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    Predefinito Sabato a Roma , un altra assemblea...

    da Roma.indymedia
    sabato assemblea cittadina ore 16.00 area ingovernabile via salaria 971 ( autobus 135 dalla staz. Tiburtina
    Gio, 12/06/2008 - 08:45
    autore:
    AUTONOMIA & C.
    " nulla da perdere tranne i nostri orticelli"
    [Roma] assemblea di scioglimento 14 giugno ore 16.00 area ingovernabile via salaria 971

    Inserito da Anonimo il Ven, 06/06/2008 - 08:24



    autore:
    autonomia & c.-roma

    Accelerazioni sociali e compiti immediati

    E' empiricamente riscontrabile, dalla difficoltà diffusa ad arrivare a
    fine mese, un attacco frontale alle condizioni di vita e di lavoro del proletariato tanto in Italia quanto in tutto l'occidente. Tale
    attacco, di una asprezza continuamente crescente, è solo l'ultimo effetto di una
    crisi strutturale, che, a nostro avviso, muove dai primi anni settanta.
    L'aumento della composizione organica del capitale, cioè di quello fisso a scapito di quello variabile, ha infatti diminuito la capacità capitalistica di estrarre plusvalore e quindi di valorizzare se stesso determinando un rincaro tanto dello sfruttamento proletario (sia diretto che indiretto) quanto della concorrenza interimperialista.

    Siamo perciò di fronte ad un periodo di accelerazione sociale (almeno rispetto al passato immediato): erosione dello spazio di contrattazione e di riformismo al livello nazionale, ricorso alla guerra per dirimere le contese imperialiste.

    A tale situazione però non corrisponde in Italia un adeguato livello di scontro e coscienza di classe,anche rispetto a quello che accade in paesi, come la Francia, teoricamente più ricchi. Ciò può essere forse il frutto di ammortizzatori sociali come la famiglia o come il pidocchioso sistema
    di redistribuzione economica rappresentato dalle varie "comunità benefiche"
    (Caritas ecc.).

    Comunque sia, è quanto meno ragionevole aspettarsi una rottura più o meno
    grande della pace sociale; ed a questo punto ci allacciamo al ruolo attuale e dell'immediato futuro delle organizzazioni in cui militiamo.
    Saranno sufficienti in un contesto probabilmente più "turbolento"?.

    Prima di rispondere a questa domanda ci pare utile spendere qualche parola sull'aera politica a cui sia noi che altri gruppi interni a Collegamenti Internazionalisti ci rifacciamo. La Sinistra Comunista, nonostante sia la corrente rivoluzionaria più conseguentemente marxista, è sempre stata
    per lo più marginale (tranne alcune eccezioni) all'interno del movimento operaio italiano ed internazionale.

    E le spiegazioni non mancano. Prima fra tutte, forse, è proprio che è la più conseguentemente marxista, quindi anche la più colpita da fuoco
    incrociato della reazione borghese di ogni risma (da quella falsamente comunista
    a quella fascista). Ma una siffatta eroica autocelebrazione non esaurisce il
    problema. E' infatti innegabile che ogni qual volta si aperto uno "spazio a sinistra" (negli anni 20, durante la seconda guerra mondiale, negli anni sessanta settanta, per esempio), la S.C. nel suo complesso ( e tranne alcune eccezioni, ripetiamo) non sia riuscita ad incidere nella lotta di classe. E, nuovamente, le spiegazioni non mancano.

    Attendismo, superficialità nell'affrontare argomenti "spuri", inadeguatezza nrispetto a forme di lotte non codificate dai "sacri testi", ossessione nell'inseguire un malinteso purismo d'accademia, polemiche infinite sulle benché minime differenze (ottimo materiale per la psicanalisi, meno per la battaglia politica) ne hanno impedito l'azione.

    Supportati da queste brevi considerazioni, tentiamo ora di sciogliere la sopraccitata domanda. Evidentemente consideriamo ormai chiusa l'epoca dei "comitati dei condomini" e dei "coordinamenti dei comitati dei condomini"
    (per citare l'espressione di altri compagni), non tanto e non solo per un discorso di esiguità numerica o di poco peso nella classe. Il punto è infatti più profondo. Nessun raggruppamento ( il nostro in primis ) ha
    un metodo complessivo per interagire nel movimento reale, e se è vero che tale
    metodo si acquisisce ( nella teoria e nella prassi ) proprio con l'interazione con l'esistente, è altrettanto vero che gli attuali raggruppamenti (che non
    a caso hanno interventi generalmente parziali) possono portare il proprio tassello di esperienza per costruire un mosaico ad ampio respiro. In altre parole, ed in virtù di quanto prima scritto sulle occasioni sprecate
    in passato, non riteniamo nessuna delle organizzazioni oggi esistenti come perno intorno al quale si costruirà il futuro Partito Rivoluzionario, ma come momenti del percorso che porterà ad esso.

