Rifuggo dai catastofismi soprattutto quando si cerca di argomentare che il bene sta solo a sinistra,dove pure gli esempi negativi di incapacità di governo e litigiosità dei partiti sono stati alla base della clamorosa sconfitta.
Sulle morti bianche e sulle morti nei luoghi di lavoro ci sono responsabilità anche sindacali.
In un recente dibattito,organizzato dal CREL Sardegna ,mi ha sorpreso l’affermazione di uno dei relatori che,illustrando i dati sugli infortuni e sulle morti in Sardegna ,ci rassicurava che nella nostra Isola i dati non erano così tragici in rapporto ai dati nazionali e che la maggior parte degli infortuni gravi in Sardegna avvengono in itinere mentre il lavoratore si reca a lavoro.Per la verità ripeteva spesso che anche un solo infortunio mortale sarebbe grave,pur tuttavia sottolineava che in Sardegna non siamo messi male.
Altra affermazione che mi ha lasciato perplesso è che in fondo la Legge 626 non è stata una legge innovativa in quanto non ha fatto altro che riunificare le leggi precedenti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro ,avendo l’Italia sulla materia già un ordinamento tra i più avanzati d’Europa.Peccato che il relatore si sia dimenticato di dire che è proprio con quella Legge che si introduce il principio di responsabilità diretta sia dei datori di lavoro sia degli stessi lavoratori,sanzionando per la prima volta penalmente alcune gravi omissioni in materia di mancati controlli e interventi.
Ora,dopo l’approvazione in tempi rapidissimi da parte del Governo Prodi e del Parlamento anche stimolati dai forti richiami del Presidente della Repubblica Napolitano della nuova Legge in materia di sicurezza sui posti di lavoro (DLegslativo n°81/1 ),credo che nessuno possa affermare che in Italia non vi sia una legislazione adatta ,efficace e moderna.Si applichi la Legge e si assumano le persone che debbono controllare e vigilare.
Si fa un gran parlare sull’opportunità di diminuire il numero di intercettazioni,credo che il dovere/potere debba rimanere in capo al Magistrato Inquirente,ma onestamente queste intercettazioni sono un numero spropositato che comporta uno spreco di risorse anche finanziarie che sarebbe meglio spendere per la sicurezza nei posti di lavoro e per meglio organizzare gli stessi tribunali,dove spesso manca anche la carta per fotocopiatore e la benzina per gli addetti.
Basta col piangersi addosso.Più realismo e volontà di far funzionare meglio le nostre Istituzioni,dove c’è lo spreco della “casta”,i cui privilegi sono piaciuti alla destra e anche alla sinistra.
Vorrei rassicurare i lettori di questo sito che sono fortemente convinto che oggi l’impresa e il mercato hanno preso il sopravvento sul valore della persona umana e del lavoro principi su cui si fonda la nostra Costituzione ,c’è tutta la mia condivisione,altrimenti non si capirebbe come al centro del mio impegno sindacale all’interno della Confederazione Sindacale Sarda ci sia l’affermazione che “su traballu fai s’omine”,come ribadito nel recente VI nostro Congresso Nazionale.
Vorrei tornare sulle Leggi sulla sicurezza nei posti di Lavoro per segnalare che dalla Legge N° 626 in poi ed anche nel recentissimo Decreto Legislativo N°81/1 in ogni posto di lavoro è fatto obbligo “eleggere” a scrutinio segreto il Rappresentante della sicurezza tra i lavoratori a libro paga dell’Impresa o Azienda.La figura di questo rappresentante ,che viene chiamato RLS,è fondamentale,tant’è che la legge lo protegge da qualsiasi azione che il datore di lavoro potrebbe mettere in atto per diminuirne la funzione di controllo,verifica e denuncia alle stesse autorità esterne (Ispettorato del Lavoro,ASL,INAIL,Autorità Giudiziaria) delle irregolarità gravi che riscontrasse
nell’ambiente di lavoro in ordine alla sicurezza.Fatto importante è che la Legge prevede che il Rappresentante della Sicurezza (RLS) non può essere licenziato per gli adempimenti relativi alla sua specifica funzione,compresa la denuncia autonoma alle Autorità surrichiamate.
Non sempre però questa figura così importante vi è sui posti di lavoro e talvolta questa omissione è causata dagli stessi sindacati che non provvedono all’elezione di detto rappresentante o ne sminuiscono il ruolo nominandolo semplicemente per poterlo meglio controllare.Mentre la Legge è chiara quando ne richiede l’elezione per poter garantire a questo Rappresentante assoluta indipendenza sia dal datore di lavoro sia dalle stesse Segreterie sindacali,che talvolta frenano davanti alla volontà di denuncia di fatti anche gravi in ordine alla sicurezza,temendo che l’Autorità preposta possa intervenire mettendo a rischio i posti di lavoro.Diciamola tutta la verità.Ecco perchè nella formazione del Rappresentante della sicurezza si dovrebbe insistere sul concetto di responsabilità e di autonomia di questa figura essenziale per capire il tasso di sicurezza presente in ogni singolo posto di lavoro.Il Rappresentante della sicurezza non è lo spione,come spesso intendono alcuni datori di lavoro,ma è la certezza che nel posto di lavoro siano applicate le norme a tutela della sicurezza.
Creare la cultura della sicurezza significa coinvogere datori di lavoro e lavoratori che dovrebbero capire che la sicurezza vuole dire anche qualità,oltre che la necessaria tranquillità nel lavoro.
Nel corso del già citato 1° Seminario del CREL/Sardegna del 9/6/2008 è stata presentata da dr.Michele Meloni della Medicina del Lavoro dell’Università di Cagliari una interessante esperienza dell’applicazione del Total Productive Maintenance (TPM) nell’industria manifatturiera;informazione,Formazione,Coinvolgime nto dei lavoratori,Ebbene la ricerca ha dato ottimi risultati anche dal punto di vista della qualità della produzione su cui molti datori di lavoro dovrebbero riflettere,come pure è risultato più alto l’indice di gradimento dei lavortaori applicati ai singoli settori produttivi che hanno partecipato all’esperimento.
Durante l’esposizione di questa esperienza,mi veniva da piangere dalla rabbia ,pensando che,nonostante tanti attestati di qualità sia per la performance per la sicurezza sia per la produttività,questa fabbrica che è l’UNILEVER di Cagliari è destinata alla chiusura perchè così è stato deciso dalla Proprietà Multinazionale, a cui neppure la Giunta Regionale Sarda finora ha dimostrato di avere strumenti e capacità per opporsi.Anche questi sono veri disastri.

<LI class="comment " id=comment-66>Giacomo Meloni Segretario Generale Naz.le dellaCSS confermato dal VI Congresso Naz.le dell'11/05/2008