No all’esercito italiano nelle città venete

Il Partito Nazionale Veneto condanna duramente la decisione del governo italiano di schierare l’esercito nelle nostre città venete, pur anche in forma simbolica e contenuta e lo percepisce come atto deliberato di ostilità anti-veneta.
Come molti sospettavano, la presenza della Lega nord al governo sembra dimostrarsi il miglior modo per far passare ciò che nessun altro partito italiano sarebbe riuscito a far passare.
È un po’ la stessa logica che vide la presenza e la corresponsabilità politica governativa di Rifondazione comunista e dei più importanti sindacalisti italioti per far passare le leggi sulla flessibilità del lavoro.
Ora la storiella si ripete. E contro di noi veneti.
L’esigenza oggi è di militarizzare le città venete, ree di essere poco italiane, ree di non esporre troppi tricolori dai balconi, ree di voler a tutti i costi mantenere un tessuto sociale sano, basato sul senso civico e di responsabilità, ree di mantenere il più alto tasso di volontariato, ultima rete di resistenza allo statalismo neocomunista che oggi trova in Silvio Berlusconi il nuovo profeta masson-piduista, emulo dei Chavez, dei Morales, degli Ahmadinejad. Ultima chicca odierna: l’immunità eterna, o quasi per le alte cariche dello stato, gli intoccabili.
E chi poteva essere l’artefice triste del portarci l’esercito nelle piazze, distruggendo prima di tutto l’immagine, il vero petrolio per la prima Nazione turistica inglobata nello stato italiano, la Nazione Veneta?
Chi se non quel ministro Maroni, che si accorda con l’altro ministro che sembra un flash-back dell’istituto Luce di 80 anni fa, con tanto di pizzetto mefistofelico, tal La Russa Ignazio, fischiato abbondantemente in occasione dell’ultima adunata degli alpini a Bassano del Grappa?
In realtà l’esercito italiano servirà solo a far passare nella mente dei veneti che i prossimi durissimi periodi di crisi economica che ci aspettano saranno l’anticamera della presa autoritaria di uno stato che è ormai nemico dichiarato di noi veneti. Serviranno a far aumentare la nostra paura e a nient’altro, poiché sotto il profilo della lotta alla criminalità una decisione di questo tipo fa semplicemente ridere. Servirà forse a farci entrare definitivamente in Africa, nel momento in cui l’Unione Europea ci abbandonerà a noi stessi, come zavorra straindebitata e gestita de facto dalla criminalità organizzata.
Altro che federalismo fiscale!
Intanto vediamo se il buon Brunetta mangerà il panettone, o se sarà con ogni probabilità ben presto immolato dai fannulloni in parlamento.
Oppure da coloro che egli combatte, che sembrano essere tanti, almeno a leggere i dati che egli ha fatto pubblicare nella nota introduttiva dell’operazione trasparenza sul sito del ministero della funzione pubblica www.innovazionepa.it, secondo cui “l'ammontare complessivo degli incarichi affidati a consulenti e collaboratori esterni per l'anno 2006 è di n. 251.921 incarichi per un totale complessivo di € 1.323.557.591,64.” La conferma sulla cancrena della macchina pubblica italiana viene incredibilmente confermata proprio dalla Regione Veneto, che all’unanimità dei consiglieri presenti ha fatto passare una leggina che promuove e stipendia a vita anche i portaborse dei politicanti nostrani. Galan e Brunetta – se sono sinceri – hanno la vita dura.
Ora schiereranno contro di loro e contro di noi anche l’esercito?
Per quanto ci riguarda, la situazione in atto non fa che confermarci che l’unica possibilità di salvezza per i veneti resta l’indipendenza.

Gianluca Busato
Segretario nasional PNV