    E, si sa, i tempi della nascita della soggettività organizzata non possono
    astenersi dagli sviluppi del fattore oggettivo. In momenti di sostanziale stasi sociale è normale ( ed anche giusto ) una separazione organizzativa ed una conseguente diversità di analisi, ma quando l'orizzonte comincia a mutare (dando spesso risposta alle varie ipotesi ) è doveroso ripensare alla
    forma di cooperazione tra rivoluzionari. E per quanto ci riguarda (come enucleato in precedenza ), all'oggi è o sta per cambiare. Vogliamo allora, in coerenza con la storia della nostra area, far passare un altro
    treno, oppure armarci di coraggio politico ed essere disposti anche a fare un passo indietro se è necessario ad arrivare ad un fine superiore?

    Il nostro quindi, come speriamo sia stato sufficientemente chiaro, è un appello alla compattezza organizzativa, la quale ci è posta innanzi dallo sviluppo delle cose e della quale se ne sente il bisogno in ampi settori di compagni ( specie quelli slegati da ogni gruppo), che però corrono il rischio di essere ammaliati da qualche sirena riformista. La situazione sulla carta favorevole (aumento del disagio economico e quindi maggiore sensibilità proletaria a posizioni radicali) non deve però indurci nell'errore di creare accozzaglie all'insegna di "tutti insieme appassionatamente" tanto per fare "qualche cosa di pratico". Allo stesso modo, però, ci sembra errato ridurci all'ennesimo coordinamento senza sbocchi, in cui ogni sigla
    cerca di essere egemone e di strappare qualche militante all'altra, e che, bene che vada, pone in un vago futuro il momento della definitiva unione.

    Si deve a questo punto affrontare la vexata quaestio del rapporto fra compattezza teorica ed unità politico-organizzativa. E nel farlo
    bisogna sfatare la leggenda che vorrebbe i passati partiti rivoluzionari come monoliti granitici.

    Né il Partito Bolscevico, né quello d'Italia, né la Lega Spartachista potevano infatti vantare tale coesione (basti pensare che "le tesi di aprile" furono accettate nel C.C. in buona sostanza solo da Trotzkij e furono pubblicate sulla Prava come "posizione personale pel compagno Lenin", oppure che nel PCd'I Bordiga conviveva con Gramsci). Con ciò non si vuole celebrare la "ricchezza delle diversità", ma sottolineare che, come dicevano
    gli antichi, ubi maior minor cessat. Alle prevedibili obiezioni del tipo "erano altri tempi, c'era la rivoluzione da fare", facciamo notare che erano "altre" anche le distanze tra le varie anime interne ai detti partiti,
    rispetto a quelle fra i nostri gruppi.

    Ci sembra infatti di avere riscontrato una base comune da cui partire, opposizione ad ogni imperialismo, prima di tutto il nostro;
    internazionalismo; rifiuto della teoria del socialismo in un paese solo; astensionismo strategico; scissione totale da riformismo; denuncia del ruolo dele borghesia d'area ecc. La consueta consequenzialità "prima l'unità
    teorica poi quella politica ed organizzativa" va perciò rovesciata. E' nella compattezza politica che si raggiunge quella teorica, la quale perciò, non è un presupposto ma un risultato. Solo così infatti le diverse tesi
    possono essere discusse e confrontate senza che diventino dei feticci, da difendere
    per partigianeria di gruppo.

    Tirando le somme, ci sembrano maturi i tempi per superare e sciogliere le incomprensioni tra i nostri gruppi e gettare i presupposti per la nascita di una unica organizzazione rivoluzionaria.

    Il terremoto elettorale della sinistra riformista ci conforta ulteriormente
    in questo pensiero. Parimenti sarebbe opportuno rafforzare la cooperazione
    all'interno della sinistra di classe, anche nel caso in cui non sussista la possibilità di una completa fusione organizzativa per l'immediato, come sta avvenendo con Collegamenti Internazionalisti.

