Dall’Irlanda un sussulto di dignità: il popolo boccia il trattato di Lisbona
Il 13 giugno, il popolo irlandese è stato chiamato ad esprimersi sull’approvazione del Trattato di Lisbona, un nuovo insieme di leggi che regolerà il funzionamento dell’Unione Europea. L’esito è stato un No a questo trattato: i no sono stati il 53,4% contro il 46,6% di sì; hanno votato il 42% degli aventi diritto al voto. Ciò nonostante la potente campagna per il sì attuata da imprenditoria, quasi tutti i partiti, “pompieri” di complemento quali sindacati e associazioni dei consumatori.
Il caso dell’Irlanda è stato l’unico tra i paesi membri in cui si è chiesto al popolo un parere su questo pericoloso trattato di Lisbona; i restanti paesi membri il Trattato di Lisbona lo hanno già approvato o lo approveranno, naturalmente per via parlamentare.
L’esito del referendum in Irlanda denota chiaramente che il cittadino comune, specialmente se del popolo (infatti il no ha prevalso largamente nei paesi rurali e nei quartieri operai cittadini, mentre tra la borghesia cittadina, più incline per il suo naturale cosmopolitismo ad imbastardirsi, ha prevalso il sì), sente questa “Europa” per quello che è veramente: un organismo avulso dalla vita dei cittadini, anzi ostile, proteso unicamente alla difesa di interessi economici di anonime oligarchie e alla trasformazione dei popoli europei secondo incomprensibili parametri quali PIL, istruzione universitaria, cosmopolitismo. Un organismo che riduce anno che passa le sovranità degli Stati membri, che impone neoliberismo e distruzione dello “stato sociale”, che impone una educazione nelle scuole e nelle università tendente a formare gente senza radici storiche e appartenenza nazionale e territoriale, insensibile ai problemi dei lavoratori, ai problemi arrecati dall’economia globale moderna a categorie produttive fondamentali per il sostentamento umano quali agricoltori e pescatori. Capace in nome del suo Dio Mercato di vietare ad un ente pubblico in una regione di un generico stato membro X di sostenere un’azienda in crisi infischiandosene se la chiusura di una fabbrica impedisce a molte famiglia di tirare avanti. E infine, protesa alla repressione delle libertà di pensiero in nome di un mieloso quanto ipocrita politicamente corretto, operante per trasformare gli eserciti nazionali in truppe completamente al servizio delle politiche imperialiste di USA e Israele.
Il No ovviamente non inciderà per niente sulle politiche degli euro-burocrati, dei loro padroni, dei governi antinazionali insediati a governare i paesi europei, che andranno avanti per la loro strada, verso la ratifica di trattati antipopolari e antinazionali, infischiandosene dei sentimenti dei popoli. Ma al di là degli esiti concreti, questo NO è per noi una bellissima notizia che dimostra il persistere in larghi strati popolari di sani istinti mai sopiti in una Europa ora preda del delirio calcistico nella fattispecie degli Europei di Calcio impostoci dai plutocrati miliardari, consueta arma di distrazione di massa con cui rimbambire le masse deboli e informi.
Ribadiamo il nostro No a questa Europa dei massoni, dei tecnici monetari, dei mercanti, e i politicanti, i giornalisti di tutta Europa che hanno gridato allo scandalo riguardo al NO irlandese, li definiamo entità servili senza identità ne ideali, destinate al fallimento prima o poi.



Alfredo Ibba
16 giugno 2008


www.avanguardia.tv