anni, quel verbo lo ripetono in ogni frase, lo inzuppano in ogni smozzicato discorso e io non so che cosa significa, purtroppo. Me ne sto qui, come un babbeo, non so dire nemmeno dove, davanti un disco-pub in un angolo della periferia nord di Napoli e semplicemente non capisco che cosa mi stanno dicendo. Nel dialetto napoletano dell'altro ieri, "pariare" aveva un solo significato: digerire.
Oggi quell'unico, indiscutibile significato si è smarrito nell'impura neolingua della Napoli lazzara, che soltanto per il 12 per cento parla in italiano e per il resto impasta gerghi - il gergo della malavita e delle canzoni neomelodiche, soprattutto - storce il dialetto melodioso dei Salvatore Di Giacomo, degli Eduardo, dei Domenico Rea per farne uno slang che annega significati, scolora esperienza, scioglie nell'acido muriatico la memoria.
Pariare significa, apparentemente, divertirsi, ma parla di un curioso divertimento.
Più che una parola con un nuovo significato è il significato di un nuovo modo di stare al mondo, di sopravvivere a Napoli nel perenne, penoso conflitto con gli altri, tutti gli altri. "Bisogna pur pariare un po', se non vuoi morire di noia; se vuoi mettere tra te e la difficoltà di vivere uno spazio, uno stacco senza pensieri; se vuoi stordirti subito, oggi, ora, per non pensare a quello che ti aspetta domani".
Pareano quei tipi che, lungo via Toledo, si danno battaglia colpendosi reciprocamente con i sacchetti dell'immondizia, e centrando gli sventurati passanti o assalendoli direttamente con buste gonfie di piscio. "Parea" soltanto quella banda di giovanissimi disperati in motorino che, alla salita dell'Ospedale militare, blocca il traffico già lento, monta sul marciapiede, si esibisce su una sola ruota o schiaffeggia a ripetizione e senza motivo chiunque abbia la sventura di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. "Pariare" diventa allora un'abitudine giovanile diffusa in alto e in basso e ormai vissuta come un fenomeno naturale, come se fosse pioggia o vento. Meritevole di un suo hit "neomelodico". Lo gorgheggia dallo schermo di Televolla un bambino di nove anni che non ho capito come si chiama. Canta più o meno così: "Io me ne vado con gli amici alla Ferrovia/ simm 'a banda dei malamente/ ma non simm' delinquenti/ sfuttimm' solo a brava gente". "Pariare" significa soprattutto infastidire, dunque, sfottere, deridere e, a quanto pare, nessuno si chiama fuori dal gioco.
L’articolo completo è qui:
http://www.repubblica.it/2006/11/sezioni/cronaca/esercito-napoli-1-/esercito-napoli-1-/esercito-napoli-1-.html
In quest'altro video napoletani pareano su un tossico:
Avvertenza: video disumano. Per stomaci forti
http://it.youtube.com/watch?v=6d2eZ_eKdn8
A me pare un modo disumano di comportarsi. Se il passatempo è divertirsi sulle spalle degli altri "pareando" non ci saranno mai le basi per una convivenza civile a Napoli. Cosa ha di umano chi "parea"? Chi "parea" può essere definito essere umano?




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