    Chiudiamo con la speranza di essere all' altezza dei nuovi compiti che ci aspettano e di sfruttarne le potenzialità, riuscendo a mantenere la scintilla da cui, al momento opportuno, scaturirà la fiamma.

    Saluti Comunisti

    Organizzazione Proletaria La Scintilla -Sinistra Comunista-

    SABATO 14 GIUGNO 2008 ORE 16 ASSEMBLEA

    PRESSO AREA INGOVERNABILE

    Via Salaria 971

    Roma14 GIUGNO: L’ANNUNCIO.

    Per sciogliere gli orticelli, ed uscire dal seminato.
    Per darci un taglio, e riaprire la partita.
    Per oltrepassare il consentito, e sdegnare di nascondere le nostre intenzioni.

    UNA STRATEGIA DELLE COOPERAZIONI RAFFORZATE
    PER IL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO.

    La mondializzazione del mercato, il processo accelerato di planetizzazione capitalista, nel creare il proletariato universale, costruisce l’uniformita’ metropolitana sulle macerie del vecchio mondo del secolo passato.
    I flussi migratori interni e transnazionali provocano rotture e discontinuita’ in usi, costumi, ordini e sicurezze “conquistate” dalle “società”’ civili autoctone, esprimendo da un lato i protezionismi continentali e, dall’altro, le ideologie securitarie a difesa della proprieta’ privata.
    Su questo dato materiale si innestano competizioni al ribasso tra lavoratori, razzismi e xenofobie volute dai padroni per sviare e sfogare rabbie e difficolta’.
    Piu’ che di ecumenici richiami alla “dignita’”degli esseri umani e ad una loro presunta e truffaldina “parita’ di diritti”, scontiamo l’assenza di una organizzazione internazionalista , che trasformi le difficolta’ di classe in vantaggio e convenienza, che utilizzi divisioni e concorrenze tra operai, in unione di interessi, e di forze, contro i padroni.
    E’ un ritardo storico, difficile da colmare, eppure dobbiamo provarci.
    Ancora una volta, il realismo dell’analisi concreta ci spinge verso il non consentito.
    Ancora una volta, vogliamo l’impossibile!

    Ne’ possiamo passare la vita in dibattiti e riunioni, sempre uguali e sempre meno frequentate, nell’attesa messianica di un qualche cerino che incendi la famosa prateria.
    Cerini ce ne sono pochi in giro, e gli incendi, di solito, dopo una prima fiammata, si spengono da soli.
    E nemmeno possiamo aspettare che tutti si convincano, o che vengano appianate tutte le piu’ piccole sfumature teoriche.
    E’ giunto il momento di accorciare il gap tra maturita’ del movimento reale ed inadeguatezza della nostra soggettivita’ antagonista; e’ giunto il momento di trasformare ragioni in forza, desideri in organizzazione.
    Ci siamo convinti che occorre fare un primo passo pratico con chi se la sente, per superare la scansione delle occasionalita’ scadenziste.

    Il partito dello stomaco e’ pronto a nascere.
    Per questo, mentre in tanti si consultano e si riaggregano, noi ci sciogliamo.
    Noi sciogliamo i nostri orticelli per aderire meglio al percorso della lotta di classe, e costruire rapporti di forza favorevoli al proletariato, ed alla sua rivoluzione.

    Il movimento rivoluzionario ha costruito nei secoli la propria ragione scientifica.
    Ha provato ad usare la forza.
    Qualche volta ha vinto, piu’ spesso ha perso.
    Questa volta, andra’ meglio!

    coordinamento per l'autonomia di classe
    comitato di lotta quadraro
    avamposto degli incompatibili
    compagni di viterbo
    coll. "gatto selvaggio"
    org.prol."la scintilla"
    area ingovernabile
    ryiott'77 civitavecchia
    PAGINE MARXISTE

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da pietro Visualizza Messaggio
    da Roma.indymedia
    sabato assemblea cittadina ore 16.00 area ingovernabile via salaria 971 ( autobus 135 dalla staz. Tiburtina
    Gio, 12/06/2008 - 08:45
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    AUTONOMIA & C.
    " nulla da perdere tranne i nostri orticelli"
    [Roma] assemblea di scioglimento 14 giugno ore 16.00 area ingovernabile via salaria 971

    Inserito da Anonimo il Ven, 06/06/2008 - 08:24



    autore:
    autonomia & c.-roma

    Accelerazioni sociali e compiti immediati

    E' empiricamente riscontrabile, dalla difficoltà diffusa ad arrivare a
    fine mese, un attacco frontale alle condizioni di vita e di lavoro del proletariato tanto in Italia quanto in tutto l'occidente. Tale
    attacco, di una asprezza continuamente crescente, è solo l'ultimo effetto di una
    crisi strutturale, che, a nostro avviso, muove dai primi anni settanta.
    L'aumento della composizione organica del capitale, cioè di quello fisso a scapito di quello variabile, ha infatti diminuito la capacità capitalistica di estrarre plusvalore e quindi di valorizzare se stesso determinando un rincaro tanto dello sfruttamento proletario (sia diretto che indiretto) quanto della concorrenza interimperialista.

    Siamo perciò di fronte ad un periodo di accelerazione sociale (almeno rispetto al passato immediato): erosione dello spazio di contrattazione e di riformismo al livello nazionale, ricorso alla guerra per dirimere le contese imperialiste.

    A tale situazione però non corrisponde in Italia un adeguato livello di scontro e coscienza di classe,anche rispetto a quello che accade in paesi, come la Francia, teoricamente più ricchi. Ciò può essere forse il frutto di ammortizzatori sociali come la famiglia o come il pidocchioso sistema
    di redistribuzione economica rappresentato dalle varie "comunità benefiche"
    (Caritas ecc.).

    Comunque sia, è quanto meno ragionevole aspettarsi una rottura più o meno
    grande della pace sociale; ed a questo punto ci allacciamo al ruolo attuale e dell'immediato futuro delle organizzazioni in cui militiamo.
    Saranno sufficienti in un contesto probabilmente più "turbolento"?.

    Prima di rispondere a questa domanda ci pare utile spendere qualche parola sull'aera politica a cui sia noi che altri gruppi interni a Collegamenti Internazionalisti ci rifacciamo. La Sinistra Comunista, nonostante sia la corrente rivoluzionaria più conseguentemente marxista, è sempre stata
    per lo più marginale (tranne alcune eccezioni) all'interno del movimento operaio italiano ed internazionale.

    E le spiegazioni non mancano. Prima fra tutte, forse, è proprio che è la più conseguentemente marxista, quindi anche la più colpita da fuoco
    incrociato della reazione borghese di ogni risma (da quella falsamente comunista
    a quella fascista). Ma una siffatta eroica autocelebrazione non esaurisce il
    problema. E' infatti innegabile che ogni qual volta si aperto uno "spazio a sinistra" (negli anni 20, durante la seconda guerra mondiale, negli anni sessanta settanta, per esempio), la S.C. nel suo complesso ( e tranne alcune eccezioni, ripetiamo) non sia riuscita ad incidere nella lotta di classe. E, nuovamente, le spiegazioni non mancano.

    Attendismo, superficialità nell'affrontare argomenti "spuri", inadeguatezza nrispetto a forme di lotte non codificate dai "sacri testi", ossessione nell'inseguire un malinteso purismo d'accademia, polemiche infinite sulle benché minime differenze (ottimo materiale per la psicanalisi, meno per la battaglia politica) ne hanno impedito l'azione.

    Supportati da queste brevi considerazioni, tentiamo ora di sciogliere la sopraccitata domanda. Evidentemente consideriamo ormai chiusa l'epoca dei "comitati dei condomini" e dei "coordinamenti dei comitati dei condomini"
    (per citare l'espressione di altri compagni), non tanto e non solo per un discorso di esiguità numerica o di poco peso nella classe. Il punto è infatti più profondo. Nessun raggruppamento ( il nostro in primis ) ha
    un metodo complessivo per interagire nel movimento reale, e se è vero che tale
    metodo si acquisisce ( nella teoria e nella prassi ) proprio con l'interazione con l'esistente, è altrettanto vero che gli attuali raggruppamenti (che non
    a caso hanno interventi generalmente parziali) possono portare il proprio tassello di esperienza per costruire un mosaico ad ampio respiro. In altre parole, ed in virtù di quanto prima scritto sulle occasioni sprecate
    in passato, non riteniamo nessuna delle organizzazioni oggi esistenti come perno intorno al quale si costruirà il futuro Partito Rivoluzionario, ma come momenti del percorso che porterà ad esso.

    E, si sa, i tempi della nascita della soggettività organizzata non possono
    astenersi dagli sviluppi del fattore oggettivo. In momenti di sostanziale stasi sociale è normale ( ed anche giusto ) una separazione organizzativa ed una conseguente diversità di analisi, ma quando l'orizzonte comincia a mutare (dando spesso risposta alle varie ipotesi ) è doveroso ripensare alla
    forma di cooperazione tra rivoluzionari. E per quanto ci riguarda (come enucleato in precedenza ), all'oggi è o sta per cambiare. Vogliamo allora, in coerenza con la storia della nostra area, far passare un altro
    treno, oppure armarci di coraggio politico ed essere disposti anche a fare un passo indietro se è necessario ad arrivare ad un fine superiore?

    Il nostro quindi, come speriamo sia stato sufficientemente chiaro, è un appello alla compattezza organizzativa, la quale ci è posta innanzi dallo sviluppo delle cose e della quale se ne sente il bisogno in ampi settori di compagni ( specie quelli slegati da ogni gruppo), che però corrono il rischio di essere ammaliati da qualche sirena riformista. La situazione sulla carta favorevole (aumento del disagio economico e quindi maggiore sensibilità proletaria a posizioni radicali) non deve però indurci nell'errore di creare accozzaglie all'insegna di "tutti insieme appassionatamente" tanto per fare "qualche cosa di pratico". Allo stesso modo, però, ci sembra errato ridurci all'ennesimo coordinamento senza sbocchi, in cui ogni sigla
    cerca di essere egemone e di strappare qualche militante all'altra, e che, bene che vada, pone in un vago futuro il momento della definitiva unione.

    Si deve a questo punto affrontare la vexata quaestio del rapporto fra compattezza teorica ed unità politico-organizzativa. E nel farlo
    bisogna sfatare la leggenda che vorrebbe i passati partiti rivoluzionari come monoliti granitici.

    Né il Partito Bolscevico, né quello d'Italia, né la Lega Spartachista potevano infatti vantare tale coesione (basti pensare che "le tesi di aprile" furono accettate nel C.C. in buona sostanza solo da Trotzkij e furono pubblicate sulla Prava come "posizione personale pel compagno Lenin", oppure che nel PCd'I Bordiga conviveva con Gramsci). Con ciò non si vuole celebrare la "ricchezza delle diversità", ma sottolineare che, come dicevano
    gli antichi, ubi maior minor cessat. Alle prevedibili obiezioni del tipo "erano altri tempi, c'era la rivoluzione da fare", facciamo notare che erano "altre" anche le distanze tra le varie anime interne ai detti partiti,
    rispetto a quelle fra i nostri gruppi.

    Ci sembra infatti di avere riscontrato una base comune da cui partire, opposizione ad ogni imperialismo, prima di tutto il nostro;
    internazionalismo; rifiuto della teoria del socialismo in un paese solo; astensionismo strategico; scissione totale da riformismo; denuncia del ruolo dele borghesia d'area ecc. La consueta consequenzialità "prima l'unità
    teorica poi quella politica ed organizzativa" va perciò rovesciata. E' nella compattezza politica che si raggiunge quella teorica, la quale perciò, non è un presupposto ma un risultato. Solo così infatti le diverse tesi
    possono essere discusse e confrontate senza che diventino dei feticci, da difendere
    per partigianeria di gruppo.

    Tirando le somme, ci sembrano maturi i tempi per superare e sciogliere le incomprensioni tra i nostri gruppi e gettare i presupposti per la nascita di una unica organizzazione rivoluzionaria.

    Il terremoto elettorale della sinistra riformista ci conforta ulteriormente
    in questo pensiero. Parimenti sarebbe opportuno rafforzare la cooperazione
    all'interno della sinistra di classe, anche nel caso in cui non sussista la possibilità di una completa fusione organizzativa per l'immediato, come sta avvenendo con Collegamenti Internazionalisti.

    Chiudiamo con la speranza di essere all' altezza dei nuovi compiti che ci aspettano e di sfruttarne le potenzialità, riuscendo a mantenere la scintilla da cui, al momento opportuno, scaturirà la fiamma.

    Saluti Comunisti

    Organizzazione Proletaria La Scintilla -Sinistra Comunista-

    SABATO 14 GIUGNO 2008 ORE 16 ASSEMBLEA

    PRESSO AREA INGOVERNABILE

    Via Salaria 971

    Roma14 GIUGNO: L’ANNUNCIO.

    Per sciogliere gli orticelli, ed uscire dal seminato.
    Per darci un taglio, e riaprire la partita.
    Per oltrepassare il consentito, e sdegnare di nascondere le nostre intenzioni.

    UNA STRATEGIA DELLE COOPERAZIONI RAFFORZATE
    PER IL MOVIMENTO RIVOLUZIONARIO.

    La mondializzazione del mercato, il processo accelerato di planetizzazione capitalista, nel creare il proletariato universale, costruisce l’uniformita’ metropolitana sulle macerie del vecchio mondo del secolo passato.
    I flussi migratori interni e transnazionali provocano rotture e discontinuita’ in usi, costumi, ordini e sicurezze “conquistate” dalle “società”’ civili autoctone, esprimendo da un lato i protezionismi continentali e, dall’altro, le ideologie securitarie a difesa della proprieta’ privata.
    Su questo dato materiale si innestano competizioni al ribasso tra lavoratori, razzismi e xenofobie volute dai padroni per sviare e sfogare rabbie e difficolta’.
    Piu’ che di ecumenici richiami alla “dignita’”degli esseri umani e ad una loro presunta e truffaldina “parita’ di diritti”, scontiamo l’assenza di una organizzazione internazionalista , che trasformi le difficolta’ di classe in vantaggio e convenienza, che utilizzi divisioni e concorrenze tra operai, in unione di interessi, e di forze, contro i padroni.
    E’ un ritardo storico, difficile da colmare, eppure dobbiamo provarci.
    Ancora una volta, il realismo dell’analisi concreta ci spinge verso il non consentito.
    Ancora una volta, vogliamo l’impossibile!

    Ne’ possiamo passare la vita in dibattiti e riunioni, sempre uguali e sempre meno frequentate, nell’attesa messianica di un qualche cerino che incendi la famosa prateria.
    Cerini ce ne sono pochi in giro, e gli incendi, di solito, dopo una prima fiammata, si spengono da soli.
    E nemmeno possiamo aspettare che tutti si convincano, o che vengano appianate tutte le piu’ piccole sfumature teoriche.
    E’ giunto il momento di accorciare il gap tra maturita’ del movimento reale ed inadeguatezza della nostra soggettivita’ antagonista; e’ giunto il momento di trasformare ragioni in forza, desideri in organizzazione.
    Ci siamo convinti che occorre fare un primo passo pratico con chi se la sente, per superare la scansione delle occasionalita’ scadenziste.

    Il partito dello stomaco e’ pronto a nascere.
    Per questo, mentre in tanti si consultano e si riaggregano, noi ci sciogliamo.
    Noi sciogliamo i nostri orticelli per aderire meglio al percorso della lotta di classe, e costruire rapporti di forza favorevoli al proletariato, ed alla sua rivoluzione.

    Il movimento rivoluzionario ha costruito nei secoli la propria ragione scientifica.
    Ha provato ad usare la forza.
    Qualche volta ha vinto, piu’ spesso ha perso.
    Questa volta, andra’ meglio!

    coordinamento per l'autonomia di classe
    comitato di lotta quadraro
    avamposto degli incompatibili
    compagni di viterbo
    coll. "gatto selvaggio"
    org.prol."la scintilla"
    area ingovernabile
    ryiott'77 civitavecchia
    PAGINE MARXISTE
    Tanti i punti toccati in questi comunicati:
    A mio avviso, per quanto molte cose dette siano corrette, viene eluso il problema principale, che è quello di capire come rivolgersi ad una platea ampia, che non comprenda la ricerca di un proletariato-feticcio da difendere.
    Cioè bisogna capire che la difesa degli ultimi e degli sfruttati non può più passare per un richiamo alla loro unità solo in quanto sfruttati.
    Se non si incide anche sulle altre contraddizioni sociali è pronto il suicidio programmatico e l'esclusione di tante persone che avrebbero forse la capacità di comprendere i danni di questo mondo, se solo glielo si spiegasse non solo in termini di "stomaco".
    Il comunicato, invece, va nella direzione giusta, nel momento in cui afferma che è il momento di sciogliersi per poi ricomporsi. Questa mi sembra una definizione azzeccatissima del movimento fisico che le realtà rivoluzionarie devono imprenscindibilmente fare.
    Quello che manca è una visione complessiva dei mali dell'epoca. La gente senza una visione complessiva, ti manda a cagare in due secondi e ti dice : lasciami lavorare un po' di più che mi pagano di più e faccio pure gli straordinari detassati da Tremonti.
    Attenzione all'economicismo, che è l'anticamera della morte del comunismo.

    Per il resto piena condivisione.

    Unica nota: brutto il riferimento rabbioso alla caritas: impariamo a non giudicare realtà attive sul territorio, che per quanto volontaristiche, dunque limitate e limitanti, non meritano disdegno,ma ammirazione.

  3. #3
    GiOcO dI sQuAdRa
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    Predefinito ex rioters 77 civitavecchia

    Per precisare. Non so come la rioters 77 (e non ?ryiott'77?) possa partecipare all'assemblea visto che non esiste piu'.E se esisteva non firmerebbe un comunicato che andava pubblicato su indymedia .Quindi se e' possibile togliete l'adesione.Chi ci partecipera' e solo a titolo prettamente individuale e personale.

    saluti comunisti
    antonio

  4. #4
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da miccia Visualizza Messaggio
    Per precisare. Non so come la rioters 77 (e non ?ryiott'77?) possa partecipare all'assemblea visto che non esiste piu'.E se esisteva non firmerebbe un comunicato che andava pubblicato su indymedia .Quindi se e' possibile togliete l'adesione.Chi ci partecipera' e solo a titolo prettamente individuale e personale.

    saluti comunisti
    antonio
    Caro compagno,
    grazie per la precisazione. Spero di vederti più spesso da queste parti.

  5. #5
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    Predefinito

    Grazie per la precisazione ma io mi sono limitato a copiare il comunicato da Indymedia Roma.

  6. #6
    GiOcO dI sQuAdRa
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    ok.io su indyM. non ci scrivo nemmeno i commenti ,ho visto il comunicato qui e cosi ho pensato di puntualizzare la cosa per correttezza di tutti gli ex rioters77.un saluto a outis in particolare.

    TIOCFAIDH AR LA'!

  7. #7
    Kether è Malkuth del NM
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    Citazione Originariamente Scritto da miccia Visualizza Messaggio
    ok.io su indyM. non ci scrivo nemmeno i commenti ,ho visto il comunicato qui e cosi ho pensato di puntualizzare la cosa per correttezza di tutti gli ex rioters77.un saluto a outis in particolare.

    TIOCFAIDH AR LA'!
    ciao antò!
    Saluti torinesi.

  8. #8
    email non funzionante
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    Il link giusto è questo:http://roma.indymedia.org/node/3334

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da bixio_cv Visualizza Messaggio
    1) L'economicismo se posto come tattica mi sta pure bene (un sano populismo che abbia come fine, una fase iniziale di aggregazione e generica "smossa").

    2) noto (ma già lo sapevo) che non c'e' nessun riferimento alle stronzate identitarie, per chi non ha un'identità nella propria vita, dell'antifascismo. Tutti in più riprese hanno fatto analisi (qui condivisibili da tutti su sto forum) dell'antifascismo. Per me freno della Rivoluzione /reale concreta possibile..come già accaduto).

    3) Dal volontariato della Chiesa (non dai contenuti ma dalla struttura organizzativa) molti dovrebbero imparare, penso però che il caritatevole abbia un vizio di forma. Come diceva un Torinese se il soggetto che opera nel sociale non è sulla Stessa "lunghezza d'onda" di chi ricevil servizio si innesca appunto un servizio e non uno scambio e una cooperazione collettiva. (lavoratore collettivo associato?)

    4) Più giro è più sono sconfortato. Le premesse di tanti gruppi ci sono, resta da vedere i risultati, su quelli si possono fare analisi.
    sull'economicismo il discorso è complesso. Se lo poni come una forma di aggregazione populistica alla Chavez o alla Morales, sta benissimo anche a me. E' il sano svegliarsi di chi vive nella miseria e capisce che il sistema in tal senso è nemico. Tuttavia nello stato culturale del mondo occidentale la questione va affrontata in maniera diversa da come l'affrontano spessissimo i gruppi comunisti: ovvero bisogna rivolgersi allo sfruttato non con un'esclusivo tentativo di sobillare uno spirito comune di percezione dello sfruttamento, perchè, come dicevo, qui lo sfruttato vive in una condizione in cui può riuscire a sfangarla malgrado tutto tramite l'azione individualistica. Serve allora imprenscindibilmente una visione d'insieme della degradazione sociale, a partire dall'esigenza di rispettare sè stessi, la propria vita, il fratello che ti sta accanto. Pensa alla storia riportata da Epifanio sulla cocaina, la dice lunga sullo stato delle cose di oggi. C' è bisogno di un risveglio etico di fondo e di una critica radicale dei modelli individualistici e liberali. Questo va oltre l'economicismo. Poi il sano economicismo populistico, purchè non diventi rancore forzato da pauperismo sociologico mi sta pure bene.

    Sulla Chiesa e il concetto di carità non hai del tutto torto. La lunghezza d'onda è chiaramente fondamentale. Ci tenevo solo a dire di stare attenti a non schernire il far del bene volontario. E'una forma di indifferentismo tipicamente marxista che non sopporto.

    Sul resto piena condivisione.

  10. #10
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    il gatto selavaggio si scioglie sabato 14 giugno area ingovernabile via salaria 971

    il laboratorio rivoluzionario Occupato Gatto Selvaggio è nato l'11 gennaio
    del 2006 con la presa di un vecchio casale a Torpignattara, da parte di un
    gruppo di compagni, per la maggior parte studenti e giovani lavoratori
    precari. L'esperienza è durata circa 15 mesi dopo i quali la magistratura
    ha sottoposto senza preavviso Villa Berta a sequestro.
    Nonostante lo sgombero, il colettivo ha continuato a portare avanti la
    propria attività politica sia nel quartiere che nel resto della città,
    partecipando al coordinamento cittadino per l'autonomia di classe.
    L'autogestione di un posto occupato senza alcun tipo di accordo con le
    istituzioni non ha presentato alcun problema dal punto di vista
    dell'interazione e del confronto politico all'interno del tessuto popolare
    di Torpignattara, anzi il Laboratorio è stato fraquentato da molte persone
    di tutte le età.
    Il posto però è stato oggetto di speculazione politica da parte della
    presidenza del VI Municipio che durante la campagna elettorale lo ha
    promesso come (improbabile) residenza estiva del centro anziani.
    Ad un anno dallo sgombero il casale giace invece di nuovo nel degrado, come
    prevedibile. La nostra autogestione non si è concretizzata nell'offerta
    agli utenti di servizi ed eventi, ma è stata, con i suoi limiti, un
    tentativo di recuperare la socialità al di fuori delle logiche del
    profitto e del reddito e volto alla diffusione di una lettura differente
    della realtà rispetto a quella dell'ideologia dominante. Così, allo
    stesso tempo, è stata posta nell'ottica della scissione dalla politica
    istituzionale, praticando il rifiuto della delega e non cercando sponde
    all'interno dei partiti. La nostra prospettiva è quella di superare lo
    stato di cose presenti cercando una sponda nel nostro referente di classe,
    ovvero i lavoratori, gli sfruttati, coloro che vivono il disagio generato
    dalla disparità sociale giustificata dal denaro. La complessità nella
    quale viviamo comporta un'adeguatezza organizzativa, che al momento non è
    data per il movimento rivoluzionario, ma che va costruita uscendo fuori
    dalla logica degli orticelli e ridisegnando una prospettiva, concreta e
    praticabile,di cambiamento radicale dell'esistente.
    Vogliamo tutto.L'abolizione della famiglia ,della proprietà privata e
    delle classi sociali, l'estinzione dello stato. La messa in comune delle
    risorse e dei prodotti del lavoro,l 'autogestione del tempo e delle
    energie, la fine della repressione e la liberazione dai bisogni, per questo
    oggi i compagni hanno bisogno di riconoscibilità, di riconquistare
    l'immaginario collettivo che ha animato decenni di lotte, di ridare
    prospettiva alla rabbia prodotta dalle contraddizioni quotidiane, di
    ritornare ad essere punto di riferimento nei territori. Tutto questo oggi
    va discusso e organizzato, siamo pronti a sciogliere il nostro collettivo
    all'interno di un progetto politico di più ampio respiro, che garantisca
    una maggiore incisività e una coordinazione a livello nazionale, se non
    oltre.
    ASSEMBLEA IL 14 GIUGNO AREA INGOVERNABILE H. 15.00 VIA SALARIA



    http://roma.indymedia.org/node/3381

 

 
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